Archivi tag: Signorelli

Ho paura di Virginia Woolf

murgiaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ebbene, lo confesso: letto obbligatoriamente e doverosamente “Gita al faro”, l’ho trovato mortalmente noioso. Ho riservato  solidale compassione per i mesti consorti di tante svenevoli e languide nevrotiche, Signora Dalloway in testa. E  mi sono sempre interrogata sul perché Keynes, che aveva fatto della ricerca delle “delizie della vita ben oltre il denaro” una teoria economica, potesse essere vittima di quella divina depressa fino al bipolarismo e dalla sua cerchia di sublimi schizzinosi, dalle quali qualsiasi uomo e pure donna di buonsenso avrebbe dovuto tenersi lontano come dalla peste.

Aggiungo di non aver mai riservato soverchie attenzione alle quote rose del premio Campiello o dello Strega, e nemmeno alla produzione di celebrate anonime , Ferrante ma neppure Pauline Rèage  sicuramente più divertente. Ho continuato ad amare invece tante straordinarie suicide, Cvetaeva,  Sexton, Pozzi, ma ho goduto della rivelazione, grazie a  Wislawa Szymborska, che può esistere una poesia di donne così umana da oltrepassare il genere e la condanna a morire perché non si sopporta il peso e la diversità del proprio talento. Sarà forse perché rifiuto da sempre il ruolo di vittima femminile .preferendo quello di combattente – e non potendo sottrarmi al quello di vittima di classe, probabilmente anche per via della scarsa disposizione al pregiudizio e all’integralismo, e temendo il rischio di solidarizzare perfino con Veronica Lario cui vengono sottratti i meritati alimenti.

Ciononostante  in questi giorni sono stata animata da una inusuale carità di patria, oh pardon, di “matria” rinviando continuamente un commento alla sortita della scrittrice Michela Murgia,  che, a proposito  dell’affermarsi non certo nuovo di nazionalismi sostiene che il concetto di patria, legato  appunto a una cultura patriarcale, ha fatto troppi danni e che è meglio rifarsi a quello di Matria. Trovata che pare sia piaciuta al combattivo esercito della presidente della Camera e altre illustri testimonial di quella campagna linguistica che dovrebbe talmente investire, a forza di vocali e desinenze, la società da ristabilire uguaglianze e pari opportunità penalizzate, lo stesso a suo tempo appagato dalle lacrime della sensibile Fornero, dalla presenza di pimpanti ministre nei più inverecondi governi, che quelle differenze le hanno consolidate, ammirato perfino dal piglio di Angela Merkel,  dalla carriera brillantissima di Christine Lagarde, dalla imprenditorialità spregiudicata di Marcegaglia.

Per contrastare i nazionalismi, sostiene la Murgia, serve una nuova categoria, che sconfigga alla radice il maschilismo strettamente legato al concetto di patriottismo. La patria, dice,  non è una terra, ma una percezione di appartenenza, un concetto astratto, tutto culturale, che si impara dentro alle relazioni sociali in cui si nasce … tanto che quel plurale monogenitoriale, quel categorico “padri” che solleva simbolicamente dalle loro tombe un’infinita schiera di vecchi maschi dal cipiglio accusatorio rivolto alla generazione presente, ha escluso le madri unicamente destinate a generare, facendo sì che la patria, in quanto estensione del maschile genitoriale,   sia divenuta fonte del diritto di identità, perché è il riconoscimento di paternità che per secoli ci ha resi figli legittimi.

Senza il quale siamo bastardi, reietti, donne..

Ma non forse operai maschi del Sulcis, terremotati del Centro Italia, immigrati sui barconi o schiavi venduti in Libia, maschi anche quelli?

Duole davvero che sia morta Amalia Signorelli, pensando con quanta intelligente leggerezza avrebbe saputo commentare le perle del sciocchezzaio antropologico un tanto al chilo, caro ai redenti settimanali patinati che vogliono far dimenticare  i test sotto l’ombrellone e le copertine  scollacciate. E forse ci avrebbe ricordare che il decantato recupero di cerimonie e sentimenti patriottici comprensivi di parate, vibranti messaggi e svolazzanti frecce azzurre,  non si deve al grande puttaniere, al sacerdote del virilismo e delle cene eleganti alternate agli album delle sacre famiglie della politica, ma a un presidente della repubblica molto amato dai cosiddetti progressisti.

Perché con buona pace della pensosa Murgia, l’intento dichiarato dal vero ceto dirigente, quello che muove politica e passioni per l’interesse di lobby, multinazionali, organizzazioni finanziarie esplicitamente o reconditamente criminali,  banche, gruppi di pressione, è quello di stabilire il primato delle retoriche di patrie e nazioni in sostituzione della sovranità estorta a stati non più liberi e indipendenti, delle democrazie nate dal riscatto di tanta gente, della libertà e autodeterminazione di popoli che si vogliono ridotti in servitù o impauriti dagli “altri”, perfino  padri, madri, e  figli e figlie il cui patto ancestrale è stato compromesso dall’ideologia dell’inimicizia che mette tutti contro tutti.

Non ci salverà certamente sostituire la Patria con la Matria nè tantomeno la cultura patriarcale con una supremazia matriarcale, che sempre di poteri coercitivi, autoritari, oppressivi,  si tratterebbe.

