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I santini della Brava Gente

s e dAnna Lombroso per il Simplicissimus

O con il Governo o con il Covid! Ormai non c’è fronte sociale o politico, con sullo sfondo il retorico richiamo all’unità nazionale, che non registri una estremizzazione delle posizioni, incarnate da correnti contrapposte, curve e tifoserie rabbiose e brutali. Dopo O con Greta o con gli sporcaccioni, dopo O con Carola o con Salvini, dopo O con il Grande Giornali Unico degli italiani o con Libero, adesso ci tocca anche O con Silvia o con la Santanchè.

A fare le spese del fenomeno in atto è naturalmente il manifestarsi di qualsiasi espressione critica e di dissenso che non voglia arruolarsi nelle formazioni in campo, risucchiate dalla spirale di silenzio imposta a chi teme che la sua opinione difforme da quella della maggioranza, costringa all’isolamento e all’anatema.

Quindi anche oggi, siccome si rende necessario premettere a ogni affermazione l’esibizione di referenze che certifichino l’appartenenza al consorzio civile e il rispetto del politicamente corretto, dichiaro la mia soddisfazione per la liberazione di Silvia Romano, tornata a casa salva e sana, almeno fino a che non è stata sbaciucchiata dal festoso assembramento governativo.

Inoltre affermo che, dopo aver contribuito nel corso di altra trattativa al salvataggio dei mercenari criminali adibiti alla tutela di interessi provati con salario pubblico, non mi indispettisce più di tanto il pagamento del suo riscatto, dichiaratamente destinato a finanziare la corsa agli armamenti di cellule terroristiche, anche se al tempo stesso non mi consola l’invito che viene da più parti a ricordare che imprese pubbliche e private italiane, con l’appoggio dei governi che si sono succeduti, lo fanno già in forma legale.

Aggiungo che penso che la sua conversione appartenga a una sfera  di convinzioni e emozioni squisitamente personali, malgrado sia stata oggetto di una ostensione pubblica orgogliosa che turba la mia fiera militanza laica, e che a motivo di ciò, quale che sia il suo percorso spirituale, credo che non debba essere sottoposta a condanne per abiura. Anche se l’appassionata difesa che ne fa l’Avvenire consolida il sospetto che anche questo verrà usato per riconfermare il rilancio della triade Patria, Famiglia e Dio, talmente auspicato che qualsiasi Dio va bene pur di irrobustire l’ideologia imperante, quella dell’amore che deve vincere su tutto per contrastare il conflitto, si, ma quello di classe.

Penso lo stesso per l’esibizione del suo abbigliamento “etnico”, che non giudico, alla pari dei falpalà o dei bikini delle ministre in carica o ex,  pur rilevando con un certo disappunto che oltre a destare l’ammirazione di una leader delle sardine che lo ha paragonato a quello della Madonna, ha riscosso il solidale consenso di femministe che vedono nella cooperatrice una icona del riscatto delle donne, come se la dichiarata affiliazione a una fede “altra”, compresa l’accettazione di regole e “divise”, ne attenuasse l’evidente incompatibilità con le istanze di liberazione delle donne dai comandi di una religione e una tradizione patriarcale

Ciò premesso mi sento autorizzata a dichiarare che alla nausea che mi suscitano le becere insinuazioni e l’accanimento particolarmente denigratorio esercitato nei confronti di questa giovane donna,  si accompagna il fastidio per l’ipocrita consacrazione a incarnazione dell’Italia Migliore.

Definizione questa che ormai viene impiegata per chiunque possa esibire una patente di “innocenza” incontaminata, anche e soltanto grazie alla giovane età, come nel caso di Greta, delle sardine, delle altre cooperatrici che sono state ostaggio negli anni passati, forse imprudenti, forse mandati allo sbaraglio senza garanzie e protezioni, forse influenzabili oltre che generosi, forse posseduti da spirito d’avventura, come è naturale siano i ragazzi, soprattutto quelli che quando non fanno volontariato stanno a casa con mamma e papà, che  collezionano master, ma fino a trent’anni e più possono permettersi di vivere nel limbo grigio dell’attesa di un lavoro che corrisponda ai loro talenti.

E’ infatti il culto, spontaneista fino all’avventurismo, del volontariato a ispirare e appassionare chi vuol riconoscersi nell’Italia Migliore, non a caso professato, a vedere i dati dell’Istat, soprattutto nelle regioni dove si vota Lega, in quelle che reclamano maggiore autonomia per lasciar spazio all’iniziativa privata anche per quanto riguarda l’assistenza e l’aiuto umanitario, quelle delle case di riposo, intendendo anche quello eterno,  quelle delle cooperative, comprese quelle di Buzzi,   per la gestione dell’invasione, dove sindaci bipartisan con il consenso dei cittadini che li riconfermano, hanno anticipato il distanziamento, discriminando sui bus, nei giardinetti, nelle panchine, nelle mense scolastiche.

Ma guai a parlar male del Terzo settore, di Ong e volontariato, malgrado contribuiscano attivamente  alla demolizione del welfare nel quadro del “capitalismo sociale”, che raccomanda il ricorso al benigno potere sostitutivo dello Stato in favore di nuovi soggetti e istituti che solo nominalmente  negano la natura privatistica, quando qualsiasi autorità sottratta al controllo pubblico diventa automaticamente privata.

Guai, perchè non a caso  si può stare così dalla parte giusta con il semplice invio di un bonifico per l’adozione a distanza, che ha appunto la qualità della lontananza, ma al tempo stesso partecipare a piccoli pogrom contro i rom che rubano e puzzano, manifestare contro l’arrivo di immigrati, gravide comprese, perché ciondolano in giro offendendo il decoro e renitenti a prestarsi al lavoro dei campi.

D’altra parte che l’aiuto umanitario possa anche essere un business (pare che il giro d’affari dell’umanitarismo valga oltre 150 miliardi dollari l’anno) non l’ha capito solo il Mondo di Mezzo di Mafia Capitale, se arguti economisti hanno denunciato che fa parte della “debitocrazia” la promozione di un microcredito “peloso”,  di quel business molto attivo in Asia, Africa e America Latina che vede impegnate  ONG internazionali e locali connesse con multinazionali finanziarie, che da noi vede il coinvolgimento di banche come Intesa-San Paolo, ma pure la Conferenza Episcopale e la Caritas impegnate nel Prestito della Speranza, un fondo che “presta”  soldi  a  famiglie o a  “microimprese indigenti” immettendole nel circuito finanziario  e favorendo il loro indebitamento grazie a iniziative “imprenditoriali” improbabili e destinate al fallimento.

E si spiega così il successo di certe personalità, incrementato proprio in questi mesi dalle campagne “salutiste”, che dimostrano la potenza condizionatrice delle multinazionali della carità e della filantropia che anestetizzano dai sensi di colpa occidentali influenzando le politiche internazionali fuori da ogni controllo democratico per impedire la formazione di movimenti uniti da obiettivi comuni, nel Terzo Mondo e nei terzi mondi interni.  Qualche tempo fa sono stati resi noti documenti riservati del Fondo monetario internazionale  e della Banca mondiale in merito alle loro “operazioni” nei paesi sottosviluppati per imporre le loro strategie liberiste, sulla falsariga dei   “piani di aggiustamento strutturale”, sostenute da pratiche speculative, correttive e di attacco alle istituzioni parlamentari e democratiche, niente di meno  da quello che fa l’Unione Europea cui l’Italia Migliore continua a dedicare il suo incrollabile atto di fede.

E infatti è  quella stessa Italia Migliore che va in piazza contro Salvini ministro o ex ministro, ma ha guardato con un  certo  compiacimento al realismo del suo predecessore che ha autorizzato la paura del “diverso”,  integrando la xenofobia nella generale criminalizzazione degli ultimi per rassicurare i penultimi.

