Cose da non credere e che invece bisogna sopportare perché sono la realtà: lo Sfatto quotidiano fa un servizietto di quelli buoni e completi su You Tube sulla vicenda del licenziamenti in massa alla Whirlpool di Napoli. Tanto onore riguardo a una vicenda di lavoro  lo si deve solamente al fatto che subodorando aria di rivolta, Draghi è andato a fingere un dialogo con gli operai, quegli orribili personaggi che si oppongono ai voleri di una multinazionale, nonostante la sua ricetta preferita per la ripresa e per la competitività sia licenziare. Certo non significa nulla ma lo ripete da tanti anni che nemmeno più si ricorda perché. Ad ogni modo il suo pellegrinaggio mediatico ha finalmente provocato un servizio e così in mezzo allo sventolare di bandiere il microfono viene messo davanti alla bocca dei soliti sindacalisti confederali, quelli  che gli operai li vendono a tariffa, i quali non hanno fatto altro che lodare Draghi per la sua sensibilità e per l’aiuto che ha promesso, il quale aiuto consiste nella promessa di telefonare alla multinazionale per vedere di sistemare le cose.

Figurarsi, posso immaginare che Draghi dica a quelli della  Whirlpool, “licenziateli tutti questi che pretendono il lavoro” , ma davvero non saprei figurarmi questo banchiere freddo e un po’, anzi un po’ tanto, meschino, che intercede per gli operai visto che egli stesso dice che bisogna tagliare i rami secchi. Io comincerei proprio da lui che è proprio un’anima morta, però in uno slancio di generosità e di fraternità ha già concesso il massimo, ovvero 13 settimane di cassa integrazione a carico interamente dello stato: fatevi l’estate prima del massacro ed evitate di increspare l’acqua paludosa del Paese. Ma la cosa davvero sorprendente, metafisica, infame che ha detto uno di questi  “sindacalisti” abusivi è che Draghi  dovrebbe fermare la Whirlpool con lo stesso piglio e nelle stesso modo con cui ha “fermato le multinazionali del farmaco“. Ah si.. e quando? E come le ha fermate? Questo rende perfettamente l’idea della quantità e della qualità, se così si può dire, di un leccaculismo che ormai ha toni quasi mistici e del marcio che esiste nel Paese. Il marcio davanti e dietro al microfono, davanti e dietro la vita degli uomini.