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Venezuela, il reality del grande fratello

Accendete la televisione e molto probabilmente cascherete su una fiction,  su un qualche notiziario o su qualche reality pensando che siano qualcosa di completamente diverso, invece si tratta  di un unico genere trattato però con stili diversi: le serie o gli sceneggiati sono dichiaratamente narrativi e ambiscono ad essere riproduzioni analogiche e  metaforiche della realtà, i notiziari vorrebbero restituire la realtà così com’è e i reality sono un semplice gioco di simulazione. Tutti insieme però collaborano all’irrealtà sia che lo dichiarino, sia che lo nascondano: anni fa fu coniato il termine infotainment, il giusto correlato oggettivo della politica spettacolo, ma era già troppo tardi per cogliere appieno l’effetto matrice che l’insieme dalla comunicazione andava creando man mano che essa si concentrava in poche mani. Negli ultimi dieci anni questo sistema si è  rodato sull’Ucraina e sulla Siria non limitandosi a produrre qualche menzogna, ma creando un intero quadro di riferimento completamente artefatto, così che anche quando da queste scatole nere ( nel senso che avrebbero in fisica) riescono a far baluginare segnali di realtà prodotti grazie al fatto che esistono pur sempre gli avversari, essi non vengono creduti  e non ottengono l’attenzione che dovrebbero: rimangono come gatti di Schrödinger, veri e falsi, contemporaneamente, in una indeterminazione etico – politica che smorza ogni reazione.

Il Venezuela è il capolavoro di tutto questo e recentemente.Mark Cook un giornalista che sta seguendo da tre anni la vicenda del Paese sud americano ne ha fa fatto un lungo racconto che sarebbe anche divertente se non fosse al tempo stesso un bozzetto della vergogna. Si comincia dal 2016: “Ero seduto nel mio appartamento a Caracas, leggendo l’edizione online di Time Magazine (19 maggio 2016)  ) il quale  riportava che ” in Venezuela non esiste nemmeno qualcosa di così basilare come l’aspirina “. Sono andato alla farmacia più vicina, a quattro isolati di distanza, e ho trovato  abbondante aspirina, paracetamolo  e ibuprofene  con un team di professionisti esperti per invidiare qualsiasi farmacia degli Stati Uniti. Pochi giorni dopo l’articolo di Time, la Cnbc (catena internazionale di tv a tema economico ndr) lo riecheggiava sostenendo che prodotti di base come il paracetamolo non erano disponibili, cosa piuttosto strana visto che questo farmaco viene prodotto direttamente dalla succursale venezuelana della Pfizer. Ho comprato i tre prodotti, più sciroppo per la tosse e altri farmaci da banco perché dubitavo che qualcuno mi avrebbe creduto negli Stati Uniti se non avessi potuto mostrare questi farmaci nella loro confezione originale.  In effetti, avrei dubitato di me stesso se qualcuno mi avesse detto questo senza darmi una prova concreta, data l’intensità della menzogna.

Quando ho menzionato tutto questo in un dibattito all’Università del Vermont, uno studente mi ha detto che aveva avuto la stessa sensazione quando partecipava al campionato di calcio Panamericano. Si chiedeva se i giocatori venezuelani sarebbero stati in grado di giocare  indeboliti dalla mancanza di cibo. Però, ha detto, la squadra venezuelana ha giocato in modo superbo e ha raggiunto livelli di competizione più alti del previsto, anche contro squadre titolate come Brasile e Colombia.”

man Maduro

Enorme manifestazione in appoggio a Maduro praticamente ignorata dalla stampa occidentale