E’ l’Italia Migliore che pensa che questo sia il miglior governo possibile malgrado il tacito rinnovo degli accordi italo- libici del 2017,  che sancirono la complicità italiana con le torture ed i lager libici e di cui si hanno, da tempo, inconfutabili evidenze e prove sostenute dall’Onu, l’Esecutivo che suffraga la decisione dell’Ue di sospendere la sia pur discutibile missione Sophia che svolgeva  le attività di pattugliamento nel Mediterraneo, lasciando mano libera alla famigerata Guardia Costiera, mentre già si impediva il soccorso in mare alle Ong e quello che ha mantenuto inalterato l’impianto repressivo dei decreti sicurezza, perché facciano da cornice alle misure di eccezione di questi mesi. Quella che ritiene che l’Islam sia un credo e una progetto statale incompatibile con la democrazia, una fede da confinare nelle cantine, a meno che non sia professata dagli emiri del Qatar che si comprano le squadre di calcio e le coste sarde, dove c’è davvero una Italia Migliore che lotta come i No Triv, i No Tav, i No Muos, messa a tacere, nascosta come una vergogna perché ricorda una libertà della quale non si sa godere.

Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io, recita un detto antico che sicuramente vale  per tutti gli dei e che è consigliabile valga anche per chi vuol mettersi al servizio degli altri e dunque anche  della verità, della ragione, della giustizia.

 

 

 

 


I Don Chisciotte della Mancia

120611_opinion_art_mahrin_605 Anna Lombroso per il Simplicissimus

È probabile che a fianco del culto devoto dei classici del fascismo e al sostegno offerto ai guru del terrorismo nero, Casa Pound nel prestigioso stabile offerto da un sindaco progressista svolga attività  di aiuto umanitario. È sicuro che qualche ex detenuto ha compiuto un percorso di redenzione e integrazione nella legalità grazie alla cooperativa di Buzzi, osannata e finanziata in forma bipartisan per lunghi anni. è certo che nessun profugo fugge senza soffrirne, che i più muoiono nei deserti prima di arrivare in Europa durante il loro esodo forzato di pedine mosse sulla scacchiera dei  “grandi giochi” geopolitici ed economici che hanno militarmente devastato o desertificato le loro terre. E è altrettanto certo le Ong, qualcuna, pare, appoggiata dall’uomo dell’anno, riempiono – viene da dire al pari dei trafficanti – un vuoto,  perché non esistono vie legali di fuga e scelte  politiche per la loro salvezza. E poi sarà capitato anche a voi di andare in pizzeria e invece della ricevuta fiscale, vedersi presentare la tessera di iscrizione ad una associazione che promuove una qualche cultura “altra”.

Si tratta a vario titolo del potere sostitutivo che esercita il “terzo settore”, sempre più autorevole, presente e intoccabile, perché si tratta di un moderno tabù al quale a volte sarebbe consigliabile applicare la massima di Rosa Luxemburg: dietro a ogni dogma c’è un affare da difendere. Mi è capitato in passato di dire che si dovrebbe gratitudine al cane rabbioso all’Interno che permette a vari target di benpensanti  di sentirsi a posto con la coscienza e di sedersi sulla poltrona davanti al pc dalla parte giusta a poco prezzo, così basta un clic sulla satira contro il mangiatore di pizza e nutella e  sottoscrivere una petizione di Chance  e mettere la foto del sindaco disubbidiente  nel profilo, per sentirsi generosi, compassionevoli, equi e solidali ( ne ho scritto qui:   https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/04/salvati-da-salvini/ )

Sono i rischi che si corrono in un tempo nel quale la carità ha sostituito la solidarietà, la visibilità la reputazione, le mance i diritti. E verrebbe da rimpiangere la severità di certe religioni se la laicizzazione a intermittenza ha stabilito un prezzo nemmeno tanto elevato, e scaricabile dalle tasse, per la responsabilità e la coscienza, esonerando da una colpa concerta l’operatore che pilota il drone  dall’ufficio e sgancia le bombe sulla Siria,  tranquillizzando chi accoglie benevolmente l’accettabile giardiniere che pota gli ulivi del giardino di Capalbio, ma concorda con l’educato Minniti sull’opportunità di stringere accordi con i despoti che hanno spinto qui per mare migliaia di disperati, non meno disperati dei terremotati per i quali pare di aver fatto abbastanza mandando un sms tre anni fa.

Esiste una proibizione silente a guardare meglio dietro a potenti industrie della pietà che mantengono prima di tutto la faraonica struttura comprensiva di congiunti illustri, ma anche i modi e i benefattori che celebrano  i riti della filantropia su scala minore, se si pensa che sono il Veneto e la Lombardia, le grandi elettrici della Lega, le regioni dove c’è la più alta densità di  volontari che si spendono per elargire servizi caritatevoli a quelli che non hanno trovato chiusi i porti o che si distribuiscono come animali in fuga fuori dai lager ufficiali.

A me la decisione del Governo di spezzare l’interdizione sacrale che mette sullo stesso piano le grandi imprese della misericordia e le piccole associazioni di gente che mette in tavola un pasto caldo o concorre per la refezione in scuole che praticano la selezione etnica e di censo anche alla mensa, pareva quanto mai opportuna: si trattava infatti di identificare e esigere che rispettasse la disciplina fiscale vigente, limitando l’agevolazione Ires, “quella parte del terzo settore che è persona giuridica e non persona fisica e che fa utili e profitti quando teoricamente non dovrebbe farli,  tassando quei soggetti che fanno utile”.

Così tra gli istituti che pagheranno l’Ires raddoppiata, per fare qualche esempio, ci sono il Cottolengo di Torino, il Pio Istituto sordomuti di Milano, la Fondazione Girola (che una volta gestiva orfanotrofi, ora gestisce strutture per i bisognosi e assegna per lo più borse di studio per i non abbienti). Enti  come la Croce Rossa, Misericordie d’Italia, Anpas (Associazione nazionale Pubbliche assistenze), o il Don Gnocchi , l’Opera San Francesco, diversi Istituti di Ricerca contro il Cancro, e anche enti culturali come ad esempio, la Fondazione Gramsci, il Centro Gobetti, la Fondazione Einaudi.

Apriti cielo! Si è levato un coro sdegnato per il semplice sospetto che alligni tra tanti Giusti qualche furbetto. In testa, oltre agli addetti ai lavori, c’è l’alta gerarchia della Chiesa, esponente di punta della cura pietosa per i chandala di tutto il mondo, che peraltro continua a non pagare l’Imu e a non far comparire davanti ai nostri tribunali i sacerdoti che dei diseredati anche in età minore si approfittano. Il presidente della Cei si rivolge a Sanvini: se la prenda con i vescovoni, come ha fatto, con la stampa cattolica,  lasci stare le migliaia di istituzioni senza fini di lucro che coprono uno spettro enorme di bisogni ed esigenze, da quelle ambientali a quelle sanitarie, da quelle di supporto alla coesione sociale e di contrasto alla povertà a quelle ricreative, culturali ed educative.

E figuriamoci se il vice – zerbinotto di Palazzo Chigi non chinava la testa dopo l’accorato appello, subito imitato dal leguleio degli italiani fervente devoto di Padre Pio. Il governo interverrà per mettere mano alla imprudente misura per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale,  in considerazione del fatto che le iniziative di solidarietà degli enti non profit rappresentano uno strumento essenziale per un’efficace politica di inclusione sociale.

C’è poco da sperare in un ceto dirigente che ha fatta sua la ideologia delle mancette, delle elargizioni, della raccolta punti per i fidelizzati al posto dei diritti. La sinistra non c’è più ma la destra invece vive e ci fa sapere cosa fa in cambio di un pugno di voti.

 

 

 


Lode a Lodi

EatenAnna Lombroso per il Simplicissimus

Adesso si che possiamo dormire sonni tranquilli: i ragazzini “extracomunitari” di Lodi siederanno alla mensa scolastica insieme agli indigeni, a Peschiera, con grande scandalo della Meloni che non sa che si tratta di un piatto tradizionale anche siciliano, ma forse è per quello che lo schifa come allogeno, si serve agli scolaretti il cuscus, pare al posto della casseula.

Nell’opera di sostituzione che ormai avviene abitualmente ecco che la beneficienza prende il posto della solidarietà, la pietà della coesione sociale, i diritti e le conquiste barattate con  elargizioni e mance, e poi  l’ordine pubblico e il decoro in cambio della sicurezza, per non dire del rigido furore esecutivo di disposizioni  al posto della giustizia e di licenze e deroghe doverose quando il rispetto delle regole è un lusso che non ci si può permettere.

Tocca dar ragione alla Nussbaum, il disgusto per chi è diverso che è fatto di ignoranza, diffidenza, pregiudizio che i “normali” e in molti casi i “civili” riservano ai diversi e agli altri, da emozione “naturale” che il processo di civilizzazione ci aveva suggerito di nascondere, è diventato un veleno autorizzato da una democrazia ricordata solo con i risultati elettorali, nella quale, a proposito di sostituzioni, la legittimità è convertita nella legalità dell’aritmetica.

Ora il tanghero all’Interno, ( ne ho scritto mille volte, anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/04/salvati-da-salvini/) per il quale provo un disgusto pari a quello che mi suscita la sottomissione degli alleati, ha liberato quel veleno a colpi di maggioranza, ammettendolo e regolarizzandolo. Ben sapendo che l’operazione gli sarebbe riuscita con successo per colpa di chi da Capalbio come dai Parioli, quelli che non sono razzista, ma i rom…”, quelli che  hanno guardato con lo stesso ribrezzo alla plebe ignorante e maleducata che fiuta nell’odore diverso degli stranieri il pericolo della perdita di beni, prerogative, certezze e cure che in realtà sono già state tolte o mai conferite, per colpa di chi ha dimostrato con le azioni di governo che lavoro, assistenza, istruzione, perfino la morte con dignità si devono meritare, anche quelli in cambio di rinuncia a libertà, garanzie, diritti, e in forza di ubbidienza e soggezione e che comunque sono soggetti a gerarchie in virtù delle quali a chi sta più in alto, anche appena di un gradino, è concesso di conservarli a spese di chi sta peggio.

Si, adesso possiamo dormire sonni tranquilli grazie all’esborso collettivo di 90 mila euro che vanno alle casse del comune di Lodi per ammettere al desco scolastico i derelitti. E che assomigliano agli sms che abbiamo mandato per sostituire la ricostruzione infinita – se davvero fosse cominciata – delle zone terremotate. E alle mille collette cui ci siamo sottoposti negli anni, forme innovative  del bossolo per le  elemosine e delle catene di sant’antonio che fanno un gran comodo a chi dai seggi di governo e parlamento ci condannano all’arruolamento del volontariato, possibilmente non stando troppo a guardarne le avanguardie più attive in forza ai racket di Soros o di Carminati, piacciono agli imprenditori e azionisti che promuovono collette per le vittime dei loro crimini, che si sa, siamo tutti nella stessa barca e sotto i loro ponti, entrano di forza nelle strategie dell’esecutivo per invitare i cittadini a contribuire con l’acquisto di Bot e Cct.

E  poi si sa  che come nei film i bambini fanno cassetta, inteneriscono proprio come i gattini e cagnetti di Facebook: da piccoli li mangeresti di baci e da grandi ti penti di non averli mangiati, e ti disturbano se chiedono la carità e se bighellonano nel tuo quartiere,  ti fanno incazzare se vogliono contributi e tredicesima, ti fanno gridare al sopruso se stanno davanti a te nelle graduatorie di assegnazione delle case o in fila alla Asl e pure in banca.

E poi che bello starsene accucciati nella culla dell’antifascismo, sentirsi a posto con la storia, magari un po’ meno col futuro, senza i tentennamenti e la nausea che avremmo dovuto provare con la legge Bossi-Fini, che per la verità non scherzavano in quanto a sozzume, con gli educati aggiustamenti della Turco-Napolitano, con le disposizioni di Maroni, somministrare un po’ della riprovazione un tanto al chilo che non si è dedicata alle pulizia etniche di Veltroni e poi Alemanno, perchè “non siamo razzisti, però i rom…”.  o al codice dell’uomo della provvidenza  richiamato in sala rianimazione del Pd,  cui invece si è guardato e si guarda con sollievo perché ha segnato il riscatto della paura e della diffidenza “naturali”, ha scritto il canovaccio del rifiuto e della repressione in contrasto sia con il diritto internazionale del mare sia con ciò che il diritto di asilo impone all’Italia,  ha segnato l’avvio di quella cooperazione, definizione non nuova da aggiungere a colonialismo, subito accolta con scrupolo dal presidente invisibile, da stringere con despoti sanguinari al servizio dell’impero.

Comunque ben vengano le collette, ben vengano gli appelli, ben venga pure la compassione, purché sia quella di Schopenhauer,  quell’empatia che è una  delle strade che porta alla liberazione dal dolore universale dell’uomo. E ben venga la disubbidienza. Anche se basterebbe un po’ di ubbidienza ai valori e ai principi della Costituzione nata dalla Resistenza, un po’ di “conformismo” alle regole democratiche, ad esempio con un referendum abrogativo di leggi incivili come quella che ha introdotto il reato di clandestinità, per cominciare, solo cominciare eh, a essere antifascisti.


Servi Fedeli

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Va bene, mi sono sbagliata, faccio ammenda. Avevo, a torto, pensato si trattasse di uno di quei soggetti ben pasturati alla greppia dei ranghi sindacali senza aver mai conosciuta la fatica, una di quelle praticone che rivendicano la loro adesione entusiasta alla real politik come fosse una virtù e alla spregiudicatezza come condizione necessaria alla gestione della cosa pubblica e pure di quella personale, capitombolata su una poltrona cruciale per chissà quali titoli, non certo quelli di studio, o quali accertate competenze. Messa alla prova la ministra Fedeli rivela di possedere e aver maturato le qualità, i meriti e il sapere richiesti per la desiderata conversione da cittadini discenti in servitori precari, obbligatoriamente ignoranti a dimostrazione che l’esperienza sindacale di questi tempi si è ridotta all’ossequiente sissignore e addirittura all’interpretazione preventiva e attuazione entusiastica degli imperativi padronali.

Zitta zitta, dopo aver suscitato rumore per una disinvolta gestione del suo cursus studiorum favorita da certe fumose misure riformatrici dei suoi predecessori, la ministra colpevolmente sottovalutata alla stregua di una Brambilla e meno allarmante di una Gelmini, ha mostrato invece un  dinamico quanto sinistro spirito di iniziativa indirizzato a combinare la fine della scuole pubblica e in sostanza dell’istruzione con quella del lavoro , dei suoi valori in modo che dalle rovine sorgesse un edificio di perdita di consapevolezza di sé e delle proprie aspirazioni, di certezze e conoscenze, di cognizioni e curiosità, nel quale far crescere e esistere generazioni di sudditi fidelizzati attraverso nuovi analfabetismi, arcaici ricatti, antiche intimidazioni, millenarie insicurezze e nel quale perfezionare l’umiliazione della funzione pedagogica, dell’insegnamento e dalla formazione, della coltivazione di talenti e capacità con la retrocessione dei docenti a somministratori di punti, buoni e penali come ai cari quiz televisivi frequentati da leader di punta della ceto politico.

In compenso la ministra rivendica i suoi di talenti a cominciare da quella domestica indole al risparmio, cifra irrinunciabile del buon governo secondo casalinghe abbonate ai volantini con le offerte dei supermercati e oculati amministratori di condomini. Cui si ispira il liceo breve a suo tempo minacciato da Renzi: 100 classi inizieranno da quest’anno scolastico la sperimentazione del nuovo progetto didattico che termina dopo 4 anni con l’esame di maturità. Circa 1050 ore annuali anziché 900, che dovrebbero permettere un desiderato taglio del “parco docenti” composto da proverbiali pelandroni, da un ceto parassitario che ostacola la modernizzazione de paese e il suo adattamento all’ambito modello del sogno americano, anelato e imitato anche nella sua trasformazione in incubo e che ha mostrato la sua manchevolezza proprio nella selezione del personale politico, nella incapacità di fronteggiare gli stessi cambiamenti voluti e provocati dalla complessità e pure dalla trasformazione del capitalismo, nell’inadeguatezza a vincere la sfida con i nuovi soggetti che si affacciano sullo scenario  della competitività e dell’innovazione tecnologica e scientifica per non parlare dell’eclissi  della creatività e della produzione artistica, e nella letteratura, nell’architettura, nella musica   dominate dalla serialità. E perfino nell’arte della guerra caposaldo dell’egemonia imperiale, nella quale la superpotenza stalker del mondo perde battaglie e faccia malgrado il mostruoso dispendio di bombe stupide, droni portatori di morte pilotati da un desk remoto in modo da confermare il senso di irrealtà e irresponsabilità.

Così la ministra non si accontenta di combinare le sue misure con la weltanschauung del collega Poletti, coi suoi auspici di una fattiva alternanza scuola-lavoro, della utile propedeutica a sontuose carriere tramite calcetto sostituto nostrano delle borse di studio per giocatori di baseball cn scarsa dotazione di QI , con la desiderabilità del volontariato come necessario tirocinio e dimostrazione di fedeltà a un disegno globale di ubbidienza e rinuncia di diritti e garanzie, ma si prodiga parsimoniosa per andare incontro ai desiderata di Padoan, facendo retrocedere quelli che un tempo si chiamavano investimenti alla qualità di moleste spese: le dobbiamo quindi i tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario 2017 e la finalizzazione dei finanziamenti a progetti secondo criteri di merito arbitrari e discrezionali. Lo scopo è sempre lo stesso, la mortificazione dell’istruzione pubblica e il rafforzamento degli istituti privati, il depauperamento  della scuola dello Stato e il potenziamento della “formazione” al servizio degli interessi dei poteri che si sono sostituiti agli stati espropriandoli di sovranità autorevolezza e fiducia: corporation. Lobby, multinazionali, capitali e azionariati finanziari che si servono di regimi regolatori globali e di organizzazioni sovranazionali di vario genere, spesso governativi, impegnati anche nel ruolo di labor killing, che a quello servono certi Fedeli servitori.

Non è il migliore dei mondi possibili quello cui guarda la ministra fatto su misura per genitori che si augurano di poter continuare a viziare i loro figli bel custoditi nel loro guscio di noce mentre fuori infuria la procella, cui propone – per il compiacimento degli orgogliosi Giannini – l’Erasmus anche al liceo come contesto di un ideale di Europa per figli di un dio maggiore, ciu suoi bei muri per tener fuori chi per censo o appartenenza dinastica non merita successo, affermazione, carriera, un mondo dove l’economia si attesta al XXI secolo ma la “società” è regredita al feudalesimo, alle sue pestilenze, alle sue guerre feroci, alla sua disperazione nera, efferata e insanabile  che non sappiamo più curare con la speranza da quando ci hanno negato perfino l’utopia.

 

 

 


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