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Lavorare con Furore

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Furore si chiama la diga in provincia di Agrigento, dove hanno trovato la morte due   operai che stavano effettuando lavori all’interno di una cisterna   precipitando da un’altezza di venti metri all’interno del serbatoio.

Furore, ma dovrebbe chiamarsi Collera .. e Sdegno, perché si muore sempre di più di lavoro criminale, di lavoro senza diritti e senza tutele, di lavoro senza sicurezza e protezione in un paese senza lavoro. Anche un altro lavoratore è morto così, nelle Marche, precipitato in un silos contenente mais. E anche un ragazzino impegnato in una di quelle provvidenziali misure “formative “ e propedeutiche a una occupazione precaria e incerta, per via di un tirocinio la cui pedagogia è quella dell’ubbidienza e della servitù, ha avuto un grave incidente (intervento chirurgico e prognosi di 40 giorni) anche quello passato sotto silenzio per non turbare il buonumore del giocondo  Ministro Poletti, fan della schiavitù cominciare dai banchi delle medie possibilmente in festosa concomitanza col calcetto. si tratta di un diciassettenne impegnato in un progetto di alternanza scuola-lavoro all’interno di una ditta specializzata nella revisione e riparazione di motori nautici e industriali, che si è ribaltato dopo essere salito a bordo del muletto rimanendo schiacciato sotto il carrello elevatore.

Chissà di quante vittime non sappiamo nulla, dimenticate e rimosse nella caligine dell’irregolarità: minori, anziani, donne sottomesse a caporali o che producono in capannoni di un Bangladesh delocalizzato da noi, clandestini sotto il sole o sulla impalcature, che è necessario far sparire in fretta per non avere danni da quegli effetti collaterali che assomigliano ai civili decimati dalle bombe dello stesso impero che muove guerre a popoli, democrazie e diritti.

La fabbrica delle menzogne tratta la materia come se si trattasse infatti di inevitabili conseguenze, che vengono altrettanto fatalmente incrementate in presenza della “ripresa” e dell’aumento dell’occupazione promosso dal Jobs Act.

La fabbrica della verità, quella che si guarda intorno e vede e e capisce e non si fa prendere per i fondelli sa bene che l’avidità frustrata di imprese che producono più, che preferirebbero scommettere in borsa e se la prendono con i lavoratori che non si fanno carico e non collaborano remando a bordo della stessa barca, combinata con la fame nutrita da ricatti e intimidazione ha reso i posti di lavoro sempre più insicuri, sempre meno protetti, e esemplare è il caso dell’Ilva dove ci si ammala e si muore non solo di cancro, ma anche schiacciati da un tubo coem è successo a un giovane dipendente una ventina di giorni fa.

E per una volta dobbiamo compiacerci che in questo paese si sia in una perenne campagna elettorale che ha fatto sì che perfino un ministro di questo governo decide di non potersi rivelare scopertamente correo di politiche industriali feroci e delittuose, che hanno messo i lavoratori e i cittadini di fronte all’alternativa salute o lavoro, per poi togliere di prepotenza tutte e due le opzioni. Anche se c’è poco da credere a certe redenzioni:   il ministro Calenda ha  alteramente accusato il compratore Mittal di non mantenere i patti  stretti con lui e con il governo, che non corrisponderebbero a quelli pattuiti. Offesi dunque per quella oltraggiosa slealtà, quando invece sono d’accordo  sul licenziamento di tutti i lavoratori del gruppo e sulla loro riassunzione uno per uno, senza contratto e senza articolo 18.

Cancellati i diritti, salvo quello alla fatica, in quella fabbrica e altrove chi ha la buona sorte di restarci dentro continuerà a morire. Come si muore in altre fabbriche, in grandi opere, in piccoli cantieri, dove si pratica una strana uguaglianza geografica e di dimensioni, al Nord e al Sud in multinazionali e in fabbrichette:  nei primi 8 mesi dell’anno  gli infortuni sono stati 421.969 con un aumento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2016. Quelli mortali denunciati sono stati 682, contro i 651 dell’analogo periodo dell’anno precedente: l’incremento e’ del 4,7%.

Per non parlare delle morti invisibili:  delle tante vittime, quelle cadute sul posto di lavoro e quelle vittime di incidenti nel tragitto da e verso casa, troppe non hanno diritto al risarcimento o all’indennizzo dall’Inail (in genere pari a metà della retribuzione). È infatti necessario dimostrare che l’infortunio è legato all’occupazione  e che il lavoratore fosse iscritto all’Inail prima di perdere la vita. Di solito viene riconosciuto un 65% dei casi denunciati. Si presume dunque che saranno alla fine circa 380 gli incidenti mortali indennizzabili per i primi sette mesi dell’anno. Come se il 35-40% di quei morti sparisse,   straniero e dunque irregolare anche in patria.

Furore si chiama quella diga e è ora che un sacrosante furore ci faccia uscire  dalla clandestinità, dal silenzio e  dalla paura.

