Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ci sono parole che mi suscitano diffidenza e fastidio: moderatismo, merito, frugalità, imparzialità, severità,  tutte presenti nella cassetta degli attrezzi di una delle ideologie più prevaricatrice e violente, la correttezza politica,  che abbiamo ereditato dal secolo breve, quando si era affacciata a riempire certi vuoti lasciati da fedi sbiadite.

Ma non dimentichiamo, per favore, competenza, in testa alle classifiche, la prediletta dalle marionette dei Think Tank, delle leopolde e di tutte le cupole mafiose dei mammasantissima del neoliberismo, ad onta dei fallimenti accumulati da tecnici e intellettuali, delle loro profezie  smentite, delle teorie demolite dalla realtà.

E come trascurare neutralità , preferibilmente abbinata a scienza in modo da suffragare una delle più poderose menzogne convenzionali che avevamo sperato fosse stata sconfessata grazie all’opera di intelligenze illuminate quanto dimenticate, Illich, Maccacaro, Basaglia, e che invece ha fatto irruzione con ancora maggiore diabolica potenza, da quando ogni giorno viene richiesto di ripetere l’atto di fede, con tanto di sacrifici ideali e concreti di libero arbitrio e buonsenso, così da essere autorizzati a  stigmatizzare e emarginare gli eretici disonorevoli e  gli scandalosi dubbiosi.

Insomma è doveroso credere nella terzietà di chi pratica tutte le discipline scientifiche o assimilate, intese come sapere e conoscenza monolitica, economia compresa, anche se è innegabile che siamo proprio noi “pazienti” potenziali o malati a verificare i danni dell’eccesso di specializzazione, quando nessun  clinico  si sforza o è capace di formarsi un quadro completo di noi “soggetti”, si limita a accumula analisi ed accertamenti e infine ci offre una diagnosi che, se siamo fortunati e clienti paganti, riesce a malapena a curare un sintomo senza dirci qual è la malattia e soprattutto la cura. Ed  è altrettanto verificabile che il medico di base che dovrebbe possedere tutte le informazioni e dunque prevenire eventuali “danni collaterali” ci espone a farmaci e vaccinazioni senza conoscerne gli effetti generali e quelli individuali, tanto da pretendere di essere protetto da uno scudo penale.

Quando poi la scienza è combinata con la politica, ancora di più si richiede fiducia illimitata nei sacerdoti, nei santoni e nelle caste che costituiscono l’Autorità, della cui imparzialità non è lecito dubitare, tanto che la critica viene censurata, il dubbio esorcizzato, il parere altro inghiottito in una spirale tossica, oggetto di denigrazione o ridicolizzazione,  e pena la censura, l’emarginazione e l’anatema rivolto contro i dissenzienti che osano esprimere un’opinione non conforme a quella maggioritaria.

E difatti la “pandemia” rivela il suo significato allegorico di crisi sanitaria estremizzata per distrarre dall’emergenza strutturale, sociale, culturale e di “civiltà” ma purtroppo dimostra anche l‘inanità e l’impotenza di chi  ha ipotizzato che potesse rappresentare un’occasione di consapevolezza e dare forza a una reazione a quello status quo che ha svegliato il Male, dimostrando che siamo affetti da una inadeguatezza e impreparazione esistenziale  ad affrontare i rischi e le responsabilità della libertà, dell’autodeterminazione, della volontà esercitata indipendentemente.

Può darsi davvero  che  siamo caduti come sorci nella  “trappola neoliberista”, affamati di quel pezzetto di formaggio che ci viene esibito dall’industria del desiderio, fatto di merci, gratificazioni consumiste, status symbol, qualcuno attribuisce questa retrocessione della vita a dato biologico alla trasformazione definitiva dell’individuo in merce, prodotto su cui investire o da conferire in discarica quando diventa inutile, qualcuno ritiene che il dispotismo sanitario sia una delle declinazioni della tirannia econimoca-finanziaria combinata con l’infiltrazione della tecnologia, della digitalizzazione, dell’automazione in ogni settore della vita, che favoriscono il controllo sociale ma al tempo stesso incrementano un bisogno primordiale di sicurezza da delegare a soggetti dominanti.

Certo è che non è estranea la fine della politica decisa e sancita dal potere economico e finanziario, che ha accelerato la demoralizzazione intesa come malinconica resa alle regole del mercato diventate leggi naturali e dunque alla caduta di valori etici che erano stati consegnati alle democrazie, alla partecipazione, alla sovranità,   ormai aggirati, demoliti, scherniti come incompatibili con lo sviluppo, il progresso, la modernità.

A dare un’occhiata ai social si capisce che ormai l’individualismo nella sua accezione più intimista e irrazionale ha stravolto i rapporti tra il personale e politico, il vaccino è un rito iniziatico che permette l’adesione, in vista del tesseramento tramite pass, al consorzio civile e alla vita di relazioni, la foto del cerotto come timbro di solidaristica socialità campeggia sui profili – e per fortuna la somministrazione non avviene tramite supposta altrimenti chissà che selfie ci verrebbero elargiti, la richiesta, un tempo monopolio dei sindaci, di militarizzare il territorio diventa legittimo bisogno di ordine, disciplina e organizzazione, cui risponde il manager in alta uniforme, viene fatta opera di proselitismo per estendere l’assimilazione e la fidelizzazione e per promuovere il senso di appartenenza alla cerchia dei Giusti.

Qualcuno si è preoccupato di disegnare l’identikit di chi volontariamente ha osato sottrarsi alla cerimonia rituale, fotografando un soggetto sociopatico, ignorante, rozzo, egoista, primitivo, secondo gli stessi criteri largamente intesi a definire la “destra”, ai tempi nei quali non era ancora fertile componente del governo dei migliori, per dimostrare che l’adesione festosa alla campagna vaccinale è la diretta testimonianza identitaria di una coscienza civica, del possesso di virtù preclare di coesione sociale, di superiorità culturale e morale rispetto alla marmaglia inurbana, ben rappresentata da novax, cospirazionisti, ristoratori e osti che non meritano compassione proprio come gli evasori pendolari con le Cayman, artigiani poco adusi alla scontrino, e poi baristi, teatranti, tassisti, parrucchiere, negozianti, sollecitati a prendersela vantaggiosamente con dipendenti pubblici, insegnanti, funzionari, autisti di bus e vaporetti, in modo da indirizzare violenza e risentimento contro un uguale, vittima speculare risparmiando chi sta un gradino più su.

Ormai è chiaro che non ci si vaccina per paura del virus, nemmeno per dovere solidale da quando è accertato che il vaccinato contagia, semmai per il timore della diversità, dell’ostracismo esercitato contro chi non sta con la maggioranza, tanto che la domanda automatica che ti rivolge chiunque incontri è: ti sei vaccinato? preliminare al riaccendersi del fuoco dell’amicizia, dell’intesa tra pari, altrimenti  impraticabile per evidente incompatibilità.

Ormai sono condannati a far parte della cerchia abietta – con Montagnier retrocesso a demente pericoloso a sé e agli altri, a Agamben deriso come squinternata macchietta estromesso da discipline e contesti del pensiero, della psiche, della ragione, consegnate a mercanti e trafficanti un tanto all’etto, i Galimberti, gli Ammanniti,  tutti coloro che pensano che la conoscenza, il sapere, la curiosità, il dubbio, caposaldo irrinunciabile proprio della ricerca e della sperimentazione, non siano un processo concluso appendendo il diploma di laurea dietro alla scrivania, e che continuano a studiare, a informarsi perché non si accontentano della vulgata, monopolio esclusivo dei consulenti governativi, autonominatisi sacerdoti officianti una Scienza esatta e di una Verità indiscussa.

Da loro vengono pretesi dati, inconfutabili pezze d’appoggio, fotocopie e link, filmati ineccepibili, insomma un repertorio di dati verificati e accertati e prove inconfutabili che non sono invece richiesti da imbonitori, vannemarchi del mercato farmaceutico, profeti millenaristi che promettono un susseguirsi di pandemie, cui è doveroso credere alle stesso modo in cui è obbligatorio fidarsi delle agenzie di rating, degli aggiornamenti sullo spread, della ripresa di Draghi, ai benefici delle guerre che consentono le magnifiche ricostruzioni per chi ha meritato di sopravvivere grazie all’obbedienza.