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Firenze pappa anche senza pomodoro

matta Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ormai quando Mattarella festeggia c’è da preoccuparsi, si tratti dell’acclamazione di un usurpatore o di una esultante inaugurazione, come è successo ieri a Firenze dove alla sua presenza accolto da molti applausi e da un gruppo di bambini che sventolavano bandierine tricolore proprio a lato della fermata, ha tagliato il nastro della linea T2 della tramvia, insieme al sindaco Nardella, al presidente della Regione Rossi, al ministro Toninelli e alla commissaria europea Corina Cretu, che ha annunciato: “Dall’Europa arriveranno altri 40 milioni di euro per completare le nuove linee”:  costo totale 600 milioni di euro, dei quali 26 provenienti dalla Ue. Secondo le entusiastiche previsioni rivendicate  da Renzi il Magnifico, con la linea T1 e la linea T2 volute e regalate da lui alla cittadinanza ci saranno 37 milioni di viaggiatori l’anno, 14 mila tonnellate in meno di CO2, 27 mila auto lasciate a casa, 2,4 tonnellate in meno di Pm10 e il 10% in meno di traffico.

Tutto bene direte voi, peccato che la presenza del Capo dello Stato suoni come il sigillo definitivo su dubbi e opposizioni in merito al complesso di opere e interventi che la cerchia dell’ex presidente della Provincia, dell’ex sindaco e ex premier ha avviato per lasciare la sua impronta indimenticabile sulla città del Giglio e il suo hinterland, e cui il governo non più tanto nuovo guarda con la tenera e comprensiva indulgenza che pare voglia dedicare agli abusi e agli oltraggi del passato.

Non  rassicura di certo la pensosa ponderatezza del ministro delle Infrastrutture che ha fatto effettuare un’analisi costi-benefici della cosiddetta Tav “per capire quanto hanno sbagliato e come possono rimediare a un’opera” che fra inchieste giudiziarie, progetti fallimentari e imprese in crisi “purtroppo è partita male e mi pare che stia purtroppo proseguendo peggio”. Insomma, mica si può rottamare quello che è stato cominciato!  lasciando intendere che se la Regione riuscirà  “ad andare avanti senza di noi (Governo e Stato) andrà avanti”, secondo una interpretazione fatalista del federalismo che la dice lunga sul senso di responsabilità e la lungimiranza del ceto del cambiamento.

Chi si è battuto per individuare gli strumenti di pianificazione per un approccio strategico dello sviluppo toscano e dell’Area Metropolitana Fiorentina e di quali servizi, di quali funzioni pubbliche, di quali trasporti essa avesse bisogno, è stato sconfitto. Patti opachi e l’insano protagonismo de capoluogo sono stati polarizzati intorno al Termovalorizzatore di Case Passerini e, una volta che questo non ha appagato gli appetiti privati, sul nuovo Aeroporto di Peretola.  E intanto l’Alta Velocità (fortunatamente) è ferma, il lotto Mezzana Perfetti Ricasoli al palo come la terza corsia autostradale, il collegamento Firenze-Prato bloccato, la realizzazione del polmone verde e del segno paesaggistico pensato  come il gioiello ambientale per l’area tra Firenze e Prato cancellata, l’Arno ancora da mettere in sicurezza, il Polo Scientifico Universitario incompleto. A rafforzare  la scelta della concentrazione di funzioni a saturazione del centro cittadino e  alla faccia del ruolo di Sindaco metropolitano,  basta pensare a come e dove si realizzerà il sogno viola del nuovo stadio:  riposta nel cassetto l’ipotesi di localizzarlo  in una grande area dismessa e a destinazione commerciale alle porte della città, la nuova amministrazione fiorentina ha deciso di integrarlo al centro urbano già congestionato dei Mercati Generali.

Non a caso le gioconde mosche cocchiere  ieri hanno  acclamato alla celebrazione del dinamico avvicinamento  della città al resto del mondo, inteso come  l’aeroporto, narrato e descritto come un ponte necessario verso la modernità, come irrinunciabile suggello sulla vocazione turistica, come marchio dell’attitudine cosmopolita dell’ex capitale.

Ormai a quell’infrastruttura maledetta siamo condannati, con la  ragionevole accondiscendenza dell’influente ministro del governo – forse tra i più calabraghe degli ultimi anni – che evoca lo spettro di ben altra condanna, quella della Commissione che potrebbe sanzionare l’Italia per aver erogato per l’opera 150 milioni di fondi pubblici sotto forma di aiuti di Stato, per motivare la sua assennata proposta rivolta al presidente della Regione “ di entrare nel capitale attraverso soldi pubblici per gestirli insieme a Toscana Aeroporti, insieme a lui e tutte le altre autorità”.

