Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma che noia..

In questi giorni – merito o effetto di Fazio, Saviano, Maroni– mi sento continuamente accusare di essere snob.

Sono andata pedantemente a guardarmi la Treccani. Ed ho avuto la conferma che i miei detrattori usano l’ingiuria in modo inappropriato ( e così diranno ancora di più che sono snob).

Ma mi adeguo e mi riferisco qui all’accezione comune. Quindi assimilerò lo snobismo alla “puzza sotto al naso”, a un certo distacco aristocratico dalla massa, magari frutto di privilegi ereditati, insomma  a una predilezione per le brioche, anche gentilmente  e dissennatamente proposte a folle irate e insurrezionali.

Ci aggiungo anche un certo disprezzo per certi costumi contemporanei: inclinazione alle scorciatoie in dispregio delle regole; quella certa valorizzazione di effetti e modalità perentorie, quelle che preferiscono infantilizzazione a semplicità; quel certo abbassamento dei contenuti e delle forme in nome di una malintesa prossimità col “popolo”; quel certo primato dei valori di mercato e del commercio rispetto a capisaldi di equità e solidarietà, perché si sa questa è la modernità e o l’accetti o sei arcaico.

Se è così rivendico di essere snob. Soprattutto se il contrario di snob è quel politicamente corretto, sovente  anticamera dell’omologazione, del revisionismo, di certe pruriginose pacificazioni, di certi moti di cristiana comprensione per la solitudine del premier. Del dire soavemente nero e non negro ( salvo non regolarizzarlo),  del fare speciosi distinguo “ma anche” finire per dire che “sono tutti uguali”. Insomma di quella sofisticata declinazione della vecchia ipocrisia, dell’annosa indifferenza, della pigra indifferenza, della carità di patria, dell’accomodante perbenismo. E della carità in comoda sostituzione della solidarietà, della militanza virtuale al posto della poco remunerativa partecipazione.

Se è così sono snob. Continuo a pensare che Saviano ha contribuito a svelare la verità e a farme una efficace e meritoria “vulgata” in questo Paese, ma proprio per questo lo metterei in guardia dall’uso liturgico e “spettacolare” che si fa di lui. Credo che a volte anche Omero sonnecchi e Benigni sia talora lungo e noioso. Trovo Bersani incongruo ma dignitoso. E Fini – per non fare di tutta l’erba un “fascio” – ancora una volta poco credibile e per niente affidabile. Per tutti vale che la trasmissione, direbbe Dorfles, è un fenomeno kistch, un uso improprio di messaggi e intelligenze, nel quale quasi tutti fanno qualcosa che non è il loro mestiere e nemmeno la loro vocazione: politici che fanno i dicitori, comici che interpretano i politici, cantanti che “monologano” messaggi.  Ciononostante  mi compiaccio del suo successo se lo prendiamo come una manifestazione di esercizio dell’opposizione e di  disvelamento delle menzogne di regime.

Sono snob se questo significa diffidare di certi infantili entusiasmi, per voraci rottamatori o ambigui futuristi, tutti felicemente e scriteriatamente uniti nell’instancabile e dinamica rimozione di passato, memorie, storia, idee.

E sono talmente snob che in mancanza d’altro, per una aristocratica e ammuffita affezione per democrazia, libertà, partecipazione, o forse per stolido “anticonformismo” voterò alle primarie e magari tardivamente mi iscriverò al PD.