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Correzioni al politicamente corretto

fda-2016-10-12-politicamente-corretto-001Alle volte viene da dire: ” come cambia il mondo” E di stupirsi constatando che anche  il granito apparentemente più solido può  trasformarsi in sabbia in una notte. Poi magari scopriamo che quel granito era solo sabbia compattata, una forma costruita con paletta e secchiello da garzoncelli scherzosi e donzellette che si disfa quando le condizioni cambiano. Non ho nostalgia dell’estate, anche perché non ho mai apprezzato gli arenili, parlo dello speciale che Micromega ha lanciato in faccia al politicamente corretto considerandolo come oppio della sinistra, forma di censura, annullamento dello spirito critico. Meglio tardi che mai, ma certo “fa strano” questa svolta da parte di una rivista e di singoli personaggi che spesso hanno fatto uso e abuso di ciò contro cui ora scendono in campo o meglio è un segno che il clima va cambiando e che i segnali lanciati dalle inattese evoluzioni politiche inducono da una parte a tentare timidi approcci dall’altra a liberarsi di una “pelle” ormai inefficace e quasi controproducente.

Capiremmo però molto poco della questione senza esaminare le origini del politicamente corretto,  che nasce come invenzione americana alla fine degli ’80, praticamente in contemporanea con il declino del socialismo reale e l’avvento della dittatura del pensiero unico neoliberista: venendo a mancare una reale dialettica politica visto che il sistema si presentava come vittorioso e inemendabile, se non negli aspetti esclusivamente individuali, diventava necessario creare una sorta di surrogato, di breviario e al tempo stesso di galateo dove i singoli temi giocassero da soli  senza mai radicarsi  in una visione generale. Così per esempio le prescrizioni contro la discriminazione razziale e sessuale che formano la parte centrale di questo corpus da una parte si fondano sull’eguaglianza per così dire esistenziale ed emotiva delle persone la quale tuttavia dovrebbe trovare un illusorio rifugio all’interno di una visione complessiva che predica la disuguaglianza sociale come motore dell’economia e che ritiene la democrazia stessa come sistema di governo sospetto del quale è opportuno mantenere sole le ritualità riducendola a un guscio vuoto per le esposizioni malacologiche. Dunque anche qualcosa che diventa pretesto.

Come è ben noto ogni sistema e ogni visione politica ha i suoi bignami, le sue tabelline che consentono certi automatismi e scorciatoie mentali tanto che qualcuno fa risalire la stessa espressione di politicamente corretto alla traduzione in inglese di un discorso di Mao del ’57,  titolato “Sulla corretta gestione delle contraddizioni tra i Persone”, Ma una cosa è trovare delle semplificazioni che fanno riferimento a una visione generale del mondo, un’altra è usare queste semplificazioni per frammentare il mondo stesso e tematizzare l’incomunicabilità fra diritti individuali e sociali anzi il loro essere di fatto contrapposti nella prassi. Questo vuol, dire fare della contraddizione tenuta assieme dal collante dell’ipocrisia il fondamento stesso della visione politica aggravando per giunta il vuoto manicheismo di bene e male. Quasi vengono in mente le parole di Levi Strauss nei Tristi tropici quando parlando dell’ Islam  in termini politicamente scorretti scrisse che “Sul piano estetico, il puritanesimo islamico, rinunciando ad abolire la sensualità si è contentato di ridurla alle sue forme minori, profumi, merletti, ricami e giardini. Sul piano morale ci si trova di fronte allo stesso equivoco di una tolleranza ostentata, a danno di un proselitismo il cui carattere compulsivo è chiaro”. Non aveva ragione, ma tutto questo, mutatis mutandis, anzi a volte proprio ribaltate se non tolte, vale anche per l’occidente neoliberista che davvero vive tale natura contraddittoria oltre che angosciosa. In fondo si tratta di un lapsus freudiano e chi conserva un minimo di sensus sui e di onestà non ne può non vedere le stigmate nel quotidiano, quando alla corretta cautela sull’Islam si contrappone il massacro delle popolazioni medio orientali o africane che appartengono a quel mondo.

Il fatto è che il breviario mediatico e accademico del politicamente non è rimasto ciò che era, cioè una specie di sostituto pratico delle ideologie da cancellare e  sistema automatico di aggiramento dei problemi sostanziali, ma ha creato a sua volta un’ideologia  a sua somiglianza, è diventato un libro della legge aggravando le contraddizioni da cui era nato e trasformandosi in vero e proprio sistema di censura. Così su questi piani scivolosi sono nate molte surfetazioni che tentano di dare un senso a un labirinto dal quale si può uscire solo ritrovando la porta di ingresso e che sono ben presenti  anche nella barricata anti pensiero unico di Micromega. Una per tutte la stravagante idea che le contestazioni identitarie all’universo globalista, il multiculturalismo nascano in ultima analisi dalle religioni e che solo una laicità integralista può risolvere il problema. Come se le idee di società che non fanno alcun riferimento alle religioni siano necessariamente convergenti e come se tutto il 900 non fosse stato attraversato dalla lotta fra due idee di società radicalmente differenti come capitalismo e socialismo. Del resto cosa può nascere  da un surrogato se non un ritorno contorto e inconsapevole alla sostanza primaria che in questo caso è il capitalismo per sempre e in ogni luogo? Senza differenze si sesso, etnia, razza, cultura perché ci pensa il sistema a creare differenze proprie.


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