Usa, gli importatori di terrorismo

Eli is Back! v3 colourLa grande strage continua, incessante, notte e giorno: dopo le “fucilazioni” scolastiche in  Oregon è bastato che qualcuno andasse al di là delle statistiche ufficiali e complici dell’Fbi che considerano sparatorie di massa solo quelle che fanno almeno quattro morti, che qualcuno considerasse tali i gli scontri a fuoco dove ci sono almeno 4 feriti per stravolgere il bengodi statistico dei fabbricanti di armi e mostrare che praticamente da anni c’è almeno uno scontro a fuoco di massa ogni giorno. Tuttavia sarebbe ingannevole fermarsi a questo e pensare che le stragi quotidiane in Usa siano causate solo dall’ingordigia dei produttori di strumenti di morte e della facilità con cui ci si possono procurare pistole, fucili, persino cannoni e lanciamissili, un triste commercio fondato su un emendamento della Costituzione votato più di duecento anni fa per tutt’altri scopi, quando era necessario difendersi dagli inglesi.

I numeri e la loro costante crescita ci indicano che il fenomeno va ben al di là: che la violenza massicciamente esportata per il controllo del mondo, l’idea che questa sia  sostanzialmente “giusta” a causa dell’eccezionalità americana, concetto che viene inculcato sin dalla nascita, non ha fatto che alimentare il seme della brutalità e il senso di onnipotenza che dà il dito sul grilletto. Non si tratta più solo della ribellione individuale e senza oggetto di una società che si sente giunta alla fine della storia, della turbolenza che non trova sbocco politico o ideale e che ha fatto degli Usa la nazione con più detenuti di qualsiasi altra in qualsiasi periodo storico: le sparatorie di massa hanno infatti avuto un deciso e costante aumento dalla prima  esportazione di democrazia in Iraq fino ai giorni di oggi, ossia ai giorni del caos. Del resto le cifre cono chiare: gli Usa in patria e all’estero hanno avuto circa 3300 morti per azioni terroristiche dall’11 settembre compreso in poi, ma nello stesso periodo hanno avuto oltre 400 mila morti per armi da fuoco. Anche considerando che la metà abbondante di essi siano suicidi, rimane l’immagine di una strage quattro volte più grande del Vietnam che non può essere giustificata esclusivamente  dalla facilità di possesso delle armi da fuoco la quale non è tanto la causa, quanto l’effetto di una progressiva assuefazione e di una incoraggiata attitudine alla violenza.

Non c’è bisogno di un trattato per capire come la sopraffazione, giustificata, enfatizzata, esaltata in ogni salsa, divenga nella testa di molti una strada legittima o quanto meno naturale: non si può invadere, bombardare, uccidere civili e bambini a migliaia chiamandolo effetto collaterale, senza che questo spirito cominci a pervadere le menti meno lucide, le educazioni più rozze, E nemmeno si può pensare che la tentazione non si faccia strada in una società dove sostanzialmente homo homini lupus è considerato una virtù sociale ed economica. Si voleva esportare falsa democrazia, ma si è importato solo il vero terrorismo di cui ci si è serviti per mantenere il controllo, mondiale. Così i poliziotti uccidono l’ “altro” come in Afganistan ritenendosi in diritto di farlo (molti di loro sono in effetti reduci) mentre sempre più persone sognano, immaginano, ritengono giustificato ed exciting lo shooting contro chi, nel loro isolamento programmato dal liberismo, si considera nemico.

Qualche anno fa è uscito in film interessante da questo punto di vista, anche perché è a Hollywood che batte davvero il cuore della cultura Usa: in “Codice Genesi” un superstite della guerra globale affronta un lungo viaggio per portare l’ultima copia rimasta della Bibbia in in villaggio post atomico dove si tenta di far rinascere la civiltà. Ma durante il viaggio non si contano gli ammazzamenti, gli stupri, le amputazioni, gli squartamenti: violenza inaudita per una giusta (si fa per dire) causa. E tutto condito dal continuo suggerimento che l’eroe stragista sia protetto da Dio. Protetto anche da chi vuole “il libro” per farne uno strumento di potere. Sinceramente non trovo immagine più adatta a descrivere l’America di oggi.

