È stato un vero scandalo per l’informazione americana, qualcosa di ormai desueto: un giornalista della Cbs, Bill Whitaker, ha intervistato a 60 minutes Kamala Harris e invece di stendere il consueto tappetino votivo, ha fatto il giornalista. Ha fatto vere domande e ha insistito per ricevere delle risposte, costringendo la candidata quanto meno a formulare i propri slogan in maniera leggermente diversa dal solito e infine a correre come il topolino sulla ruota delle parole. Forse il fatto che Whitaker sia nero lo ha liberato dal consueto rosario conformista, soprattutto riguardo all’immigrazione selvaggia: fatto sta che è bastato porre delle domande vere per accartocciare l’immaginetta votiva dei sedicenti democratici, nonostante il fatto che poi l’emittente abbia tagliato le parti in cui la candidata si è persa nella sua consueta insalata di parole prive di senso.
La vacuità della Harris, peraltro riscontrabile in buona parte del milieu politico occidentale, è stata inarrestabile come il nulla della Storia infinita: l’intervistatore ha infatti chiesto a Kamala perché l’amministrazione Biden-Harris avesse iniziato ad affrontare la questione migratoria solo di recente, dopo quasi quattro anni e un’ondata senza precedenti di attraversamenti illegali delle frontiere. Lei ha dato la colpa roboticamente al Congresso e a Donald Trump, “che vuole candidarsi su un problema invece di risolverlo, così ha detto ai suoi amici al Congresso uccidete il disegno di legge, non lasciatelo andare avanti”.
Incredibile, però Whitaker non si è fatto scoraggiare e ha chiesto “Ma c’è stata un’ondata storica di immigrati clandestini che hanno attraversato il confine nei primi tre anni della sua amministrazione, gli arrivi sono quadruplicati rispetto all’ultimo anno dell’amministrazione Trump. È stato un errore allentare le politiche sull’immigrazione così tanto?” Questo ha mandato in crisi il sistema ad alternanza di slogan con il quale funziona la Harris che ha tentato di trillare: “È un problema di vecchia data, le soluzioni sono a portata di mano e dal primo giorno, letteralmente, abbiamo offerto soluzioni”. Sorpresa… l’intervistatore anche questa volta non ha accettato di farsi coglionare e ha interrotto il gorgheggio: “Quello che chiedevo era: è stato un errore permettere che si verificasse un’invasione del genere?” Altro nulla kamaliano in arrivo: “Penso che le politiche che abbiamo promosso siano state volte a risolvere un problema, non a promuoverlo”.
“Tuttavia i numeri sono quadruplicati sotto la sua supervisione”… ha continuato l’intervistatore cercando una risposta e non solo un profluvio di parole. Invano perché la Harris sembrava davvero un bot: “I numeri di oggi… grazie a ciò che abbiamo fatto, abbiamo tagliato il flusso di immigrazione illegale, abbiamo tagliato il flusso di fentanyl, ma abbiamo bisogno che il Congresso agisca”. Frasi fatte, senza senso e comunque illogiche: prima si vanta di aver diminuito il flusso dell’immigrazione, poi dice che questo deve farlo il Congresso. Torna a casa Lassie. Fatto sta che ogni volta che Kamala apre bocca il consenso potenziale vola via. E ora il disastro di questa intervista in cui è per giunta apparsa infastidita dal fatto che le si rivolgessero delle vere domande e che il giornalista non lasciasse perdere come accade normalmente. Non è un caso che ancor prima della messa in onda di 60 minutes si siano diffuse voci sulla sua magra figura e il mercato delle scommesse ha virato vertiginosamente verso Trump. Poiché si tratta degli unici “sondaggi” reali e non inventati o manipolati c’è da credere che sul clan Obama cominci a piovere. Non proprio acqua a quanto pare.


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Durante la prima repubblica, il linguaggio politico italiano sfornava perle di saggezza Zen del tipo “convergenze parallele” o “equivicinanza”, che facevano trasparire tra l’altro quel gusto per la geometria che abbiamo ereditato dal pensiero Greco antico. C’era, se vogliamo, un sostrato intellettuale notevole anche quando i politici italiani di allora parlavano letteralmente del nulla.
Oggi la classe politica occidentale, ha difficoltà logopediche, veri e propri vuoti cognitivi.
Hey Zum riprendendo il tuo ultimo post ,ma sei sicuro che la creatura infosannita nasce da un forzista italia ?
Lino eddai non fare il tonto infosannita,informati sul webbe. Eppoi che fosse stato casa pound o rifondazione comunista non cambia gnente per me . Non me ne frega un caxxo. Io punto il dito contro la stupidità dei commentatori non contro chi li percula. Anzi mi permette di farmi 4 risate nelle mie giornate da pensionato.Grunf Grunf
Parole sante,io ho abbondonato quel fienile già da mo.
Parole sante come quelle di Vanna Marchi.
I COGLI@NI VANNO INC#LATI.
Cavolo Zumzum che scoop!
E adesso chi glielo va a dire a CUOREPUROANAIL e a TUTTO è NIENTE!
http://www.ntr24.tv/2013/11/26/raffaele-pengue-aderisce-a-forza-italia-nei-prossimi-giorni-la-nascita-del-club-a-guardia-sanframondi/
Ti sorprendi Lino?
Basta un po’ di sale in zucca ma c’è solo propaganda mainstream negli infosanniti.
Se i destrorsi fanno pena, i sinistrorsi anche di più,dei poveretti fatti e finiti.
E poi si meravigliano che Giggino gli abbia presi per il mulo. Basta poco con sta gente.
Grunf Grunf
Non posso che ri-citare Ano Mino
….
Ma che c’è ne frega; torniamo a goderci lo spettacolo del circo.
Godiamoci la riscossa di Loquasto!
Si Lino godiamoci il povero Loquasto che rialza la testa. E poi chiudendo il discorso continuo a scompisciarmi dalle risate pensando a un berlusconiano che ha come cavallo di battaglia del suo blog …Marco Travaglio.
Buahhhhhhh!
Ps: oggi ha fatto timido capolino il buon Lion
https://realrawnews.com/2024/09/special-forces-kill-deep-state-operatives-seeking-to-silence-sean-diddy-combs-acquaintances/
Pensate se questo e vero , er io credo di si , verra pubblicato !!!
Dove andranno a finire i loro giorni i vrcchi padroni del mondo ?
Un grazie al Simplicissimus che si distingue dall’odierna intellighenzia che ha studiato al Università di McDonalds