E’ la seconda volta che capita in meno di un anno: i candidati “ufficiali” del PD, tutti scelti i vista di uno “sfondamento al centro” finiscono per essere battuti. E se in Puglia lo si poteva immaginare anche grazie al carisma personale di Vendola, a Milano la scelta è tutta politica.
Se ne dovrebbe dedurre che l’elettorato Pd, nella sua maggioranza, chiede posizioni più alternative e idee se non più radicali almeno più nette, scelte di campo più comprensibili. E la cosa a me appare ovvia visto anche ciò che accade nel resto d’Europa dove a sinistra vengono punite le posizioni troppo sfumate.
Ma il problema profondo, quello a causa del quale il Pd è un partito non nato, rimasto dentro un’insolubile gestazione è un altro: che la parte di apparato più centrista, quella derivante in buona sostanza dalla Margherita, ha smarrito il senso originario della sua centralità.
Centralità che dovrebbe derivargli dal cattolicesimo sociale di Sturzo, Dossetti, Lazzati e dal cattolicesimo liberale incarnato da De Gasperi, ma che è ormai scomparsa e nascosta, ridotta a un santino spiegazzato dentro un portafoglio. Quella cultura si è persa e confusa dentro un centro semplicemente conservatore e compromissorio oppure di semplice osservanza Vaticana.
L’incontro fra due culture che era alla base del progetto PD si scontra ogni giorno con l’assenza di una di esse sostituita nel tempo da posizioni che vorrebbero sembrare equilibrate, ma che in realtà affondano in una mistura di paure, pregiudizi, immobilismo, vacuo tradizionalismo senza fede, supposto e malinteso realismo: insomma tutto ciò che fa parte del tipico serbatoio “ideale” della destra italiana e in particolare del berlusconismo che vi aggiunge di suo l’egoismo futile e l’egocentrismo.
Così accade che gli apparati non riescano letteralmente a parlare perché ogni posizione non dico nemmeno di sinistra, ma chiara e distinta deve confrontarsi non con le tensioni di una cultura politica viva, ma col suo fantasma inerte, con una costellazione di atteggiamenti, prima ancora che con le convenienze dei vari potentati e la cosiddetta real politik.
Perciò l’elettorato manda segnali senza che questi possano essere accolti ed elaborati, anzi parte di questo stesso elettorato è entrato nella logica del centrismo strumentale, temendo di perdere qualora si affermino posizioni lontane dai baricentri.
Non rendendosi contro che ogni scivolamento verso questa via non fa che rafforzare la destra, sdoganando e giustificando le prassi, le mentalità di questa Italia da bere, ormai marcita. Senza nemmeno tentare di ricreare una vera cultura politica.
Bisogna anche avere il coraggio di perdere per poter vincere.