In effetti tutte queste notizie hanno un solo scopo che va oltre lo stesso Maduro e che si  è incarnato in reportage della Cnn del 2 gennaio scorso in cui esplicitamente  veniva evocata “l’utopia socialista che oggi svuota praticamente tutti gli stomaci”. E’ una tesi  che ricalca pedissequamente la propaganda della guerra fredda, segno che il capitalismo non ha altro da offrire che pance piene di cibo spazzatura, per poi svuotarle una volta che i fumi e i veleni della digestione abbiano intorpidito le persone (il people come dicono i piddini) come vediamo bene nel nostro stesso declino. Così non ci si può nemmeno stupire della differenza tra le manifestazioni del bolivarismo che raccolgono centinaia di migliaia di persone, anche un milione, e quelle dell’opposizione che fanno numeri 15 volte inferiori, nonostante le generose dazioni, anche se poi le foto vengono opportunamente scambiate o “adeguate” già in ripresa nella narrazione occidentale. Ma del resto non potrebbe che essere così, anche se per caso i report dal Venezuela fossero veri: viene infatti nascosto che la maggior parte dell’opposizione non sta con Guaidò come ha pubblicamente detto, Henrique Capriles Radonski, governatore dello stato di Miranda, legato a doppio filo con Israele e uno dei competitori più in vista di Maduro tanto da essere stato il suo principale avversario nelle elezioni del 2012.

La cosa è meno leggera di quanto non si pensi: una grande manifestazione antigovernativa avrebbe potuto rendere possibile un colpo di stato, una manovra che gli Usa hanno utilizzato spesso – in Iran nel 1953, in Guatemala nel 1954, in Brasile nel 1964 e in molti altri casi fino a l’Honduras nel 2009 e l’Ucraina nel 2013. Ma l’affluenza alla “grande mobilitazione” annunciata dall’amministrazione Trump è stata deludente e il colpo di stato non è riuscito, Guaidò è ormai un morto che cammina ( vedi qui)  . Il risultato è che Trump ha improvvisamente espresso un vivo interesse nel consegnare medicine e cibo ai venezuelani, lo stesso uomo che ha nascosto la morte di 2500 persone a Porto Rico per mancanza di aiuti dopo un uragano e mette in gabbia i bambini  al confine con il Messico, da un’ora all’altra si è trasformato in un campione di aiuti umanitari: davvero irreale, grottesco, ma i media fingono di prenderlo sul serio. Anzi la maggior parte ​​ha oscurato informazioni provenienti dalla Croce Rossa e dall’ONU – che stanno già fornendo aiuti umanitari al Venezuela con l’approvazione del suo governo – rifiutando di amministrare aiuti statunitensi ritenuti uno stratagemma politico – militare come dimostrato anche dalla cattura di un aereo americano  pieno zeppo di armi invece che di aiuti.

Ignobili, ma divertenti anche le fole sugli ospedali che tendono a criminalizzare l’unico governo che abbia tentato di estendere la sanità anche ai ceti più poveri. Quando il New York Times ha prodotto alcuni articoli  sostenendo che le condizioni negli ospedali venezuelani erano orribili ha suscitato la rabbia dei colombiani a New York, i quali hanno notato che un paziente può morire alla porta di un ospedale pubblico in Colombia se non si  ha una onerosa assicurazione privata, raggiungibile solo da pochi, mentre in Venezuela, i pazienti sono trattati gratuitamente. Tali condizioni in Colombia come in altri regimi neo-liberali, non sono ovviamente menzionati dai media statunitensi pappa e ciccia con il regime colombiano di destra che direttamente o attraverso 800 aziende legate agli Usa ha governato con gli squadroni della morte. E del resto basterebbe solo riferirsi al fatto che i governi bolivariani del Venezuela hanno creato 12 nuovi grandi ospedali e ne hanno ristrutturati e ammodernati oltre cento: tutte cose che vengono in un certo senso censurate per cui poi non si capisce come mai la maggioranza dei venezuelani stia con Maduro, nonostante una informazione interna all’80 per cento in mano ai magnati dell’opposizione.

Ma sono considerazioni assurde perché tutto questo è solo un reality da grande fratello, la sordida finzione di un sordido potere.

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Guaidò, il morto che cammina

5b7299370623eab229a4e23467d98415Come appare chiaro a tutte le persone di buona volontà e di normale intelligenza, l’ultima  mossa dell’impero per sottomettere il Venezuela e il suo governo bolivarista, scandaloso per Wall Street e per il suo braccio secolare di Washington , è fallita. La puntata grottesca sullo sconosciuto Guaidò e la farsa degli aiuti umanitari ormai falsificata persino dai video ( qui, ad esempio) che mostrano la preparazione di questa trappola, non  ha sortito gli effetti sperati nonostante l’alleanza fin troppo esplicita con i signori della droga, soprattutto perché non c’è stata l’adesione che si aspettava dagli altri Paesi latino americani del gruppo di Lima, in particolare da quelli governati dai lacché degli Usa: di fronte a bugie così clamorose e scoperte hanno avuto timore che il loro consenso interno saltasse. Del resto la vicenda di confine avvenuta sotto gli occhi della stampa internazionale non ha lasciato scampo agli organizzatori  perché i quattro camion apparentemente carichi di aiuti umanitari e accompagnati da circa  400 giovani “guarimberos” incappucciati (specialisti dello scontro della polizia) destinati a stabilire una testa di ponte dell’opposizione a Ureña hanno rivelato il loro vero contenuto dopo che i suoi stessi accompagnatori avevano dato fuoco per errore ai teloni: tra scatolette di tonno e pacchetti di biscotti disposti a favore di fotocamera, si potevano scorgere pile di rotoli di filo, cavi d’acciaio, chiodi, maschere antigas, fischietti, termico antigelo, insomma l’armamentario  tipico del guerrigliero. A questo disastro si sono aggiunte due gigantesche manifestazioni a Caracas in appoggio di Maduro che sebbene censurate dalla stampa occidentale, sono il segno che il Paese non è ancora maturo per un golpe politico credibile.

Cosa può fare Trump adesso? Vittima della sua rozza verbosità e della brutalità dei gangster che lo consigliano, non gli rimane che l’opzione militare perché è difficile per un personaggio come lui ammettere una sconfitta diplomatica e politica di queste proporzioni senza un gesto violento, un colpo di coltello. E’ una possibilità che non può essere esclusa anche se presenta numerose difficoltà sia sul piano delle operazioni – il Venezuela è discretamente armato e infliggerebbe parecchi danni agli invasori – sia su quello della credibilità internazionale. Certo sarebbe un’ottima cosa utilizzare la tattica usata per l’invasione di Cuba nel 1898, ossia far saltare in aria una propria nave da guerra e quindi invadere il Paese accusandolo della strage, tanto la verità emergerebbe dopo molti anni, se non dopo un secolo come è avvenuto per la guerra ispano – americana, ma questo non si può disgraziatamente fare per mancanza di un incrociatore Maine alla fonda al largo di Caracas. Tuttavia un altro pretesto ci sarebbe: se Guaidò, arnese ormai inutile, venisse sacrificato ed eliminato dandone la colpa a Maduro questo potrebbe costituire un casus belli non dico credibile, ma presentabile, soprattutto da parte di un ‘informazione occidentale che si è comporta in modo vergognoso. 

Non è un’ipotesi che faccio in prima persona, ma che è comparsa nel dibattito latino americano il quale conosce a fondo i metodi usati  da Washington ormai da due secoli per tenersi stretto il “cortile di casa”. Ovviamente Maduro non avrebbe alcun interesse ad eliminare Guaidò, piccolo politicante mercenario, ora che è bruciato e porta in giro il volto della sconfitta, semmai punterebbe ai suoi burattinai locali, però col fuoco di batteria dei media occidentali, non sarebbe difficile convincere le opinioni pubbliche della necessità di questa nuova esportazione di democrazia o comunque obnubilarne il giudizio o per meglio dire l’emozionalità occasionale. Non si è forse riusciti a persuadere i più riottosi all’intelligenza che Assad aveva usato i gas quando già aveva vinto la guerra e per di più in una situazione in cui il loro uso sarebbe stato del tutto incongruo e inutile? Quindi dire Guaidò è un morto che cammina non ha solo un significato politico, ma ahimè ben più sinistro. Del resto la stessa scelta di un giovanotto sconosciuto e senz’arte né parte per la sceneggiata presidenziale, potrebbe far pensare che fin dall’inizio una sua uscita definitiva di scena fosse stata messa in conto. Altro che presidente in pectore, caprone sacrificale piuttosto.


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