Insomma si ripete il copione già sentito e che temo sentiremo ancora e che non prevede mai di annoverare la parola No: il ministro ha ribadito con la sua proverbiale fermezza di voler lasciare tutti i soldi a Firenze e alla Toscana, ma ripeto, ha proclamato,  li voglio utilizzare bene questi soldi e senza sanzioni europee. C’è chi voleva la sua banca, c’è chi vuole il suo aeroporto e se non può averlo in regime di esclusiva si accontenta di entrare nell’affare? Perché di affare si tratta, visto che nell’infinito ripetersi di analisi costi-benefici non si viene mai a capo dell’utilità sociale dell’infrastruttura intorno alla quale si agitano ben 32 attori interessati alla trasformazione del  l’aeroporto Vespucci assolutamente congruo con la sua funzione di servizio, in prestigioso scalo intercontinentale che ha avuto il parere positivo della Conferenza dei servizi malgrado l’opposizione delle amministrazioni più colpite dagli effetti collaterali della nuova pista di 2.400 metri parallela all’autostrada A11 Firenze-Mare, dell’hub megalomane, della pressione su un’area densamente antropizzata colpita da accertati problemi ambientali e sanitari.

Tutto in questa impresa è opaco e bugiardo, a cominciare dal fatto che la Valutazione di impatto ambientale è stata concessa sulla base di un masterplan e non di un progetto di fattibilità e dall’indebita decisione del governo Gentiloni di far approvare in fretta e furia  un Decreto legislativo che comportasse  la decadenza di un bel numero delle 142 prescrizioni cui era condizionato il parere favorevole alla Via.

Non occorre poi un ente scientifico per confermare che sorgerà in una zona già compromessa da fattori ambientali negativi e che accerti il probabile impatto inquinante, visto che sono previsti il raddoppio dei voli e vettori di maggiore dimensione quando sanno anche i bambini che l’aereo è il mezzo di trasporto di gran lunga più inquinante a parità di chilometri percorsi.

Per non dire dei costi: è il  governo Renzi che fece piovere sull’iniziativa al 90% privata robusti finanziamenti pubblici: oltre ai 100 milioni messi in campo da Enac (l’Ente nazionale aviazione civile, che dipende dal ministero delle infrastrutture), sono stati stanziati altri 50 milioni dallo «Sblocca Italia» in qualità di finanziamenti che andrebbero a opere complementari, come  la costruzione del nuovo Fosso Reale e di altri interventi che solo la nuova pista rende necessari, ma che attualmente funzionano efficacemente.

Va riconosciuto alla Cgil di non aver ceduto al solito “ricatto occupazionale”: il beneficio in termini di posti di lavoro  è stimato dall’Irpet in 2.500, e ammesso che questa stima sia credibile, si tratterà per lo più di addetti ai bagagli, baristi, commessi, camerieri, taxisti e simili, a confermare che il futuro dei ragazzi fiorentini, ad di fuori dei rampolli delle dinastie renziane, sarà affidato a carriere servili e dequalificate. Sempre la Cgil ha denunciato altre criticità: : dall’interruzione del collegamento fra Sesto e l’Osmannoro, al pregiudizio sullo sviluppo del Polo universitario, alla messa in discussione del Parco della Piana così come previsto dagli strumenti urbanistici di Regione e comune di Sesto, agli ostacoli alla vocazione produttiva e manifatturiera dell’Osmannoro.

Tra i 32 attori interessati all’aeroporto, non ci sono i cittadini, tagliati fuori da ogni decisione (Enac, Toscana Aeroporti e Regione Toscana hanno negato pervicacemente il dibattito pubblico, prescritto per legge) e da ogni attività di controllo: dalla composizione di un osservatorio preposto a controllare la realizzazione dell’aeroporto, sono stati eliminati i sindaci dei Comuni coinvolti, a favore di un unico “rappresentante locale”, Dario Nardella, Sindaco della Città metropolitana, strenuo sostenitore del progetto insieme all’altro compagno di merende l’ancora onnipresente Lotti. E non è un caso: sono tagliati fuori anche da una città dove si perpetuano le alienazioni del patrimonio immobiliare pubblico, dove i residenti vengono persuasi ad andarsene dai fitti sempre più alti, dallo spostamento nella cerchia dell’hinterland di servizi essenziali e scuole, dalla trasformazione di un centro abitato vivo in un luna park popolato da inservienti, affittacamere, bottegai che propongono merci uguali a Dubai e Singapore. E che il futuro non interessi a chi governa indegnamente la città trova anche una motivazione demografica: dati aggiornati al 2017  mostrano una popolazione fiorentina molto più anziana (65 anni e oltre) della media nazionale (il 26% contro il 21% della popolazione italiana), come a dire che per ogni fiorentino nell’età da 0 a 14 anni vi è un numero più che doppio di ultra sessantaquattrenni. E non sono mica degli anziani Paperoni: la classe degli ultra sessantaquattrenni nel centro storico è meno numerosa rispetto al resto della città, fenomeno attribuibile all’espulsione forzata dei ceti più fragili.

Anche Firenze, come altri centri urbani, come i paesi del cratere del sisma smette di essere una città per diventare un villaggio turistico, un parco tematico a ricordo e vergogna di un popolo di artisti e di comuni che hanno dato forma alle prime democrazie.

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A Firenze tira una brutta Air

aeroporto-firenze_risultatoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ogni tanto arriva una buona notizia, un sussulto di dignità, una reazione in nome dell’interesse generale. Ancora più sorprendente e incoraggiante se l’epifania si manifesta dall’interno   contro  quella cricca sempre più ambiziosa e più avida che potremmo chiamare giglio magico, zerbinotti vanitosi à la manière di Pieraccioni, acque chete che sotto i boccoli da madonnine infilzate celano caparbie indoli alla sopraffazione  e che dietro quei bei modini nascondono ferrei arrivismi e smanie senza scrupoli di affermazione personale.

Un paio di giorni fa, e non possiamo che esserne compiaciuti, è stata messa in minoranza e quindi implacabilmente decaduta come una regina spodestata che abbia perso i favori del popolo, la sindaca di Sesto Fiorentino, sfiduciata dalla maggioranza del Consiglio comunale, riunito in seduta straordinaria proprio per discutere la mozione di sfiducia firmata, tra gli altri, da otto consiglieri del suo partito, il Pd.  Eletta nel maggio 2014, Sara Biagiotti, ex portavoce della campagna per le primarie 2012 con Maria Elena Boschi e Simona Bonafè, in un anno di amministrazione ha lavorato alacremente per realizzare le manie di grandezza del suo piccolo imperatore. Una in particolare, sua anche se “ereditata” e non rottamata: quel “potenziamento” dell’aeroporto di Firenze,  uscito dalla mente visionaria di un ex assessore  alle Infrastrutture della Regione Toscana che nel 2011, una  decina di giorni dopo aver lasciato l’incarico entra nel cda di un fondo pronto a investire   negli aeroporti (Firenze, ma anche Siena) e la famigerata autostrada Livorno-Civitavecchia, grazie ad un inquietante sodalizio stretto dalla componente  dalemiana del Pd e dall’allora Pdl nella figura di Altero Matteoli, allora ministro.

Sono passati gli anni, ma quel patto regge ancora,  compresi gli attori privati o diversamente privati che siano, con la famiglia Benetton che vuole essere a un tempo dinastia di dogi a Venezia, e stirpe medicea a Firenze, una giravolta di politici convertiti in manager, enti statali, Ministero e Enac, ridotti in stato di entusiastica sudditanza, tutti concordi sulla bontà di un progetto che prevede non solo l’“ampliamento” della pista (promossa a 2400 metri contro i primitivi 2000) con tutte le relative attrezzature, ma il rifacimento completo della piana a contatto con Firenze, che comprende il  sistema di raccolta delle acque alte e basse – con la deviazione e ricostruzione di un ampio tratto del Fosso Reale – le aree di compensazione delle superfici impermeabilizzate, il nuovo collegamento (se mai si farà) tra il centro di Sesto Fiorentino e l’Osmannoro.  E figuriamoci se questo parterre poteva accettare riserve e obiezioni dei cittadini: le “carte” sono state trasmesse al Ministero dell’ambiente per essere sottoposte alla procedura di Via, senza che la Regione sia stata coinvolta e Enac e ente promotore hanno più volte fatto sapere di non tollerare ingerenze di gufi e disfattisti, che pare si stiano svegliando dal letargo perfino nella città del reuccio, rifiutando il molesto Dibattito Pubblico, quella consultazione a porte aperte resa obbligatoria   in osservanze delle fastidiose regole sulla partecipazione dei cittadini, che, si sa, ostacolano con lacci e  laccioli  progresso, crescita e benessere.

Benessere dei soliti sospetti,   quell’Air Corporacion (si chiama così,  proprio come se l’avesse citata Renzi all’Onu)  America, proprietaria anche dell’aeroporto di Pisa, molto dinamica nella produzione di inserti pubbliredazionali, propaganda, inserzioni, ma invece avara per quanto riguarda studi di fattibilità, analisi sull’effettiva utilità pubblica dell’opera, valutazione dei flussi di traffico, pressione sull’ambiente.

Astensione preoccupante della Regione –  non tutti sono come la Marson, valorosa assessora che ha ribadito pubblicamente la sua diversità del Pd –  Via sottobanco, un Ministro commercialista che più estemporaneo di così non si può immaginare: tutto congiura perché si ripeta l’oltraggio perpetrato con la Via dell’alta velocità  nel sottoattraversamento appenninico: le segnalazioni dei tecnici in merito alla pericolosa pressione che la  realizzazione delle gallerie ferroviarie avrebbe esercitato sull’acquifero, sono state messe agli atti in attesa di “ulteriori verifiche”. Quell‘opera è stata approvata, gli interventi avviati, i fiumi, torrenti e sorgenti  sono disseccati tanto che perfino la Regione che aveva approvato il progetto di concerto con il Ministro Matteoli, ha dovuto costituirsi parte civile nel procedimento per disastro ambientale.

E adesso si sta proiettando sugli schermi fiorentini i remake dello stesso film, che è poi lo stesso di tutte le grandi opere, profittevoli che si facciano o no, a volte meglio no, e che copia tutte le sceneggiature contemporanee che descrivono il rapporto tra poteri, regimi e cittadinanza. Se le “prescrizioni realizzative”   redatte dal Comune di Firenze sono benevolmente  accolte da  Air Corporacion, se i  proponenti hanno fatto capire di essere già in possesso dei pareri favorevoli  della Regione e degli altri enti interessati, tanto che i lavori potrebbero cominciare a agosto, le critiche e le obiezioni di studiosi, esperti, organizzazioni ambientaliste e di consumatori sono state retrocesse a mugugni di “mai contenti”, a manifestazioni oltranziste di luddisti, a spocchiose contestazioni di  incompetenti. Tanto che solerte come sempre la Repubblica ha ospitato un contraddittorio, reso impari dalla protervia del fan  più scatenato e meno disinteressato dell’opera, quel Marco Carrai, finora noto per aver avuto come amichevole affittuario nella sua casa a Firenze l’allora podestà d’Italia, Renzi, e oggi scalpitante candidato alla poltrona di amministratore della società che gestirà il nuovo aeroporto insieme agli altri, Toscana Aeroporti, della quale fanno parte  Corpo­ra­ciòn Ame­rica Ita­lia, So.Gim , Fon­da­zione Ente Cassa di Rispar­mio di Firenze , e in quote minoritarie, Regione Toscana,   Pro­vin­cia di Pisa Fon­da­zione Pisa,  Camera di Com­mer­cio di Firenze , Comune di Pisa   e Camera di Com­mer­cio di Pisa. Aiutato nella sua opera di persuasione da tecnici “indipendenti” pronti a giurare che l’infrastruttura ben lungi dal comportare rilevanti impatti ambientali, favorirà lo scorrimento delle acque e che non c’è da preoccuparsi se  airbus   sorvoleranno Santa Maria Novella e perfino il Devid di Maichelangelo.

Adesso non resta che sperare che il risveglio in casa Pd, la rimozione forzata della Biagiotti, che non ha mostrato la stessa tenace tracotanza di altri sindaci, interpreti l’opposizione al progetto, prima di tutte quella di alcuni Dipartimenti dell’Università di Firenze che in 300 pagine hanno   rilevato   come si tratti di  un Master Plan, senza i necessari livelli di approfondimento,  denunciato  la difformità rispetto ai criteri imposti dalla pianificazione regionale a cominciare dalla lunghezza della pista e dal suo impatto sulla rete idraulica e della viabilità,   evidenziato gli effetti cumulativi dell’inquinamento prodotti dall’esercizio contemporaneo dell’aeroporto e del termovalorizzatore di Case Passerini,  oltre che i rischi per sicurezza anche in riferimento alla vicinanza con il Polo Universitario di sesto.

Auguriamoci che i gufi l’abbiano vinta sui “porci con le ali”.

 

 

 

 


Coincidenze on line

Alle volte i giornali on line sono attraversati da un’implacabile quanto non voluta ironia. Ecco come stamattina appariva su Repubblica.it, il pezzo dedicato alle tangenti Enac, nella quale è entrata a torto o a ragione la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini, per una cifra di 20 mila euro.


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