Tutte le amministrazioni statunitensi soffrono di un handicap fondamentale: sono formate da americani, vale a dire da gente la cui percezione del mondo esterno è generalmente alterata, distorta, irrealistica. E questo vale sia per gli appena alfabeti che per i laureati della Ivy league che generalmente formano il nerbo della governance visibile e invisibile di Washington. Tanto per fare un esempio, nel mio primo viaggio in Usa mi venne chiesto se in Italia c’era l’elettricità e quando dissi che Milano è stata la prima città al mondo ad essere interamente illuminata dall’energia elettrica, sui volti degli interroganti si dipinse un’espressione di scetticismo come di fronte alla pietosa bugia del buon selvaggio. D’accordo, era un luogo abbastanza isolato e si trattava di gente che a mala pena parlava un inglese comprensibile. Ma ciò non toglie che questo è il terreno di coltura: molti anni dopo una conoscente che viveva al centro di Chicago non riusciva a credere che io avessi l’Adsl mentre lei andava ancora a 56k, pensava che scherzassi ed è rimasta convinta di questo.
Ora è proprio tale sindrome che rende difficile se non impossibile il raggiungimento di un accordo sull’Ucraina. Ciò che Trump aveva promesso in campagna elettorale derivava sostanzialmente da quella che è stata chiamata “formula Kellogg”. che non ha nulla a che fare con i corn flakes, ma prende il nome dall’omonimo generale, inviato speciale per l’Ucraina e nell’entourage di Trump sin dall’epoca della prima presidenza. È stato lui a convincere The Donald che sarebbe stato facile aprire trattative con la Russia, partendo dal presupposto che Mosca fosse molto vulnerabile alle sanzioni, che avesse subito un numero di perdite straordinariamente elevate nel conflitto e che quest’ultimo fosse in una situazione di stallo. Dunque il Cremlino non avrebbe visto l’ora di accettare un cessate il fuoco e di intavolare trattative di pace. Anzi, Putin avrebbe considerato Trump un salvatore. Questo non si adattava del tutto alla narrazione globalista che ancora vaneggiava in merito a una possibile vittoria ucraina, ma era perfettamente conforme alla cultura americana di base secondo la quale non era possibile che la Russia prevalesse sulla Nato, perché a capo dell’Alleanza c’è l’invincibile America. E poi vuoi vedere che a Mosca non c’è nemmeno l’energia elettrica?
Da tale groviglio è nato il grande equivoco nel quale si è incastrato Trump: la riconoscenza di Putin per essere stato salvato dalla Casa Bianca, avrebbe permesso a Washington di fare la voce grossa con l’Iran per accontentare gli amici sionisti e anche per mettere in crisi l’alleanza di Mosca con Pechino. Erano presupposti clamorosamente sbagliati eppure sono stati istintivamente creduti perché fanno parte del primo comandamento americano. E ci sono voluti tre incontri di Witkoff con Putin per accorgersi che la Russia non avrebbe accettato alcun cessate il fuoco fino a quando non fosse stato concordato un quadro politico generale, parte del quale era l’impegno scritto che ciò che resta dell’Ucraina non sarebbe stata accolta nella Nato. La speranza del piano Kellogg era quella di poter arrivare a una specie di conflitto congelato grazie al quale la Nato si sarebbe riservata la possibilità di riarmare Kiev. Ora il generale è caduto in disgrazia senza però che siano sostanzialmente cambiati i termini del discorso perché la percezione della realtà è molto più difficile dopo gli autoinganni. Sta di fatto che Trump ora difficilmente riuscirà a sbrogliare la matassa visto che il perno attorno al quale girava la sua strategia era in realtà illusorio. Senza una vera pace con la Russia anche la ostilità con la Cina e con l’Iran segneranno il passo dentro un’infinità di tira e molla (già lo si è visto con i dazi) che non porteranno a nulla se non a un’ulteriore perdita di prestigio.
