La scuola del quiz

l43-scuola-concorso-docenti-121123141222_mediumHo fatto il test del concorsone per gli insegnanti e sono riuscito a rispondere esattamente a 41 domande su 50 , qualcuna l’ho sbagliata e qualcun altra l’ho saltata non per la difficoltà, ma perché occorreva leggersi una pappardella di testo per poi rispondere a delle domande in merito e non ne avevo voglia: piuttosto che cadere in un tranello ho preferito glissare dal momento che a sbagliare si perde mezzo punto, mentre a non rispondere semplicemente non se ne guadagnano. Così ho finito con 8 minuti di anticipo, che non è poi straordinario, visto che per studi di psicologia in gioventù e il successivo interesse per le scienze cognitive, i test li ho bazzicati abbastanza da districarmi agevolmente. I test hanno questo di bello: che misurano con molta precisione l’abilità a fare test. E solo quella.

Così mi sono inoltrato in un intrico di giochini e indovinelli, alcuni elementari, altri un po’ complicati, altri ancora formulati in maniera ambigua, ma insomma tutta roba e robaccia che non ha niente a che vedere con la competenza nelle maniere di insegnamento, con la passione e con la capacità didattica ancor meno di quanto abbia a che fare l’intelligenza con il ministro Profumo. Così proprio negli anni in cui il test di tipo quizzesco comincia ad essere fortemente contestato proprio nell’ambito culturale anglosassone o meglio americano dov’è nato (e in cui il tipo di didattica lo rende più funzionale), noi ci dedichiamo a queste operazioni di modernariato di provincia che sono il giusto coronamento di un ventennio abbondante di distruzione della scuola e della cultura. La quale ora giustamente e formalmente entra nella sua marcia maturità televisiva, scambiata per modernità.

Non sappiamo se i futuri insegnanti avranno la competenza nelle loro materie, non sappiamo se sono in grado di trasmettere ai loro alunni interesse, curiosità, senso critico, non sappiamo se avranno la volontà di aggiornarsi o se hanno una psicologia adatta a rapportarsi con i ragazzi, ma saremo sicuri che sapranno in quale albergo risiede la tale Elisa o Margherita e in quale stanza. Il che non so alla fine se dimostri più le capacità logiche o l’ossessione del tombeur de femmes. Così per esempio non si capisce che senso possa avere per insegnanti di materie umanistiche saper impostare l’equazioncina di primo grado oppure all’insegnante di scienze o di matematica interpretare correttamente un testo letterario, specie se si ha poco tempo e un destino da decidere. Specie se non si è abituati fin da bambini a fare questi giochini.

Tuttavia, siccome in questo Paese si quando si tratta degli altri si è sempre molto severi, non mancano sul web genitori – oltre ai soliti fancazzisti di ogni genere – che essendo esonerati dal dover provare le loro capacità attraverso prove che non hanno nulla a che vedere con le stesse e dotati di un’idea assai vaga della didattica, si sono scoperti dei fan dei quiz e acidamente sono sicuri che i buoni docenti li dovrebbero saperli risolvere per non dimostrarsi incompetenti. Bene io farei una cosa semplice: se per insegnare bisogna risolvere i 50 giochini in 50 minuti, tanto più un test del genere sarebbe necessario ai genitori che hanno un compito più complesso: non vorremo mica lasciare i bimbi in mano a gente che non sanno dove prende il sole Pamela, che non riescono ad interpretare all’impronta un testo in tutte le sue sfumature o che magari conoscono molto mediocremente una lingua straniera. Quiz anche per anche a loro.

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7 responses to “La scuola del quiz

  • Angelo Kinder

    Mi sembra che i due anonimi di cui sopra siano andati a scuola da qualche tronista della De Filippi e siano stati bocciati a pieni voti… Scusate i solecismi malapropistici da dipietrese acuto…
    Dopo Falcucci, Bodrato, Ruberti, L. Berlinguer, Moratti, Gelmini, adesso Profumo (questi alcuni Ministri della P.I. e dell’Università degli ultimi trent’anni: tutti dietro la lavagna a scrivere: “sono un asino!” centomila volte, la Gelmini è dispensata per lacune eccessivamente gravose…). Si salvano solo un po’ Mussi, e l’unica persona giusta al posto giusto che ricordi: Tullio De Mauro.

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  • mariaserena peterlin

    ps: volendo potreste eccepire sulla mia punteggiatura, ma a me piace così e trasgredisco liberamente le regole opinabili.

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  • mariaserena peterlin

    Bene. Io invece sono una insegnante di lettere, laureata con lode e abilitata con titoli ed esami e vincitrice di concorsi di quelli seri, di tradizione; ho pubblicazioni e altre possibili referenze di cui giustamente non interessa a nessuno, tranne a me, e perciò me li tengo stretti.
    Mi trovo nella paradossale situazione di… commentare i commenti e di rilevare almeno un evidenza: in base a quanto affermano gli anonimi paiono trovarsi in seria difficoltà nella decodifica dei periodi complessi, nella interpretazione della consecutio temporum e delle subordinate di secondo grado. A tutto c’è rimedio: tanta grammatica, analisi logica, come se piovesse e buone letture, iniziando dalle più semplici.
    Cordialmente.

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  • Anonimo

    Spero che tu non sia un insegnante di italiano.
    Mamma mia…

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  • Anonimo

    Un testo infarcito di errori che il solo pensiero che chi scriva così possa diventare insegnante mi fa rabbrividire.

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