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Cratere del sisma, come prima peggio di prima

i-800-600-accumolinevesaeAnna Lombroso per il Simplicissimus

“I residenti si trovano in uno stato di emergenza freddo senza che nessuno della filiera governativa a tutti i livelli si sia preoccupato di dotare il territorio di gruppi elettrogeni autonomi. La richiesta era stata fatta dai residenti consapevoli, per esperienza diretta, dei problemi legati al gelo. L’elettricità è saltata pertanto il riscaldamento non funziona”. La denuncia arriva da un comitato di cittadini del cratere di Accumoli che aggiungono: sui tetti, piatti, si sta accumulando ingente quantità di neve con il rischio crolli. E il sindaco: “Non   abbiamo più soldi in cassa  e non siamo più in grado di pagare stipendi e tredicesime ai 21 lavoratori assunti a tempo determinato dopo il terremoto,  né ai 10 di ruolo che avevamo già in organico …. il Commissario straordinario alla ricostruzione (Farabollini è stato nominato in sostituzione della De Micheli)   non ha erogato i fondi alla Regione Lazio e quindi noi non abbiamo ricevuto ancora nulla”.

Questo accadeva qualche giorno, quando si è fatto sentire con non inattesa puntualità il terzo inverno sui terremotati. Ma domenica ci ha pensato il Ministro dell’Interno a rassicurare i sofferenti con una epistola domenicale: non ha mai smesso di pensare a loro e alle loro terre meravigliose!  E se già possono godere degli effetti positivi del suo decreto sicurezza, non dovendo più temere la  insana concorrenza  di altri disperati stranieri e potendo approfittare del Daspo urbano che restituirà decoro alle città rimaste in piedi dopo il sisma e dell’opportunità di impugnare la pistola contro eventuali sciacalli  e rapinatori (in estinzione, che c’è ormai non c’è niente da rubare e, se è per quello, non ci sono nemmeno le case), possono stare tranquilli: il dialogo del governo con amministratori e cittadini è sempre aperto. E infatti “io ci sono, a presto”, conclude il viatico a mezzo stampa.

Stanno freschi, è proprio il caso di dire. Nel segno della continuità col passato, i terremotati non godono del principio: prima gli italiani.

Infatti per i danni  del sisma che ammontano secondo i dati trasmessi a Bruxelles a 23 miliardi e 530 milioni di euro (di cui 12,9 miliardi riferiti agli edifici privati e 1,1 miliardi di euro agli edifici pubblici) si stima un costo di 360 milioni di euro, fabbisogno che verrà coperto con le risorse del Fondo per le emergenze nazionali previsto dall’articolo 44 del decreto legislativo del 2 gennaio 2018 (nuovo codice “Protezione Civile”). I relativi oneri per ciascuno degli anni 2019 e 2020 sono i medesimi previsti a legislazione vigente per l’anno 2018 dal governo Gentiloni ripartiti in 18,5 milioni complessivi al fine di far fronte agli oneri riguardanti la dotazione di personale della struttura commissariale (cfr. art. 50 del decreto legge n. 189/2016) pari a 225 unità complessive, oltre al personale di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 settembre 2016, pari a 17 unità, comprensive di tre dirigenti, e a 10 esperti; 14 milioni complessivi per fare fronte alle spese di personale degli uffici speciali per la ricostruzione; 29 milioni complessivi, destinati all’assunzione, da parte dei Comuni colpiti dagli eventi sismici, di fino un massimo di 700 unità di personale. A fronte della proroga dello stato di emergenza a tutto il 2019, in aggiunta allo stanziamento dal Fondo, la Legge di Bilancio destina ai territori colpiti dal terremoto gli 85 milioni frutto dei tagli alla Camera saranno destinati dell’agosto 2016.

