Inquilini sfrattati da case di proprietà della Chiesa, illustra le opere di carità per le quali i politici cattolici difendono le esensioni

In questi giorni di caldo afoso e di svagati discorsi di fronte al baratro, si è aperto il problema delle esenzioni fiscali ( Ires e Ici) della Chiesa che coniugate all’ 8 per mille fanno un totale di circa 4 miliardi che mancano alle casse dello Stato: una montagna di soldi che potrebbe servire ad attutire i rigori della manovra, ma a cui i vescovi e il Vaticano impegnati toto corde a predicare bene e a razzolare male, non si sognano nemmeno di rinunciare.

E per questo hanno dato la carica alle loro gole profonde parlamentari per fare un fuoco di sbarramento contro questo eretico pericolo. E quelle a cominciare dalla Rosi Bindi, per finire a Rotondi, passando per Casini a dire che non si può vista l’opera caritatevole e di solidarietà che svolge. Ora è fin troppo facile argomentare che la supplenza di quanto dovrebbe fare lo Stato, viene attuato grazie ai soldi dello Stato stesso e quindi si tratta solo di una improponibile e ridicola partita di giro.

Ma nemmeno questo è vero perché sappiamo dai documenti della stessa Cei solo il 20% dell’introito dell’ 8 per mille finisce in opere caritatevoli (di cui l’ 8% fuori d’Italia), mentre il resto va ad alimentare la vita ecclesiastica e insomma la pompa cardinalizia e papale in primo luogo. E non c’è ragione che accada diversamente per gli altri introiti indiretti da esenzione. Quindi si tratta di risorse che vengono sottratte in gran parte a chi ne avrebbe bisogno.

Certo è incredibile che in questo Paese si debbano dire continuamente cose ampiamente risapute senza che essa sembrino avere la minima efficacia, come se la verità scorresse come pioggia sul vetro del’ipocrisia. E badate si tratta solo di quella parte di verità conosciuta: quei 4 miliardi sono solo la punta di iceberg. Si stima che il 21% per cento del patrimonio immobiliare italiano appartiene direttamente o indirettamente alla Chiesa attraverso diocesi, enti e società vaticane, congregazioni religiose. E dicendo stima si vuole anche dire che nessuno si è mai curato di fare un  censimento dei beni della Chiesa.

E’ ben noto che nell’ultimo decennio, grazie alle leggi dei governi Berlusconi il Vaticano e le diocesi hanno cominciato ad alzare vertiginosamente gli affitti, a sfrattare la gente per poter raddoppiare o anche triplicare il canone, non fermandosi nemmeno davanti ai pignoramenti per morosità e all’allontanamento dei disabili. Queste sarebbero le opere di bene per le quali si chiede l’esenzione? O l’esenzione va bene per trasformare un immenso patrimonio immobiliare in un businness alberghiero o per dare rifugio in edifici di prestigio alla razza padrona?

E’ a questa chiesa palazzinara, adunca e padronale che i politici devoti vogliono conservare le esenzioni? Ma per carità, almeno un po’ vergognatevi.