Chiedo l’indennità parlamentare. E la chiedo anche ricca per dover sopportare le prese per i fondelli dei nostri rappresentanti. Almeno dicessero apertamente che non hanno nessuna intenzione di diminuirsi stipendi, accessori e vitalizi, invece di far finta di voler partecipare ai sacrifici del Paese per poi nottetempo annullare tutto con emendamenti a tradimento.

Immagino che molti abbiano letto  come i “sacrifici della politica” propagandati prima dell’approvazione della manovra siano finiti in nulla nonostante fossero il minimo sindacale a fronte della condizione in cui versa il Paese. A me la demagogia non piace, ma questo atteggiamento irresponsabile rischia di far deflagrare l’antipolitica, di farla passare  dal semplice mugugno alla rivolta della quale si avvantaggerebbe solo la destra. Davvero un capolavoro quello del Parlamento dei nominati.

E dunque i vitalizi non si toccano e tutto il resto viene rimandato alla prossima legislatura, come se non fosse adesso che un gesto di coesione con i cittadini avrebbe un significato  simbolico.

Ma non è solo questo, è anche il modo subdolo con cui vengono svuotati buoni propositi, segno della loro inconsistenza. Per esempio – e questo è veramente clamoroso – il testo originario prevedeva di diminuire la voce stipendio che oggi arriva a 12 mila euro al mese (senza indennità e benefit vari, ovviamente) portandolo alla media europea, di circa 5300 euro.    Ma all’ultimo momento i deputati pidiellini Ferrara e Fleres hanno cambiato tutto e inserito un emendamento per cui la media si deve calcolare solo sui sei Paesi più grandi (Italia compresa). E vabbè avrebbe anche un senso, ma attenzione non la media aritmetica, ma quella ponderata rispetto al Pil.

Ora a chi non ha dimestichezza che questa piccola matematica la cosa dice poco e invece significa semplicemente che  un Pil alto compensa uno stipendio parlamentare più basso.  Vediamo i primi sei Pil europei (in milioni di euro) e confrontiamoli con gli stipendi dei relativi  parlamentari :

Germania 3.339.000
Francia 2.656.000
Gran Bretagna 2.178.000
Italia 2.118.000
Spagna 1.468.000
Olanda 796.700

Germania 84.108
Francia 63.799
Gran Bretagna 81.600
Italia 144.084
Spagna 35.051
Olanda 86.125

Come si vede i bassi stipendi di Francia e Spagna  vengono compensati dal peso complessivamente più alto di Germania, Inghilterra e della stessa Italia in fatto di Pil che è  l’elemento ponderato: la media così diventa quella degli elementi più alti.  L’emendamento così com’è non fornisce indicazioni precise per azzardare un calcolo: non si sa se si deve considerare il lordo o il netto, se il pil è quello nominale o reale e nemmeno per la verità il significato da attribuire a Paesi più grandi. E’ chiaro che si tratta si un emendamento di emergenza, ma a seconda dei vari parametri porta a riduzioni  minime o paradossalmente anche un aumento del salario politico. E non solo:  il trucco più meschino sta nel fatto che anche una diminuzione del Pil italiano, compensato però com’è assolutamente probabile, da un aumento di quello di altri Paesi, non comporterebbe nessuna diminuzione per i nostri rappresentanti. Insomma un sistema per slegare completamente lo stipendio dei nostri rappresentati dalla situazione economica del Paese. Salaribus soluti.

Una cosa è dire che il taglio ai privilegi degli eletti non comporta cifre tali da costituire un beneficio concreto, una cosa è dire che i costi della politica non si annidano in queste buste paga, ma nell’incubatoio di Provincie inutili e Comuni troppo piccoli ( e in questo siano siamo già ai 12 – 13 miliardi l’anno). Un’altra è rifiutarsi persino di fare un gesto politicamente significativo, perché questo è dire: siamo una casta, con tutte le conseguenze del caso. Enunciare impegni per poi  non onorali e anzi contraddirli con piccoli trucchetti è solo una fabbrica di demagogia. E chi la produce o la tollera, non può poi lamentarsi.