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Medico, cura te stesso

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quando in tutta Italia sono stati chiusi reparti, ridotte o cancellate strutture ospedaliere specialistiche  abbiamo visto la “resistenza” di personale infermieristico arrampicato sui tetti dei vecchi nosocomi, i loro sit in che sollecitavano la partecipazione di cittadini.

Ma di manifestazioni di medici ne abbiamo viste poche e dire che quando è accaduto nel 2013, nel 2018 hanno avuto risalto sulla stampa per la sensazione suscitata dalle rimostranze  dei camici bianchi con stetoscopi penzolone scesi in piazza contro i tagli che hanno impoverito la sanità pubblica.

È che come è sempre successo ci vuole un bel po’, un bel carico di umiliazioni, un bel numero di affronti alla dignità e alla professionalità prima che certi lavoratori si accorgano di non appartenere più a ceti risparmiati dalla perdita di beni, di privilegi e del riconoscimento di una superiorità sociale, economica e morale.

E c’è da dire che otto mesi di promozione a martiri e eroi non ha  restituito interamente alla categoria  la reputazione  macchiata da obiettori di coscienza nel pubblico e cucchiai d’oro nel privato, intra moenia e extra moenia opachi, chirurghi che arrotondano col botulino, altri che dimenticano le forbici negli anfratti dello sventurato paziente, dentisti che preferiscono donare lo sfarzoso prodotto dell’implantologia piuttosto che emettere regolare fattura.

Ma anche dai molti medici di base, già prima retrocessi a ruoli impiegatizi di erogatori di ricette, che in questa fase godono le opportunità della smartworking, non rispondendo nemmeno al telefono per far dire 33 alla “clientela”, che non hanno preteso venisse predisposto un protocollo e un piano terapeutico per la cura del virus, lasciando alla buona volontà del singoli totale discrezionalità.

Non stupisce che la voce della corporazione si sia sentita poco in questo frangente, anche se da giorni associazioni di clinici specializzati lanciano l’allarme sui danni provocati da una gestione dell’emergenza indirizzata unicamente a contrastare il Covid, che lascia scoperte prevenzione e ordinaria assistenza e cura di patologie gravi, croniche, sottodiagnosticate o trascurate.

Il fatto è che le poche voci dissenzienti, le denunce di malgoverno della crisi e per l’incidenza di interessi privati, sono state censurate fin da marzo, in Sardegna, in Romagna, nel bergamasco, in Campania dove lo zar ha proibito al personale sanitario di “parlare con la stampa”, nelle zone più calde dove le rivelazioni sulla proibizione di fatto di eseguire autopsie sono state tacitate malgrado le ammissioni dello stesso Ministero della Salute, o sono state smentite alla stregua di fake news o fantasie di ciarlatani in cerca di notorietà.

E molti altri se non venivano zittiti, mettevano volontariamente il silenziatore facendosi assorbire da una spirale di soggezione e conformismo, nel timore di ripercussioni sulla carriera.

Sarà sempre peggio. E i precedenti lo lasciano intendere: molti medici  sono in attesa del verdetto della CCEPS, Commissione Centrale Esercenti Professioni Sanitarie, con la più grave delle sanzioni disciplinari, la radiazione, una punizione obbligatoriamente comminabile solo per condotte aventi rilevanza penale o assimilabili.

Invece gli accusati sono perseguiti per “reato d’opinione”,  per aver espresso   un loro convincimento non allineato con la determinazione del potere politico di promuovere la diffusione di determinati “trattamenti sanitari”.

Parte dei procedimenti risalgono ad anni nei quali regnava la ministra Lorenzin, altri si sono aggiunti,. La colpa della quale si sono macchiati non ha prodotto danni personali alla salute degli assistiti, né tantomeno sono venuti meno agli obblighi  sottoscritti con il giuramento di Ippocrate.

No, l’accusa è quella di aver manifestato le proprie convinzioni, nel pieno rispetto dell’articolo 21 della Costituzione che afferma che “tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione” e di  aver così influenzato  la popolazione istillando dubbi sull’utilità dei   vaccini.

Figuriamoci che gogna mediatica, che anatemi e che ostracismo colpiranno i 935 medici di Anpas e di altre associazioni che si riconoscono nella Medicina di Segnale, che si stanno esprimendo con forza per contestare la confusione artificiosa tra asintomatici, da sottoporre a inutili tamponi, e contagiati, che rischia di imporre restrizioni irragionevoli, proprio quando si starebbe consolidando “la resistenza anticorpale alla malattia”, in virtù di  un “autoritarismo emergenziale”, che ha come pilastro la  colpevolizzazione del comune cittadino, spezzando i già labili legami di solidarietà sociale.

Sono sempre loro che hanno cercato di mettere  in guardia i “decisori” sull’affidabilità dei tamponi, che comunque non hanno  alcuna efficacia sul piano della prevenzione, e non solo per gli eventuali danni prodotti da una procedura invasiva soprattutto se affidata a personale non adeguato, ma anche perché l‘amplificazione del materiale genetico può portare a errori “tecnici”, facendo risultare  positivo al test un soggetto affetto da uno qualsiasi dei virus che appartengono alla famiglia degli “orthornavirae”, i comuni virus influenzali. E quindi non solo il Sars-cov-2, ma anche quello del raffreddore, o della gastrite, ecc.

Qualche sera fa una trasmissione ha deciso che era proprio il momento opportuno per informare sui successi e le carriere di maghi, ciarlatani, guaritori della libera e disincantata America, e non si parla di quelli passati e futuri alla Casa Bianca.

Ovviamente l’occasione era buona per arruolare in questa stessa compagnia di giro, che in Italia ha avuto ogni genere di rappresentante da Vanna Marchi al mago Do Nascimento, da Di Bella, che almeno medico era al veterinario Bonifacio che oggi avrebbe nuovo sbocchi professionali grazie a Zaia, quelli che correntemente vengono ormai chiamati impropriamente negazionisti.

L’intento delle cheerleader della Pfizer, come di tutti quelli che si ostinano a condannare in qualità di apostati quelli che, in numero sempre più numeroso, non dichiarano l’inesistenza del virus ma contestano la strategia intrapresa per contenere e gestire una crisi sociale che ha creato i presupposti  di una emergenza sanitaria, è quello di persuadere il popolo puerile, ignorante, irresponsabile, che oppugnare una teoria scientifica significa disconoscere la Scienza. Quella scienza oggi incarnata in forma spettacolare da quei santoni che hanno riposto il caposaldo di ogni disciplina, quel dubbio che promuove ricerca continua, tenace sperimentazione.

Così non c’è diritto di cittadinanza per lo “scrupolo” che obbliga a cercare alte conferme ma solo per i dogmi incontrastabili, elargiti da un ceto di sacerdoti che possono contare sulla visibilità e la credibilità conferiti  dall’affiliazione non tanto alla casta accademica o a istituzioni rappresentative del sapere specialistico, ma dalla appartenenza a contesti, salotti, poteri  che consentono il diritto di parola solo a chi si muove nel solco del conformismo.

Il processo che concede solo a questa élite di esprimersi e di comunicare, collocando gli eretici nel girone infernale dei “pazzi” secondo  Galimberti molto citato in questi giorni, immaginiamo insieme a Galileo ma pure a  Pappalardo, è lo stesso che ha fatto dell’economia una scienza che si basa su leggi diventate naturali e perciò inconfutabili e incontrastabili, alle quali non è legittimo opporre un’alternativa.

Allo stesso modo gli stretti vincoli tra ricerca speculativa e applicazione profittevole sono gli stessi per i quali Schumpeter  o Keynes devono obbligatoriamente piegarsi agli algoritmi della realistica austerità interpretati dai “ragiunatt” bocconiani.   

