Annunci

Archivi tag: Campidoglio

Sicurezza, cronache dal caos

mc Anna Lombroso per il Simplicissimus

L’Assemblea capitolina ha approvato con 28 voti favorevoli (M5S, Pd e Si) e 3 contrari (Fdi) una mozione a firma M5S in Campidoglio per contrastare gli “effetti devastanti” che il dl Sicurezza potrebbe avere su Roma. il documento a firma della presidente della commissione Politiche sociali di Roma Capitale, Agnese Catini (M5S), impegna la sindaca Virginia Raggi e la Giunta a “chiedere al ministro dell’Interno e al Governo di aprire un confronto istituzionale con Roma e le citta’ italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori” e contiene anche l’impegno per la sindaca “ad approntare tutti gli atti necessari a mitigare gli effetti in termini di diritti sia per i cittadini sia per le persone accolte” e, inoltre, “a incrementare le politiche di accoglienza ed inclusione sociale realizzate da Roma Capitale con particolare attenzione alle fragilità”.

In controtendenza con il passato, non si ha notizia di condanne sommarie, purghe e espulsioni. Segno questo che va accolto positivamente come un sia pure tardivo e non universalmente condiviso affrancamento dall’esuberante alleato di governo. E se è vero che  Luigi Di Maio a conoscenza della congiura  pur avendo espresso le sue riserve, non avrebbe fatto nulla per fermare l’atto di insubordinazione  lo si può intendere come  un adattamento del Movimento a regole tacite ma da sempre vigenti nell’esercizio politico.

E’ che chi cambia gabbana, chi, a seconda di come tira il vento si arrampica su qualche nuovo carro  prima disprezzato, ma anche chi, pur restando in seno a organizzazioni, ne critica progetto, azioni e alleati, viene guardato non più con biasimo, macché. Viene invece riverito  perché caute infrazioni alla linea di rivelano  vantaggiose, viene coltivato come una buona pianta dalla formazione nella quale milita, perché c’è la certezza che la sua presenza aiuti e aiuterà in futuro a legittimare nequizie dei vertici e acquiescenza della base, a fare da ponte con target esterni che non aspettano altro che farsi traghettare grazie a loro, sentendosi a posto con la coscienza, perché c’è pur sempre un Fico a fare da foglia,  un Cuperlo a confezionare delicate ricette con una punta di acido, una  di dolce e una di croccante in modo da far digerire qualsiasi piatto avvelenato.

Certe minoranze funzionali, certi entristi che si somministrano con oculata prudenza, sono trattati come orchidee in serra. L’hanno capito quelli che avendo ereditato senza merito un’azienda hanno deciso che era finito il tempo di emarginare ed espellere pungenti cactus, che era più conveniente e consono con la decisione di darsi alla realpolitik piuttosto che alla politica, a dimostrazione che anche insofferenza  e rifiuto sono emozioni sorpassate, proprio come le idee sacrificate in nome della  doverosa morte delle ideologie, e che è preferibile nutrire qualche utile contraddittore, qualche volubile, fruttuoso di consensi raccolti tra chi cerca un riferimento per dare  autorevolezza alla sua mancanza di ideali o al suo eccesso di aspirazioni non sempre nobili.

Va di moda insomma, in assenza di ragioni e idee, mostrare di possedere molte anime meglio se in apparente conflitto tra loro, apparente perché unite dalla stessa volontà di sopravvivere, di tenersi ben collocati su poltrone e benefits irrinunciabili. In altri tempi questa molteplicità veniva chiamata pluralismo, ma obiettivi e risultati erano poi gli stessi, per la incrollabile volontà di esibire molte facce di una stessa medaglia, anzi di una stessa moneta che serviva a appagare interessi comuni, e, come oggi, a far vendere lo stesso prodotto, partito, movimento, merce fisica o intellettuale, ideale estetico,  intorno ai quali coagulare riconoscimento “liquido” con la speranza di tenerlo insieme per un po’. Per alcuni di questi organismi è più facile a fronte dalla totale dismissione di valori e l’abiura da funzioni di rappresentanza di ideali e bisogni: lo dimostra il balletto di spettri, come in certi disegni di Goya o di Tiepolo che raccontano l’esaurirsi di antiche grandezze, del Pd, ma, molto più in grande, il tramonto dell’Europa ridotta a cimitero di élite  per lasciar spazio all’unitaria cleptocrazia che ha depredato i suoi popoli di lumi, beni, democrazia.

Si tratta di una confusione che non possiede  nulla del caos della creazione, ma invece tutto del brulicare di vermi sulle carcasse. Ad agitarsi intorno si trova di tutto, fan dei gilet gialli e reduci dei forconi, veterani dell’ordoliberismo e folgorati dalla neo-austerità, predicatori della difesa della civiltà dal pericolo del meticciato e previdenzialisti che si aspettano la benefica catarsi tramite le contribuzioni degli stranieri. E in testa gli adepti del menopeggiorismo, ragionevolmente dediti al culto di concrezioni di materiali di mezza tacca che hanno dimostrato, nel migliore dei casi, di cosa sono incapaci, o, peggio, la loro inclinazione al crimine sociale, purché presentabili alle cene dei Lyons, come a quelle con Buzzi, e come a quelle di famiglia con i loro babbi ingombranti,  contro le formazioni che, non avendo avuto sufficienti testimonianze dirette degli antagonisti, più screanzati o meno avvezzi all’uso di mondo, restano avvinghiati all’illusione che sorgendo dal marasma e dalle contraddizioni si materializzino usbergo e redenzione.

Insomma niente di nuovo sotto il sole che declina tristemente sull’Occidente. Chi era convinto che per contrastare l’egemonia  del mercato occorra più stato per tutelare meglio gli interessi nazionali e per dare protezione alle vittime della globalizzazione e occorra più popolo per limitare lo strapotere di regimi al servizio della cupola imperiale, chi era  convinto che il “riformismo” abbia fallito perfino il progetto di democratizzazione dei mercati, si è accorto che il personale politico progressista, interprete della socialdemocrazia, è stato l’artefice del consolidamento del neoliberismo, il nemico in casa della lotta di classe, macchinatore del suo rovesciamento. E sa che la salvezza non verrà dal caos, né dai marziani che ci guardano riluttanti a  scendere tra noi, né dalla collera ridotta a fenomeno di ordine pubblico. E dire che basterebbe ricollocare l’Utopia, dal passato al nostro futuro, dal regno dell’impossibile alla possibilità di pensarla e realizzarla, noi.

 

 

 

 

Annunci

Capitale avvelenata, nazione tossica

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non è successo a Gorino e neppure a Capalbio. L’altro ieri sono calati a frotte dai  palazzoni   di San Basilio,  per impedire che una coppia di  marocchini da anni in Italia con tre figli piccoli tutti nati qui, potesse entrare nella casa popolare che gli era stata legittimamente assegnata, occupata abusivamente fino ad allora da italiani.

“Qui non vogliamo negri. Tornate a casa col gommone”, gridavano. E: “Prima ci stanno gli italiani …  Non vogliamo negri né stranieri qui, ma soltanto italiani”, urlavano dalle barricate tirate su in gran fretta contro gli invasori e contro la polizia intervenuta.  Di “gesto vergognoso per Roma e per i cittadini romani” ha parlato il Sindaco Raggi, esprimendo la sua “forte indignazione” per l’accaduto e assicurando che si troverà un alloggio alternativo.  Il parere di  Simone di Stefano, vicepresidente di Casapound, movimento molto attivo delle retrovie dei moti di piazza, non si è fatto attendere: “È ignobile che Virginia Raggi porti la sua solidarietà piagnucolosa ad una famiglia di stranieri, mentre quando sono gli stranieri e i rom ad occupare le case degli italiani nessuno piange e tutti girano la testa dall’altra parte, a partire dall’inquilina del Campidoglio”.

Ne avessimo avuto bisogno, di un caso allegorico che rappresentasse quella orribile combinazione di razzismo e disperazione, illegalità e legittimi bisogni, malavita e esistenze al di sotto della vita sopportabile, apparente indifferenza dei poteri e indole elitaria a speculare sul malessere, ricatti e ritorsioni, minacce dei racket e solidarietà pelosa di svariati militanti, non avremmo potuto trovare niente di più efficace

Eppure anche oggi si spreca la moralona di chi si sente a posto con coscienza e tronfio perbenismo  imputando la miscela velenosa alla distanza che separa potere e ceto dirigente dalla realtà, quella che sta in basso, sconosciuta a quelli che stanno in alto.

Magari fosse così. I miasmi tossici di Mafia Capitale hanno invece dimostrato come le periferie ridotte a bubboni e cancrena non solo fossero ben noti, ma oggetto di scorrerie in cerca di consensi, mercato nemmeno tanto clandestino per l’assoldamento della manovalanza criminale e per lo spaccio di varie tipologie di droga, xenofobia e rancore compresi, bacino privilegiato cui attingere per la diffusione di barbarici malumori e per consolidare un’economia parallela  malavitosa.

Ma non basta, perché siamo autorizzati a sospettare che dietro a certi incendi e certi fermenti ci sia anche la pressione di chi ha mosso per decenni i fantocci del Campidoglio, costruttori e immobiliaristi, suggeritori del gioco delle deroghe e licenze che ha animato una urbanistica intesa soltanto come contesto negoziale per rispondere a appetiti speculativi, non contenti delle migliaia di appartamenti vuoti, spesso non finiti e già fatiscenti, con i quali hanno partecipato all’orgia della bolla finanziaria, consolidando relazioni corrotte e corruttrici con la macchina amministrativa locale e nazionale.

Case, quelle, vuote ma indisponibili, oggetto della comunicazione politica mutuata dal bel tomo catapultato dalla sala chirurgica all’obitorio dove giace il sogno di una moderna capitale – che chissà perché non se lo sono tenuto – tramite annunci di apposite commissioni di indagini e esplicita volontà repressiva esercitata con il simbolico taglio delle utenze a gente sfrattata da una decina d’anni e costretta all’abusivismo delle occupazioni. Perché anche grazie al succedersi di governi nazionali che hanno promosso sacco del territorio e consumo di suolo tramite apposite “riforme” volte a sbloccare l’Italia col cemento, ben più della messa in sicurezza di ambiente, scuole, patrimonio residenziale, ben più dello sviluppo di servizi e infrastrutture utili, era improrogabile costruire, edificare, tirar su falansteri e ponti, realizzare autostrade e ferrovie destinate a sostituire le piramidi nei loro sogni megalomani e a concretizzare quelli più concreti e terreni dei loro padroni, tramite mattoni oppure le cartacce o le transazioni aeree di fondi e azioni.

Quelli che hanno votato Raggi unicamente per rompere la transizione dinastica della soggezione  ai signori della rendita, del cementi e del mattone, quelli che si sono sentiti confortati del No alle Olimpiadi, segno non di impotenza ma di razionale valutazione, non possono  certo accontentarsi della tardiva e confusa “solidarietà” di un sindaco: ben altro ci vuole, contro fascisti e razzisti,  che pure sconta la pressione di una eredità pesantissima.

Ma dopo sei mesi non ci sono più giustificazioni per non aver nemmeno infilato la chiave di accensione nella macchina dell’amministrazione, non ci sono nemmeno spiegazioni plausibili per tanta spocchiosa inadeguatezza, dietro la quale non si intravvede nemmeno la “demoniaca”  influenza del comico manipolatore, ma solo una evidente incapacità di decisione e relazioni, se è vero che traballa la poltrona dell’unico assessore autorevole, preparato e competente, reo di perseguire una politica di governo del territorio fatta di osservanza di obiettivi di corretta programmazione, di rispetto delle regole e della legalità, di contenimenti dei costi, dell’adeguamento della pianificazione, compresa quella dei trasporti, alle esigenze dei cittadini meno “fortunati” come nel caso della deviazione della Metro C a Corviale.

Certo c’è anche razzismo naturale o artificialmente alimentato, certo c’è anche xenofobia spontanea o acconciamente nutrita dietro alle barricate di San Basilio. che poi assomiglia tanto alle incursioni di probi indigeni a Milano contro luoghi di indegna accoglienza, alle riserve eleganti della piccola Atene di Capalbio e di cento altri scenari dove si consuma intolleranza, dove sindaci più o meno votati si muovono- come ubriachi. Ma c’è anche l’eterna abilità di chi comanda su troni o dietro a sportelli di sostentare il culto di un nemico per legittimare una guerra che schieri di fronte eserciti di diseredati, straccioni, umiliati e talmente offesi da non aver più niente da perdere. Di solito il modo migliore che hanno sperimentato tiranni, monarchi, ,a pure insignificanti premierucci e i loro generali, quello più efficace è il mal governo, il laissez faire in modo che la malattia si diffonda, la trascuratezza per far sì che qualsiasi crisi diventi una emergenza che giustifichi pugno di ferro e maniere forti, l’arbitrarietà nelle elargizione di benefici in modo che si perda il senso del diritto e perfino quello del merito.

Per questo non basta la soddisfazione per averne abbattuto uno, se troppi restano immutati anche a livello di scala. Per questo non si può dar credito a progetti di capitalismo addomesticato da vaucher e rinunce. Per questo il No deve diventare quotidiana azione di sorveglianza e vigilanza, oltre che di produzione di idee perché le scelte ridiventino nostre, responsabili, libere.

 

 

 


Nei Comuni si decide la Costituzione

costituzione-860x450_c-1300x680Fosse per il Campidoglio non andrei nemmeno a depositare la scheda nell’urna. Votare per cosa? Per un  gruppo di potere che vuole continuare a banchettare sulla città fino all’impossibile, arruolando all’occorrenza anche fasci e palazzinari e che fa riferimento a politiche nazionali  di mercatizzazione selvaggia della scuola, della cultura, dei beni culturali? Preferirei tagliarmi le mani. Votare per una sinistra indefinita e anguillesca, atto che alla fine si riduce a suffragare buone intenzioni di singoli, spianando però la strada alle peggiori? Sono stanco di questo giochino. Votare per l’opposizione Cinque stelle e per la Raggi , sapendo fin dal principio che il peso dei problemi accumulatosi da trent’anni e passa, la concrezione spaventosa di interessi, la tracotanza dei gruppi di potere, la mancanza di soldi  renderà estremamente difficile un cambiamento e che la sindrome Pizzarotti ( vedi nota) è sempre in agguato, specie in un momento nel quale i cinque stelle devono reinventarsi?

Sono convinto, sulla base dell’esperienza personale, che anche a livello comunale la corruzione e il mal governo abbiano origine da un sistema elettorale che penalizza le capacità di scelta e di sanzione dei cittadini ed esalta invece la capacità manovriera dei piccoli cerchi magici e delle loro clientele, perché ciò che prima doveva essere mediato con tutti adesso può essere fatto in poche stanze e d’imperio. Un sistema ritagliato per piccoli comuni, è stato esteso alle metropoli con gli effetti che ormai possiamo constatare da un quarto di secolo a questa parte, perché quanto più si sceglie la strada della governabilità tanto più essa si sottrae ai controlli e diventa malgoverno. Dunque occorre cambiare tutto questo e occorre farlo in un momento in cui un burattino telecomandato vuole avvelenare la Costituzione e ridurre il sistema elettorale nazionale a quello di Bosco di Sotto, patria di Sandrone e Pulonia. Per trasformare il Paese in un Bosco di Sotto.

 

Ecco allora che un voto contro chi vuol fare carne di porco delle radici stesse della Repubblica e travolgere i cittadini in un progetto neo reazionario, efficientista all’apparenza, bizantino, immobile  e corrotto nella sostanza, risulta molto più utile in prospettiva che non per le immediate conseguenze amministrative. Del resto cosa si rischia? La Raggi che di certo ha più esperienza del nullafacente ontologico Giachetti, emblema del trasformismo e del nullismo di pensiero politico,  potrebbe rivelarsi un ottimo sindaco, mediocre o pessimo, ma non potrà certamente fare peggio di quanto hanno fatto i suoi predecessori: è umanamente impossibile. E questo vale un po’ dappertutto dove i sindaci uscenti non sono che garanti di politiche clientelari ( se qualcuno vuole leggersi le avventure di  Fassino può andare qui  o qui se vuole avere il dispiacere di leggere di Giachetti) . Però la vittoria del suo avversario diretto – quello che adesso vuole affidare la comunicazione a Flavia Perina, arrestata due volte in passato perché indagata per fatti di sangue al tempo degli opposti estremismi e direttrice del Secolo d’Italia dove realizzò il miracolo di trasformare un giornale che vendeva quasi niente in uno che non vendeva niente – significa dare il destro al guappo e al suo governo di dire che il voto è stato un anticipo di Sì al referendum costituzionale, di far garrire un consenso che non esiste, ma che certamente riceverà un nuovo impulso dal voto amministrativo. Insomma non si tratta solo di sindaci, ma del futuro del Paese: svenderlo per qualche modesto e scaduto tic culturale o per malriposta tradizione, per abitudine o per confusione sarebbe il colmo del populismo.

Nota Pizzarotti è stato certamente un sindaco mediocre e non all’altezza delle aspettative pur avendo sottratto Parma alla bancarotta. Tuttavia la sua affermazione elettorale fu dovuta al fatto che l’arco politico che ora si fa forte della propria esperienza presentandosi come usato sicuro aveva letteralmente svaligiato la città, arrivando ad accumulate un debito di un miliardo e trecento milioni, quasi 7000 euro a testa neonati compresi. Eppure nelle elezioni comunali del 2012 la campagna elettorale di Pd e Pdl fu impostata proprio sul tema del “sono inesperti” e sul presentarsi come campioni accertati di buon governo.

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: