Lasciamo ogni speranza: continuiamo a vivere nella finzione. E non c’è dramma dal terremoto, ai massacri sociali, alla povertà che non si vesta dei pennacchi sgargianti della menzogna, del nascondimento, della commedia rituale. Ieri abbiamo avuto il 52° morto in Afganistan, un Paese da dove ci stiamo ritirando, sconfitti, assieme a tutti gli altri per la palese assurdità di un’occupazione militare contro un terrorismo che opera e nasce altrove. Ma questa assurda tragedia non ferma lo show dell’operazione di pace e la rappresentazione farsesca di una resistenza all’occupazione limitata ai talebani quando invece è un’intero popolo che non ci vuole.

Infatti non appena giunta notizia della morte del caporale Chierotti la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per “attentato con finalità di terrorismo”.  Andiamo armati fino ai denti ad occupare un Paese che dista seimila chilometri e diciamo che l’ovvia  resistenza è terrorismo: una faccia della moneta è la tragedia, l’altra la farsa. Una farsa ancora più evidente quanto più inutili sono queste perdite umane a fronte di una guerra già persa, la cui fine ingloriosa è già stata stabilita. Sappiamo benissimo che il governo fantoccio dei signori della droga e il suo esercito si dissolveranno in pochi mesi, per non dire settimane dopo il ritiro delle truppe Nato, ma invece di andarcene subito, come avremmo dovuto fare da anni, apriamo fascicoli per asseverare tesi a cui nemmeno i bambini dell’asilo possono credere.

Mi sono dimenticato che siamo là ad esportare democrazia, mentre noi stessi la stiamo perdendo, come se fosse davvero possibile farlo con la canna del fucile, le bombe intelligenti o i droni. Il prodotto evidentemente, così confezionato, non è piaciuto anche perché ha fatto un bel po’ di vittime civile, un numero enorme, destinato a rimanere sconosciuto per preservare la nostra verginità di “pacieri”. Così amati che non sarà possibile nemmeno ritirare le truppe attraverso il Pakistan, ormai anti occidentale fino al midollo e lo dovremo fare attraverso il nord traversando tutta la Russia (uno scherzetto che ci costerà 700 milioni). Ma intanto apriamo inchieste come se non fossimo in guerra. L’importante è negare anche l’evidenza.