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Quel marcio che vuole essere Acerbo

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Che ve ne pare di un governo che manda la sua più illustre girl scout a prestarsi generosamente al call center di un candidato alle amministrative, per vendere il prodotto ai malcapitati utenti come fosse un vino Giordano, un materasso Marion, un contratto Vodafone?

Che ne dite di un partito che promuove in Parlamento e nel governo misure, leggi e provvedimenti d’urgenza tutti mirati al salvataggio di istituti e soggetti in odor di criminalità, le cui azioni sono solo apparentemente meno cruenti e sanguinosi delle stragi di mafia, se oggi sappiamo che la Banca popolare di Vicenza, indenne malgrado la prudente vigilanza e le indagini di Consob, Bankitalia e Procura di Vicenza sulle scorribande finanziarie di Zonin e dei suoi cari e famigli, ha mietuto un’altra vittima, un risparmiatore suicida, in barba alle circolari di Vegas e alle raccomandazioni dello sbriga faccende Visco sulla doverosa trasparenza dell’informazione alla clientela.

Che ne dite di un presidente del consiglio, nonché leader di partito, pronto a partorire una legge che stabilisca la sua obbligatoria permanenza al governo per 10 anni, proprio dopo averci promesso che se vince il no, è determinato a rassegnare desiderabili dimissioni, in modo da superare i record dei suoi padri putativi, Bettino o Berlusconi, per battersela con un caso di eccezione, quello del suo riferimento meno esplicito ma più influente, Benito? e quindi di una proposta ben collocata nell’Italicum e nella riforma costituzionale oggetto del suo plebiscito, in modo che grazie all’elezione sostanzialmente diretta del premier che ne garantisce la poltrona per un mandato di cinque anni, siamo condannati a un Renzi su di noi per un decennio?

Probabilmente abbiamo sbagliato nel pensare che i ragazzi dello zoo di Rignano siano stati alunni poco studiosi, svogliati e promossi solo grazie a nascita, censo, affiliazione o istinto all’ubbidienza. E che abbiano frequentato da fannulloni la scuola e da alacri la ruota della fortuna, per apprendere come possa girare sempre per loro. Invece, magari sul Bignamino, devono aver dato una scorsa frettolosa ma fruttuosa alla storia recente del Paese, per trarne spunti e suggerimenti, che, è noto, fascismo e antifascismo, sono per loro concetti elastici, mobili e precari come il lavoro, la legalità, la pace, la solidarietà, buoni solo se servono per la propaganda elettorale.
Eh si, dovremmo consultarli anche noi i libri di storia e dedicarci alle pagine sul minacciato bivacco nelle aule sorde e grigie, su quelle fasi istitutive del regime, tra intimidazioni, minacce, assassinii, purghe, consumate nell’acquiescenza liberale e nella complicità di larghi strati sociali, ciechi o correi.
Perché troveremmo conferma che non c’è bisogno di un Acerbo, della soggezione morale di uomini tutti d’un pezzo, diventati poi presidenti, del sostegno della massoneria per produrre leggi liberticide, provvedimenti golpisti, gli sono bastate la P2, un presidente troppo poco emerito per rinunciare alla corona, il favore padronale, le protezioni esterne, una stampa assoggettata e pronta a fare da ripetitore sempre attivo dei suoi annunci, dei suoi ricatti e dei suoi abusi. Proprio come prima delle lezioni del ’24, gli slogan minatori del piccolo aspirante duce devono incutere timore, allora di disordini dei facinorosi, oggi della ingovernabilità, allora delle botte reali, oggi di quelle apparentemente meno concrete, a colpi di tasse, fame, sperequazioni arbitrarie, privazioni, come se non ne avessimo avute già abbastanza.
Siamo davvero mal messi: non abbiamo più i socialisti e i comunisti a dire no e nemmeno, pensate un po’, un Don Sturzo. Non abbiamo un Matteotti a denunciare in aula le vergogne del regime, i misfatti, la corruzione, le complicità con banche e affarismo, la concentrazione dei poteri nelle mani di un solo uomo, a un tempo leader e premier. Proprio come aspira a fare Renzi, costruendo un sistema che blinda la maggioranza parlamentare grazie alla coincidente titolarità delle due cariche, controllando e governando le liste di candidati graditi e fedeli da segretario di partito e le loro prestazioni in aula da presidente dell’esecutivo.
Ci sono troppe lezioni della storia e troppe coincidenze per sopportare le sue minacce senza promesse, a meno che non volgiate credere all’impero del ducetto tramite il nuovo colonialismo del Migration Compact, alla sua crescita tramite precariato, finanza e grandi opere, alla sua stabilità tramite golpe, alla sua sicurezza tramite riduzione di libertà, al suo ordine tramite repressione.

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