Scuola conciata per le feste

b31d2d9ca87d8345821663c0cdd973Probabilmente il governo è felice della dimissioni del ministro Fioramonti che aveva osato chiedere 3 miliardi per la scuola e la ricerca, rischiando mettere in crisi il bilancio dettato da Bruxelles . Insomma un rompicoglioni in meno che chiede soldi per qualcosa di fondamentale, mentre ci sono un sacco di cose inutili da finanziare, la Tav, gli F35, le olimpiadi invernali (già è stato stanziato un miliardo di denaro pubblico per un’impresa che sarebbe dovuto campare solo di investimenti privati e siamo solo all’inizio), finire il Mose perché il fallimento sia ancora più conclamato e anzi si trasformi in una sorta di ricostruzione continua. Non c’è  nulla che possa stupire in tutto questo: il fatto è che la scuola non finanzia la politica mentre tutto il resto più è superfluo più ingrassa le casse del corto circuito politica – affari .

Ma in questo caso la soddisfazione per essersi liberati di un ministro rimasto indietro nella comprensione dei meccanismi europei di governance è doppia perché più soldi si sottraggono alla scuola pubblica, più viene accelerato il processo di privatizzazione dell’istruzione e con quello anche il suo degrado da strumento di formazione culturale e civile a strumento di semplice addestramento al lavoro e alle logiche neo liberiste in cui esso viene concepito, ovvero fare senza sapere e senza preoccuparsi del contesto in cui tale fare si inserisce che bisogna accettare non come problema, ma come dato immutabile di realtà. Il tutto avviene nemmeno in maniera originale, ma pedissequamente imitato dai sistemi anglosassoni che sono ontologicamente volti a un sistema di istruzione di classe (il sistema dei campus serve proprio a separare l’elite di censo  – o di casta nel caso delle università più famose – dall’ambiente sociale) . Il risultato alla fine è pessimo, costringendo ad importare cervelli da fuori per reggere il ritmo e tuttavia in tutti questi anni, nonostante gli allarmi, questo sistema invece di essere corretto si è incancrenito perché più funzionale alla visione neo liberista. E’ rimasto famoso, ma inascoltato, il grido d’allarme lanciato dallo scrittore Chris Hedges sul _New Times nel 2012:, Perché gli Stati Uniti distruggono il loro sistema educativo? 

Le ragioni non sono affatto misteriose: un Paese che distrugge il proprio sistema educativo, degrada anche la sua informazione pubblica, manda al macero  le proprie librerie  e trasforma l’insegnamento in veicolo di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta. Apprezza i punteggi nei test più del pensiero critico, preferisce l’addestramento meccanico al lavoro, la standardizzazione dei testi e dei test e finisce per apprezzare la singola abilità nel far soldi. Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello stato e delle imprese.  Trasforma uno stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese. Innesca un circolo vizioso dove la meccanicità del sistema allontana gli insegnanti migliori portando ad ulteriore meccanicità e così via.

Tutto questo da noi avviene in maniera completamente e passivamente imitativa, dentro un Paese  fragile che considera tutto ciò che avviene altrove come migliore, soprattutto se avviene nelle vigne del padrone. E per raggiungere lo scopo ci si nasconde dietro problemi di bilancio che vengono imposti altrove, si fanno semplicemente mancare i soldi così da creare disuguaglianza alla radice tra chi può permettersi scuole, magari non buone in sé ma che danno accesso all’elite (queste scuole sono buone per definizione) e altre che costituiscono semplicemente il viatico per il lavoro subordinato. Lo si fa senza dichiararlo, in maniera subdola e democristiana: per questo le dimissioni di un ministro che chiedeva più finanziamenti è un regalo di Natale per il governo, mentre le reti televisive pubbliche non fanno altro che stimolare le donazioni a questo o a quell’altro istituto di ricerca privato che non si sa bene cosa faccia in concreto, ma che comunque spende buona parte di ciò che gli arriva in pubblicità e in auto sostentamento, non diversamente dall’ 8 per mille della chiesa cattolica. Passata la festa gabbato lo santo.

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3 responses to “Scuola conciata per le feste

  • Scuola conciata per le feste — Il simplicissimus – Evaporata

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  • Giuseppe del zotto

    Gentile Simplicissimus, sono d’accordo perettamente con il suo articolo. Ho appena inviato due righe di condivisione e solidarietà al Ministro che non aveva chiesto la luna nel pozzo, col torto di farlo per una causa sacrosanta, con la cattiva abitudine di dichiarare pubblicamente e molto per tempo quali erano le richieste per il settore, nonchè con la sfacciataggine di tener fede alla parola data. Ho letto invece l’iarticolo di segno contrario di una sua collega R.L. ossessionata da un malinteso senso di responsabilità (verso chi?) che ho invitato cortesemente a occuparsi di altri generi piu’ piacevoli della politicaccia : le sarebbe molto utile a porre nella giusta ottica le “regole” della politicaccia (lo dice uno che ne ha fatta un po’) . Cordialmente gdelzot@tin.it

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  • adelante

    Tutto vero e condivisibile. Infatti, ha fatto male a dimettersi il ministro Fioramonti. Lo so che non ha ottenuto quello che voleva per la scuola, lo so che per la scuola non é mai previsto un “finanziamento strutturale” ma le vien dato ciò che rimane dopo aver dato ad armamenti ecc. Lo so che, quindi, la dignità di un ministro che dice appena insediato ” o mi danno 3 miliardi per la scuola o mi dimetto” è a rischio e va in frantumi con i vari intervistatori che per tre mesi gli sono stati col fiato sul collo nelle trasmissioni televisive ” Allora che fa? Si dimette o no? Aveva detto che….ecc. ecc.” Ma chi se ne importa. Chi l’ ha detto che la ” coerenza” é una virtù, é un principio morale? Se non altro questo ministro aveva posto il problema. Certo, aveva lavorato in ambienti dell’istruzione pubblica non comuni ai più, ma aveva dimostrato di utilizzare la sua conoscenza ed esperienza fuori dai confini italici come senso di responsabilità per dare dignità al lavoro di insegnanti e studenti. Ora, questa “coerenza di principio” applicata che cosa ottiene? Vedremo.

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