C’era una volta, nel piccolo regno di Batalia, un re avido e gaudente di nome Gaunilone Il Porco, che ne faceva di cotte e di crude, che toglieva ai poveri per dare ai ricchi, che girava per il regno in cerca di fanciulle da condurre nelle sue stanze, che abusava del proprio potere e si circondava di una schiera infinita di cortigiani che, grazie a lui vivevano nel lusso e nell’inganno.

I sudditi che avevano sperato di partecipare al banchetto e che lo avevano a lungo acclamato quando lo vedevano passare sulla carrozza reale,  si ritrovavano invece impoveriti e derisi dagli abitanti degli altri regni, ma non si ribellavano perché  Gaunilone il Porco era protetto da un potente incantesimo della maga Bisciona, anch’esso strappato con raggiri e intese sottobanco.

Nulla però dura per sempre: passa un anno, passa l’altro,  Gaunilone invecchiava e inacidiva, l’incantesimo perdeva di forza, i cortigiani saccheggiavano Batalia senza più remore, i poveri aumentavano e il re, accecato dal potere e adulazioni, trascinava fanciulle sempre più giovani nelle torri dei suoi castelli e le imponeva anche come consiglieri del regno.

Il popolo cominciò così a rumoreggiare, ma ancora non sarebbe bastato a deporre il sovrano se non fosse corsa voce che Gaunilone il Porco avesse dato ordine di mischiare lo stagno all’argento delle monete. Questo terrorizzò i bataliani, ma soprattutto mise in allarme il vicino regno di Prancia e soprattutto quello della potente Tomania che se ne lamentarono con l’imperatore Finanzio II°, despota di Columbia, duca di Aspen e margravio di Bilderberg.

I cortigiani che fino allora erano vissuti nell’impunità e che avevano grandi affari in corso si spaventarono e iniziarono a domandarsi se Gaunilone il Porco, con i suoi eccessi e i suoi trucchi non rischiasse di mandare tutto all’aria e di provocare un intervento diretto di Finanzio o della regina Engel di Tomania. Così il primo consigliere di corte un tale Migliorio che si mormorava fosse figlio naturale del precedente re, mandò messi per tutto il regno alla ricerca di un cavaliere che spodestasse Gaunilone e placasse i timori della corte corrotta e dei molti clientes che da essa dipendevano.

Furono giorni confusi e inquieti, ma i messi trovarono il personaggio giusto, un cavaliere di nome Bocconio il Taciturno, già intimo di Finanzio, conoscitore di molti sovrani dei territori confinanti che con un drappello di paladini di Prancia e granatieri di Tomania scese per le valli di Batalia  presentantosi come il salvatore, insieme ai suoi scudieri tra cui il ricco e influente Mona d’Intesa.

Il popolo accorreva lungo le strade percorse da Bocconio alla testa dei suoi e alla fine Gaunilone il Porco, per non perdere definitivamente il regno o magari rischiare di finire nelle segrete, lasciò campo libero, rifugiandosi in una regione paludosa con un  certo numero di fedelissimi. E inviò un disperato messaggio alla maga Bisciona perché ripetesse l’incantesimo.

Appena preso possesso di Palazzo reale Bocconio volle però rassicurare la corte sul fatto che nulla sarebbe cambiato e che, liberatisi finalmente dei pericolosi eccessi di Gaunilone, si sarebbe tornati ai propri tranquilli affari senza timori di sollevazioni. Lo disse davanti al popolo e anche quelli che avevano visto come il fumo negli occhi Gaunilone, diedero una mano a far scendere dalla torre più altra una ricca stoffa bianca sulla quale era scritto ” Applausi”. La gente applaudì e vissero tutti infelici e scontenti.