Archivi tag: governo Conte

Disubbidienze

foto_606859_722x446

Recita l’articolo 54 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Lascio a voi giudicare se occorra anche osservare i dpcm che non sono leggi, ma arbitri e se le funzioni pubbliche siano esercitate con onore, ma pochi sanno che l’articolo in questione nacque all’Assemblea Costituente come articolo numero 50 e diceva una cosa diversa: Ogni cittadino ha il dovere di essere fedele alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e le leggi, di adempiere con disciplina ed onore le funzioni che gli sono affidate. Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino Su questo articolo ci fu un duro scontro addirittura in tre sottocommissioni dell’Assemblea costituente il che comunque dimostra che lo spirito della Carta fondamentale, qualunque cosa ne dicano i tristi epigoni che recitano il copione di un democrazia finta, non è per nulla estraneo alle forme di resistenza spontanea all’ autoritarismo. Anzi l’articolo sarebbe probabilmente passato nella sua formulazione originaria, appoggiata con passione da Lelio Basso e dietro le quinte da Togliatti, se De Gasperi solerte fiduciario dello status coloniale in cui era caduto il Paese e aduso a questo tipo di situazioni subalterne ( vedi nota) non avesse temuto che questo diritto di ribellione potesse aprire a possibili moti social – comunisti  e non fosse intervenuto duramente attraverso i suoi che poi avevano anche il consenso delle destre, per cambiare la formulazione dell’articolo.

La cosa è abbastanza interessante perché sembra di cogliere a 70 anni di distanza da quegli eventi di esplosione democratica assai più vasta di quanto non desiderasse il nuovo potere transatlantico,  una completa inversione di campo:  allora cattolici e destre si mostrarono fortemente contrari al diritto di resistere ad atti anticostituzionali, mentre oggi sono i pallidi e ipocriti eredi della tradizione di sinistra che si sono agganciati a un uso politico e geopolitico di un virus pur di giustificare la messa in mora delle libertà costituzionali; al contrario molti personaggi della destra liberale, persino di quella cattolicheggiante, si mostrano assai più critici verso la narrazione apocalittica e assolutamente avversi all’autoritarismo. Questo è forse dovuto al fatto che in questo caso i ceti produttivi,  quelli operai, popolari e delle attività autonome sono coinvolti assieme da un attacco senza precedenti portato dal sistema globalista e neo liberista, mentre la piccola e media media borghesia afferente allo stato e parastato o ad attività parassitarie e di rendita , che sono ormai il nerbo del centro sinistra, si sentono irragionevolmente riparate dalla mischia e in sintonia col grande capitale che oggi vuole distruggere ricchezza e distribuire vaccini di consolazione.

In due parola la tensione estrema dello spazio politico con la vicenda paradossale del coronavirus  mostra quanta acqua sia passata sotto i ponti e quanto ampio, anche se lento, sia stato il moto di precessione  della società italiana che sembra aver quasi invertito i propri termini o comunque mischiato le carte. Ma dovunque ci si trovi in questa singolarità da buco nero rimane valida la legge che ubbidire alla democrazia significa disubbidire ai suoi nemici che risolvono tutto in formalismi.

 

 

Nota De Gasperi non era stato scelto a caso per tenere il timone dell’Italia coloniale in quella caotica situazione: in gioventù aveva cominciato la carriera politica come ultracattolico membro della Camera dei Deputati Austriaca per il collegio uninominale della Val di Fiemme nella Contea del Tirolo e non si ricorda alcuna presa di posizione non tanto per in favore dell’irredentismo Trentino, quanto per l’affermazione della lingua e della cultura italiana in terre che niente avevano a che vedere con l’Austria e questo in un periodo dove i deputati non di lingua tedesca dell’Impero Austro ungarico si battevano per ampie autonomie. Anzi allo scoppio della guerra si impegnò perché l’Italia scendesse in campo a fianco dell’Austria Ungheria, poi per evitare che le dichiarasse guerra e durante il conflitto rimase tranquillamente nella sua poltrona Però divenne improvvisamente paladino dell’autodeterminazione dei popoli proprio nel 1918, quando l’Impero degli Asburgo si andava disfacendo. Così praticamente passò da deputato a Vienna a parlamentare a Roma nelle file del Partito popolare di Sturzo che nel 1922 tradì sostenendo il governo Mussolini nelle sue prime fasi e addirittura esprimendo un certo consenso verso la legge Acerbo che eliminava la libertà di stampa.  In seguito anche e soprattutto su pressione della Chiesa che aveva cominciato la sue guerra per strappare a Mussolini il concordato, prese le distanze dal regime e fu pure arrestato facendosi qualche mese di carcere. Tuttavia avendo trovato un posto di bibliotecario presso la Biblioteca apostolica vaticana e si dedicò a scrivere articoli che appoggiavano l’annessione dell’Austria al Reich hitleriano, in virtù del processo di scristianizzazione operato dai socialdemocratici e interventi in favore dell’appoggio della chiesa tedesca nei confronti di Hitler arrivando anche ad esprimere posizioni antisemite. Nuova guerra e nuovo cambiamento di prospettive e non si fa fatica a capire perché sia stato fin dal primo momento il candidato ideale sia per gli americani che dovevano fondare il loro impero, sia per il Vaticano tra le cui mura circolava l’idea che il passaggio alla democrazia fosse un passo eccessivo per l’Italia. Francamente il fatto che un personaggio di questo stampo sia potuto diventato un’icona della rinascita italiana, unicamente poi in virtù dei 100 milioncini dell’iperglorificato piano Marshall ( che tra parentesi sarebbero stati molti di più se al potere ci fosse stato qualcuno meno arrendevole)  rende più facile comprendere perché adesso siamo nelle mani di personaggi miserabili come Conte e di eminenze grigie come Prodi e compagnia.


Epidemia in cerca di autore

Giocattolo-antimafia-Gaetano-Porcasi-informareonlineQualcosa si va muovendo, cominciano ad esserci fratture nella narrazione della grande pestilenza che non esiste e la verità comincia pian piano ad emergere: il Guardian apre i giochi  pubblicando un lungo articolo nel quale 12 virologi ed epidemiologi di fama mondiale  demoliscono l’edificio della paura e mostrano che i dati sempre più precisi ed ampi di cui si dispone riducono la pandemia ad una sindrome influenzale paradossalmente meno letale dell’influenza stessa che nel frattempo miete più vittime del Covid. Le Monde dal canto suo pubblica un editoriale in cui si domanda: “E se facessimo la stessa cosa per l’influenza?” Una domanda ovvia e implicita anche in molti dei post pubblicati in questo blog, perché non si può ignorare del tutto un problema ed enfatizzarne un altro, ma che venendo da un giornale dell’establishment è come il segnale premonitore di un’ ammainabandiera nella semina del terrore, condotta anche con dati incompleti, incoerenti o apertamente taroccati come in Italia dove si sono spacciati tutti i decessi come opera del coronavirus e si è fatta una politica di screening a dir poco indecente nello stesso tempo effetto e copertura di un sistema sanitario allo sfascio anche, anzi soprattutto, nelle regioni simbolo della buona sanità che occhieggia al privato e che dopo aver creato un disastro ospedaliero annunciano di costruirsi le mascherine da sé. Ma con il risultato che i dati disponibili danno per l’italia un numero di morti totali inferiore a quello degli anni scorsi, vedi Sorpresa: il Covid è un salvavita