L’anatema  e il disprezzo supponente espresso con violenza nei confronti di  mette in discussione una teoria egemonizzata dai poteri politici e economici, indicati come irresponsabili, disfattisti, nel più benevole dei casi, come visionari,  si basa sulla decodificazione aberrante del concetto di competenza, assurto a “principio” che diventa insindacabile, contro gli attacchi dei dissenzienti, grazie non alla verifica degli effetti e dell’efficacia dei risultati, ma solo all’autorevolezza e al prestigio dei suoi detentori autonominatisi. E che adottano il meno scientifico degli approcci, quello dell’assertiva imposizione dell’obbedienza a un dogma e a una teoria che non lasci spazio alla discussione, all’approfondimento, all’ulteriore indagine.   

A consolazione di quelli che oggi, come è successo a me, vengono zittiti in quanto negazionisti, offro come consolazione la frase che un perseguitato mette in bocca a un altro perseguitato per eresia: “Scopo della scienza non è tanto quello di aprire le porte all’infinito sapere, quanto quello di porre una barriera all’infinita ignoranza”.  (da “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht )


Le Compagnie della Cattiva Morte

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri a proposito del mio post (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/10/23/un-papa-radical-chic/ ) nel quale mi meravigliavo ancora una volta del credito che gli orfani della sinistra riservano all’attuale pontefice, che ai loro occhi rappresenta non solo una moderna incarnazione della dottrina sociale della chiesa, ma anche una testimonianza in favore dei sommersi, dei derelitti, delle vittime di consumismo e totalitarismo finanziario.

Lo spunto era offerto dalla dichiarazione di Francesco riportata in un film, di apertura al rinascimento giuridico delle coppie omosessuali, già smentita da altri esponenti del “vertice” vaticano. “Le unioni civili, secondo il cardinale Muller, violano i diritti umani,  e il Papa che non è al di sopra di Dio, dovrebbe stare più attento”.

Non ho l’ingenuità di stupirmi ancora per le incursioni temporali dei sacerdoti della religione dell’amore: nello stesso contesto il pontefice aveva affermato anche che  si deve “creare una legge di convivenza civile” in modo che le coppie gay siano coperte legalmente. Tanto da essersi battuto personalmente per quello.

Icastica manifestazione questa, della sua volontà, o meglio della sua legittimazione celeste, a intervenire sulle questioni e sulle norme che regolano la vita “civile” non solo dei fedeli ma di tutti i cittadini. Attività che già svolge con grande tenacia se taccia di “carnefici” i medici che applicano una legge dello Stato italiano che legalizza l’interruzione di gravidanza, prima soggetta a criminose pratiche clandestine.

E se agisce come i predecessori compreso l’emerito vivente, delegittimando il tribunale in terra nel caso di pedofilia, per consegnare il giudizio a quello supremo. O se, in plastico contrasto con la riflessione contenuta nell’ultima enciclica sul “possesso”, che avrebbe ragion d’essere se prevede una funzione sociale di “indennizzo” dei poveri della terra, non si ipotizza l’obbligo di “cittadinanza” che spetta a chi possiede delle proprietà in Italia, chiamato a contribuire con le tasse ai servizi offerti dallo Stato e dei quali gode.

 Si sa che sono tempi bui nei quali un diritto, quello alla salute, è stato collocato in cima alla gerarchia che comprende quelli fondamentali e primari, che in troppi a torto credevano inalienabili, e quelli denominati “civili”, elargiti a piccole dosi in modo che non compromettano lo status quo.

Ci stanno persuadendo – ceto politico, scienza mai sfiorata dal dubbio, informatori, compresi quelli che hanno scoperto il giornalismo investigativo rivelandosi “positivi” in modo da offrirci dolenti e edificanti cronachette dalle corsie – che è doverosa la rinuncia alle conquiste di garanzie e prerogative nel lavoro, nell’istruzione, nella libertà di circolazione fino a otto mesi fa decantata come il trionfo del moderno cosmopolitismo, rappresentato dai voli low cost e dall’Erasmus.

E figuriamoci se è il caso, proprio di questi tempi, di parlare del diritto a porre fine alla propria esistenza quando i suoi ritmi e le sue aspettative sono sovrastate dal dolore, dall’umiliazione, dalla sconfitta della dignità battuta dalla sofferenza fisica e morale.

E infatti mentre il papa si esprimeva in favore dell’amore coniugale,  passava inosservata la pubblicazione, da parte della Congregazione della Dottrina della Fede, di un lungo documento sull’eutanasia e il fine vita, intitolato Samaratinus Bonus, nel quale non sono presenti quegli elementi di compassionevole misericordia che la religione dell’amore dovrebbe riservare a chi patisce una sofferenza che minaccia di farlo regredire a una condizione animale di puro patimento senza speranza.

Si tratta di una condanna che fa un bizzarro contrasto con un pensiero comune concentrato da mesi unicamente a combattere una malattia, accettando qualsiasi imposizione più o meno efficace, autorevole, ragionevole, dando per buone misure che sconfinano nella superstizione e che obbligano all’abdicazione dal diritto a un lavoro dignitosamente remunerato, all’istruzione e alla cura di patologie che non siano la peste in atto.  

Eppure da otto mesi chi malgrado, la colonna sonora di dati contraddittorie, statistiche raffazzonate e manipolate, ha saputo ascoltare e vedere,   ha avuto la rivelazione che è stata attuata da anni e ultimamente applicata in forma diffusa una eugenetica ispirata a salvaguardare la specie – quella dei nuovi schiavi – eliminando i pesi morti, quelle frange parassitarie che pesano sul bilancio pubblico.

Perfino  chi ha devastato l’assistenza pubblica, tagliato prevenzione e cure per i malati cronici, perfino chi ha adottato disposizioni che hanno impedito di effettuare tre milioni di esami e accertamenti per patologie – cancro, patologie respiratorie, cardiache, ematologiche-  si è vergognato di chiamare “eutanasia” ( e vedi mai,  significa buona morte) l’ecatombe di anziani morti per ipotetico concorso del Covid in aggiunta a malattie trascurate, effetto collaterale e non solo di condizioni di abbandono, della difficoltà di accesso all’assistenza, del costo di farmaci e terapie, della solitudine.

Come una apocalisse sorprendente e inattesa abbattutasi su zone inquinate che hanno incrementato la vulnerabilità dei soggetti più esposti, l’epidemia ha invece rivelato il già noto, qualcosa che avremmo dovuto conoscere e prevedere: che gli ospedali mal gestiti ammalano perché diventano focolai di infezioni, perché i vecchi non meritano attenzioni da un personale sfruttato e impreparato, perché quando riconquistano autonomia possono essere conferiti in strutture apposite dell’ordinaria manutenzione che ogni anno diventano focolai influenzali.

Il compianto per i vecchi morti da soli, senza esequie compassionevoli, senza elaborazione del lutto è diventato il sudario sotto il quale si è composta l’ipocrisia di chi ha contribuito con la benedizione delle influenti personalità mondiali a condannare gli anziani all’invisibilità, alla morte virtuale che sarebbe opportuno si concretizzasse per lasciar liberi posti e più fruttuose le risorse da investire nelle nuove geografie del profitto, quelle digitali e automatizzate cui non devono avere accesso e che più che risparmiare la fatica devono incentivare la servitù atomizzata degli individui davanti a un pc, pronti anche a dirigere con un clic i bombardieri senza pilota.

Partorirai con dolore, hanno prescritto, vivrai con dolore e morirai nel dolore, hanno “promesso”, per percorrere la strada della redenzione e della salvezza, per attraversare la cruna dell’ago, passaggio arduo, ma che, si sa, è risparmiato a chi se lo può permettere, esentato dal male, che viene ridotto con ogni mezzo diventato lecito, se si  patisce tra sete, broccati e porpore, così come escursionisti della genitorialità possono approfittare delle offerte a disposizione in altre latitudini, così come, avendo i mezzi, si riconquista la propria dignità con una morte serena e volontaria oltre confine.

