Un’altra tormentosa giornata si annuncia per l’economia e un altro colpo viene battuto sulla credibilità dell’ incredibile Italia di Berlusconi. E forse anche dei suoi epigoni più o meno nascosti. Tuttavia anche se il Cavaliere si dimettesse oggi, è probabile che non basterebbe, visto che nel sistema politico non circolano altro che idee di macelleria sociale recessiva: i mercati alla fine non si fidano delle loro stesse ricette.

A questo punto per frenare una incontenibile emorragia di interessi sul debito che il Paese non può permettersi di pagare, ritorna di scena il default. Personalmente sono convinto che il fallimento del modello economico-politico costruito in trent’anni sia ormai inevitabile. Ma nel tentativo di salvare il salvabile ci vorrebbe qualcuno, uno statista immagino e una classe politica che avesse il coraggio di minacciare apertamente il default.

Solo così credo che i mercati diventerebbero più prudenti e riflessivi. Ma naturalmente non esiste una classe politica in grado di farlo, non esiste uno statista e probabilmente nemmeno un popolo in grado di trovare senso e speranza nei destini collettivi invece di angosciarsi solo per le conseguenze individuali di qualsiasi cambiamento.

E’ paradossale che un Paese vissuto molti anni tra anomalie di ogni tipo, ricatti, corruzione, giochi al massacro e intimidazioni, oggi sia talmente sfibrato da non saper nemmeno minacciare ciò che peraltro è nel suo pieno diritto oltre che nella realtà delle cose. Così falliremo in silenzio, perché gli altri non se ne accorgano.