Alcuni virologi cominciano persino a dubitare che il Covid sia responsabile dell’epidemia influenzale e non sia semplicemente un virus ampiamente diffuso, come del resto migliaia di altri, e semplicemente compresente con quelli dell’influenza o con qualche altro agente infettivo, ma in ogni caso ha finora provocato 4000 decessi  a fronte dei 2,6 milioni ogni anno per infezioni polmonari. Lentamente, ma inesorabilmente il problema si sposta dal virus ai modi e agli interessi con cui si è letteralmente creata la pandemia con numeri di fatto simili  e anzi più bassi rispetto alle normali ondate di influenza stagionale. Questi eventi hanno in sé una una capacità di rompere gli equilibri per il convergere di molti interessi da quelli che riguardano l’afflusso di denaro nella ricerca e dunque lo scatenamento di ambizioni e carriere, agli interessi miliardari delle aziende farmaceutiche, dalla ricorsa dei media verso l’audience, alle convenienze politiche e alle speculazioni economiche, nonché alla liberazione di sentimenti millenaristici tanto più forti quanto più è grande il vuoto sociale: insomma una miscela che prende fuoco e che una volta innescata si autoalimenta a prescindere dalle conseguenze che in questo caso sono economicamente drammatiche. Ma per tutto questo ci vuole appunto una miccia e il vero problema a questo punto non è più il virus in sé, ma di come e perché si sia creata questa irrazionale ondata di paura che è diventata inarrestabile partendo da una sorta di provocazione per mettere in difficoltà la Cina, così come era stato ipotizzato in decine di studi pandemici. Chi ha soffiato sul fuoco? Sono stati i cosiddetti poteri forti dell’economia che del resto detengono il potere mediatico, in maniera da provocare una crisi globale in grado di sfasciare le istituzioni democratiche e riverginare in qualche modo le fallimentari ricette neo liberiste? In Italia non è stata forse la voglia di creare le condizioni per un’ ulteriore sottomissione del Paese alle oligarchie europee e frantumare la democrazia con l’avvento del demiurgo Draghi praticamente in assenza di Parlamento? Un’indizio potrebbe essere la minimizzazione iniziale e inspiegabile del contagio da parte del governicchio Conte, quando si lo si sarebbe potuto arginare, ma che poi si è trasformata da un giorno all’altro nella militarizzazione del Paese, assolutamente non giustificata dai fatti reali (quelli immaginari sono distribuiti ai cittadini cognitivamente inermi, comprese le macabre sfilate di bare):  un’inversione di rotta così improvvisa e totale che non è  difficile scorgervi moventi extrasanitari anche facendo la tara della mediocrità dell’esecutivo e della sua assoluta incapacità ad affrontare qualunque problema.

D’altra parte sarà difficile smascherare gli autori visto che tutto rimarrà segreto per anni e che la stessa popolazione, costretta ad una sorta di prigionia insensata e congegnata in maniera così assurda da favorire semmai il contagio, non potrà mai davvero credere di essere stata così facilmente giocata da bande di informatori di infimo livello culturale e morale. Essere ingannati da mentecatti non è facile da ammettere e dopo tutto il potere locale avrà facile gioco nel dire che ci ha salvati da qualcosa che era in realtà un topolino. Questo mentre vecchi figuri dell’establishment culturale e salottiero, al servizio delle oligarchie, stanno tentando di fare la respirazione bocca a bocca di un Europa che si è scoperto non esistere, persino inventando nuove, fantomatiche e futuribili agenzie a garanzia dei titoli di stato che dovrebbero agire nel mercato e contemporaneamente astrarsene: praticamente gli asini che volano  costruiti a loro immagine.  Del resto cosa si può dire, per esempio,  della surreale discussione sulla passeggiata dei bambini, consigliata dai pediatri, che furoreggia tra i minus habens Salvini, Meloni, Giordano, Conte e compagnia cantante? E ‘ uno spettacolo idiota e desolante che si è risolto suggerendo che i bambini non possono passeggiare con i genitori e senza nessun’altro accanto, ma possono andare al supermercato. A quale razza di idioti abbiamo consentito di governarci?  E tutto questo in mezzo ad una ridicola profusione di eroi, dai medici, alle commesse del supermercato, secondo la più vieta retorica emergenziale. Ma in realtà sono eroi coatti. Francamente ci meritavamo un virus ben più mortale, una pestilenza vera e non costruita per liberarci da certi pesi morti e tornare a vivere.


Mes, la commedia degli inganni

cornuti-e-mazziatiCome era facilmente immaginabile o almeno prevedibile il governo, anzi i due governi Conte che si sono succeduti bel 2019 hanno barato sul Mes, ovvero sul nuovo Meccanismo di stabilità europeo che di fatto è un’arma puntata alla testa dell’Italia: nonostante il parere contrario del Parlamento esso è stato firmato e le promesse successive di ridiscuterlo si sono rivelate semplicemente il pretesto della cricca europeista per prendere tempo, evitare un braccio di ferro che sarebbe stato perdente e far trovare il Paese di fronte al fatto compiuto, ovvero alla chiusura dei giochi: ad aprile infatti il nuovo Mes, ormai blindato da Bruxelles, verrà firmato  senza alcuna di quelle modifiche che erano state ventilate a tradimento  per calmare le acque. Secondo qualcuno e una per tutti  Lucrezia Reichlin (figlia del parlamentare Pci  Alfredo Reichlin) che lavora alla London Business school, la  quale ha dichiarato a metà gennaio al Financial Times, che con la vittoria del Pd in Emilia – Romagna “il governo avrà mano libera per firmare il Mes”.  Si tratta di una tesi forte e che tuttavia spiega in maniera incisiva l’andamento della campagna elettorale, la sua trasformazione in ultima spiaggia apparentemente contro Salvini, la nascita improvvisa delle sardine,  il ritorno forzato all’ovile di qualche personaggio che inizialmente si era schierato contro il Mes. Insomma di un insieme troppo grosso per l’ “azienda” dissestata  del Pd.

