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Milano, speculazione raglia e deraglia

miAnna Lombroso per il Simplicissimus

È come se li conoscessimo i morti e i feriti passeggeri di quel treno deragliato alle porte di Milano, tra Pioltello e Segrate. Pendolari: impiegati, studenti,  viaggiatori delle 6 di mattina assonnati e infreddoliti in attesa di arrivare a Porta Garibaldi, nemmeno il tempo di un caffè al bar, per correre verso la metro e il tram nella caligine umida e indisponente di una città. che si vanta ancora di essere una capitale morale. Tanto da essersi impegnata in un’ennesima grande opera, quella di  “rigenerazione” urbana dei sette scali ferroviari, avviata tramite un “Accordo di programma” che il Comune di Milano ha sottoscritto con la Regione Lombardia e il Gruppo F.S.

Non si sa a cosa si devono i due morti e la decina di feriti gravi, forse a uno scambio malfunzionante. Ma è la volta buona che potremo dire che si tratta davvero di un incidente causato dall’errore umano, ammesso che ci sia umanità, civiltà e non premeditazione criminale nelle scelte dissipate di investire in quello che si vede e non in quello che serve, come se l’immagine e la reputazione di una città dipendessero dalla fuffa, dal  camouflage delle magagne usato anche in occasione di grandi esposizioni per mascherare le falle, come quando si fa pulizia dove passa il prete o il fuhrer o il comitato olimpico anche a prezzo di vite e lutti, come quando gli agenti immobiliari fanno dare una mano di vernice per coprire le antiche macchie di umidità.

Non  a caso vien bene citare gli agenti immobiliari. Come altrimenti si potrebbe definire un sindaco blandito e vezzeggiato dalla stampa nazionale che ha fatto di Spelacchio un’antonomasia della cattiva amministrazione mentre omette di informare sulla richiesta di rinvio a giudizio per l’affidamento senza gara all’immancabile Mantovani della fornitura di 6000 spelacchi per l’Expo. Piccolezze certo, rispetto ai peana e alla hola che accompagna la generosa campagna di svendita del  patrimonio comunale offerto a prezzi di outlet a privati, immobiliaristi e costruttori nostrani e esteri, proprio come quel gruppo Savills infilato a tradimento – nostro – in quell’Accordo di Programma per la valorizzazione al posto della sicurezza, della mobilità e dell’abitare, a sancire che i padroni veri dei beni comuni sono appunto i privat, O anche i “diversamente” tali, nel dominio e nel comportamento, come Fs che tratta e specula e detta regole e sceglie progetti e dà incarichi come fosse a pieno titolo proprietario  delle aree dismesse del servizio ferroviario, e che solo a tale scopo, con tale specifica destinazione, l’allora Azienda dello Stato, ma oggi divenuta SpA, aveva in uso/concessione.

La città del sindaco Sala che definisce Renzi una irrinunciabile risorsa, che  si lamenta perché il Paese e la sua classe politica fanno da oneroso contrappeso allo sviluppo dinamico di Milano – e lo possiamo leggere in un suo agile volumetto autoreferenziale, che vuole a tutti i costi la Consob in casa, è diventata un competitivo laboratorio sperimentale del modello MoSE e Consorzio Venezia Nuova, nello stabilire l’egemonia non solo semantica di due parole “abdicazione” e “monopolio” e ipotizzando che possa diventare il simbolo del nuovo sacco delle città, dando a speculazione e espropriazione requisiti legali e autorizzati e applicando il format di un’urbanistica retrocessa a pratica negoziale e premiale degli interessi del capitalismo finanziario e immobiliare. E infatti qualcuno ha detto che il nuovo skyline desiderato e auspicato, irto di grattacieli megalomani e futili, che cos’è se non l’istogramma della rendita immobiliare? Ad onta dei grandi fallimenti che hanno già condannato questa insana progettualità: Santa Giulia, l’area ex Falck di Sesto San Giovanni, la “Nuova Defense” dello Stephenson Business District, il mancato recupero dell’ex Ortomercato, per non parlare delle aree dismesse del grande Bal Excelsior dell’alimentazione o meglio degli appetiti.

