Mes, la commedia degli inganni

cornuti-e-mazziatiCome era facilmente immaginabile o almeno prevedibile il governo, anzi i due governi Conte che si sono succeduti bel 2019 hanno barato sul Mes, ovvero sul nuovo Meccanismo di stabilità europeo che di fatto è un’arma puntata alla testa dell’Italia: nonostante il parere contrario del Parlamento esso è stato firmato e le promesse successive di ridiscuterlo si sono rivelate semplicemente il pretesto della cricca europeista per prendere tempo, evitare un braccio di ferro che sarebbe stato perdente e far trovare il Paese di fronte al fatto compiuto, ovvero alla chiusura dei giochi: ad aprile infatti il nuovo Mes, ormai blindato da Bruxelles, verrà firmato  senza alcuna di quelle modifiche che erano state ventilate a tradimento  per calmare le acque. Secondo qualcuno e una per tutti  Lucrezia Reichlin (figlia del parlamentare Pci  Alfredo Reichlin) che lavora alla London Business school, la  quale ha dichiarato a metà gennaio al Financial Times, che con la vittoria del Pd in Emilia – Romagna “il governo avrà mano libera per firmare il Mes”.  Si tratta di una tesi forte e che tuttavia spiega in maniera incisiva l’andamento della campagna elettorale, la sua trasformazione in ultima spiaggia apparentemente contro Salvini, la nascita improvvisa delle sardine,  il ritorno forzato all’ovile di qualche personaggio che inizialmente si era schierato contro il Mes. Insomma di un insieme troppo grosso per l’ “azienda” dissestata  del Pd.

Certo bisognava fare molto chiasso perché dietro il Meccanismo europeo di stabilità si nasconde uno scandalo che non è stato reso affatto chiaro ai cittadini, anzi è stato accuratamente nascosto: esso non fa parte del diritto europeo, ma è un accordo intergovernativo fra Stati. Dunque non esiste alcun obbligo di siglarne la variazione perché sono in questione i trattati fondamentali dell’Unione. E’ una scelta che per di sé non equivale affatto a mandare in cristi  la costruzione istituzionale della Ue , non è un obbligo e non c’è dubbio che le variazioni apportate, benché possano sembrare di poco conto ad un’indagine superficiale, cambiano la natura di questo organismo. Fino ad ora esso è stato uno strumento a sordida vocazione ordo liberista che in cambio di aiuti finanziari agli Stati membri in difficoltà chiedeva contropartite sociali in termini di tagli di welfare, di diritti, di salari , di servizi universali come la scuola e la sanità, di pensioni. Ma finora era la commissione europea che in ultima analisi doveva verificare le condizioni in cui versa lo Stato che richiede assistenza, di giudicare se tali condizioni  rappresentavano un rischio per la stabilità finanziaria dell’Eurozona e di negoziare le condizioni  dell’aiuto. Con la riforma è invece il Mes stesso, ovvero un organismo essenzialmente privato che  suggerirà le valutazioni e le condizioni, ma questa volta totalmente da un punto di vista tecnocratico, senza più alcuna parvenza di giudizio politico  e per giunta interamente dalla parte dei creditori. E’ fin troppo ovvio che con poche parole cambia tutto e il Mes diviene da semplice strumento, il governatore effettivo dell’economia continentale, senza più alcuna remora politica, perché sarà esso a decidere con meccanismi a maggioranza che di fatto rendono Germania e Francia padrone della situazione. Insomma diventa ufficiale la divisione tra Paesi di serie A e di serie B, i primi che possono tranquillamente evitare le “cure” della troika anche se sforano le regole del fiscal compact e i secondi che potranno essere costretti a farsi derubare come la Grecia.

Come se questo non bastasse la riforma del Mes prevede che il Paese richiedente aiuto  possa di fatto essere costretto a una ristrutturazione del debito, anche a fronte di condizioni molto lontane dal default e secondo considerazioni totalmente meccaniche. Anzi il Mes stesso solo avanzando dubbi sui conti non farebbe che innescare un meccanismo auto avverante portando a una caduta dei titoli che naturalmente coinvolgerebbe anche  i privati. Che queste variazioni abbiano nel mirino l’Italia che gode del maggior risparmio privato continentale non c’è alcun dubbio. Così come non esistono dubbi sul fatto che le modifiche al Mes costituiscono di fatto la cessione di sovranità ai mercati realizzando il reale obiettivo politico delle oligarchie europee, ovvero quello di imporre l’ordine ordoliberista e la disuguaglianza attraverso uno strumento finanziario totalmente slegato dalla politica. Chi ha sperato che tutto questo fosse semplicemente un’ effetto dell’incompletezza della costruzione continentale e continua a chiedere “più Europa” si rivela un patetico illuso: l’incompletezza è invece esattamente ciò che serve al sistema per arrivare alla società della disuguaglianza, con stati ridotti  al minimo e di fatto alla funzione di gendarmi  dello status quo , senza elezioni che contino qualcosa, senza possibilità di scelta.

E’ vero che tutto questo si sta schiantando come un treno in corsa contro il muro della realtà , ma proprio per questo è ancora più repellente la resa degli ominicchi di governo e ai loro quaquaraquà di piazza, la loro ipocrisia e fedeltà ai loro burattinai che per loro senza idee e prospettive  sono esattamente ciò che per Feuerbach erano le foglie di gelso per i bruchi. Solo che non producono seta, ma una sostanza diversa e affine al concime. Per una poltrona val bene un Mes,

Per approfondire la questione: Mes, chi mesta nel torbido e nel torpido

inasprire-il-vincolo-esterno-il-meccanismo-europeo-di-stabilita-e-il-mercato-delle-riforme

 

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