Ormai anche i nostri Pc sono stanchi di scrivere quanto si è speso per il salvataggio delle banche criminali e dei loro dirigenti, quanto si continua a spendere in armamenti, quanto si spenderà per opere megalomani, inutili e dannose, alle quali pare che il ceto governativo non voglia e non sappia dire di no. Ma come se non bastasse, i pochi quattrini “devoluti” vengono spesi male.

A smentire la lettera pastorale del lupo all’Interno c’è la denuncia della Regione Marche cui si sono associate Lazio, Umbria e Abruzzo: in attesa dei quel popò di Legge di Bilancio e delle sue disposizioni finanziarie, i rubinetti sono stati chiusi, i fondi bloccati e sono arrivati con grave ritardo i finanziamenti per pagare i Cas cui hanno diritto 20 mila sfollati.

Non c’è da stupirsi: il decreto sisma secondo l’attuale governo riporta ben poche modifiche rispetto a quello presentato  dal governo Gentiloni. Non c’è traccia della tanto decantata e promessa semplificazione per i passaggi procedurali, sono stati aggiunti solo  la sanatoria delle casette abusive e il condono per le difformità gravi nelle abitazioni da ricostruire. E intanto sono migliaia le schede Aedes, quelle per la valutazione iniziale del danno e l’accesso al contributo, non congrue e alcune non veritiere (secondo la Guardia di Finanza solo lo 0,3% nasconde illeciti, le altre sono viziate dalla difficoltà oggettiva di rispettare i criteri di legge)  e altrettante le perizie non adeguatamente certificate. Nella sola Regione Marche alla data prevista fissata al 30 aprile e ora prorogata a fine anno in corso, a fronte di 5000/6000 progetti di ricostruzione per danni lievi stimati, ne erano stati presentati solo 1300.

È che le preistruttoria delle domande e le procedure per la presentazione delle domande restano molto complicate e farraginose, mentre gli Uffici sono sottodimensionati e hanno poco personale: per definire una pratica per un immobile con danni pesanti occorrono 365 giorni in media: 83 se ne vanno con la prima elaborazione del progetto, altri 26 per la compilazione e il caricamento della pratica sulla piattaforma informatica Mude. Poi ci sono i tempi dell’Ufficio: 120 giorni in media per l’istruttoria, altri 80 per passare all’emissione del decreto di concessione dei contributi, cui si aggiungono 57 giorni per l’avvio materiale del cantiere. Ma nel 49 per cento delle casi gli Uffici chiedono integrazioni informali delle pratiche presentate, che già richiedono una valanga di documenti, e in media le richieste di questo tipo sono una decina.

E non c’è traccia del reddito di cratere, più provvisorio e esiguo rispetto al reddito di cittadinanza e altrettanto aleatorio, una delle tante richieste presentate nei mesi scorsi dal Coordinamento dei Comitati Terremoto Centro Italia quale   misura di sostegno economico ai terremotati in difficoltà, che dovrà attendere, così come la “completa defiscalizzazione e decontribuzione per i due anni successivi all’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato” promessa alle aziende del cratere che assumono un terremotato. Che dove accontentarsi della già prevista  proroga della scadenza della cosiddetta ‘busta paga pesante” con la sospensione dei termini per gli adempimenti e i versamenti tributari e contributivi, del “posticipo” del rimborso da parte di lavoratori dipendenti e pensionati al gennaio 2019 e della sospensione del pagamento del canone Rai fino al 31 dicembre 2020.

Intanto nelle sole Marche sono ancora più di mille gli sfollati negli alberghi della costa, centinaia quelli ospitati presso parenti ben oltre i tre giorni che spettano ai pesci prima di puzzare, avendo raggiunto i tre anni, le casette si piegano sotto il peso della neve anche in Abruzzo e in Lazio, quelle di Castelluccio sono state scelte senza tener conto della esposizione della zona a condizioni climatiche caratterizzate da forti venti, a ottobre dell’anno scorso gli scarriolanti del Centro Italia hanno rovesciato le macerie che ancora occupavano le strade per protesta davanti a Palazzo Chigi, ma quelle sono state portate via, quelle invece sulle diramazioni dalla Roma-L’Aquila a Norcia, Amatrice, Accumuli, Arquata, sono ancora là. Si vede che non pesano abbastanza, sulle coscienze.

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Bianca Visitatrice

Maltempo: neve in zone sisma Marche, preoccupa ghiaccioAnna Lombroso per il Simplicissimus

Tema: E’ arrivata la Bianca Visitatrice.

Lo svolgimento nei social network dove l’immagine delle auto coperte di neve, il vialetto di casa, il pupazzo di rione hanno sostituito i gattini, ma anche nella stampa un tempo di informazione, ha seguito l’andamento prevedibilmente deamicisiano della contrizione per chi sta all’addiaccio-

Una estemporanea e provvisoria commozione è stata spesa perfino per i molesti ospiti indesiderati, promossi a piccole fiammiferaie, e già oggi che il sole che illumina i loro stracci, tornano a essere il pericolo pubblico n.1. coi loro potenziali trasgressivi, la loro indole parassitaria e i loro costumi e atteggiamenti incompatibili con la nostra civiltà superiore

La stessa  civiltà superiore che oggi ci fa assistere alla paralisi del paese per via della banca visitatrice che blocca la circolazione dei treni. Quei treni e il sistema della gestione ferroviaria caratterizzata ada antiche e contemporanee prestazioni in tutto lo stivale: disastri e scontri sulle linee locali, incidenti in pacifiche stazioni di provincia, zone isolate a ogni scroscio, frane non sorprendenti sui binari, insomma un Giano bifronte con la misera pubblica per i pendolari e il lusso opulento e futile della Tav, esemplare dimostrazione che se civiltà volessimo chiamarla sarebbe quella delle differenze più profonde, delle ingiustizie più nere, proprio come tra sumeri e egizi.

La solidarietà per i diseredati in occasione dell’emergenza neve, attenta a non fare una fastidiosa irruzione nella campagna elettorale, turbando il delicato equilibrio di correità e rimozioni, rinfacci e rivendicazioni di candidati nazionali e locali, commissari straordinari del passato e vigenti, ministri e amministratori in attesa di promozione a ruoli nazionali, ha evitato di avventurarsi nei territori del Centro Italia a più di un anno e mezzo dal sisma e al secondo inverno sotto la neve, in situazioni abitative provvisorie, le aziende chiuse e le strade interrotte da allora, quelle cittadine piene di macerie mai rimosse, con centri che alla prima neve di metà novembt sono rimasti per giorni senza elettricità.

Non stupisce che i candidati di spicco, i ministro capolista come i prodotti civetta messi per invogliare la clientela nelle svendite e nei saldi, evitino accuratamente il tema e scansino le visite pastorali: non si tratta di un elettorato influente e si può sospettare che tra gli impegni prioritari del ministro dell’Interno impegnato in una campagna elettorale che si sviluppa perfino oltremare, abbia preso a cuore l’organizzazione dei seggi in plaghe abbandonate, marginali, nelle quali il consenso è dubbio e gli elettori sono stati trasformati in comparse disperate e invisibili, salvo in occasione di special delle tv del dolore o di fugaci apparizioni di qualche commissaria pellegrina in forma blindata,

Ma sbaglierebbe chi si illudesse che l’oblio sia frutto di sensi di colpa o di inusuale pudore, macché: quella fetta di Italia, una delle più dense di bellezza, storia, arte, cultura, e i suoi abitanti scontano una colpa, sono condannati per una forma a volte perfino inconsapevole di ribellione, pagano per la difesa ad oltranza della loro dignità di cittadini che passa per la custodia di un progetto di lavoro, di vita, per la tutela dei posti della memoria e delle tradizioni, per l’amore sano e onesto per la loro roba, una “roba” che è la terra, i semi, le bestie, le piccole aziende, i sapori, quelli veri senza croccante, senza acidità, senza fusion, senza etno. Quelli di casa in tutte le latitudini di questo paese troppo lungo ormai spinto sempre più giù a farsi propaggine di un Sud emarginato.

Pagano caro non aver abbandonato territori, paesaggi e paesi alla speculazione in agguato  pronta a compere il disegno di fare di intere regioni un parco tematico con i pochi che resistono a impersonare le allegre comari, i vivaci artigiani, i paciosi norcini in una rappresentazione a cielo aperto della culla del made in Italy gastronomino e al tempo stesso il circuito del turismo religioso.

Pagano caro con gente ancora nei container (400 solo a Tolentino), le casette del Lego governativo promesse per l’inizio del 2017 mai arrivate, nemmeno quelle sorteggiate con la riffa in piazza, alcune pervenute, sì, ma inefficienti, senza i servizi e gli impianti elettrici e sanitari, con  strade ancora impraticabili cui si aggiunge la maledetta neve non certo sorprendente o anomala da queste parti, paesi abbandonati con davanti il cartello “zona sisma” come un segnale di pericolo mai finito e di futuro negato, le piccola aziende artigiane chiuse o in condizioni di sofferenza. Perché questo Paese trova i soldi per aiutare banche moderatamente criminali o semplicemente più furbe a comprarsi banche pesantemente criminali o più stupide che comunque non investono per sanare invece le ferite delle aziende colpite e soggette ai ricatti del racket creditizio e fiscale, trova i quattrini per essere un erogatore di punta in spese militari contribuendo a spargere rovina e morte, ma non ne ha per portare sogni tranquilli e un tetto sulla testa di chi l’aha perso e di chi viene a cercarne uno qui.

Pagano caro e vengono anche offesi, si sibila in risposta a rare domande dirette non più in uso nella stampa, che la gente “preferisce” stare nei container perchè si spende in chissà quali viziosi consumi i cosiddetti contributi per gli affitti, che invece in ogni caso non vengono erogati a chi ha un tetto anche mobile sulla testa, si fa intendere di un attaccamento arcaico e misoneista a certe radici, a una terra che – ma lo ammettano – non può che essere ingrata, si deride la pervicacia nel continuare con attività modeste, individuali o familiari che non vogliono adeguarsi alle magnifiche sorti e progressive dell’industria alimentare e della ristorazione come ampiamente magnificate dall’Expo e dai suoi officianti. Zero in Abruzzo, 2 in Umbria a Norcia, 12 nel Lazio e 36 nelle Marche: nei 138 comuni del cratere sono appena 50 le case private che erano state lievemente danneggiate dalle scosse e sono tornate abitabili. Mentre intanto  si accredita la fake più infame, che ritardi, inefficienze, incapacità altro non sono che la doverosa cautela per contrastare arbitrarietà e illegalità, per garantire trasparenza e equità. E rispetto delle leggi.

Hanno ragione, c’è da ipotizzare che siano davvero rispettate leggi ormai promulgate per garantire grandi gruppi, lobby personali, rendite, poteri, per creare sistemi che con l’apparenza della  legittimità coprono malaffare, profitti opachi e corruzione.

Ma quelli la Bianca Visitatrice non li coprirà per sempre, prima o poi arriverà il nostro disgelo.


Bagatelle per un massacro

hotel-rigopiano-6-693x420Oggi mi limiterò ad elencare in sintesi alcuni fatti che descrivono meglio di tante analisi lo stato reale del Paese e il suo stato preagonico tanto più evidente quanto più i bollettini medici tentano di nascondere ai cittadini la realtà.

