Non ci sono più maschi e femmine e tanto meno donne e uomini, ma esseri con le mestruazioni e senza mestruazioni, secondo una certa netiquette aziendale che si sta diffondendo in tutto il mondo anglosassone. Questa singolare divisione che pur di non nominare il sesso, anzi di negarlo per porre in primo piano il genere, mette insieme bambine, nonne e uomini in un’unica categoria, è tra le cose più goffe e folli che la cultura globalista sta producendo. Ma che il woke consista in gran parte in illusionismi di bassa lega, è dimostrato dal fatto che non c’è alcun bisogno di processi di transizione o di altro per avere diritto all’appellativo giusto e per sentirsi discriminati se per caso qualcuno sbaglia: basta dichiarare il proprio orientamento e proporre una futura transizione e sei subito uomo, donna o delfino.

In quest’ultimo caso la vedo dura, ma ciò che svela il trucco è che tutto questo ha poco a che fare con la presunta protezione dalle discriminazioni, anzi è proprio la radice della discriminazione perché esistono caratteristiche “protette” e altre no. Una roba artificiale e irta di contraddizioni ad ogni passo, quindi non sorprenderà che chi chiede di non essere discriminato magari con un appellativo sbagliato è poi il primo a discriminare. Lo dimostra un fatto avvenuto in Inghilterra. Un pedofilo arrestato sul fatto, per così dire, e portato in manette al St Helier Hospital di Carshalton perché lamentava disturbi urinari, è diventato una belva perché la capo infermiera (nella foto di apertura) lo ha chiamato con l’appellativo signore. Un grave errore perché questo energumeno di 1,80 di altezza si identifica con una donna, sebbene si vesta e abbia l’aspetto maschile. Così un’infermiera originaria dell’Uganda, molto stimata e che in 12 anni di servizio non ha mai ricevuto un solo appunto, si è vista appellare tre volte come nigger, che da noi sarebbe “sporco negro” e ha anche subito un tentativo di aggressione da parte della “signora” pedofila. Se l’individuo fosse stato un maschio e basta sarebbe stato sanzionato come razzista. Ma invece visto che dice di identificarsi come donna, è stata l’infermiera a passare dalla parte del torto. Il suo peccato è stato quello di rivolgersi al paziente pedofilo dicendo “signore” e “lui”, nemmeno direttamente, ma durante una telefonata con un medico sulla rimozione di un catetere che peraltro implicava problemi tipicamente maschili. Per questo ha ricevuto sanzioni disciplinari e rischia il posto. Evidentemente l’etnia è meno protetta del genere.

Sarò breve e icastico: ma chi può davvero sguazzare in questa merda, dove il rispetto per gli altri è solo narcisismo patologico?