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Falsi infermieri e falsa assistenza

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ci sono delle notizie che fanno andare in solluchero la politica e l’informazione. Nell’agrigentino, tanto per fare un esempio, sono in corso tre filoni di indagini che coinvolgono decine di dipendenti pubblici,  che, con la collaborazione di medici disposti ad attestare patologie inesistenti  dietro pagamento,  hanno potuto godere delle agevolazioni della Legge 104. Da anni a capo di questa redditizia attività c’era un lestofante, Daniele Rampello,  che aveva costruito  un vero e proprio impero, con ville prestigiose e un patrimonio immobiliare “sostenibile” grazie a 3 impianti fotovoltaici e uno eolico realizzati con le provvidenze per le energie rinnovabili. Il dinamico imprenditore è accusato di aver coordinato la rete delle finte invalidità che hanno permesso grazie ai buoni uffici di medici compiacenti a insegnanti e impiegati statali di ottenere benefici di legge e trasferimenti concessi loro al fine di stare accanto a congiunti affetti da patologie ed handicap gravi. E infatti terzo filone di indagini ha accertato che i 54 docenti della scuola media primaria che  avevano ottenuto il sospirato trasferimento nei 54 posti disponibili, avevano fruito della legge 104.

Una legge, la 104,   che, oltre a stabilire i parametri per il riconoscimento delle invalidità e delle conseguenti agevolazioni dispone anche un regime di permessi per chi deve assistere una persona affetta da malattie invalidante, senza obbligo di convivenza e esteso, grazie alla Cassazione, anche alle coppie di fatto. Che concede al lavoratore il diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere. Ma che via via ha visto restringersi la platea dei soggetti legittimati a fruire dei permessi per assistere persone in situazione di disabilità grave, non ammettendo più l’alternanza tra più beneficiari, con la sola eccezione   per i genitori di figli con malattie di particolare gravità,  sempre nel limite dei tre giorni per persona disabile. A conferma che non basta lo smantellamento del Welfare, si vuole anche quello dell’assistenza domestica, familiare, in modo che sia necessario rivolgersi alla rete dei privati, strutture, organizzazioni, tutte religiose perché se non agiscono in nome di Dio, lavorano in nome del dio profitto, ong e onlus create per sfruttare a un tempo enti locali, regioni e badanti.

Come al solito a pagare di più sono le donne, quelle che stanno a cuore alla Lorenzin, sollecitate a stare a casa, figliare e  sostituire l’assistenza pubblica con generosa prestazione d’opera gratuita, destinata a figli, malati, anziani, matti.

Deve essere per tutti questi motivi che ci sono andati a nozze i commentatori filogovernativi, cui i portatori di hanidcap stanno a cuore solo se sono celebri, quindi più  o meno tutti, quindi, con questo ennesimo scandalo che per una volta però non riguarda la casta, ma quella plebe maramalda e sleale che approfitta delle leggi, manipolandole a uso privato, quel popolino gaglioffo e lazzarone che corrompe pensando che gli sia concesso a scopo difensivo di posizioni e bisogni ….  insomma proprio come la casta, che se pervicacemente  concede, con il cattivo esempio, legittimità a comportamenti illegali, la nega ai non appartenenti, ai non affiliati, ai non associati. E così è tutto un reclamare severità, perché la trasgressione di alcuni non si ripercuota su quelli veramente bisognosi, è tutto un deplorare che ci sia chi si avvantaggia di benefici comuni a scopo personale.

Ora non so chi siano i molti indagati, non so chi siano i 54 profittatori che hanno ottenuto un ingiusto trasferimento in posti di lavoro soggetti a regole e decisioni arbitrarie, a criteri discrezionali. Ma è possibile che ci sia tra loro qualcuno che ha un congiunto appena al di sotto dei requisiti in invalidità altrettanto arbitrari. È possibile che ci siano genitori preoccupati per figli difficili. È possibile che appartengano semplicemente alla maggioranza dei cittadini che si devono arrangiare con stipendi disonorevoli, zero assistenza pubblica, cure proibitive, analisi inaccessibili, trasporti pubblici inadeguati, part time avvilenti.

Ma certo, se si tratta di dissipati insegnanti che vogliono fare la bella vita nelle loro ville vista Templi, allora anche io reclamo severità come per il signor Rampello che ha messo a loro disposizione perfino una rete di comparse e figuranti nelle vesti di infermieri a autisti di ambulanza. Se al richiamo alla legalità e all’onestà, corrisponde l’impegno a non mettere in condizione i cittadini di piegare leggi, norme e bene comune ai loro bisogni, voglio punizioni esemplari. Anche per i reati di familismo, se intendiamo per tale la tendenza a considerare la famiglia, con il suo sistema di parentele, con la sua tradizione, la sua posizione sociale, e soprattutto con il legame di solidarietà interno tra i suoi membri, predominante sui diritti dell’individuo e sugli stessi interessi della collettività. Compresi quelli che riguardano vincoli stretti e consolidati nell’ambito di attività bancarie.

E ricordo quanto ha detto lo statista di Rignano a proposito del no alle Olimpiadi (si sa a lui i No bruciano), con un concetto oggi ripreso da collega Alfano a proposito di Ponte sullo Stretto: si fermano i ladri, non le opere e le riforme. Ecco anche in questo caso, fermate i ladri per piacere, a cominciare da quelli di diritti, beni comuni, salute, affetti, amicizia, libertà. Poi se capita che non siate finiti in galera, ne riparliamo di capacità, buon governo, solidarietà.


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