Forse bisogna che tutti noi ci stendiamo sul lettino dello psicanalista per capire come mai siamo arrivati al punto di assistere in diretta a un genocidio con poche e flebili resistenze, in ogni caso così tardive da essersi manifestate dopo il punto di non ritorno. E forse proprio per queste sono state permesse dal potere occhiuto che guida le opinioni, mentre in precedenza le manifestazioni pro Palestina sono state fortemente represse. Chiediamoci perché abbiamo tutti creduto – e c’è ancora qualche fesso che lo crede – alla favola dell’unica democrazia del Medio Oriente quando invece lo Stato di Israele ha una struttura parzialmente teocratica, con un Consiglio Rabbinico che fa parte dei poteri dello Stato e con leggi molto bizzarre, per così dire, ma comunque fuori dalla concezione dello Stato di diritto. Come quella del Din rodef, ovvero la legge dell’inseguitore che consente l’uccisione di coloro che sono considerati una minaccia anche non mortale per i singoli ebrei o per lo Stato ebraico in generale senza il beneficio del giusto processo. Alla faccia, sono cose non consentite nemmeno in Arabia Saudita.

E adesso dopo aver coccolato il mostro, diciamo che Israele controlla l’Occidente e che dunque tutta la colpa ricade sul sionismo scatenato di Netanyahu e dei suoi immondi integralisti. È innegabile che con l’avvento della finanziarizzazione le lobby ebraiche abbiano aumentato di molto il loro potere in Usa e in Gran Bretagna e di conseguenza nei Paesi satelliti di questo sistema imperiale, ma si tratta di una facile trappola per riuscire a mantenere una decente immagine di sé. In realtà Israele, nato come scarico di coscienza dopo l’Olocausto che in realtà fu facilitato da tutto l’Occidente – nonostante la guerra contro il nazismo che peraltro è stata condotta principalmente dall’Unione Sovietica – fu pensato anche se non soprattutto come avamposto per dare una patina morale agli obiettivi coloniali nel Medio Oriente, ricco di petrolio, che gli anglosassoni perseguono da più di un secolo, da quando la Gran Bretagna promise di puntare su un’entità esplicitamente “coloniale”, da lei definita uno “Stato ebraico”, puntato alla gola del mondo arabo.

Ovvero quel mondo che con atto di esplicito razzismo culturale, sia popolare che elitario, viene tenuto a distanza come se si trattasse di un nemico atavico e di un’insondabile peste. In realtà la tesi secondo cui Israele controlla l’Occidente, trascura il fatto che se Israele persegue i propri obiettivi specifici e si intromette nella politica interna occidentale per realizzarli, può farlo perché tali obiettivi non sono in conflitto significativo con il più ampio programma imperialista occidentale di “dominio militare globale a tutto campo” e relativo controllo delle risorse planetarie. È del tutto inutile affannarsi alla ricerca di alibi perché la cosiddetta destra e la cosiddetta sinistra nei sistemi politici occidentali condividono gli stessi presupposti di base in materia di politica estera: il continuo controllo occidentale sulle risorse globali. I partiti politici tradizionali hanno la libertà di discutere sui dettagli della politica interna ed è su questo che siamo indotti e incoraggiati a concentrarci: ma ciò significa soltanto sostenere un’austerità estrema che avvantaggia le élite più abbienti, o un’austerità leggermente meno estrema che avvantaggia sempre le medesime élite, solo in misura un po’ inferiore. Così per molti è consolatorio pensare che potenti lobby – come quella israeliana – distorcano e avvelenino quelle che altrimenti sarebbero strutture politiche molto più reattive e socialmente impegnate.

Ma l’orribile strage di Gaza non è altro che un capitolo di un romanzo di morte che si accompagna al tentativo di tenere in pugno il mondo intero, nonostante non vi siano più le premesse di base per poter mantenere tale dominio. Fino a che esso era scontato ed era nella realtà delle cose, si poteva anche fingere di essere generosi, magnanimi, dotati di etica, ma adesso che tale potere è contestato e conteso sta mostrando la sua reale natura. Oh sì, la flottiglia o le iniziative per boicottare Israele non hanno davvero voce in capitolo, perché per mettere fine al genocidio non bisogna guardare verso Israele, ma semplicemente guardare noi stessi. E di questo davvero non siamo più capaci.