Anna Lombroso per il Simplicissimus
Siamo ai vangeli apocrifi: il presidente fattosi re per dare una mano al console che ha nominato senza grande entusiasmo, ma che è utile al disegno di restaurazione di un regime monocratico, come si addice ai nuovi equilibri – sempre i soliti, dello sfruttamento, dell’autoritarsimo, della conservazione – lascia intendere di aver appreso a suo tempo che i padri costituenti avevano in animo una riforma delle camere affine a quella pensata in seno a un governo di improvvisati, suggerita dai monarchi interni ed esteri, concordata con un condannato per crimini contro lo stato e il popolo italiano e che corrisponde in pieno alla volontà di spezzare il patto tra cittadini e istituzioni, di interrompere il circuito delle scelte e delle decisioni, insomma di smantellare quel che resta della democrazia.
Poi, pare, forse a malincuore, si sarebbero arresi a sottoscrivere una carta tra le elevate mai redatte, più attente a doveri, diritti e responsabilità della cittadinanza, prevedendo forse che giovanotti fino ad allora dediti a passioni frustrate per lo spettacolo nutrite dentro al Guf, una volta diventati vecchi avrebbero provveduto a stracciarla, mostrando la loro indole autoritaria, dispotica, assolutistica, ottenendo in una volta sola l’azzeramento della rappresentanza politica e la riduzione definitiva della partecipazione, con un senato non elettivo, con una camera retrocessa a braccio armato del governo, con il consolidamento di una maggioranza numerica artificiosa che assicura l’assoggettamento al capo grazie a liste bloccate, con il ricorso continuo al potere di ghigliottina, in modo da soffocare il confronto, con gli ostacoli frapposti ai referendum e alle leggi di iniziativa popolare. Con la nomina di un Capo dello Stato delegata a una sola camera e quindi alla maggioranza di governo che l’ha “nominata”, in modo da avere un Presidente che rappresenta il ceto politico più dell’unità nazionale, più della costituzione ormai manomessa, e nelle cui mani resta la presidenza del Csm. Con un impoverimento di tutte le forme di rappresentanza: partiti (spetta proprio al protetto del re il record di aver usato il voto dei non iscritti contro quello degli iscritti e l’interpretazione medianica di un supposto consenso plebiscitario contro l’opposizione interna), sindacati, associazionismo, con la fine della concertazione, con l’apertura ai finanziamenti privati, con il tacitamento repressivo di voci non “ufficiali”.
I padri costituenti sono tutti morti ormai, così come le promesse della democrazia strangolata, così come la sinistra che ha scelto l’eutanasia, così come la storia violata e manomessa: si può far dire a chi non c’è più qualsiasi cosa a suffragio di una finzione democratica che in mancanza di uguaglianza e legalità, diventa la dissimulazione di poteri gerarchici, di scambio ineguale di favori tra potenti e impotenti, di privilegi e interessi privati che hanno il sopravvento su bisogni e valori generali. E probabilmente è morta anche la verità.


RSS - Articoli


Anna, detto tra noi (e, francamente, penso che non siamo in tanti) la verità è morta da tempo immemore. Senza voler scomodare il giovanneo (ed enigmatico) “quid est veritas?”, mi dicono alcuni che, pur avendo raggiunto una ormai venerabile età, loro, codesta verità, non l’hanno mai vista od incontrata; sono convinti che la verità sia perlomeno deceduta prima che loro nascessero. Io, personalmente, ho vissuto molteplici momenti durante i quali vedevo gente sbraitare ed agitarsi in nome di “istanze sociali di giustizia” etc. puntualmente sprovvisti di ogni minimo pudore nel sciorinare menzogne, puttanate e paraculate utili solo ad accaparrarsi il potere (e quel che per loro ne doveva conseguire: un bel gesto dell’ombrello ai fessi che li avevano creduti e via con le cosine che tanto ci piace leggere nelle cronache rosa/giudiziarie/gossippare). E non che questa mancanza di verità avesse un marchio partitico ben preciso: sta di fatto che, oggi, raccogliamo la zizzania che noi stessi abbiamo seminato. Se, per chissà quale combinazione, dovessimo superare indenni questo momento pericolosissimo, bisognerà subito farci tutti un serio esame di coscienza e ricominciare tutto con spirito diverso: quanto meno, spirito di verità.