Certo bisognava fare molto chiasso perché dietro il Meccanismo europeo di stabilità si nasconde uno scandalo che non è stato reso affatto chiaro ai cittadini, anzi è stato accuratamente nascosto: esso non fa parte del diritto europeo, ma è un accordo intergovernativo fra Stati. Dunque non esiste alcun obbligo di siglarne la variazione perché sono in questione i trattati fondamentali dell’Unione. E’ una scelta che per di sé non equivale affatto a mandare in cristi  la costruzione istituzionale della Ue , non è un obbligo e non c’è dubbio che le variazioni apportate, benché possano sembrare di poco conto ad un’indagine superficiale, cambiano la natura di questo organismo. Fino ad ora esso è stato uno strumento a sordida vocazione ordo liberista che in cambio di aiuti finanziari agli Stati membri in difficoltà chiedeva contropartite sociali in termini di tagli di welfare, di diritti, di salari , di servizi universali come la scuola e la sanità, di pensioni. Ma finora era la commissione europea che in ultima analisi doveva verificare le condizioni in cui versa lo Stato che richiede assistenza, di giudicare se tali condizioni  rappresentavano un rischio per la stabilità finanziaria dell’Eurozona e di negoziare le condizioni  dell’aiuto. Con la riforma è invece il Mes stesso, ovvero un organismo essenzialmente privato che  suggerirà le valutazioni e le condizioni, ma questa volta totalmente da un punto di vista tecnocratico, senza più alcuna parvenza di giudizio politico  e per giunta interamente dalla parte dei creditori. E’ fin troppo ovvio che con poche parole cambia tutto e il Mes diviene da semplice strumento, il governatore effettivo dell’economia continentale, senza più alcuna remora politica, perché sarà esso a decidere con meccanismi a maggioranza che di fatto rendono Germania e Francia padrone della situazione. Insomma diventa ufficiale la divisione tra Paesi di serie A e di serie B, i primi che possono tranquillamente evitare le “cure” della troika anche se sforano le regole del fiscal compact e i secondi che potranno essere costretti a farsi derubare come la Grecia.

Come se questo non bastasse la riforma del Mes prevede che il Paese richiedente aiuto  possa di fatto essere costretto a una ristrutturazione del debito, anche a fronte di condizioni molto lontane dal default e secondo considerazioni totalmente meccaniche. Anzi il Mes stesso solo avanzando dubbi sui conti non farebbe che innescare un meccanismo auto avverante portando a una caduta dei titoli che naturalmente coinvolgerebbe anche  i privati. Che queste variazioni abbiano nel mirino l’Italia che gode del maggior risparmio privato continentale non c’è alcun dubbio. Così come non esistono dubbi sul fatto che le modifiche al Mes costituiscono di fatto la cessione di sovranità ai mercati realizzando il reale obiettivo politico delle oligarchie europee, ovvero quello di imporre l’ordine ordoliberista e la disuguaglianza attraverso uno strumento finanziario totalmente slegato dalla politica. Chi ha sperato che tutto questo fosse semplicemente un’ effetto dell’incompletezza della costruzione continentale e continua a chiedere “più Europa” si rivela un patetico illuso: l’incompletezza è invece esattamente ciò che serve al sistema per arrivare alla società della disuguaglianza, con stati ridotti  al minimo e di fatto alla funzione di gendarmi  dello status quo , senza elezioni che contino qualcosa, senza possibilità di scelta.

E’ vero che tutto questo si sta schiantando come un treno in corsa contro il muro della realtà , ma proprio per questo è ancora più repellente la resa degli ominicchi di governo e ai loro quaquaraquà di piazza, la loro ipocrisia e fedeltà ai loro burattinai che per loro senza idee e prospettive  sono esattamente ciò che per Feuerbach erano le foglie di gelso per i bruchi. Solo che non producono seta, ma una sostanza diversa e affine al concime. Per una poltrona val bene un Mes,

Per approfondire la questione: Mes, chi mesta nel torbido e nel torpido

inasprire-il-vincolo-esterno-il-meccanismo-europeo-di-stabilita-e-il-mercato-delle-riforme

 


Asilo Mariuccia

2Il nuovo governo inizia nella vecchia tradizione democristiana con una certezza, sia pure indefinita e nascosta come il formaggio negli involtini, ovvero una revisione della spesa che vuol dire mandare al macero parecchio di ciò che si è fatto durante l’anno del vecchio governo. Ma anche con una promessa esplicita, anche se incerta e fumosa di dare una mano alle famiglie per gli asili nido secondo una lunga tradizione che va dai pourboire mussoliniani per riempire le culle a quelli berlusconiani e renziani, presi con un occhio al Vaticano e l’altro al portafoglio perché la mancia non sia troppo generosa . L’Italia profonda che è cresciuta e rimane all’asilo Mariuccia approva e applaude non sentendo minimamente puzza di bruciato. Eppure il discorso di Conte è palesemente pieno di vuoti e filigranato sui contorno dell’austerità di marca tedesca e di inquietanti allusioni. come quella ad esempio sul salario minimo, che in realtà non viene quantificato nemmeno per ipotesi, ma semmai verrà concordato categoria per categoria con i sindacati più rappresentativi, ovvero quelli che il governo sceglierà e questo in compensazione del voto che molti ex sindacalisti della resa ai padroni hanno dato al nuovo governo. E’ chiaro che si vuole allontanare persino l’ipotesi fatta negli anni scorsi di 9 euro lordi all’ora, una vera pacchia da brioche e cappuccino, (visto che poi, tolte tasse e contributi si riducono della metà).  Ma andando a leggere da vicino questa terza via rispetto a quanto si discuteva in passato siamo in un strano incrocio tra la presa per i fondelli degli italiani e il ritorno a vecchie suggestioni di vero e proprio corporativismo con i sindacati di stato.

Insomma la sostanza è quella di Monti, persino più accentuata mentre la carta in cui è stata avvolta mette in fascina miraggi che permettono di non far perdere del tutto la faccia all’armata Brancaleone dei pentastellati accomodati in poltrona. Ma bisogna proprio essere dei non vedenti per cascarci. Ci mancava la ciliegina sulla torta per confondere ancora di più le acque: visto che qualche imbecille all’ultimo stadio ha fatto dell’ ironia cialtrona e volgare sulla “presenza” fisica di alcune ministre, senza andare al fondo delle capacitò dimostrate in passato dalle medesime, cioè zero assoluto,  il tema diventa quella della difesa delle suddette e pretesto per dimenticare tutto il resto. Persino le sinistre sparse invece di badare alla  sostanza politica si lasciano trascinare da queste polpette avvelenate come mastini della dimensioni di un topo. La demonizzazione di Salvini ha funzionato egregiamente, così che adesso avendo un nuovo nemico da esorcizzare e un nuovo meno peggio da seguire, tutto si placa e si potrà finalmente saltare tutto ciò che riguarda la politica specifica dell’Italia e dei suoi interessi o bisogni per dedicarsi, in maniera del tutto vaga e approssimativa, ai grandi temi globali come l’ecologia e l’immigrazione e con vera solerzia ai diktat dell’europeismo che sono l’altra faccia del neo liberismo e delle disuguaglianza. E’ l’analogo dei piccoli comuni che in tempi passati invece di badare alle strade o alle fognature o ai problemi concreti del traffico si dedicavano a prendere posizione sulle grandi questioni internazionali: in effetti il paragone non si limita al folclore localistico, ma va alla radice. in quei piccoli comuni  (e non solo piccoli, ma anche grandissimi) nei quali  la sostanza dell’azione delle giunte era decisa dai comitati d’affari, esattamente come oggi il comitatone di Bruxelles determina gli indirizzi sia generali che specifici. Del resto basta pensare che prima della caduta del governo giallo verde si era ottenuto lo scopo di poter scorporare dal calcolo del deficit le spese per l’accoglienza dei migranti: cosa giustissima anche se favorisce il proliferare di ogni genere di affari opachi sulle spalle dei poveracci costretti a migrare, ma non si possono scorporare le spese per i terremoti, alluvioni, insomma tutti i disastri naturali di cui lo Stivale  è generoso e che provocano danni immensi.

Ma non importa, l’asilo Mariuccia è contento perché hanno promesso le caramelle se faremo i buoni: Battiam battiam le mani/ arriva il direttor/ battiam battiam le mani/ all’uomo di valor. Che vergogna. continuare a cantarlo nella maturità.

 

 

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: