Le bugie non le racconta solo il Cavaliere, il governo, le sue televisioni, i suoi giornali o la sua corte di miserabili. Anche noi ce le raccontiamo e vogliamo raccontarcele. Ma come è possibile che sulla stampa  non ancora del tutto attaccata dalla peronospora berlusconiana, si possa dire che l’intervento di Bagnasco sia stata un dura presa di posizione contro il governo del Cavaliere e contro Silvio in persona?

Se c’è qualcosa che rassomiglia al cerchiobottismo perfetto è proprio quell’intervento della Cei  che non dice nulla, che è una voce uscita da un sepolcro imbiancato, che parla del peccato evitando costantemente di indicare il peccatore.  E anzi  accorre in sua difesa insinuando che per chiamarlo con nome e cognome quel peccatore  i magistrati abbiano messo in campo forze eccessive.

Come è ormai nella tradizione di una Chiesa degli affari sottobanco di ogni tipo e delle prediche melense urbi et orbi, Bagnasco non fa che ribadire i valori astratti alienandoli dai comportamenti individuali. Anzi rifiutandosi di guardare sino in fondo ad essi per evitare di nominare il benefattore di Santa romana Chiesa. C’è a questo proposito un intervento di don Paolo Farinella che non ne lascia passare una, al vergognoso discorso.

La verità, la tremenda verità che giace al fondo di tutto questo è che l’opposizione, la sinistra guarda come un naufrago qualsiasi segnale di aiuto che possa venire o che possa essere interpretato così, ogni asse che galleggia , ogni possibile salvagente, ogni piccolo segnale di un’inesistente isola felice. E invece di trovare dentro di sé le parole di riscatto, si affanna a lodare Bagnasco per la sua predica vacua e berlusconiana. Così è successo di volta in volta con Fini, con la mignotta pentita, con la Carfagna, con Casini, con la Prestigiacomo, in infinite altre occasioni.

E’ solo un rito consolatorio per non confessare di aver perduto la forza di dire davvero basta: si attende da fuori ciò che non si riesce a generare dall’interno.  Le idee, il cuore, un qualche futuro diverso. Oh certo s’invoca un’altra Italia, ma poi ci si rifugia sotto le ali di Marchionne che rappresenta il vero fare del berlusconismo.

E si sta persino sulle rive del Tevere ad aspettare il soccorso vaticano, disposti anche all’equivoco e all’auto inganno. Ecco perché lo squallido teatrino italiano può continuare. Con la papale benedizione, a noi orbi naturalmente.