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Virus padano dop

6253d2d76960229e7b5f6bc7b8b215c1.jpgOrmai sta diventando sempre più chiaro che la grande pestilenza è stata un abbaglio: secondo Vincenzo D’Anna, presidente dell’ordine dei biologi italiani, sarebbe stato isolato  un ceppo del Covid 19 autoctono della valle padana  che non ha nulla a che fare con quello cinese. Ovviamente derivando con molta probabilità dai maiali e non dai pipistrelli è simbolicamente più buono, ma adesso Zaia sa dove può mettersi i topi che secondo il suo autorevolissimo parere i cinesi mangerebbero vivi. Anzi sarebbe il caso di chiedersi cosa mangia Zaia e cosa fa mangiare i suoi elettori. In ogni caso entrambi i patogeni, come fa sapere l’Oms, pandemia o no,  provocano una sindrome assolutamente sovrapponibile all’influenza e come quest’ultima di scarsa pericolosità tranne che per la parte di popolazione a rischio che normalmente viene poco tutelata dalla sanità dei ricchi quale sta diventando anche la nostra. Anzi a dire la verità forse meno pericolosa perché se la normale influenza assume una certa importanza non solo per gli anziani ( attenzione però, solo quelli già aggrediti da altre gravi patologie), ma anche per i bambini molto piccoli, il covid 19 sembra essere del tutto innocuo per questi ultimi.

Io non sono né un medico, né un biologo e tanto meno un virologo, ma ai  miei tempi avevo studiato l’ influenza delle grandi epidemie sulla evoluzione storica, compresa la più letale pandemia  influenzale, quella chiamata spagnola degli anni 1918 – 1922, ma in realtà proveniente dagli Usa (cosa che già allora era vietato dire, anche perché come spiegare che il virus portato dalle truppe Usa aveva fatto quasi lo stesso numero di morti della guerra contro gli Imperi centrali?)  e qualcosa ho imparato al riguardo: così leggendo i numeri che provenivano dal focolaio cinese, la percentuale di contagi e di mortalità in un territorio densamente abitato (60 milioni di abitanti in un’area grande meno dei due terzi dell’Italia), sentendo parlare di coronavirus, una famiglia di patogeni che è condivisa dall’uomo così come da tutti gli animali con cui viene a contatto e che è anche responsabile della malattia con maggior incidenza al mondo, ovvero il raffreddore, ho subito sospettato una certa discrasia fra allarme e numeri, tra principio di precauzione e apocalissi annunciata. Come è perché questo sia stato possibile non è difficile da capire vista l’utilità geopolitica di demonizzare la Cina nell’ambito della guerra commerciale, favorita anche dal fatto che più grande è l’allarme più arrivano fondi alla ricerca o agli ospedali e più si aprono prospettive di guadagno farmaceutico.

In tale contesto ci sarebbe da comprendere a fondo come l’Italia sia stata la  principale vittima di queste logiche: certo l’ipotesi del coronavirus padano autoctono,  probabilmente presente da anni e mai rilevato perché confuso con la normale influenza, insieme all’indegno bordello provocato dalle autorità regionali che hanno dato per certi i casi ancora da controllare, può essere all’origine dell’ inspiegabile numero di pazienti che hanno messo al bando l’Italia come appestata, causando incalcolabili danni economici.  Di certo è stata la voglia di distrarre gli italiani da una situazione politica al limite del ridicolo e dell’infame con un governo impresentabile che esiste solo per impedire le elezioni. Insomma hanno creato un eccesso di allarme, non  avendo la minima idea delle conseguenze di ciò che stavano facendo. E adesso devono fare una precipitosa marcia indietro, ma non prima di aver creato un danno permanente. Questo in realtà accade un po’ dappertutto: l’enfatizzazione artificiale del coronavirus non si è rivelata una buona mossa per l’impero statunitense perché in primo luogo ha dato modo alla Cina di rivelarsi un Paese estremamente efficiente anche dal punto di vista sanitario – scientifico e di poter fare cose assolutamente impossibili agli stati affetti da neoliberismo, ma soprattutto  ci si è accorti che la cosa ha danneggiato più le economie occidentali che quella cinese.

Da noi  che ci siamo affrettati ad essere coprotagonisti di questa vicenda la situazione così come viene rappresentata dai media è grottesca: perché da una parte non si può facilmente uscire dal modulo allarmistico con cui è stata affrontata la situazione e si guarda con ansia al diffondersi dei contagi veri o semplicemente presunti, dall’altra però si deve  aderire come se nulla fosse allo smantellamento dai vari coprifuochi scolastici e non che sono stati posti nelle ultime due settimane. Dunque il contagio avanza inarrestabile, ma smettiamola con il contenimento. Forse bisognerebbe rientrare in noi stessi, se ancora avessimo un noi stessi.


Paradisi di bugie

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Nei giorni scorsi in rete molti assidui e tenaci scrutatori di dito per non essere costretti a guardare una luna sempre più corrucciata e minacciosa, hanno deriso i 5Stelle per aver pubblicato la denuncia dell’incidente a un pozzo di prospezione verificatosi al largo di un paradiso naturalistico, le Isole Kerkennah in Tunisia, corredandola dell’immagine di un altro disastro, peraltro della stessa origine che non  è ardito definire doloso, accaduto in Thailandia qualche anno fa.

Imperdonabile leggerezza direte voi, che toglie efficacia all’informazione. Ma niente al confronto di chi – media embedded prima di tutto – ha soavemente sorvolato sulla notizia, che avrebbe assunto l’effetto simbolico di un monito a poche settimane dal pronunciamento popolare sul regime di autorizzazioni per le perforazioni petrolifere al largo delle nostre coste. Come non capirli: uno dei pilastri della propaganda “istituzionale” per il No, o meglio per una risibile libertà di coscienza, ormai abusata dal partito della nazione per qualsiasi occasione “sensibile”  affidata a un sito Nonsprecarenergia.it  registrato da Davide Bacarella, amministratore unico e azionista di minoranza di DotMedia, società di comunicazione che dal 2009 segue il premier e che è stata fondata da Patrizio Donnini e che al pari di Bacarella, ha un incarico di consulenza presso il ministero della Difesa, consiste nel ripetere, insieme alla paccottiglia di bugie in merito alle formidabili ricadute occupazionali e al fondamentale contributo all’approvvigionamento energetico, cui non credono più nemmeno quelli che avevano inoltrato domanda di concessione e che stanno scappando a gambe levate,  che si tratta di un’attività compatibile con l’ambiente, sicura e affidabile.

A differenza dei 5Stelle, io alle Kerkennah ci sono stata anni fa. È un piccolo arcipelago di lunghe spiagge piatte, così incantevole, così contemplativo e poetico, che – mi perdonerete la digressione personale – io mi persuasi che il mio temporaneo compagno di vagabondaggi fosse un amore e lui che l’avessi stregato come Circe, tornata là dove la leggenda racconta che avesse situato la sua dimora. Il merito è di quelle lunghe distese di sabbia e poi il mare, basso, dove puoi camminare per ore, attraversando banchi di polipi giocosi, gli stessi che vedi in ogni parte stesi sui fili come fantasmi a seccarsi al sole. Perché la ricchezza delle Kerkennah, a parte un po’ di recente turismo grazie agli hotel che si sono aggiunti a due o tre albergoni di stile bulgaro che richiamavano alla mente gli uffici del Comintern, viene dal mare, dalla pesca ricca e facile per via di quelle misteriose escursioni di maree e dalle sterminate distese della sempre più rara Salicornia, attività compromesse forse irreversibilmente dalla  marea nera del 14 marzo  provocata dalla rottura di una piccola tubazione di un pozzo di petrolio, piccola ma feroce.

Meglio stendere un pietoso velo di silenzio, rimozione ed omissione dunque. Perché se c’è qualcosa che proprio non piace agli isterici dei fasti europei è il principio di precauzione  citato nell’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea  con lo scopo di  garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a delle prese di posizione preventive in caso di rischio.  Perché a loro si addicono le misure tardive, meglio ancora se postume, quelle che rendono di più per via del sistema di governo imperniato sullo sfruttamento dell’emergenza, in modo da autorizzare poteri e interventi speciali, fuori da leggi e regole, e che lasciano intatti rapporti di forza, in modo da non disturbare manovratori e padroni delle ferriere, in “senso proprio” se pensiamo che una delle coste investite dalle smanie trivellatrici del governo è quella pugliese, tanto che perfino uno dei ras più autorevoli del Pd si è ribellato all’infamia.

Il fatto è che dovremmo tener conto del principio di precauzione non solo in occasione del referendum del 17 aprile. Ma anche per quello d’autunno, per usare cautela e prevenzione e contrastare gli avvelenatori del nostro ambiente civile e democratico.


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