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Crepuscoli imperiali

immagine_usa_messicoFra le cose sconcertanti e inquietanti dell’età contemporanea  è che  il livello di informazione e dunque di comprensione degli eventi, rimane sempre dietro l’orizzonte, come se la capacità critica o analitica fosse una facoltà atrofizzata, un carattere recessivo dell’homo insapiens liberista. Ne abbiamo esempi quotidianamente, ma forse la più evidente è costituita dalle dimostrazioni di protesta contro il blocco trumpiano dell’immigrazione da alcuni Paesi musulmani e precisamente Irak, Libia, Siria, Somalia, Sudan, Yemen e Iran che ha fatto appello a un generico bon ton umanitario sulle due sponde dell’atlantico come se poi analoghi provvedimenti per questo o quel Paese non fossero stati già presi in passato dalle amministrazioni Usa nel più assoluto silenzio o come se in Europa non fossero gli stessi socialdemocratici a proporre valli e muri come ad esempio quello di Calais.

Però qui non ci interessa la lotta intestina fra capitalisti che si combatte con tutte le armi mediatiche e d’immagine reperibili, ma il significato reale del provvedimento che invece da certi punti di vista è molto interessante perché testimonia del rapido declino dell’impero e della sua capacità di omologazione, più che la sua tracotanza. Come ha osservato Manlio Dinucci, l’immigrazione da quei Paesi, è stata permessa dagli Usa in maniera molto selettiva non certo per ragioni umanitarie che se fossero state sincere avrebbero sconsigliato guerre e stragi, ma principalmente per formare piccole comunità d’immigrati come quella degli esiliati anticastristi, da utilizzare all’occasione come quinta colonna nei Paesi d’origine.  E’ una strategia che data da oltre un secolo e che è stata quasi sempre vincente fino a che l’impero è stato in grado di imporre a queste comunità i propri simboli e i propri valori. Ora ci si accorge che la forza di trascinamento del sogno americano, utilizziamo per brevità questa espressione vaga ma sintetica, non è più sufficiente a garantire che queste persone, ancorché segnalate come amici nei luoghi dove si combattono guerre palesi o segrete, siano davvero affidabili e anzi si comincia a temere che l’allevamento di quinte colonne possa trasformasi a sua volta in quinta colonna contro.

Mutatis mutandis la stessa cosa accaduta con l’immigrazione per così dire normale: quando si è capito che la massa di migranti dal Messico e dal Sud America era tale da mettere in crisi, quantomeno in prospettiva, il dominio wasp e la sua mentalità, è cominciato l’allestimento di muri per frenare il grande afflusso. Se fino a una ventina di anni fa si guardava con una certa benevola curiosità al diffondersi dello spagnolo nella parte sud ovest del Paese, più tardi si è passati ad interpretare questo fenomeno come il segno inquietante che i  nuovi arrivati, al contrario dei bianchi provenienti dall’Europa nei 150 anni precedenti, non erano così disposti ad essere pienamente americani e talvolta più americani degli americani. La stessa cosa vale anche per le altre nazionalità soprattutto asiatiche e ancor più di religione musulmana, così che l’elezione del primo presidente nero, nonostante lo choc che ha procurato a un razzismo irriducibile, ha avuto il significato di ampliare l'”area americana” alla minoranza più antica e più significativa per gli apporti culturali , ancorché discriminata fino a qualche anno prima.

Sta di fatto che oggi una gran parte dell’immigrazione che ce l’ha fatta, ossia che è riuscita a conquistarsi il passaporto dello zio Sam, tende a conservare anche la cittadinanza di origine, cosa che fino a trent’anni fa era di fatto inconcepibile se non altro ai livelli più bassi della scala sociale. Tutto questo denuncia il rapido declino di una capacità di attrazione e di forza simbolica che coinvolge quella che tra due decenni sarà presumibilmente la maggioranza del Paese e avrà nel tempo enormi conseguenze anche sull’Europa le cui elites di comando sono cresciute senza eccezione sotto la tutela americana, come una quinta colonna delocalizzata, allevata in quella cultura nella sue espressioni più sommarie e grezze, la cui riserva di dignità è ormai microscopica: infatti assieme alla proteste di facciata offerte in sacrificio alla loro fazione di potere, i leader continentali non hanno trovato di meglio che concordare nell’ambito della Nato, un aumento delle spese militari.

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14 responses to “Crepuscoli imperiali

  • jorge

    Solidarietà della classe lavoratrice È UN BELLISSIMO CONCETTO, CHE PERÒ NON SI VENDE MOLTO IN GIRO… per questo quando Lei a volte allude ad un movimento delle classi subalterne per contrastare il capitalismo, addirittura una volta lo “preconizzava” a livello europeo (?!?), NON SO SE MI FA PIÙ RIDERE O PIANGERE .

    Da un lato condivido la rabbia di Anonimo e ne sposo a pieno le ragioni. Quando alla metä degli anni 80 iniziarono ad introdurre le prime forme di precarizzazione, molti lavoratori da tempo assunti pensarono che se nella loro azienda vi fossero stati giovani precari e pagati di meno, allora i risparmi cosi conseguiti dall ázienda avrebberi stabilizzato i posti di lavoro di essi vecchi assunti
    Un atteggiamento che si sarebbe rivelato suicida, ma sospinto in avanti anche da una organizzazione sindacale come le Cgil, la quale porta l´terna vergogna di avere di li a poco organizzato una sua federazione interna che avrebbe dovuto organizzare i precari
    Cioe, il metalmeccanico o il chimico precario non sarebbero andati ad iscriversi rispettivamente alla federazione delli metalmeccanici e dei chimici, bensi sarebbero stati ghettizzati entrambi in una apposita federazione dei precari, ovvero la Cigil stabilizzava anche nelle forme organizzative il sacrificio di sangue dei piu giovani imposto dal capitale, che da semprte fa di tutto per dividere il mondo del lavoro
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    Dalláltro lato, devo perö osservare che nella storia anche recente, per esempio a partire dal 1967 ed addirittura fino allíncirca al 1980 1981, in italia e non solo si sono avutee lotte imponenti la cui caratteristica era quella per cui i lavoratori rompevano gli steccati tra giovani ed anziani, uomini e donne, piccole manifatture e grandissime fabbriche.

    Appunto perche i lavoratori, contro il sindacato ed i partiti di sinistra, seppero rompere gli steccati di ogni tipo e lottare insieme, appunto per questo le loro lotte furono vincenti e portarono il salario medio italiano ad avvicinarsi a quelli dei paesi al vertice del capitalismo mondiale. Per non parlare del superamento delle gabbie salariali, la possibilitä di studiare con le famose 150 ore etc. Conquiste che unificavano lavoratori e studenti pure, con le 150 ore. appunto perche erano espressione di lotte comuni.
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    Bisogna perö chiedersi come erano potute nascere lotte simili, e perche finirono, riducendo il mondo del lavoro ad un insieme di grette corporazione merdose, per cui i lavortatori stabili poterono pensare di lucrare sulla precarietä altrui, quelli veneti staccandosi da quelli del resto dítalia tramite la lega e proseguendo il percorso suicida. E tante altre cose che non sto ad elencare, autoctoni ed immigrati, sud e nord europa etc

    I lavoratori del dopoguerra, nel nord italia, avevano lottato duramente fino ai primi anni 50 perche ispirati dalla resistenza. Ma poi vennero sco nfitti dal solito boicottaggio sindacale e del Pci.
    Erano diventati subalterni e divisi per grandi e piccole fabbriche, sesso, categorie ( il sindacato categoriale e non di classe serve solo al pieno boicottaggio)

    Ma poi a meta anni 60 arrivano al nord ed in massa giovani operai dal sud, che fino a poco prima erano contadini. Non erano inquadrati nei sindacati, non erano accettati nella societä del nord, ed erano operai massa, senza la voglia di distingersi dagli altri colleghi per questa o quella capacitä artigiana . Insomma degli sradicati ( qualcuno li defini la rude razza pagana)

    Poiche la Cisl nel 1967 firmo per loro giovani un contratto svantaggioso e discriminatorio rispetto agli altri ( senza chedergli il permesso, proprio come avviene oggi), essi giovani lavoratori si riunirono spontaneamente a contestare la Cisl a Torino (Piazza Statuto)
    Incazzatissimi e testedure come gli ex contadini, e diversi dai colleghi del nord in genere molto piu vecchi, questi giovani lavoratori provienienti dal sud erano troppo alieni per farsi riassorbire dai soliti sistemi e dal solito personale sindacale . Le loro lotte rilanciavano ad ogni conquista e trascinarono tutti i colleghi, ed i settori che mai nella storia si erano messi in movimento

    In genere e cosi, la solidarieta tra lavoratori non e un fatto moralistico, ma ci vuole una generazione nuova e sradicata che sente sulla propria pelle i primi morsi di una crisi incipiente (fine del boom dopoguerra). Purtroppo, in tempi di pace, se ,ancano questi due fattori e difficile che si sviluppi la solidarieta tra lavoratori.
    Sara forse per la prossima generazione, impoverita e senza le pensioni dei genitori alle spalle, con intorno un mondo sufficientemente destrutturato dalla crisi da farla sentire degli aliena rispetto al mondo circostante ( credo che queste condizioni si avvicinino a passi da gigante, crisi senza ritorno del capitale)
    ——————————

    Ma perche i lavoratori che avevano esteso le proprie lotte a tuttzi i soggetti potenzialmente interessati dopo il 1980 sono diventati i merdosi che giustamente dice Anonimo?

    La colpa e da ricercarsi nellátteggiamento del Pci il cui gruppo dirigente voleva andare al governo e doveva rassicurare quelli che oggi diremmo i poteri forti ( fu allora che napolitano si collego a Kissinger e divenne uomo Nato e Trilateral). Nel pieno delle lotte il Pci lancio l´Austeritä, la Svolta dell Eur, chiedendo sacrifici ai lavoratori invece di colpire rentier e la evasione fiscale allora anche % maggiore di oggi. Successe che i lavoratori piu vecchi ed arretrati seguirono le indicazioni del Pci ( ma i dirigenti del pci dovettero sedare col loro “prestigio” delle mezze sommosse in tute le citta industriali)

    Ma soprattutto la nuova generazione si incazzo e picchiö nelle fabbriche i colleghi piu anziani, e quelli che fiutarono davvero il ruolo nefando del Pci si diedero addirittura al terroriso
    il Pci quindi aveva colpito politicamente le lotte operaie spaccando il mondo del lavoro, passivizzando i meno coscienti e rendendosi colpevole del passaggio di molti giovani al terrorismo

    Ma non fini qui, il Pci doveva garantire la borghesia italiana e la Nato di controllare ogni cosa alla sua sinistra, coi suoi giudici ( Calogero 7 Aprile), colpi tutti quelli che contestavano da sinistra il partito di berlinguer (ed erano tanti) usando il pretesto del terrorismo.
    __________

    Dopo avere distrutto politicamente con la Austerita e giudiziariamente col 7 apprile e simili la spinta di classe degli anni 70.onde rassicurare la borghesia italiana e farsi accettare al governo da tale borghesia e dalla Nato, il Pci si rese conto che avendo svolto tale compito stabilizzatore per il capitale, questi suoi interlocutori non avevano piu bisogno del suo aiuto. Infatti lo cacciarono via a pedate dal governo e formarono il pentapartito

    Il Pci per contrattate un ruolo maggiore rispetto al pentapartito tento il titto per tutto, berlinguer ando ai cancelli di fiat mirafiori per suggerire addirittura di occupare la fabbrica agli operai che scioperavano contro i licenziamenti. E noto che la Fiat organizzo la marcia di 40mila capi e capetti mettendo fine ad un decennio di lotte operaie. Ma se il Pci non avesse distrutto le lotte degli anni precedenti politicamente e giudiziariamente, si dsarebbe avua a mirafiori la marcia di tuutti gli operai dítalia e delle fporze a sinistra del pci e sarebbe stata la fiat ad essere sconfitta

