Chi ha avuto modo di leggere ogni tanto questo blog, sa bene quanto sia favorevole alla piazza, nella sua espressione più bella che non implica violenza, ma riconoscimento e testimonianza, oltre che determinazione. Quindi dovrei essere contento di questa sorta di questa folgorazione dei palloncini bianchi che sono scesi in varie piazze d’Italia.
Eppure, non so, c’è qualcosa che mi rende perplesso, qualcosa che rassomiglia a certe superfici scivolose oppure alla leggerezza di certe stoffe. Forse è solo che non capisco i miei tempi, ma il fatto che si accorra in piazza su ispirazione di quanto sta accadendo in Spagna, mi sembra ancora una volta occasionale e spia di una certa passività.
In Italia ci sono molti motivi di essere indignati, molti più che in Spagna, specie per i giovani travolti non solo dalla disoccupazione, ma dalla precarietà permanente e da governi che tengono palesemente bordone allo sfruttamento. Non da ora, ma da parecchi anni, molti più che in Spagna. E poi quell’italian revolution che corre sul web, fa tanto discoteca o marca di jeans e mi pare fatuo, anche un po’ desolante. Forse perché so da quali asfittici cespugli nasce questa apparente modernità, su quali risvolti di copertina può essere letta.
Si abbiamo avuto dieci anni e un milione di motivi per indignarci in proprio e far sentire la nostra voce, anzi per scendere in permanenza in piazza, per inventare forme di protesta. Invece anche questa azione vitale ha bisogno di suggerimenti esterni, di una miccia che sta altrove. Ha bisogno del coraggio di altri.
No, decisamente non credo nel flash mobbismo che va tanto di moda, non credo nei palloncini bianchi che hanno un senso in Spagna e uno molto diverso da noi. Si lo confesso, sono di altri tempi. Forse è per questo che comincio a sentirmi moderno.


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Ma lo so bene Antonella… ci credo e ci spero
Io credo che molto presto l’episodicità diventerà continuità. Credimi non se ne può più. Non è possibile andare avanti continuando a piegare la testa. Ci hanno lasciato in mutande. E hanno la pretesa di sfilarcele di dosso.Mi auguro che ci sia uno scatto di dignità anche da noi. Andare avanti facendo i furbi non è possibile.Hanno tolto alla massa la possibilità di farlo…
Sono d’accordo Antonella, proprio per questo manifestazioni così episodiche mi lasciano un senso di amarezza.
La piazza non è una moda, ma sintomo di un profondo malessere. In questo ultimo periodo è stata snobbata alla grande e nessun tipo di risposta è arrivata a chi in massa chiedeva attenzione. In altri casi è stata palesemente vietata, come è successo durante le manifestazioni studentesche. Mentre i pastori sardi sono stati bloccati a Civitavecchia e rispediti a casa come cani bastonati.Ma se la gente scende in piazza è perchè non ce la fa più e vorrebbe che i problemi del paese fossero affrontati e risolti. Si protesta dappertutto. In Grecia, in Spagna. Si continua a protestare in realtà come la Siria dove i giovani e i civili sono ignobilmente massacrati. Credo piuttosto che la domanda da porsi sia un’altra:cosa spinge giovani, precari, disoccupati a protestare. Quel qualcosa che non torna è aver trasformato la società in ricchi e poveri. Aver spinto il pedale dell’accelleratore su un’economia finanziaria che sta stritolando uomini e donne. Credo che sia tempo di invertire la tendenza chiedendo il rippristino di uno stato sociale, cancellato da un edonismo senza precedenti. Del bisturi, della bellezza, dei centri benessere e massaggi forzati ad ogni ora del giorno e della notte per riportare in vita corpi flaccidi non sappiamo cosa farcene. C’è una dignità palesemente calpestata e la piazza è l’espressione diretta di quanto deformante sia oggi la realtà.