 

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

2 responses to “Usa, gli importatori di terrorismo

  • voltaire1964

    Ognuno dei punti rilevabili nell’articolo meriterebbe una sua elaborazione, ma spazio e tempo lo impediscono. Mi riferisco qui solamente alla facilità di procurarsi armi in base a “… un emendamento della Costituzione votato più di duecento anni fa per tutt’altri scopi, quando era necessario difendersi dagli inglesi.” La Costituzione fu scritta quando la guerra di indipendenza era finita e il trattato con gli inglesi gia’ siglato a Parigi. Peraltro le armi facili hanno poco a che fare con i massacri quotidiani. So di generalizzare senza prove, ma chi vuole può utilizzare il link (in calce) per accedere al testo online di “USA e Getta – Controstoria d’America.”
    La cultura americana è fondata su una frode storica. Gli estensori della “Dichiarazione di Indipendenza” erano una cosca di padroni di schiavi proclamanti che “Tutti gli uomini sono creati uguali (!)”, Il che non toglie che nella cosca ci fossero alcuni piu’ intelligenti ed umanitari (videlicet Jefferson), ma furono presto eclissati dai “falchi.” E’ relativamente poco noto che la prima guerra per l’esportazione della democrazia (sic!) fu la tentata annessione del Canada nella guerra del 1812. Chi e’ interessato può seguire il relativo video online a http://yourdailyshakespeare.com/historical-video-sketches (episodi 16,17,18). Non ci riuscirono ma il modus operandi era gia’ chiaro.
    Tornando al presente, il fenomeno degli assassinii di routine è il punto d’arrivo di una filosofia di vita che congloba il principio puritanico-protestante per cui il ricco e’ benedetto da Dio – da cui la logica conseguenza che Dio lo mette in culo ai poveri – con la filosofia neo-liberista dove il tuo successo e’ la mia sconfitta.
    Un esempio. E’ stimato che 10% dei giustiziati con la pena di morte sia (stato) innocente. Ma per la pubblica accusa, un accusato non condannato a morte è una sconfitta, non importa se l’accusato e’ innocente.
    Solo pochi giorni fa, dopo enormi pressioni – tra cui quella dell’autrice di “Dead Man Walking” poi hollywoodianato – e di fronte all’evidente falsificazione dell’accusa, la condanna di un uomo in Oklahoma è stata sospesa 3 ore prima dell’esecuzione (“per permettere alla difesa di presentare nuove prove.”)
    L’accusa era basata sulla confessione dell’autore fisico del delitto (non il condannato) – un uomo cui l’accusa aveva promesso di salvargli la vita se avesse accusato il presunto mandante. L’ autore del delitto ha una storia di abuso di droghe e furti per pagarsele, ma la cosa non era stata presentata al processo. Ebbene, ancora adesso la pubblica accusa proclama che l’accusato (in galera dai 1990), merita la pena di morte. Parte del curriculum di questo nobile accusatore è l’aver ottenuto 84 condanne a morte durante la sua non-ancora-finita carriera.
    Ho citato il caso come esempio supremo di “mors tua, successo mio.” Ma la stessa mentalità percola per gravità ed è assorbita per osmosi (tramite media, TV e Hollywood), durante la vita di tutti i giorni.
    Quindi il fatto sorprendente non è che ci siano tanti massacri ed assassinii di massa, ma che ce ne siano relativamente pochi.
    “USA e Getta – Controstoria d’America”, http://sakeritalia.it/interviste/un-regalo-per-i-nostri-lettori-usa-e-getta-un-libro-di-jimmie-moglia/

    "Mi piace"

  • Anonimo

    ” causa dell’eccezionalità americana”

    eccezionaloità è un concetto simile alla mitologica “meritocrazia” :

    http://www.eticaeconomia.it/la-concorrenza-come-contendibilita-del-privilegio/

    "Mi piace"

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: