Per due anni ha instillato paura e contemporaneamente si è riempito la bocca della parolina magica “sicurezza”. Ma adesso scopriamo che il ministro degli Interni, anzi delle vibranti interiora degli italiani, della loro pancia non sapeva quello che tutto il mondo conosceva.

Che gli ultrà serbi sono tra i più pericolosi d’Europa, che tra le curve di Belgrado sono nati e cresciuti i signori della guerra in Bosnia e Kossovo,  che gli stessi delinquenti avevano già fatto fuoco e fiamme in occasione del gay pride, salvo poi decidersi di fare il culo a Genova.

E assieme al ministro pare che non lo sapessero questori e prefetti.Che niente fosse predisposto, nonostante le violenze già perpetate nel pomeriggio. Tanto che la truppa di duecento ultrà abbia potuto tranquillamente  entrare allo stadio armata.

Uno spettacolo di impotenza e incompetenza da mettere i brividi.

Ma  benché non ci possa meravigliare della levatura a livello del mare di questi uomini è da stamattina che un dubbio mi tormenta. Un dubbio assurdo: e se se ne fossero fregati perché Genova non è una città loro? Perché nonostante i soldi profusi non sono riusciti a conquistarla?

Purtroppo è un’ipotesi che non si può scartare, nell’anomalia italiana ha un suo posto tra gli incubi, quella della sicurezza “differenziale”. Sarà anche una strana percezione, ma non sono stati proprio questi a dire che la percezione è la realtà?