Annunci

Archivi tag: percentili

La curva della disuguaglianza

Oggi mi riposo e lascio tutto il peso del discorso a un solo grafico, che con immediatezza visiva e senza alcun tipo di equivoco riassume la situazione nella quale ci troviamo e la sua progressione nel corso di 34 anni, ovvero dal 1980 al 2014. Il riferimento diretto è agli Usa, ma potrebbe tranquillamente riferirsi a qualsiasi Paese occidentale con variazioni tutto sommato marginali o in qualche caso ancora peggiori. La tabella è questa

growth

Come si vede la popolazione è suddivisa in gruppi del 5%  che vanno dalle fasce più povere a quelle più ricche: scopriamo così alcune cose interessanti ancorché non nuove: che la crescita annuale degli introiti aumenta man mano che cresce il reddito stesso il che è tutto sommato l’indizio di una mancata redistribuzione. Poi che tale aumento è comunque abbastanza ridotto per l’85% delle persone, anzi considerando la media di questi 34 anni è molto sotto al livello di livello di inflazione, anzi meno la metà di essa e . configura una generale perdita del potere di acquisto. Infine che l’aumento diventa verticale se prendiamo l’ultimo 5%, esponenziale se si tiene in considerazione l’1%, inaudito se si isola l’ultimo 0,1%.  A questa tabella dovremmo aggiungerne un’altra che mostra come a partire dal 2000 i redditi dell’ultimo 1% derivino in massima parte dal capitale che non dal lavoro. E’ facile derivarne una curva della disuguaglianza che non può essere contestata: sembra niente ma questo semplice grafico dimostra il fallimento delle teorie neoliberisti secondo le quali la libertà di arricchirsi a piacimento con le basse tassazioni sui redditi alti  e la deregulation non ha affatto arricchito la popolazione nel suo complesso, anzi l’ha impoverita.

Basti pensare che nell’anno appena passato il flusso di cassa libero del totale della aziende dello  S & P 500, escluse quelle finanziarie è stato di circa 827 miliardi dollari. Il flusso di cassa libero è una misura più significativa del reddito netto semplicemente perché è più difficile da falsificare o da manipolare attraverso la dichiarazione di investimenti futuri e rappresenta il denaro che passa per le imprese tolte le spese vice e quelle per gli investimenti. Questo non solo significa che una massa immensa di denaro finisce in pochissime mani, come dimostra il diagramma protagonista del post, ma anche se non soprattutto che le grandi aziende, ovvero le multinazionali ( quelle con un flusso di cassa libero maggiore sono Apple, Microsoft e Google) non sono in grado di trovare usi produttivi per tutto il denaro generato dalle operazioni: questo semplicemente significa che il motore del sistema è ormai in fuorigiri, aumenta solo il calore finanziario prodotto, ma diminuisce la potenza sviluppata. E’ evidente  che se questa massa di denaro o comunque anche parte di esso finisse nelle casse pubbliche, sia attraverso le tasse oppure attraverso la proprietà pubblica diretta questi soldi che adesso rimangono  inutilizzati o utilizzato solo per il narcisismo di pochi  potrebbe essere invece destinato a usi migliori, sia per immetterlo nel welfare, come nelle infrastrutture  invece di finire per moltiplicare se stesso in operazioni che alimentano il gioco vizioso della finanza.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: