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Dal culto al tumulto

Io credo che bisogna essere abbastanza stupidi per dire che gli accenni di rivolta di Napoli e di Roma siano da attribuire all’estrema destra o alla camorra: ma i giornali mainstream quanto a mancanza di intelligenza e di dignità non sono secondi a niente e a nessuno e quindi hanno imboccato questo vicolo cieco, facile e ottuso, che è in effetti l’espressione della vera destra istituzionale ormai apertamente decisa ad ogni golpe costituzionale. E del resto i picciotti della razza padrona sono così ben presenti nelle redazioni da poter ignorare che la stessa direzione investigativa antimafia ha documentato come le misure pandemiche abbiano finito per rafforzare la criminalità organizzata che di certo non va a sparare bombe carta contro i suoi benefattori, men che meno contro il guappo De Luca.   E’ evidente che i non garantiti, quelli che non possono campare con le segregazioni e le misure da circo prese dal governo o da governatori che si sono rivelati tristi macchiette, despoti da regioni delle banane, stanno cominciando a capire che il loro “sacrificio” in primavera e in estate non è servito proprio a nulla nel contenimento dell’epidemia influenzale , anzi ha favorito le nuove misure della seconda ondata fasulla facendo intravedere una acquiescenza senza limiti. Potevano reagire semplicemente chiudendo tutto  senza accettare di surrogare le Asl e le amministrazioni nei controlli e mettere in gravissima difficoltà il governo, ma sono stati presi all’amo della paura. E lo si può capire anche se c’erano esempi di gestione della crisi senza lockdown, senza errori clamorosi, senza fesserie a pagamento di ogni genere di esperti e di dilettanti, ambigui sciamani del culto virale.

Ma ora stanno vedendo che le misure spacciate all’inizio come salvifiche e risolutive non sono servite a nulla come la stessa seconda ondata dimostra e comincia a farsi strada l’intuizione che ormai il governo – o meglio i poteri economici interni ed esterni di cui è il curatore – con la pandemia ci stia marciando e che è anche possibile che la strage di milioni di piccole attività sia qualcosa di voluto: così cominciano a ribellarsi come punta dell’iceberg di una esasperazione sociale che cresce e che probabilmente potrebbe anche portare a gravi conseguenze come dimostra anche il fatto che Mattarella vuole riunire il consiglio supremo di difesa.  Del resto c’è da dire che il lavoro è sempre meno rappresentato in Italia,  a cominciare dai sindacati per finire alle partite Iva e vediamo lavoratori costretti a situazioni ideali per beccarsi il virus e altri costretti a chiudere per evitare i contagi, contraddizione che dimostra in maniera icastica la frode narrativa, mentre viene iper rappresentato il sistema parassitario dell ‘impiego pubblico e in qualche modo delle grandi aziende che fanno affari d’oro con le camarille delle grandi opere. Si tratta di una grande frattura che si sta aprendo nel contratto sociale del Paese favorito dalla totale assenza assenza di una qualche opposizione politica e men che meno civica che del resto non può nascere fino a che non si riconosce la totale strumentalità del racconto pandemico la cui filigrana di costrutto fittizio è evidente nelle cifre, persino in quelle ufficiali manomesse dai vantaggi economici che comporta una diagnosi di Covid e dalle mafie sanitarie. Tanto per dirne una che non ho ancora citato è che i morti di Covid sono ancora un decimo di quelli che muoiono di vari tipi di affezioni polmonari batteriche o virali ogni anno. E’ davvero una pena vedere ciò che resta di una lontana sinistra, dibattersi senza requie e senza costrutto dentro una fedeltà assoluta alla narrazione mediatica e agli interessi che rappresenta, appena occultati dietro una cieca e rituale ostensione di fedeltà a una scienza diventata dogma.

Sono davvero lontani i tempi de “L’ape e l’architetto” formidabile libro scritto da quattro fisici teorici che demistificava il mito della neutralità della scienza e la poneva come un tentativo di “costruire un insieme di relazioni astratte che si accordino non soltanto con l’osservazione e la tecnica, ma anche con la pratica, i valori e le interpretazioni dominanti”. Sono passati 45 anni, le relazioni della scienza e soprattutto di quelle branche che più direttamente hanno a che fare con il denaro sono diventate palesemente subalterne ai poteri economici, eppure un progressismo senza idee e senza bussole di pensiero non riesce ad avere la necessaria lucidità per prendere le distanze. Quel libro che poi il sistema ha fatto di tutto perché venisse dimenticato, uscì proprio mentre in Usa  le ricerche finanziate dai privati superavano per la prima volta quelle foraggiate da fondi federali proprio grazie al settore farmaceutico e sanitario. Appena tre anni più tardi si avranno i primi brevetti  a protezione della proprietà intellettuale su tecniche scientifiche (come quella di clonazione del DNA ricombinante) e addirittura su organismi viventi, come quella che il Patent and Trademark Office (Pto) statunitense concederà su un batterio geneticamente modificato. Gli autori avevano tuttavia già allora chiaro come il sistema capitalistico negasse ogni differenza tra beni materiali e immateriali, riducendo l’informazione a merce.

Prima di partire per la tangente, cosa che in realtà avrei la fortissima tentazione di fare, torno a bomba per notare che parecchi dentro quest’area di relativa sicurezza cambiano e ricambiano atteggiamento a seconda che si sentano più o meno minacciati economicamente dalla narrazione pandemica, il che naturalmente è un gran brutto segno in riferimento alla nascita di una resistenza politica al nuovo ordine virale: quindi ci dovremo aspettare esplosioni di rabbia ben più potenti di quelle di questi giorni: la politica aborre il vuoto e in qualche modo questo deve essere riempito.


Primi accenni di fuga dal labirinto della pandemia

Nonostante tutto, qualcosa sta cambiando. Dentro l’opaca compagine della governance italiana, a cominciare da Conte per finire ai giornaloni di contorno, si avvertono, anche nel pieno della seconda ondata, ordinata e coordinata a livello globale,  movimenti millimetrici, furtivi  e quasi inavvertibili avvicinamenti verso l’uscita dal labirinto pandemico per non rischiare di essere presi col cerino in mano, prigionieri della loro stessa favola, della loro diceria dell’untore. Da una parte essi avvertono una crescente ostilità verso misure assolutamente contradditorie – frutto da una parte di furbeschi calcoli, dall’altra di una quasi prodigiosa stupidità sociale e sanitaria – basate peraltro su numeri volutamente creati ad arte grazie ai contagi estorti con un uso del tutto demenziale dei tamponi ( vedi Covid a la carte: i governi scelgono il menù pandemico) ma che nella quasi totalità dei casi sono asintomatici; dall’altra si comincia a temere concretamente che le elezioni americane possano prendere una piega diversa da quella invocata dai poteri globalisti con il pericolo che si frantumi la diga di silenzio e di condanna che oggi permette ad autorità sanitarie conniventi con Big Pharma e con ambigui filantropi vaccinali, di silenziare le critiche di migliaia di medici e di molti scienziati di punta  sulla narrazione dell’epidemia apocalittica venuta giusto in tempo per sparigliare un’economia giunta a un punto di non ritorno. Inoltre prima o poi ci sarà un vaccino che si spera possa essere solo inutile e non dannoso, anche se non c’è da giurarci: quindi diventa necessario allontanarsi in punta di piedi, col passo felpato dei traditori, dal falò dell’economia italiana, lucidamente voluto, conservando il marchio dei salvatori e senza l’infamia degli svenditori. Non sarà facile: quando usciranno – e prima o poi dovrà accadere – le statistiche reali, per esempio quelle sul tasso di mortalità generale dovranno dire che è solo grazie alla loro tempestiva messa in mora della Costituzione che il Coronavirus non ha provocato una strage e per essere credibili devono cominciare fin da adesso a mettere insieme questa tesi. Del resto è questo che a loro e soprattutto ai loro mandanti interessa davvero: creare un precedente di trasformazione autoritaria delle istituzioni di un Paese, sacrificare libertà in nome della presunta salute, come ha autorevolmente detto Giannini, malato non si sa bene di che ( ma state tranquilli, non lo sapremo mai)  prototipo di uomo qualunque.  Nome omen.

Intanto il Fatto dice a sorpresa  “Basta panico” pur essendo uno degli house organ virali e poi Repubblica ha cominciato a rappresentare un nuovo incipiente trasformismo di Conte, che da questo punto di vista darebbe dei punti a Fregoli: adesso egli viene dipinto attraverso cronache dal buco della serratura, come quello che argina le richieste di oltranzismo pandemico di Speranza e compagnia cantante, l’amico che permette agli italiani di invitare amici a casa e di non sentirsi del tutto prigionieri in una fiaba maligna costruita contro ogni evidenza scientifica su una sindrome influenzale tra l’altro nemmeno tra le più forti. Ma è prima di tutto l’informazione stessa che è chiamata a far passare in secondo piano il suo ruolo di cane da guardia del governo e del potere contro i cittadini, di essersi impegnata in un compito di censura delle verità scomode e di inflessibile lapidatore di chi osa la minima critica alla narrazione della pandemia. Pian piano cominciano a virare e in questo senso va inteso un pezzo sul Corriere di una bounty killer dell’ euro-globalismo domestico come la Gabanelli che davvero lascia sconcertati: solo adesso scopre l’acqua calda, ovvero che i grandi ricchi e le loro multinazionali  hanno moltiplicato le loro ricchezze grazie al Covid, solo ora, dopo, anni si accorge che pagano tasse irrisorie rispetto ai loro guadagni, ma che pagano stipendi anche più irrisori ai loro dipendenti, che grazie alle fondazioni e al meccanismi finanziari di cui esse vivono, stanno privatizzando il welfare. Ma attenti che adesso viene il bello: infatti nel pezzo si dice che il miliardo della Gates Foundation dato all’Organizzazione mondiale della sanità, consente di fatto al vaccinista ossessivo Bill Gates di orientarne le decisioni di politica sanitaria globale. Ma non è proprio questo che tanti complottisti facevano notare guadagnandosi non il lauto compenso della Gabanelli, ma la gogna?  Certo l’articolo si ferma ad elencare gli addendi non arriva a ipotizzare la somma e a mostrare che 2 più 2 fa quattro, ma intanto mette in fila le cose che tanto sdegno suscitano tra i cultori della pandemia.

In poche parole si cominciano a saggiare strade laterali per uscire dal racconto e riverginarsi in vista di un dopo pandemia agitato dallo scasso economico e nel quale potrebbe anche saltar fuori un briciolo di verità sulla drammatizzazione del virus: l’importante è che se qualcuno dovrà pagare qualcosa siano gli uomini delle task force e gli esperti a pagamento, non i principali responsabili.


Pandemia e pandemonio

Che ci sarebbe stata una seconda ondata di chiusure e segregazioni del tutto inutili dal punto di vista sanitario, ma dolose dal punto di vista sociale, inferte nella piena coscienza della scarsissima pericolosità del coronavirus ( vedi Virus, i fatti e le balle ) lo si era capito benissimo quando due settimane fa gli illibati giornali del padrone avevano annunciato non che Israele avrebbe fatto attuato una seconda chiusura, ma che era il primo Paese a farlo facendo intendere chiaramente che c’era in giro per il pianeta occidentale una sorta di ordine di servizio preordinato, pianificato a prescindere dai fatti che dovevano invece piegarsi alla narrazione della seconda ondata, senza la minima giustificazione reale: d’altronde tanto per rimanere in casa anche con le considerazioni che credibilità può avere un informazione che vede il principale editore italiano essere anche il maggior produttore di mascherine? Ecco, qualcuno dovrebbe cominciare a farsi qualche domanda invece di sgranare il rosario delle paure e dei luoghi comuni, dovrebbe tentare di uscire dal coma dogmatico in cui giace e che la neo museruola sanitaria rischia di rendere definitivo.

D’altro canto questo atteggiamento del tutto subalterno a una narrazione apocalittica e assurda se riferita a una sindrome influenzale la quale, anche prendendo per buoni  i dati ampiamente manipolati, ha fatto molti meno morti di quelli che ogni anno vengono provocati dalle infezioni ospedaliere, non è che l’ultimo atto di una società dove ormai da tempo, non esiste una vera e propria opposizione  dal momento che i grandi pariti e movimenti o sono esplicitamente integrati nell’ordine neoliberista o rappresentano solo alternative di facciata il cui scopo è far convergere il malcontento sulle compatibilità di sistema indicati dalle classi dominanti. Con una differenza significativa rispetto ad altri Paesi, che qui la razza padrona ornai da trent’anni ha dimostrato di non avere più alcun interesse nel Paese nel quale non crede affatto  e dunque non ha nemmeno alcun interesse a preservarne né la sovranità né la cultura, né la forza economica. Questa dialettica del nulla tra maggioranze e opposizioni che sono soltanto due facce della stessa moneta  vive ormai da decenni della creazione di dicotomie fasulle il cui compito è di dare l’impressione di movimento, ma soprattutto quella di nascondere ai cittadini quella fondamentale che è tra capitale e lavoro. Nel discorso pubblico, comunismo – anticomunismo,  fascismo – antifascismo, Salvini – Conte, sovranismo – europeismo, accoglienza – razzismo e via dicendo sono solo contraddizioni fittizie: per fare un esempio banale e non troppo complesso basti solo pensare alla Lega che viene ritenuta sovranista, quando è invece la forza più intrinsecamente europeista perché rappresenta regioni che assolutamente vogliono entrare nel cono dell’economia tedesca e in questo Bonaccini,  Salvini o Zaia sono perfettamente sulla medesima linea. Ora abbiamo aggiunto lo scontro fra responsabili e negazionisti, tanto per non capirci nulla ancora una volta.

In questo caso però le cose rischiano di prendere una piega diversa perché la dicotomia ritaglia la società italiana in due aree nette tra le quali lo scontro sarà inevitabile: quella del lavoro che viene danneggiata enormemente dalle inutili misure anti Covid, palesemente pretestuose, rivolte proprio contro chi produce e quella parassitaria che si incista sia nelle aree del lavoro pubblico o che sopravvive del welfare familiare, di quei 10 mila miliardi di risparmi che il nord europa vuole strapparci, anche se i diretti interessati, ignari di tutto questo, non fanno altro che favorire le possibilità di rapina. Questa area da cui ha preso spunto Luca Ricolfi per delineare il concetto di “società signorile di massa” non viene quasi per nulla danneggiata dalle segregazioni, non subisce drammatici tagli di reddito o incombente minaccia di disoccupazione o ancora maggiore precarietà fino al limite del vero e proprio schiavismo, anzi viene persino avvantaggiata dalla diminuzione dei carichi e dal lavoro agile svolto a casa. Quindi non sorprenderà verificare che al netto di sindromi ipocondriache esiste una certa sovrapposizione statistica tra accettazione anche solo simbolica del culto virale ed area sociologico – politica di appartenenza. Poiché queste contraddizioni sono più forti in Italia che altrove, vista la maggiore persistenza della società signorile di marca ricolfiana c’è da aspettarsi che le proteste contro le misure coviddiane e le vaccinazioni forzate siano meno forti che altrove e infatti dove a Berlino sono milioni a Roma sono quattro gatti. Ma si tratta di una condizione transitoria destinata a lasciare spazio a una violenta disaggregazione sociale man mano che si esaurirà il grasso sotto pelle dei garantiti, mentre i non garantiti si sentiranno definitivamente traditi da tutti e in particolare dalle forse di riferimento. Allora si che il pandemonio prenderà il posto della pandemia.


Seconda ondata, secondo inganno

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Alla ricerca di cibo

Non era difficile pensare che la seconda ondata di Covid ci sarebbe stata in ogni caso: magari con modesta o nulla probabilità per quanto si riferisce al virus, ma con certezza assoluta riguardo agli interessi di diverso genere che si sono coagulati attorno al coronavirus, e  che ormai riguardano da vicino la tenuta dei governi che hanno affidato a un micro organismo la risoluzione di macro problemi  di sistema. Del resto non ci vuole molto a reimpaurire, basta ricominciare ad attribuire ogni decesso la Covid, basta parlare dei contagiati come malati, mentre la quasi totalità di loro sta benissimo, continuare a fare test del tutto inaffidabili con un criterio politico e non statistico – scientifico, parlare di  terapia intensiva come se questa si riferisse solo al Covid e il gioco è fatto. D’altro canto proprio uno dei coviddari della prima ora, ovvero Luca Zaia  si è in un certo senso  tradito facendo intendere che bisogna prendere misure di segregazione e distaccamento sociale anche per l’influenza, dimostrando così che esiste un interesse specifico a imbrigliare i corpi sociali che va molto oltre la pandemia narrativa. Ma significa anche che la campagna Covid potrebbe anche riservare amare sorprese per il suoi gestori, visto gli enormi danni che ha prodotto.

Dubito che Zaia abbia mai letto qualcosa che non sia un depliant, ma va detto che egli pare agire in linea con un forte j’accuse che sta girando negli Usa sulla manipolazione dei dati di mortalità, che potrebbe valere anche per noi e in generale per tutta l’Europa, per la Germania in particolare dove un documento molto simile è stato presentato da un gruppo di medici e tenuto segreto dal governo: uno studio condotto da otto ricercatori per il Childrens Health defense, un’organismo che fa riferimento a Robert Kennedy, mostra le prove secondo cui  il Cdc, ovvero Centers for Disease Control and Prevention avrebbe manipolato i dati e che il conteggio dei decessi COVID-19 sarebbe di circa il 90,2 % superiore a quello reale. Tale manipolazione è avvenuta semplicemente abbandonando i criteri di valutazione utilizzati fin dal 2003  che sono stati usati con successo da tutto l’ambiente sanitario per 17 anni e incaricando ospedali, esaminatori medici, medici legali e medici di base  di raccogliere e segnalare i dati Covis-19 secondo standard significativamente diversi rispetto a tutte le altre malattie infettive e cause di morte. Tali nuove e non necessarie linee guida sono state istituite dal CDC in privato e senza discussione aperta tra professionisti qualificati e liberi da conflitti di interesse. Nella sostanza si è agito in modo da

  • Includere vittime “probabili”, non confermate dai test, per Covid ma non per influenza o polmonite o altre malattie infettive;
  • Non tenere conto dei decessi che hanno avuto significative condizioni mediche sottostanti, preesistenti o di comorbilità;
  • Non allegare indicazioni per determinare se qualcuno dei decessi sia stato trattato in ambiente ospedaliero e se il decesso successivo sia stato il risultato del trattamento.

Per evitare preventivamente che qualche capra presente nei giornali faccia affiorare sulle labbra la parola negazionismo, che è  soprattutto negazione dell’intelligenza di chi la pronuncia , va detto che uno degli 8 firmatari della ricerca è Sanjay Gupta un neurochirurgo balzato alla ribalta per la sua opera durante il terremo di Haiti, che è stato consigliere di Hillary Clinton e che è stato anche il candidato di Obama per la carica di Surgeon General degli Stati Uniti. Ma ecco la beffa finale: nonostante il fatto che in presenza di Covid questa sia stata indicata come causa principale di morte, anche nel caso di comorbilità determinanti, i decessi per Covid in Usa sono stati inferiori a quelli per influenza e polmonite nella fasce da 0 a 14 anni, 15 – 24 anni , 26 -54 anni e 55 – 64 anni.  Ci troviamo perciò di fronte a qualcosa di inquietante e di inedito le cui vere vittime  sono le basi dell’etica medica, del consenso informato, dei diritti umani, delle libertà civili, del diritto a un’informazione non manipolata e persino della scienza stessa. Ai cittadini vengono date scelte fasulle: o partecipare allo sforzo bellico nella guerra contro il Covid  o schierarsi con “il nemico”. La vergogna psicologica è usata per costringere gli oppositori a partecipare; dopo tutto, chi vuole essere  “a favore della malattia ?” 

La ricerca ( per chi vuole informarsi è qui ) è stata mirata ad ottenere la riapertura delle scuole visto il minimo rischio e il fatto che esso – nonostante un’ incredibile enfatizzazione dovuta al fondamentalismo vaccinista, ma anche soprattutto ad opportunità politiche – sia persino inferiore a quello delle “normali”  malattie da virus. Ma il problema è che le cifre, i numeri, i ragionamenti valgono molto poco quando l’obiettivo è appunto quello di sovvertire la normalità e guarda caso proprio quella parte di normalità che riguarda il contatto fra persone, aree sociali, collegamenti politici. Una nuova normalità che vuole educare i bambini al distaccamento sociale, ma trova naturale che i poveracci si accalchino per lavorare o anche per mangiare. Nella foto pubblicata all’inizio del post si vedono le file per accedere alla distribuzione di cibo in Texas. Ecco la nuova normalità che qualche disperato scambia per una nuova arcadia.

 


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