E infatti vecchioni anche spregevoli ma ben equipaggiati dello sterco del diavolo si evitano l’inferno in terra, guariscono rapidamente e senza effetti dalla provvidenziale peste, occupano un piano dei nosocomi cui hanno offerto nel tempo doviziose elemosine e gli ospizi li frequentano quei pochi giorni necessari all’applicazione di pene alternative.

Il fatto è che quando la libertà è negata, quando dietro ai dogmi si nasconde un profitto, quando la malattia fa affiorare le tremende disuguaglianze, quando la nascita, le inclinazioni, gli affetti, sono soggetti a una morale di parte al servizio di regole di mercato diventate leggi naturali incontrovertibili, allora nemmeno la morte è una livella.    


Dadaismo virale

COPERTINAdada_articleQuando questa storia sarà finita qualcuno dovrà dirci cosa è accaduto, la ragione per la quale una sindrome influenzale, sia pure severa e causata da un nuovo agente sulla cui reale origine, naturale o artificiale non si può ancora dire nulla, sia stata innalzata dal tumulto dei media a pestilenza senza scampo. Qualcuno dovrà dirci perché in Italia c’è il 60 per cento delle vittime totali nel pianeta e perché nell’area di Wuhan con lo stesso numero di abitanti della Lombardia, ma con una densità di popolazione più che doppia ci sia stata la metà dei morti. Qualcuno dovrà dirci che senso abbiano avuto e abbiano le restrizioni  drastiche alla vita pubblica e civile per fermare il contagio, quando invece non si sono chiuse le fabbriche, il che ha reso del tutto inutili le misure ideate per fermare il contagio, e funzionali solo a diluirlo nel tempo in maniera da non far crollare le strutture sanitarie fragili, carenti e logorate da anni e anni di tagli indiscriminati che hanno gravemente leso il diritto alla salute.  Qualcuno dovrà spiegarci cosa sia accaduto in alcuni ospedali lombardi che sembrano essere stati i veri propagatori di contagio e per giunta verso persone già afflitte da gravi patologie, ossia verso il bersaglio tipico  del Covid 19, così come degli altri  e “normali” virus influenzali che fanno migliaia di vittime ogni anno senza che a nessuno importi un fico secco. Per non parlare della concreta possibilità che nel casino apocalittico la maggior parte delle persone decedute sia stata vittima di infezioni ospedaliere.  Qualcuno dovrà spiegare quale il sia il folle criterio per cui si fanno ai tamponi ai morti e a coloro che sono ammalati e non si facciano screening di massa, non permettendo di bloccare il contagio, fare statistiche sensate, e continuare a suscitare allarme rosso e disorientamento. Anzi la spiegazione c’è: manca il personale adeguato, mancano i reagenti, mancano i microscopi per poi leggerli quei tamponi. Rimane il fatto che il tasso di letalità da noi è assurdamente alto rispetto a tutti gli altri paesi, addirittura come ho già avuto modo di scrivere, 28 volte quello della Germania e 25 quello della Corea e via andare. Fatto tutt’altro che secondario perché così facendo si militarizza un Paese dove magari l’infezione è già diffusa da mesi e stiamo chiudendo le stalle a buoi scappati. Ma non possiamo saperlo perché non ci sono le risorse disponibili.