  1. Un vecchio rifugio alpino costruito negli anni 30 sui detriti di una frana e proprio sulla bocca di un canalone, ritenuto agibile solo d’estate, viene ristrutturato, ampliato, trasformato di hotel a quattro stelle per godersi la neve nonostante il costante pericolo di frane o valanghe fosse evidente a chiunque capisca qualcosa di montagna. Del resto la cosa era segnalata anche nella mappa di rischio della Regione Abruzzo ed era solo questione di tempo il formarsi delle condizioni per la tragedia.
  2. La costruzione dell’albergo è segnata da un processo che tuttavia non ha nulla a che vedere con tutto questo, ma solo con l’occupazione abusiva di un terreno di 1700 metri quadri. La vicenda  però si è conclusa nel novembre scorso con un’assoluzione generalizzata: è vero i parenti dei consiglieri comunali che avevano firmato le delibere necessarie all’ampliamento della struttura lavoravano in quell’albergo, ma i magistrati hanno ritenuto che si tratta “di comportamenti abituali  di soggetti titolari di potere, i quali ritengono di utilizzare la loro posizione di primazia per assicurare vantaggi a familiari ed amici, consapevoli che il potere a loro affidato comporti di per sé tali privilegi”.
  3. La vicenda giudiziaria susseguita a un frenetico cambiamento di titolari, tutti però legati tra di loro, avrebbe anche potuto mettere in luce la pericolosità di un albergo posto in quella posizione, ma la cosa è sfuggita nelle more di tanta sapienza giuridica anche perché in questo caso il do ut des sarebbe stato più inquietante e non solo una prassi da considerare con cinica benevolenza.
  4. La valanga che era probabilissima dopo una forte nevicata e il cui rischio era stato segnalato giorni prima da Meteomont per non parlare delle previsioni a lungo termine risalenti a dicembre, è stata solo un’assassina preterintenzionale: gli ospiti del Rigopiano sia pure tardivamente volevano andarsene perché intuivano il pericolo, ma non hanno potuto farlo a causa delle strade bloccate per mancanza di spazzaneve, Ne doveva arrivare uno alle 17 del giorno fatale, poi è stato detto che sarebbe arrivato alle 19, ma non è arrivato mai, né per salvare gli ospiti in tempo, né per portare tempestivi soccorsi che probabilmente avrebbero risparmiato parecchie vittime. La disorganizzazione è stata totale su tutto il territorio colpito dalle nevicate, ha fatto sinergia con la mancanza di mezzi e con una protezione civile sempre evocata, ma in realtà priva di strumenti e delegata ad altro e più importante compito, ovvero quello di preparare il terreno agli affari del “dopo”. Persino la rete elettrica è collassata miseramente cosa che è avvenuta anche due anni fa sempre a causa della neve che guarda caso non è una rarità in inverno e in montagna. E dire che nella disgrazia, proprio le vicende sismiche avrebbero dovuto favorire una maggiore presenza di mezzi e uomini, una maggiore cura e attenzione.
  5. La beffa finale è stata apposta dall’alta funzionaria della prefettura di Pescara che non ha voluto credere, per motivi ignoti, alla notizia del crollo dell’albergo ricevuta via telefono: “E’ da stamattina che gira sta cosa… la mamma dell’imbecille è sempre incinta”, la si sente dire con enorme sconcerto  anche se si deve ammettere che l’alta funzionaria dev’essere una specialista nel campo dell’imbecillità umana. Ma vedrete rimarrà al suo posto, così come tutte le inchieste finiranno nel nulla, così come la vicenda del Rigopiano servirà egregiamente a nascondere le vittime che la colpevole disorganizzazione ha fatto altrove: non c’è nessun settore della vita del Paese che non abbia attivamente collaborato alla tragedia, che possa tirarsi fuori dal drammatico palesarsi dello stato del Paese .
  6. Infine, di fronte a tutto questo, le tv non fanno altro che proporre la presenza imperdibile della signora  Pezzopane, una politicante di basso livello ormai nota solo ai più trucidi ebdomadari dello stabbiolo televisivo per aver usato il mandato parlamentare al solo scopo di procurarsi un bel ami della mutua.

 


La ritirata d’Abruzzo

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio come succede ai busti e alle statue equestri dei tiranni, finchè stava su  era un monumento celebrativo dello spitiro d’impresa, della iniziativa economica privata volta a distrubuire benessere e profitti come una polverina magica sulla collettività. Quando crollano, quelli sotto il peso della valanga della toria, questo della neve, rivelano di essere stati edificati sull’argilla, sulla palude della corruzione, della speculazione, dell’iniquità.

Così abbiamo conferma che il relais di Rigopiano si è collocato comodamente sugli antichi e fragili  detriti di  frane e valanghe compresa una particolarmente rovinosa verificatasi negli anni trenta, a dimostrazione di qualcosa che chiunque stia in montagna sa, e cioè che slavine, frane, smottamenti scelgono quasi sempre le stesse vie e gli stessi canali di sfogo della loro irruenza. Che, in ragione di ciò, è ipotizzabile che la sua realizzazione sia frutto di procedure segnate da leggerezza criminale, da deroghe colpevoli alla pianificazione e ai vincoli imposti  dall’appartenenza a Parco del Gran Sasso. A conferma che ormai l’urbanistica –  e l’attività edilizia – è stata retrocessa a un sistema negoziale tra amministrazioni e private, a metodologia di contrattazione   opaca mirata a appagare avidità insaziabili, rendite mai satolle di guadagno, in cambio di prebende, voti, consenso.

Intanto la Commissione Grandi Rischi lancia l’allarme, dopo aver pagato con la perdita di autorevolezza e credibilità la disinvolta sottovalutazione del rischio sismico all’Aquila, preconizzando scosse fino al settimo grado nel Centro Italia, che potrebbero mettere in pericolo la tenuta delle dighe e la stabilità delle scuole, proprio quelle che dovrebbero essere già interessate dalle misure eccezionali messe in campo dal governo Renzi. Toccando così la corda più sensibile dell’immaginario collettivo, anche se a rischio è praticamente tutto il patrimonio edilizio e immobiliare del paese, compreso quello monumentale, le aziende, le stalle, gli ospedali.

Dopo aver criminalizzato la decisione del Comune di Roma che ha detto no alla candidatura alle Olimpiadi, governo, istituzioni, alte autorità ne fanno pratica quotidiana per farci sapere che dopo tanta propaganda al “fare”, adesso è meglio l’inazione prudente, per fronteggiare a un tempo l’illegalità, il malaffare e la corruzione e, insieme, la minaccia di inchieste, ricadute giudiziarie, tali da mettere a repentaglio carriere e elezioni.

Meglio prendere tempo nella prevenzione, nella ricostruzione, nella pura e semplice azione, in attesa che la buriana si calmi, che gli inviati tornino in redazione, che si faccia strada la desiderabilità di soggetti forti, di personalità muscolari, di autorità speciali e onnipotenti in grado di legittimare un auspicabile regime eccezionale, “semplificato” tanto da contrastare l’egemonia burocratica  attuata mediante occhiuta vigilanza, non sufficientemente circoscritta dal depotenziamento della rete di controlli, dalle sovrintendenze alle comunità montane.  Meglio stare quieti e fare la manutenzione dell’emergenza grazie al sistema delle elargizioni e delle promesse: casette di legno tirate a sorte, che ancora non ci sono, per via del funesto accanimento del maltempo, camion di foraggio per il bestiame, che non arrivano perché non c’è il carburante, compreso quello che dovrebbe alimentare i generatori. Meglio andarsene dai parenti, emigrare, svernare negli hotel della costa, che tanto i terremotati dei paesi rappresentano una massa elettorale e di pressione trascurabile e la loro vocazione deve essere quella di fare le comparse in paeselli ricostruiti a uso turistico. Meglio svuotare le dighe, perché potrebbero avere le stesse caratteristiche criminali di quella del Vajont, così in caso di calamità non si andrebbe a “sfrucugliare” nel passato,   nella trascuratezza,  nella sottovalutazione, nella resa accertata ai comandi di padroni il cui delirio di onnipotenza si estende alle forze della natura, più incazzata di noi, pare, se ha ancora la vitalità per ribellarsi.

 

 

 


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