    Il Pci guadagno due cose allítalia, la sconfitta operaia chje irreti e prostro i lavoratori italiani, che per conseguenza della sconfitta si diedero ai comportamenti corporativi e merdosi che giustamente lamenta Anonimo.
    Ma Il Pci , nel suo ruolo di giandarme del capitale, strinse quei rapporti Nato, Kissinger, Trilaterale, Servizi Segreti Usa che tanto hanno giovato a rovinare lítalia con Dálema, Napolitano Si spiegano cosi un certo atlantismo ed europeismo dei dis cendenti del PCI oltre che la rovina lavorativa dei giovani precari italiani

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  • Anonimo

    “Su una cosa però concordo pienamente, le generazioni che hanno meglio vissuto grazie a redditi più alti e stabili hanno accettato la lenta precarizzazione del lavoro. Pensavano che fosse una cosa transitoria, e che questa andasse ad incidere solo sui più giovani, quelli che avrebbero fatto così la “gavetta” per poi stabilizzare la propria situazione in un secondo momento.
    Poi hanno visto che che per i più giovani non c’era ritorno, e subito dopo hanno visto peggiorare sempre più le stesse loro proprie condizioni.
    Ma non per un qualche egoismo particolare, in fondo i piu giovani potevano essere i loro figli. ”

    In realtà io al tempo HO NOTATO, SULLA MIA PELLE EGOISMO, MENEFREGHISMO E MALAFEDE, BUONA PARTE DI QUELLE GENERAZIONI non era convinta di scaricare sui propri figli i danni della precarizzazione dei diritti del lavoro, quanto di scaricarli sulla generazione subito più giovane di loro, poi in fondo , ho notato tanto di quel probabilmente ignorante egoismo su gente che ho conosciuto, che se ne sarebbero fregati pure del destino lavorativo dei figli… ma io faccio parte delle classi subalterne, in buona parte anche cialtrone da questo punto di vista.

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    • Anonimo

      poi però parecchi degli stessi cinici e menefreghisti verso il destino lavorativo delle generazioni subito più giovani e di pari grado, hanno avuto la bella pensata di mettersi a chiagnere e cercare solidarietà, da quelli di cui se ne erano sempre fregati, ai tempi della legge Fornero.

      Solidarietà della classe lavoratrice È UN BELLISSIMO CONCETTO, CHE PERÒ NON SI VENDE MOLTO IN GIRO… per questo quando Lei a volte allude ad un movimento delle classi subalterne per contrastare il capitalismo, addirittura una volta lo “preconizzava” a livello europeo (?!?), NON SO SE MI FA PIÙ RIDERE O PIANGERE .

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  • jorge

    Ecco la mia risposta, che pregherei Anonimo di attenzionare soprattutto nella parte finale.
    ———————————
    ma la parte c’è stata, si potrà verificare dalle statistiche economiche che si riferiscono a quei periodi , una o due generazioni che approssimativamente corrispondono agli italiani che hanno un’età dai 45-50anni ai 65-70, che ha CONSUMATO-SPESO PIÙ DI QUANTO HA PRODOTTO

    Beh, riferiamoci a coloro, pur di queste fasce di età, che abbiano svolto lavori utili e produttivi di valore ( comunque la maggioranza)

    negli anni in cui queste persone lavoravano, la tecnologia applicata alla produzione consentiva aumenti di produttività enormi ( per quanto nel tempo i costi propedeutici di questo processo sono divenuti così enormi da non essere recuperabili nei tempi del ciclo)

    Quindi, le persone a cui ci riferiamo, hanno in effetti beneficiato di redditi superiori a quelli ottenuti dalle generazioni precedenti, e, si sarebbe visto poi, anche superiori a quelli delle generazioni successive.

    Ma queste fasce di popolazione non hanno certo vissuto al di sopra delle possibilità reali, gli incrementi dei loro redditi sono stati infinitamente inferiori agli aumenti della produttività del loro lavoro.