Vien buono il pensiero di un’altra donna della quale si è detto fin troppo – per blandirla –  che era dotata di una intelligenza virile, mentre era certamente illuminata dalla luce di una ragione e di una umanità sopra i generi, Hannah Arendt, che rivendicava di non amare una patria tutta, o una nazione tutta, o un popolo  tutto, ma di amare delle persone. E in particolare quelle oppresse, quelle che anelano esprimere volontà e a conquistare  libertà e che sono pronte a lottare per i propri diritti, di donne e uomini, ugualmente umani e cittadini.

 


Sotto la banca Euripide campa

siracAnna Lombroso per il Simplicissimus

Qualche impiccione come me, che volesse trovare qualche notizia in rete sulla signora Enza Signorelli, si potrebbe imbattere su questa news: “Molti di voi ricorderanno la collega ex Comit Enza Signorelli. Il suo caso aveva destato un certo scalpore fra il personale della Banca Commerciale Italiana: infatti Enza era stata la prima donna ad aver ricoperto la posizione di Direttore di Filiale indipendente (o capogruppo) della Comit (il che in un grande istituto, per di più maschilista, non era poco!)… Attualmente Enza è Amministratore Delegato dell’Istituto nazionale per il dramma antico…”.

Ecco se oltre che impiccioni siete anche maligni, vi chiederete che rapporto ci sia tra competenze bancarie e cultura, sia pure in tempi nei quali si vorrebbe che bellezza, arte e conoscenza fossero qualcosa che fa cassa anzi che si può mangiare tra due fette di pane. Ma eccovi la risposta, se non la si può mangiarla cultura allora è bene bersela. Continua, infatti, il brillante identikit della signora: “oggi coadiuva il marito Antonino Pupillo nella gestione dell’ultracentenaria azienda agricola Pupillo, produttrice molto quotata di vini di pregio, che per le feste vuole scaldare i cuori degli uomini di buona volontà…con l’offerta di un minimo di una cassetta da 6 bottiglie (anche mista) ed Euro 15,00 quali spese di spedizione ( fino a 10 cassette)”.

E i vini Pupillo devono essere andati alla testa del non abbastanza sobrio ministro Ornaghi che scaduto il tempo del sovrintendente Balestra al Teatro Greco di Siracusa, ha permesso che il gioiello della tragedia fosse affidato alla suddetta signora, incautamente nominata a suo tempo consigliera delegata in aggiunta alla carica di A.D. dell’Istituto Nazionale per il dramma Antico. Promozione meritata perché nomine siffatte segnano la transizione dal dramma alla tragedia: già in passato la spericolata carriera della bancaria era stata oggetto di interrogazioni, che non avevano sortito nessun effetto. A suo sostegno si era schierato il fronte berlusconiano della Sicilia, determinato a sostenere la causa di una cultura moderna combinata con il business e il mecenatismo eno-gastronomico, insomma in linea con l’indole godereccia e profittevole della sua classe dirigente.

Ma qualche crepa si rivela anche in quel fronte un tempo granitico: in realtà la signora altro non sarebbe che un tappabuchi, lasciata a coprire la postazione dal non troppo risoluto Ministro Ornaghi, accusato di essersi speso per la Melandri, Prestigiacomo dixit, e di non impegnarsi a sostenere un’altra donna si, sempre secondo l’ex ministra, “ma con le palle!”.
Eh si quando il gioco si fa duro servono uomini duri, ma la Signorelli, per quanto dotata, sarebbe solo una comparsa nella contesa che riguarda la successione a Balestra, poco amato dal Ministro che a suo tempo chiese «un ricambio, un rinnovo» in sostituzione dell’improvvisato caporedattore di Raiuno, cooptato in epoca berlusconiana per i primi quattro anni, poi raddoppiati.

Ci sarebbe una terna di candidati, appoggiati da un coro sconcertante di fan dal ribelle Fabio Granata al rutilante Buttafuoco, e guidati dalla Prestigiacomo, formata da Andrea Porcheddu, critico teatrale, insegnante di Metodologia della critica dello spettacolo a Venezia, Sergio Claudio Perroni, editore, traduttore e saggista oltre che dalla Signorelli, che nell’ interregno sta occupandosi della scelta delle tragedie da mettere in scena a giugno, scegliendo cast, tecnici, appalti esterni , che rappresenterebbe la pragmatica e moderna competenza tecnica del business.

Non si sa ancora chi tirerà fuori dal cilindro, Ornaghi. Se appoggerà la scelta del comune, tal Manuel Giliberti, un indigeno già indicato dalla fronda interna come un Cetto Laqualunque. O se ha in mente una sua candidatura. La sensazione è sempre la stessa: quella di un gioco con la nostra “roba” che si svolge lontano da noi, nel quale bellezza, cultura, arte, conoscenza sono il sipario, e stavolta il termine è più che mai appropriato, dietro al quale si svolge la partita del potere, dove la posta in gioco sono le ambizioni, l’arrivismo, i personalismi e dove, con puntuale ripetitività, l’hanno sempre vinta l’improvvisazione, l’incompetenza, l’appartenenza.
Si, la questione morale non è solo giudiziaria, la corruzione non si esercita solo con il transito di mazzette e il traffico di influenze. Persone sbagliate al posto sbagliato, alleanze opache al posto di procedure trasparenti, l’ubbidienza al posto del merito sono una costante per tutti i sistemi di governo, a tutti i livelli. E questa si che è una tragedia italiana.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: