La notizia, diciamolo, è vecchia, risale addirittura al 2008 e il fatto che ricompaia massicciamente in rete dimostra che il web ha una sua bizzarra forma di memoria la quale  impedisce di dimenticare, ma al tempo stesso produce un’informazione sgranata che solo in alcuni casi si traduce in opinione pubblica. Il fatto è quello ben noto dell’editrice cattolica tedesca Weltbild che ha in catalogo anche titoli e film al limite del pornografico, il che per un’organizzazione che dipende direttamente dalle diocesi che ne sono proprietarie non è precisamente edificante.

In Germania ogni tanto risorge la polemica  e l’altro giorno, dopo un articolo in merito della Die Welt, la Weltbild, ossia la Chiesa, è insorta  contro le accuse “diffamatorie” opponendo due strani argomenti. Il primo è che la vendita di materiale hard costituisce una frazione del tutto marginale degli affari, lo 0,017% sul un totale di oltre un 1 miliardo e 700 milioni. Il che è ben strano, sarebbe come dire che se un prete pedofilo impiega una frazione minima del suo tempo nell’attività… ehm … extra sacerdotale, diciamo un’ora al mese, è di per sé assolto.

La seconda affermazione è che i titoli in catalogo non sono propriamente pornografici, almeno secondo la dizione giuridica tedesca, ma solo erotici. E qui c’è da rimanere allibiti, perché la distinzione tra le due cose ha un’origine e un senso solo in una dimensione laica dove la sfera sessuale è sottratta “alla genitalità riproduttiva”. Inoltre se anche l’erotismo tra due persone fosse in qualche modo giustificabile all’interno di questo universo sessuofobico, di certo non lo è un film che si propone o come peccaminoso voyerismo o come educazione sessuale e sentimentale deviata.

Negli Orientamenti educativi sull’amore umano la chiesa riprone le parole di papa Woityla contenute nella esortazione pastorale Familiaris Consortium:  ” la Chiesa si oppone fermamente a una certa forma di informazione sessuale, avulsa dai principi morali, così spesso diffusa, la quale altro non sarebbe che un’introduzione all’esperienza del piacere e uno stimolo che porta a perdere la serenità – ancora negli anni dell’innocenza – aprendo la strada al vizio”. Considerazioni che valgono ovviamente anche per gli adulti e per quella “educazione della società” che la chiesa persegue. Cosa abbia a che fare tutto questo con “Il collegio delle sgualdrine”, “Le ore dell’avvocato” o “Chiamami zoccola” lo può dire solo uno psichiatra o un amministratore delegato. Oppure ne può parlare nostra signora dell’ipocrisia che pare essere veneratissima.

Però tutto si tiene, il denaro non ha odore e non soltanto per ciò che concerne la strana educazione sentimentale della Weltbild, ma anche per la sua spregiudicata politica del lavoro, alla faccia della dottrina sociale della Chiesa, il feticcio dietro il quale si nascondono il Vaticano e tutte le Opere del mondo cattolico. La Weltbild infatti quando nel 2008 assorbì la DBH Deutsche Buch Handels GmbH, ne chiuse la metà dei punti vendita, ricorse a prepensionamenti massicci e a spostamenti del personale. L’anno successivo i pastori così attenti alle loro pecorelle, almeno nelle chiacchiere, licenziarono 320 persone e ridussero del 15% i salari, operando sulle qualifiche.

E questo a me sembra il peccato di gran lunga più  grave. Un modo di essere sgualdrine del capitalismo.