Ormai il gioco è scoperto e i fatti in Qatar lo dimostrano: gli Usa fanno finta di mettere in piedi trattative, di organizzare incontri e colloqui, invitando persone che sono sulla lista nera di Tel Aviv, poi passano tutte le informazioni a Israele che provvede ad assassinarle. È successo, negli ultimi due anni, con il capo di Hezbollah, Nasrallah, è accaduto in Iran, questa volta contro gli scienziati nucleari, in Siria, in Yemen, in Iraq, in Libano e adesso lo stesso schema è stato utilizzato in Qatar con il fallito tentativo di uccidere  i negoziatori di Hamas a Doha, giusto per evitare che vi fosse un qualsiasi inizio di trattative che il governo sionista vede come il fumo negli occhi. Insomma si tratta di una coppia di Stati canaglia che agiscono in stretta coordinazione, come una banda criminale e, a forza di comportarsi così, gli Stati Uniti sono diventati totalmente inaffidabili come partner negoziali, arrendendosi alle trattative solo se gli interlocutori hanno un bastone più grosso del loro, mentre  Israele si è affermato come l’indiscussa prima entità terroristica al mondo. Per cui mi viene una rabbia incontenibile quando si sento parlare dei terroristi di Hamas e della necessità di Tel Aviv di eliminarli tutti, assieme naturalmente ai palestinesi: il terrorismo di Hamas è qualcosa da dilettanti nei confronti di quello di Israele che è talmente professionale da non parere nemmeno tale agli occhi dei gonzi.  I quali purtroppo sono una moltitudine.

Anzi, diciamolo, si tratta da un modus operandi da gangster che può essere sostenuto solo grazie all’assenza di un’informazione decente e dignitosa la quale si presta invece, 24 ore su 24,  a raccontare storie prive di senso quando non completamente fabbricate dai servizi: le grandi agenzie di un tempo come Associated press o Reuters ora producono solo carta straccia. Tuttavia nell’operazione Qatar qualcosa è cambiato e annuncia tempi in cui a questi due banditi non sarà più così facile portare a termine le proprie operazioni bagnate. Questa volta i sionisti, che si sono appoggiati alla base aerea americana di Al Udeid, hanno fallito il colpo perché evidentemente i rappresentanti di Hamas sono stati avvertiti prima della “calda” accoglienza loro riservata. Da chi? Dagli iraniani probabilmente o dai russi che controllano le comunicazioni o forse ancora da qatariani dissidenti rispetto alla politica di completo asservimento agli Usa. Tanto  che proprio oggi quella folgorante intelligenza di Maurizio Molinari ha scritto che l’emiro del Qatar sta perdendo la fiducia degli Usa. Ma si sa che il personaggio è totalmente incapace di distinguere tra fiducia e asservimento, produce solo farina del diavolo: però il suo intervento così tempestivo ci assicura che il momento dei ricatti è arrivato e che il fallimento brucia come una ferita per l’autostima dei due assassini seriali. .

Del resto lo sconcerto espresso da Trump per il fallimento dell’operazione la dice lunga non solo sulla sulla sua diretta partecipazione, ma anche sullo sconforto provato per non essere riuscito a spazzare via la leadership palestinese che avrebbe spianato la strada alla completa liberazione della Striscia. Adesso non solo dovrà rinviare almeno di un po’ la creazione di resort sulla terra insanguinata di Gaza, piano delirante che è comunque è stato lodato dalla grande stampa come una soluzione possibile della questione palestinese, ma dovrà continuare a far finta di volere un accordo, cosa che gli deve pesare molto. E per giunta deve anche temere che le sue comunicazioni siano infiltrate.