Se questo fosse uno stato democratico e dunque laico, perché le due cose sono l’una necessaria all’altra,  potrebbe risparmiare oltre 4 miliardi l’anno tra 8 per mille ed esenzioni fiscali fasulle concesse alla chiesa cattolica. Una bella cifra e strutturale per giunta. Se non ci fosse un rapporto malato e mercantile con il Vaticano, Tremonti non si potrebbe permettere di dire accorpiamo le feste civili con le domeniche e lasciamo intatte quelle religiose, quasi che esse avessero la preminenza, fossero più importanti.

Invece guarda un po’, il 25 aprile, il Primo Maggio, il 2 giugno li voglio festeggiare proprio nel giorno in cui cadono perché proprio questo conferisce loro quella solennità e quel significato per cui sono state istituite. Capisco che questo fa a botte con la miserabile mentalità bottegaia di cui si è nutrita la classe dirigente italiana, la quale si aggrappa con sprezzo del ridicolo a queste misure ” di emergenza” per cancellare un passato dignitoso che è sempre pericoloso per i mediocri interpreti della buffonerie al potere.

Invece non vengono toccate le feste religiose che non sono di tutti, ma solo dei credenti, per non mettere in pericolo il voto di scambio con la Chiesa anche se queste sono molto più numerose, anzi moltissime se si tiene contro di quelle patronali e darebbero a una misura di incredibile pochezza almeno un minimo di senso economico.

Ma anche di fronte allo sfascio del Paese e alla fine della loro epoca il bestiario di potere da sfogo ai propri istinti autoritari e allo stesso tempo mercenari, si dibatte nella palude che ha creato. Ma io le feste civili le voglio celebrare lo stesso, anzi ne istituirei un’altra la festa di liberazione da loro.