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Il giustiziere della porta accanto

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio oggi a confermare che abbiamo oltrepassato il processo di transizione da una civiltà imperfetta alla barbarie e stiamo entrando nelle tenebre ferine del vivere selvaggio, un ragazzo di 21 anni mascherato e vestito di nero è entrato nella scuola elementare e media Kronan, a Trollhattan, una tranquilla cittadina nel sud-ovest della Svezia con due coltelli in mano, uno dei quali lungo come una spada. Passando di classe in classe, alle 10 di mattina, ha colpito chi si trovava davanti, uccidendo un professore, colpendone un altro e infierendo ripetutamente su due ragazzini di età compresa tra i 12 e i 15 anni. E dimostra che possiamo anche abbandonare le analisi antropologiche e sociologiche,   perché ormai ci serve l’etologia per indagare sui comportamenti, rivederci quei sanguinari documentari di National Geographic commentati da voci soavi che narrano di  come ci si scanna, come ci si fa a brandelli, come ci si dilania, come si depreda, come è naturale che il più forte e quello più attrezzato di armi: artigli, zanne,  denti, veleni, prevalga sul più debole. Con una differenza rispetto alla specie degli umani: che di legge si tratta, anche se  della giungla.

Mentre gli scannatoi contemporanei di chi dovrebbe vivere in posizione eretta – ma la maggioranza pare regredisca e debba piegarsi in segno di assoggettamento – sono animati da fuorilegge, più forti anche grazie al dileggio, alla violazione delle regole, o nel caso dei più influenti e “evoluti” a dogmi pensati e imposti per favorire la loro tribù. Più potenti perché zanne, denti, veleni si possono comprare e vendere. Più autorevoli perché i loro ruggiti, i loro barriti, le loro immonde risate si propagano nella giungla, c’è chi li ripete per alimentare soggezione, paura, remissività, ma anche spirito di emulazione, cosicché in assenza di codici condivisi, di qualsiasi memoria di solidarietà e amicizia e perfino di interesse comune, anche quelle specie abituate a vivere nascoste nelle tane, pavide, timorose,  si fanno forti su quelli più piccoli, su quelli più indifesi e affamati, invece di riunirsi in branco contro le dinastie e i clan che spadroneggiano nel territorio.

È un brutto esistere  quello che ci stanno allestendo. Come se fossimo sopravvissuti a una apocalisse – mentre si susseguono catastrofi che ci sembrano su scala minore perché si svolgono lontane da noi, ce ne arrivano le immagini mentre mangiamo i sofficini e tra un gattino e l’altro sui social network, perché siamo concentrati sulla nostra personale perdita di beni, di garanzie, di coraggio, perché come le cavie in gabbietta ci arrampichiamo su e giù per le scalette delle rate, del mutuo, delle cartelle esattoriali – stiamo diventando vite nude, divorate della diffidenza e dalla paura del diverso e dell’ignoto, tanto da preferire il noto e conosciuto, cattivo, violento, miserabile. E l’unico diritto del quale esigiamo il rispetto è la difesa, anche a costo della rinuncia agli altri, anche a costo dell’abiura da imperativi morali di giustizia, solidarietà, libertà.

Si è un gran brutto esistere quello che ci aspetta di sopportare. Perché come l’avidità produce accumulazione e moltiplica la rapacità di chi ha, così la sopraffazione incita a ulteriori soprusi per essere invincibile, così la violenza e la bestialità ne induce altra, per reazione chimica, per richiamo di antichi messaggi genetici. Ha ragione il Simplicissimus, oggi e qui https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2015/10/22/ceravamo-tanto-armati/  le armi finiscono per far armare altre mani, soprattutto quelle di chi non ha nulla da perdere. Ma è probabile che sia proprio questo l’intento dei banditi, dei fuorilegge che pretendono di essere legittimati a governarci e a colonizzare i nostri pensieri con le norme che devono tenere in vita l’impero, fondate sull’intimidazione, il rancore, la paura, il ricatto.

Se diamo loro ascolto, preso supereremo la fantascienza dei film postatomici, presto ci organizzeranno per branchi con l’intento di mettere ordine, far pulizia, difendere le nostre grotte e il nostro cosciotto di mammut, ben divisi per gerarchie e anche per sesso, se in questi giorni uno degli argomenti forti degli impresari della paura e degli sceneggiatori del redivivo western all’italiana è l’autorizzazione per i maschi della specie a sparare per difendere le femmine, anche quelli che a volte quella stessa arma la puntano contro le loro donne, armati grazie a provvidenze dello stato, lo stesso che ne fa mercato, comprando aerei inutili, vendendo grazie a aziende pubbliche, incaricando i suoi militari di fare da vigilanti a navi private che trasportano merci in commerci opachi legittimati a sparare su pirati e non.

Ma chi crede che quello sia il migliore di mondi possibili per comandare, dovrà stare attento: quelle pistole nella mani di chi ha poco e sempre meno potrebbe essere rivolte contro di loro, in quelle strade sempre più buie chi ha avuto il permesso, anzi l’invito perfino tramite legge, a sparare per legittima difesa contro chi attenta alla sua proprietà, alla sua sicurezza, alla sua vita, potrebbe accorgersi di chi è il ladro, il malfattore, chi gli entra in casa, chi lo minaccia, chi lo deruba, e allora…

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