    In effetti, gli sprechi di risorse si spiegano non tanto col fatto che qualcuno abbia vissuto “troppo bene” (tranne fascie di rentièr pur consistenti). Piuttosto col fatto che in Italia certi settori erano composti da una miriade di piccole aziende a carattere individuale o familiare scarsissimamente produttive, e tenute in vita grazie alla evasione fiscale loro garantita dal partito di riferimento, cioè la democrazia cristiana che voleva mantenersi una base elettorale anticomunista. Esempio:

    Se in un quartiere ci sono 5 piccole salumerie di 5 proprietari diversi, ciascuna avrà prezzi di vendita più alti che se ci fosse una unica gestione, ovvero la loro fusione o concentrazione.
    Infatti una realtà con un giro di affari maggiore, grazie alle economie di scala, può vendere merci a prezzi più bassi e di qualità migliore. Inoltre una gestione unica, con giro di affari e profitti maggiori, ha le spalle larghe da assumere dipendenti a paga sindacale e con contratto a tempo indeterminato, invece di sfruttare i garzoni.
    E chiaro che se ci sono 5 gestioni e proprietari diversi le merci più care sono un costo che grava sulla intera società, e vivono male, essedo sempre sull ’orlo del fallimento, anche i 5 piccoli imprenditori/ salumieri che altrimenti potrebbero essere i direttori di sala di una unica grande azienda della distribuzione

    Ovviamente, la sopravvivenza di aziende microscopiche, soprattutto nella distribuzione e nall’agricoltura, era possibile perché le stesse praticavano la totale evasione fiscale garantita dal regime DC, ma ciò significava mancate risorse per lo stato e deficit pubblico, oltre che una perdita di competitività dell’intero sistema italia rispetto ai concorrenti esteri

    Oggi in tutti i paesi avanzati si vive male, e a qualunque generazione si appartenga. Anche nella ricca Germania le nuove generazioni devono fare 2 lavori precari mini jobs per arrivare a fine mese, il problema è il capitalismo non lo scontro generazionale fomentato ad arte per distogliere dalla critica al capitalismo

    Su una cosa però concordo pienamente, le generazioni che hanno meglio vissuto grazie a redditi più alti e stabili hanno accettato la lenta precarizzazione del lavoro. Pensavano che fosse una cosa transitoria, e che questa andasse ad incidere solo sui più giovani, quelli che avrebbero fatto così la “gavetta” per poi stabilizzare la propria situazione in un secondo momento.

    Poi hanno visto che che per i più giovani non c’era ritorno, e subito dopo hanno visto peggiorare sempre più le stesse loro proprie condizioni.

    Ma non per un qualche egoismo particolare, in fondo i piu giovani potevano essere i loro figli. E’ che hanno creduto alle promesse del capitalismo, la politica dei due tempi, i sacrifici oggi per stare meglio tutti domani.Tanto, pensavano, del capitalismo ci si può fidare, mica siamo all’epoca dei padroni delle ferriere, oggi c’è la costituzione nata dalla resistenza (legalità formale).
    Per di più oggi il capitalismo è regolato ed organizzato, continuavano a pensare, tant’è che che si sono affermate le politiche keynesiane nell’interesse nostro e dello stesso Capitale. E se qualcuno (qualche mio antenato?) diceva, guardate, che il capitalismo viaggia verso una crisi mortale, dopo le lotte degli anni 70 bisogna continuare e passare ad un sistema sociale superiore se non si vuole regredire, i più rispondevano con l’ideologia mainstream fiduciosa nel capitalismo post resistenza e keynesiano.

    Ed anche con la pretesa che tale ideologia mainstream fiduciosa verso il capitalismo fosse ovvia ed autogiustificantesi, per il solo fatto di essere diffusa ed accettata a scala industriale (massificazione delle funzioni mentali) .Proprio come si esprime oggi la Lombroso per validare la sua analisi della crisi a chi le chieda conto di questa :

    “costringendomi a esprimere concetti così accertati e condivisi da risultare banali”

    P.S. Ho la sensazione che ci sia talvolta più di un anonimo, magari mi sbaglio, ma in caso contrario potreste distinguervi aggiungendo un numero o un Avatar

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    • Anonimo

      l’anonimo che Le parla discorsivamente di economia e di diritto oltre che di storia ita(G)liane,solitamente in modo abbastanza pacato sono io, ma rimarrò anonimo, appunto.