Ma mica è solo colpa di Sala, ci aveva pensato prima la giunta Pisapia ( ne abbiamo scritto più volte, anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/12/08/opera-di-massima-sicurezza/) approvando in gran fretta nel 2012 un Piano di Governo del Territorio denso di soliloqui acchiappacitrulli, frutto postumo dell’impegn congiunto  di Masseroli/Moratti e del  loro PGT adottato ma non approvato, e attuato attraverso regole flessibili  e elastiche in forma di strenna perenne alla speculazione immobiliare.

L’instant book del sindaco pronto a sempre più luminosi destini, risponderà alle critiche con i dati sul  boom edilizio nel centro metropolitano:  una crescita degli addetti pari a oltre il 16%: circa il doppio del tasso di crescita registrato nell’hinterland e cinque volte superiore al tasso di crescita medio nazionale. Che confliggono   con le tendenze rilevate sul fronte demografico che segnalano una ulteriore perdita di popolazione a Milano (-4,26%) e una crescita robusta dell’hinterland (+8,99%). E che confermano che a Milano si costruisce non per gli abitanti, non per i cittadini, espulsi e non sempre seguendo il galateo delle buone maniere a cominciare dal differenziale di prezzo del centro rispetto alle cinture esterne.

Si è costruito nel cuore metropolitano si, ma per una domanda soprattutto internazionale a carattere prevalentemente finanziario, più ancora che terziaria e che comunque non è sufficiente per colmare un’offerta, oggi largamente sovradimensionata, che si risolve in volumi megalomani di appartamenti costosissimi in vendita o sfitti, mentre il disagio abitativo si fa sempre più drammatico.

Negi anni ’80, Milano, ci invitavano a berla mentre loro si preparavano a offrirla da mangiare, da spolpare fino all’osso. Sarà ora che i milanesi quelli vecchi e quelli nuovi diventino dei veri ossi duri  se volgiono tronare a essere cittadini.


Cose etrusche di governo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non ha nemmeno fatto lo sforzo di aprire Wikiquote alla voce sbaglio. E’ ricorso alla formula più abusata da truffatori incalliti, imbroglioni recidivi, medici negligenti, scolaretti impreparati.

Errare humanum est, così ha chiuso il capitolo “banche sleali” il presidente della Consob durante la relazione annuale al mercato finanziario. Ora,  la Consob si accredita come una divinità crudele e  separato e il cosiddetto “mercato finanziario” si presenta come un quelle divinità remote ed efferate. C’è dunque da dubitare che la delicata ammissione di Giuseppe Vegas, ex senatore di Forza Italia che guida l’autorità incaricata di tutelare gli investitori e vigilare sui comportamenti degli operatori, possa ottenere il risultato auspicato: riconquistare la fiducia dei risparmiatori, minata da un imprevedibile “incidente”, che chi si poteva immaginare quello che sarebbe accaduto in Banca Etruria, in Banca Marche, in Carichieti, in Carife, malgrado i precedenti dei furbetti del quartierino, di Mps, della Popolare di Vicenza e i trailer di quello che è accaduto altrove, Cipro, Grecia, Usa, Spagna, insomma  nelle varie geografie della criminalità finanziaria.

“L’attività umana non è mai esente da rischi, ha detto, i poteri pubblici non possono eliminare ogni forma di rischio, ma devono renderlo ragionevole”, impartendo una lezione di giudizioso buonsenso ai risparmiatori truffati, colpevoli di non aver letto con la doverosa attenzione i prospetti e i supplementi informativi che accompagnavano le emissioni, redatti, ha sottolineato, nel rispetto delle regole di trasparenza. All’anima del rigore, all’anima della cristallina limpidezza al servizio della clientela, se in perfetta sincronia la procura di Arezzo scoperchia la pentola fetida delle direttive del management “etrusco””: circolari che ordinano di cedere obbligazioni rischiose al “pubblico indistinto” e indicazione di trattare con riguardo un pubblico invece “distinto”, oggetto di cure particolari.

È passato qualche mese dal suicidio di Luigino D’Angelo, pensionato di Civitavecchia, ricattato e raggirato. È passato qualche mese dalle confessioni dell’ex funzionario della banca rea di averlo portato alla morte. È passato qualche mese dall’ignobile pretesa di innocenza “leopoldina” della ministra in odor di multipli conflitti di interesse. È passato qualche mese dall’affidamento allo spaventapasseri della corruzione, Cantone, della spinosa pratica dei risarcimenti, atto simbolico quanto oscenamente ingannevole.

Così la coltre dell’oblio, stesa magicamente da media che scaraventano tra le brevi in cronaca i casi umani – insieme alle contestazioni dei derubati durante le visite pastorali degli esponenti del governo e a un provvedimento che applica il sistema di selezione caro alle ideologie imperanti, differenziando meritevoli di risarcimento e meno degni di riparazione – ha riposto l’incartamento della catena di delitti dei serial killer bancari nell’uggioso faldone delle conseguenze inevitabili della crisi, senza la speranza che lo riaprano quelli di  Cold Case.

È che l’egemonia di una oligarchia che sconfina nei territori della criminalità è stata preparata ancora prima che qualcuno si chiedesse se è più delittuoso rapinare una banca o fondarla e, oggi, governarla.

E la sua progressione inarrestabile si combina con il disegno autoritario di una sedicente “riforma”, che intende attribuire potere assoluto all’esecutivo, per una non singolare coincidenza  con gli interessi privati e fino a ieri definiti “conflittuali”   di ministri e dirigenti politici, famigli e  affini, amici e complici, collegati e assoggettati all’impero finanziario, scrupolosi esecutori dei comandi dell’establishment europeo e oltre, quegli esperti in rischi che tramite direttive, leggi speciali, decreti ad hoc, sanno sempre su chi caricare gli effetti catastrofici di una inettitudine al servizio del golpe contro sovranità e democrazie. E che perseguono il loro obiettivo eversivo con tracotante candore, se il premier davanti al solito intervistatore ridotto a pelle di tigre davanti ai Lari dell’ubbidienza festosa  ha sentenziato:  “i giudici applicano le leggi, io faccio le leggi”, sancendo che il disegno è già stato completato e che il referendum, che comincia invece a preoccuparlo, sarà meno di un atto notarile, una cerimonia irrilevante come ormai è diventato tutto quello che riguarda la volontà popolare.

E non a caso i primi attentati alla Costituzione – disse Gonella nel 1952 “la Costituzione si deve rivedere, mica è il Corano” –   quel peccato d’origine che poi, benché bloccato da una sconfitta elettorale, via via autorizzò la violazione della Carta e diede luogo a altri oltraggi alla partecipazione, è passato alla storia come “legge truffa”, una definizione che la dice lunga sull’ombra lunga gettata sulla democrazia da corruzione, totalitarismo, derisione della rappresentanza, primato dell’interesse personale e privato.

Non sorprende se oggi un governo esperto in materia di imbrogli e attrezzato per i brogli ancor più di Scelba, addirittura intenzionato a superarlo in limitazione di libertà, ha accelerato quel processo che ha già dato colpi violenti a principi che la Costituzione stabiliva come inalienabili e irrinunciabili,  a cominciare dal lavoro, fondamento della Repubblica, dalla tutela di beni comuni e paesaggio, dai valori dell’istruzione pubblica, dalla rivendicazione di laicità, dal richiamo a solidarietà e ospitalità, al ripudio della guerra.

Per non dire dei principi di equità e di uguaglianza, traditi dalla volontà quotidiana di dimostrare nelle parole, nei fatti, perfino nelle leggi, compresa quella che crea arbitrarie graduatorie tra le vittime e il risarcimento dovuto, che si tratta di vecchi attrezzi del passato, arcaici e desueti, che sempre di più va ascoltata la voce del padrone,   che sempre di più va segnata la differenza tra chi paga e chi gode i frutti del sacrificio, che sempre di più loro sono loro, anche quando umanamente sbagliano, e noi siamo un “niente”, meno che uomini, meno che caporali.

   


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