Qualcuno infine dovrà spiegare se il Parlamento esiste ancora o se il suo posto sia stato preso da Twitter dove una banda di assoluti cialtroni  prende ogni giorno misure prive di senso e di dubbia legittimità, anzi certamente illegittimi  per strangolare l’economia del Paese, cercando di imitare a tentoni  ciò che è stato fatto in Asia. Ma lì, sia per quanto riguarda la Cina, la Corea e il Giappone, tre situazioni molto differenti da loro, si è da subito chiuso tutto, non a pezzi e bocconi, con tentennamenti e ritardi, ma soprattutto ci si trovava di fronte a una sola grande area urbana con Wuhan al centro e a un  focolaio ancora più ridotto in Corea e in Giappone, nessuno si è sognato di chiudere un intero Paese a tempo indeterminato: era chiarissimo fin da subito che da noi la strategia non poteva essere quella per ragioni strutturali, ma che bisognava inventarne una diversa e non banalmente imitativa. Per esempio, come è stato fatto nei Paesi scandinavi, portare al massimo livello l’attenzione e l’assistenza agli anziani il che ha portato la letalità del virus a un livello 50 volte inferiore a quello italiano. Il disperato sforzo dell’informazione di regime consiste ora nel trovare strampalate e improvvisate teorie sociologiche per i numeri che non funzionano pur di non dover riconoscere tre cause chiare come luce del sole: sanità ridotta in stato comatoso e assolutamente inadeguata a gestire anche emergenze molto minori di questa, gravi errori commessi localmente e misure allo stesso tempo eccessive e inadeguate il che in un certo senso è quasi miracoloso. Metto  in allegato alla fine del post l’ultima grida manzoniana del ministero dell’Interno che sembra ispirata al famoso proclama Badoglio dal quale non si riusciva ad evincere una linea di condotta e che portò al dissolvimento delle forze armate italiane: vi si dice tutto e il contrario di tutto in una lingua da interpretare, proprio nel momento in cui occorrerebbe la massima chiarezza di pensiero e di linguaggio. Dadaismo allo stato puro che punta agli aspetti istintivi e irrazionali, senza alcun piano coerente.

Ma c’è una quarta causa: se sai di non poter sconfiggere il nemico fattelo alleato. Così nell’impossibilità di confessare la distruzione della sanità pubblica da parte del combinato disposto neo liberismo – austerità europea, nella incapacità di richiedere i finanziamenti necessari per affrontare il virus al fine di per non turbare i trattati europei e cercando di ottener denari a strozzo sociale dal Mes, nell’incombere di una nuova crisi economica anche senza Covid, si è preferito soffiare sul fuoco e trasformare un’ emergenza sanitaria reale, ma contenibile in un irreale stato di eccezione, che ai fini della diffusione infettiva serve poco o nulla,  e ancor meno a organizzare le cure, ma che permette di scavalcare le difficoltà terminali di un ceto politico ormai giunto alla consunzione.  Il tutto sotto l’egida tirannica di un Patto per la Scienza che è la negazione della scienza stessa, la quale è essenzialmente dibattito e per giunta su un tema, quello di un nuovo virus su cui  se una cosa è lampante è la difformità dei pareri: molti scienziati assai più illustri del sanraffaelino Burioni, emerito rappresentante della sanità privatistica,  hanno idee e proposte del tutto diverse.

Del resto quella apocalittica è la chiave emotivo – interpretativa con cui si è voluto millenarizzare il Covid a livello planetario:  il famoso cigno nero cui addossare le responsabilità di un sistema che si andava sgretolando a causa delle sue stesse logiche e permettere alle elite di rinsaldarsi al comando con una nuova ondata di controllo sociale e di nuove restrizioni alla democrazia. Persino in Africa dove il Covid non è diffuso  e comunque sarebbe proprio l’ultimo dei mali di questo continente che peraltro è ricco di centri per la guerra batteriologica fondati dagli Usa con la complicità di alcune Ong , è stato propalato un grande allarmismo: un giornale della Tanzania ha pubblicato un titolo sul premier Conte che piange annunciando il numero dei morti e invece la foto è di Bolsonaro in una delle sue facce da gangster, un errore così grossolano che fa capire come l’allarme sia costantemente “telefonato” e stimolato: ma del resto Africa significa anche grandi investimenti cinesi. E’ forse per questo arrivare del virus come il cacio su parecchi piatti di maccheroni che alcuni, compreso un’altissimo prelato della Chiesa cattolica, hanno espresso l’ipotesi che l’origine del virus sia sospetta. Chissà, ma non è affatto sospetto il suo uso: anzi è conclamato.