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  • Anonimo

    “Forse vale la categoria di aurorazzismo a pensare che il keynesismo in italia sia fallito perchè applicato male, ovvero, in maniera clientelare; spesa eccessiva ed ad capocchiam, amici degli amici, frate mia, peppone e don camillo, pianto greco, familismo amorale, falsi invalidi, apparizione delle madonne,cordoglio dei politici ai funerali di stato, fritture di pesce.(cose per altri versi più che vere ed odiosissime)”

    NON è auto razzismo, semplicemente, c’è stata, si potrà verificare dalle statistiche economiche che si riferiscono a quei periodi , una o due generazioni che approssimativamente corrispondono agli italiani che hanno un’età dai 45-50anni ai 65-70, che ha CONSUMATO-SPESO PIÙ DI QUANTO HA PRODOTTO, ecco in quei periodi più o meno 68ttini ( rivoluzionari dei cavoli loro, da chiacchera…) e post 68ttini, si sono particolarmente sviluppati i consolidati i difetti che lei cita… si potrebbe dire che si tratta “mediamente” di generazioni di (quanto meno incivili, narciso-egoistici e menefreghisti…) profittatori a scapito o danno delle generazioni successive.

    Con tutti i limiti di paese perdente e colonizzato quale è l’itaGlia, bisogna, fosse pure a grandi linee individuare le responsabilità anche pesanti di chi ha vissuto in BUONA SOSTAZA in uno dei periodi di maggior sviluppo storico dell’Italia.

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  • Anonimo

    Chi vuole legga, su comidadpunto org l’interessante post:
    LA COSTITUZIONE DELLA GIUNGLA

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  • jorge

    Rsposta tardiva ad Anonimo

    Non pretendo di convincerti, ma voglio chiarire il senso di cio che ho scritto , e che tu hai così commentato

    Non sono le teorie di keynes che hanno prodotto la formazione di monopoli, semmai è stata una loro scorretta applicazione-interpretazione

    Forse vale la categoria di aurorazzismo a pensare che il keynesismo in italia sia fallito perchè applicato male, ovvero, in maniera clientelare; spesa eccessiva ed ad capocchiam, amici degli amici, frate mia, peppone e don camillo, pianto greco, familismo amorale, falsi invalidi, apparizione delle madonne,cordoglio dei politici ai funerali di stato, fritture di pesce.(cose per altri versi più che vere ed odiosissime)

    Gli stessi problemi di mancato rientro dal deficit si sono avuti in tutti i paesi progrediti ed onesti, i quali hanno attraversato tutti un periodo keynesiano

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    • Anonimo

      Di base sono d’accordo nel pensare che il capitalismo anche quello keynesiano ha pesanti difetti… però un applicazione più conservativa ed oculata del deficit spending avrebbe potuto spalmare il livello di benessere su un periodo di tempo più lungo ed equilibrato, non fosse altro che il keynesismo ha prodotto uno dei periodi di benessere più lunghi ( se non il più lungo tout court…) ed intensi della storia dell’economia.

      Non ricordo chi disse che, sia le teorie comuniste che quelle capitaliste presentavano un grosso difetto: il capitalismo era bravo a produrre risorse, ma non riusciva a distribuirle equamente, il comunismo, viceversa.

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    • Anonimo

      ah.. en passant Keynes nel 1929 circa in un articolo ( che io ho letto tradotto in italiano…) in un giornale americano ( di cui ora NON ricordo il nome… e avrei un po’ di difficoltà a a ritrovare, ma non sarebbe impossibile) diagnosticò sommariamente quelle che lui riteneva le cause della crisi ( anche dell’economia finanziaria…) del ’29 : vi era uno squilibrio fra la remunerazione dei fattori produttivi Kapitale e Lavoro, a discapito di quest’ultimo…
      sembravano analisi quasi profetiche per questa depressione economica, si andassero a vedere corsi e ricorsi storici, magari.

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    • Anonimo

      grazie per la risposta e mi scusi se di recente non capendo un suo commento in inglese le ho risposto in modo un po’ “scorbutico”.

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