In questo ambito la presidenza Trump è già fallimentare: secondo Emmanuel Todd, che lo ha detto in una conferenza a Budapest di cui ovviamente non è stata data notizia, la sua elezione è stata proprio una reazione al declino economico, militare, morale, cognitivo e demografico degli Usa, ma alla fine rischia di rimanere vittima proprio di questo crepuscolo americano. E ora possiamo rivelare al signor Kellogg un segreto sorprendente: sì, in effetti in Russia c’è l’energia elettrica e non ci sono nemmeno black out, anzi molte centrali nucleari americane vanno grazie al combustibile fissile che viene dalla Russia. Magari saperlo prima…


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Non condivido molto questa analisi, perchè se è vero che lo statunitense medio, abituato a vivere in un paese tanto grande quanto isolato, sa e si interessa poco di quanto c’è al di fuori di esso, non è così per chi fa parte di tutto l’imponente apparato di potere. Pentagono, agenzie di sicurezza, addetti ai più disparati pensatoi, ong e propagandisti vari, il mondo lo conoscono molto bene e sanno come muovere i fili all’interno dei vari paesi con l’obiettivo di mantenere l’egemonia. Una nazione che si è formata grazie alla più grande pulizia etnica della storia e che per compierla si è affinata nell’arte della guerra psicologica ed asimmetrica tanto da superare i loro maestri britannici, non può essere sottovalutata. Gli S.U. sembravano finiti dopo la guerra del Vietnam, la fine del gold standard e la crisi finanziaria del 2008, ma in realtà sono sempre riusciti a mantenersi in sella grazie alle loro indiscusse abilità politiche e manipolatorie. Oggi trasformano uno smacco epocale subito in una guerra che hanno scientemente preparato per 30 anni in una mezza vittoria scaricandone tutti gli oneri economici e di immagine sui loro servi europoidi. Certo, il problema che hanno è di ben altra portata: una crisi economica e finanziaria senza precedenti e che appare senza via di uscita. Ma questo non perchè siano stupidi, ma a causa dell’incredibile ed insaziabile voracità dei loro stessi capitalisti.
A mio avviso, l’analisi è corretta, ma “tempora mutantur et nos mutamur in illis”. Chi scrive vive qui da decenni e vi ha passato praticamente tutta l’età lavorativa, essendo un ingegnere (per grazia di Dio e volontà della nazione – italiana). E le nazioni, come tutti i viventi, contengono germi buoni e cattivi. I germi cattivi ci sono sempre ma certi fenomeni e circostanze li rendono perniciosi e anche fatali.
Chi scrive ha osservato il fenomeno quasi sulla proverbiale propria pelle. Ho visto il mio primo datore di lavoro (società all’avanguardia mondiale nel settore delle misure elettroniche, Fortune 500 etc.) ridotta ad essere venduta per pochissimo al proverbiale miglior offerente. In sintesi telegrafica, al picco della sua fortuna è stata letteralmente invasa da vuoti umani (alla J. Biden et alia), che letteralmente disprezzavano tutti coloro che erano (anche solo di poco) meno vuoti di loro. A mio avviso, da Reagan in poi, la storia della repubblica è specchio filosofico, storico e attuale di quanto avvenne con il datore di lavoro di cui sopra. Tipica è la dichiarazione recentissima di un rispettatissimo, ben stagionato senatore (!) della Louisiana (esilarante per via dell’accento), secondo il quale Trump dovrebbe ridurre e ridurrà Putin a ‘mangime per pesci’ (fish-food)! (vedi video https://www.facebook.com/watch/?v=672733228701263)
Proprio per motivi così bene sovraesposti… risulta impossibile concludere qualsiasi tipo di accordi con yankee… che no contemplino loro trionfo incondizionato… magari temperato da alcune loro magnanime concessioni caritatevoli!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Sprezzante , complimenti ai 5 stalle che la votarono a suo tempo , a cui serve un’altra lezione . Definitiva .
qui sotto .
Solo una scema di guerra in tempo di pace.Con lei la gemella Baltica Kallas e mezza sola.Il resto lo tralasciamo?
100% d’accordo con te