La grida del ministero


Extraterrestre, portaci via

ext Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma ve lo immaginate il proverbiale marziano che scende dalla sua navicella a Roma il 6 marzo 2020?

Ve lo figurate?  che gira per il centro fantasma dove i negozi chiudono mestamente alle 18 come se il virus riprendesse vigore all’ora dell’apericena, o che si ritrova alla Romanina o a Euroma 2 dove bighellonano torme di ragazzini in vacanza coatta da scuola, giunti là con metro e bus? Oppure  fermo e stupefatto davanti a vetrine che espongono caftani etnochic castigati da signore à la page per la rischiosa origine e il temerario viaggio lungo la Via della Seta?  o che esibiscono il must irrinunciabile per fashion victim al tempo del colera, la prestigiosa mascherina firmata Fendi a 190 euro al pezzo?

Lo pensate mentre con il Google stellare cerca di farsi largo tra la massa acritica e contraddittoria dell’informazioni sulla stampa e in rete, compreso l’agile volumetto messo a punto dal Sole 24 Ore con le istruzioni antipanico o il pamphlet prodotto in tempo reale – o forse magicamente profetico?- dell’unico “scienziato”  in regime di esclusiva papale del catastrofismo, autoincaricatosi in funzione di autorità indiscussa e suprema di governare la comunicazione  e l’azione di biomolecolari,  biologi, epidemiologi, medici, statistici, i nutrizionisti, immunologi, farmaceutici  ridotti sdegnosamente al silenzio dal Burioni? Che possiamo solo sperare stiano nel frattempo cimentandosi nella sperimentazione di un vaccino, malgrado da decenni la ricerca sia penalizzata, le istituzioni e gli enti  pubblici affamati, le università statali condannate a morte. Anche se forse faranno prima le mamme di milioni di bambini  variamente parcheggiati, attrezzandosi col piccolo chimico, stufe di sentirsi accusare perché si sono permesse di lamentarsi per i figli a casa per un mese o forse di più, da quelli che da anni provvedono a smantellare tutta la rete di servizi “pubblici” essenziali, nonni compresi.

Perché prima o poi anche l’extraterreste avrà cognizione che, in perfetto allineamento con la filosofia di Madame Lagarde e della professoressa Fornero, sta per imporsi una forma di selezione malthusiana incaricata di decimare la popolazione anziana, salvo qualcuno che per censo, potenza di solito oscura, notorietà usurpata, può contare sull’eterna giovinezza, anche grazie a una certa ucronica interpretazione del tempo e delle età secondo la quale Renzi e Macron sono promettenti ragazzoni.

Perché se gli ultrasessantacinquenni che hanno imparato a loro spese che la narrazione sulla obbligatorietà della prevenzione, che la cura e la manutenzione del fisico sono privilegi per pochi, che la diagnostica è considerata un capriccio di dissipati parassiti, e cui oggi è dolcemente ma inesorabilmente imposto l’isolamento in casa, non schiatteranno di virus, cui sono condannati non dalla livella cinica della pestilenza, ma appunto da patologie spesso trascurate per via di quella che l’Accademia della Crusca nelle edizioni per marziani definirebbe “malasanità”, verranno abbattuti dalla signora con la falce per abbandono, solitudine, proverbialmente malattie della vecchiaia.

Perché – può arrivare a immaginarselo anche Et,  finiscono le riserve in dispensa e in freezer, i pacchi di pasta e i pelati arraffati all’inizio della crisi, e mica vorranno evadere per fare la spesa? Perché se lamentano un malanno in aree somatiche estranee al Covid19, cuore, stomaco, prostata, in mancanza di telemedicina, mica vorranno fare gli untori al pronto soccorso? dove comunque dovrebbero recarsi non accompagnati come da misura di legge, e se la dovranno cavare con la camomilla, in casa, soli,  che mica vorranno mettere a rischio i congiunti? e dove tra un po’, in mancanza della doverosa dimestichezza con home banking e servizi online, verranno tagliati luce, gas e acqua, che mica vorranno andare a contagiare i concittadini alla posta?

