Anna Lombroso per il Simplicissimus

Anche a voi piacerebbe dover dare un risarcimento di qualche milione di euro vero? Così non lo paghereste, lo rinviereste grazie ad una magnanima indulgenza di legge, tanto da cosa nasce cosa.

Ecco io voglio che questo governo ci chieda scusa per averci persuaso a sognare sogni infami e miserabili. Si l’unica cosa che sanno fare con una certa perizia è darci il cattivo esempio mostrandoci un mondo possibile di codicilli fai da te, di norme ad personam, di liceità dei conflitti di interesse che diventano tolleranza illimitata di irregolarità e illegalità contro l’interesse generale e il bene comune.

È un sogno illusorio come tutti i sogni dei poveracci. Perché quello che è autorizzato e lecito per loro a noi non è concesso, per noi arriva la zelante equitalia che sequestra la casa a un malato di alzheimer per una multa di sessanta euro.

Voglio che questa maggioranza se ne vada e chieda anche scusa. Perché suscitano i mostri affondati in noi, secondo la loro consuetudine alla spartizione: la Lega estrae quelli del razzismo, della xenofobia, della paura del diverso, della diffidenza, del rancore sociale, dell’invidia che investe tutto e tutti: quelli più ricchi che si vorrebbe emulare senza speranza e quelli più poveri visti come una minaccia a miseri beni e sempre più esigui privilegi. Il partito del premier anzi ormai del suo delfino si occupa invece con dinamico attivismo di promuovere egoismo, personalismo, istinto alla fedeltà e all’ubbidienza, ostentazione di cattivi istinti resi desiderabili come fossero qualità, segretezza criptata di pratiche oscure, di intrallazzi, di scorciatoie. Quelle scorciatoie che hanno dato illustre indispensabilità a “sbriga faccende” incaricati di disseminare favori e di sostituire l’elenco telefonico, il ragioniere del piano di sotto, la portiera e lo spione dei servizi deviati.

Voglio che ci chiedano scusa per aver sostituito le utopie e le radiose visioni del futuro con questi filmetti squallidi come le soap opera di endemol per far assomigliare le nostre vite accecate di futuro alle loro miserabili esistenze intrise di ambizioni infami, competitività, superficialità, intossicate di accumulazione e povere di passione.
C’è una convinzione suggestiva che condividono molti innamorati della democrazia, che la vedono come un bene bello, ma faticoso da mantenere, come certe “seconde case” che richiedono manutenzione, attenzione e frequentazione. La democrazia proclamando un uguaglianza media e quasi uniforme in cui i valori personali scompaiono, annullerebbe gli individui e la loro libertà nella massa informe. Dove tutti sono uguali e dove non c’è bisogno di fare continuamente riferimento alle sue stelle polari, così ci si accontenta di un demagogo che interpreta gli umori istintivi senza mediazioni, senza bisogno, anzi oltraggiando le procedure e le regole istituzionali e la partecipazione politica.
Ecco adesso il demagogo ha raggiunto il suo obiettivo di ridurre e mortificare la democrazia. E magari noi finalmente ci accorgiamo di doverla curare, mantenere e ripristinare. Ci accorgiamo di averne bisogno proprio contro di lui e per salvarci.