” Una riduzione del numero di piastrine nel sangue (trombocitopenia), vomito, diarrea, arrossamento e gonfiore del sito di iniezione e febbre sono state osservate frequentemente (tra l’1% e il 10%) .” Così dice la scheda informativa del Robert Koch Institut – in pratica l’equivalente tedesco dell’Istituto superiore di Sanità o del Cdc americano – riguardo a Vaxzevria, il nuovo nome del vaccino di AstraZeneca. E ciò significa che esiste un rischio costante nelle persone vaccinate. Il problema è che la trombocitopenia deriva dalla carenza immuno – indotta di piastrine, le principali responsabili dell’emostasi e della coagulazione del sangue: insomma è il corpo stesso che sviluppa anticorpi contro il fattore  piastrinico 4 e questa è una gran brutta notizia perché non si tratta per nulla di una condizione passeggera che in qualche raro caso può dare origine a trombosi, ma di una condizione che può ripresentarsi in qualsiasi momento come è tipico delle malattie autoimmuni. Finora, questi anticorpi PF4 sono stati trovati in tutte le persone vaccinate e che hanno in seguito avuto diagnosi di trombocitopenia. Però molti altri soggetti vaccinati non sono stati testati per questo disturbo o per l’indicatore  D-dimero di trombosi. Quindi in realtà nessuno sa quanto sia diffusa questa malattia autoimmune così come la tendenza alla trombosi. Ne se queste reazioni riguardino solo questo vaccino o tutti quelli che utilizzano la medesima tecnologia totalmente sperimentale a mRna. 

La stessa AstraZeneca  scrive  che non si sa ancora molto e che la ricerca è ancora necessaria, ma a pagina due della lettera dedicata all’argomento giunge alla seguente conclusione : ” Secondo le informazioni degli esperti, si può presumere che un disturbo simile alla trombocitopenia atipica indotta da eparina (aHIT) sia l’ipotesi più plausibile, date le somiglianze nel profilo sierologico nonché nei sintomi clinici e nel decorso del paziente  Si ritiene probabile che la sindrome, sia innescata da un autoanticorpo con un’elevata affinità di legame per PF4 (fattore piastrinico 4). Si ritiene che l’anticorpo possa alterare la struttura di PF4, in modo simile a quanto è stato dimostrato per aHIT. È stato anche riscontrato che sono stati osservati titoli elevati di anticorpi anti-PF4 in tutti i pazienti il ​​cui siero è stato analizzato, il che supporta questa ipotesi. In pratica si tratta di una clamorosa ammissione che tuttavia non sembra destare il massimo allarme in quelle autorità sanitarie che vorrebbero apparire così sollecite nella tutela della salute quando si tratta di Covid: il Prac, l’ente europeo di farmaco vigilanza, mentre proseguono gli studi, si limita a prendere atto di queste preoccupazioni e di inserire la trombocitopenia nelle informazioni sulle reazioni avverse, come frequente. Punto e basta.

Per riassumere la questione che mi rendo conto non è proprio di immediata comprensione essa può essere riassunta in due punti: 1) Le reazioni autoimmuni post vaccinali che indicono la trombocitopenia possono intervenire a causa di vari stimoli, ad esempio, attraverso una rinnovata infezione con uno dei coronavirus diffusi o a seguito di lesioni, shock, debolezze del sistema immunitario e una lunga serie di altre condizioni. Le persone vaccinate sono quindi esposte a pericoli permanenti non solo a conseguenze passeggere. 2) Poiché gli anticorpi PF4 sono stati misurati solo in un gruppo molto limitato di persone, non è noto quanto sia diffuso il problema tanto più che secondo  l’associazione farmaceutica Pharmig, solo il 6% degli effetti collaterali gravi viene effettivamente segnalato e incluso nei database.

Pensate soltanto di tornare indietro nel tempo e di ipotizzare che questi inquietanti riscontri fossero stati portati riguardo a un vaccino o anche a un farmaco: sarebbe successo il finimondo. Adesso invece si accetta supinamente anche questo.