Ma siccome c’è da supporre che, malgrado la malaugurata iniziativa di venire tra noi, lo strano visitatore sia dotato di una superiore intelligenza, e ci vuol poco, io me lo immagino stranito davanti a quello che sta succedendo con la pandemia apocalittica o con la banale influenza, a seconda che sia interpretata da una o dall’altra delle tifoserie epidemiologiche.

E che comunque, come succede sempre nel nostro Paese, si presta a inevitabili scopi propagandistici e elettorali, con grande dispiego di mezzi a disposizione delle curve di fan ai vari livelli territoriali, governo, opposizione e diversamente opposizione, regioni, tra quelle che esigevano l’autonomia e rese remissive dal virus pretendono aiuti dal vituperato centro, che postulavano la superiore efficienza dei privati e la rendevano irrinunciabile e irreversibile grazie alla progressiva devastazione della sanità pubblica, oggi inclini a implorare come una grazia qualche servizio di clinici e cliniche d’oro, E  pure quelle che senza autonomia hanno fatto come se ci fosse già per loro, venendo meno ai dettati costituzionali e aprendo la strada all’aziendalismo, ai serbatoi di voti spendibili e commerciabili,  come nel Lazio dove i posti letto di terapia intensiva (quelli che dovrebbero garantire la salvezza degli appestati) sono in numero di 590, con un rapporto di 1 per 10 mila abitanti.

Si stupirebbe il marziano che venga dato credito ai due sbruffoni che reclamano l’investitura a gestire lo stato di eccezione dichiarato dalle autorità e pure da qualche interprete di Carl Schmitt un tanto all’etto,  preoccupato che l’emergenza proclamata ad uso imperiale porti a una riduzione o compressione dei diritti, come se non fosse già stata esercitata in nome dell’austerità, del contrasto al terrorismo islamico, del rispetto di trattati e convenzioni sovranazionali, proprio quelle che rendono impossibile governare la crisi e le sue declinazioni, raffreddori, pestilenze, ricoveri ospedalieri, diagnostica e ricerca, in modo che i governi passati e presenti possano rivendicare la loro impotenza come rispetto delle leggi naturali imposte dall’appartenenza all’Occidente, all’Ue, alla Nato.

Il fatto è che lo stato di eccezione – lo capirebbe anche Et, piangendo per la nostalgia di casa,  funziona se un ceto dirigente al servizio dei poteri economici e finanziari padronali ne sapessero approfittare, se non si trattasse dei ciechi della parabola, di una banda di ubriachi dinamici che saltellano su un piede solo per dimostrare la tenuta alcolica promulgando  “delibere” e “protocolli” su scala Regionale, Provinciale o Comunale con una coazione a ripetere che ha fatto dimenticare anche di cambiare le intestazioni nella fotocopia di disposizioni frutto di una ebbrezza regolamentare, improvvisando soluzioni estemporanee e improvvisate, oscillanti tra raccomandazioni allarmistiche di chiudersi in casa e minimizzazioni del rischio, università e teatri chiusi, ma outlet aperti, per non fermare l’impeto progressivo  di commercio e turismo.

E così si chiudono le scuole, vedi caso in coincidenza con il rinnovo del contratto dei docenti, per lanciare l’obiettivo desiderato dell’auspicata preparazione delle nuove leve allo smartworking (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/02/26/a-scuola-di-smart-virus/), quando la Buona Scuola si è attrezzata solo per la fine dell’istruzione e la transizione alla preparazione dei ceti abbienti alle funzioni di attendenti in multinazionali e eserciti e i poveracci a lavori precari e frustranti, tanto che telestudio potrebbe consistere nell’offerta tramite RaiPlay delle lezioni del Maestro Manzi.

Non ci resta che corrergli dietro mentre si affretta a risalire sulla sua astronave, canticchiando con la poca voce che ci resta: extraterreste portami via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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