Se potessi avere i salari di Shangai

icona_tLa forza delle idee fatte, ovvero quelle che vengono smerciate già confezionate e senza descrizione o tanto meno istruzioni per l’uso, è tale che esse permangono anche quando ciò che descrivono non esiste più. In effetti in occidente esiste un enorme buco nero dell’informazione che si chiama Cina, di cui praticamente si sa quasi nulla è quel quasi è sempre sbagliato. Per esempio le ultimi analisi dell’Fmi, che è tutto dire, mostrano come non sia affatto vero che Pechino sia solo un grande esportatore, ma è anche un grande importatore che sostiene l’economia mondiale: in un decennio il surplus dell’export si è ridotto dal 10% allo 0,1 per cento. Niente a che vedere insomma con il surplus tedesco che supera abbondantemente il 7 per cento del Pil o il deficit del 2,5 della bilancia commerciale Usa il cui debito arriva alla stratosferica cifra di 70 mila miliardi di dollari e con un debito privato che aumenta costantemente per sostenere consumi che nessuno sarà in grado di pagare.

Ma più che le cifre in se stesse è interessante guardare come ci si è arrivati. Per la Germania lo sappiamo bene visto che siamo le vittime dirette della situazione, sia come bravi alunni dell’ordoliberismo sia come condannati all”euro: blocco salariale, erosione eccezionale del welfare e diffusione dilagante del lavoro precario sotto forma dei famigerati mini job che ormai raggiungono i cinque milioni. La competitività esterna insomma è aumentata a danno dei concorrenti europei mentre il mercato interno ha subito una contrazione. Per gli Usa la sostituzione di lavoro buono e in qualche modo tutelato con quello a basso costo ed effimero, ha significato un aumento stratosferico dei debiti in ogni campo da quello dei mutui casa, a quello dei prestiti studenteschi o per l’acquisto di auto, dalla voragine delle carte di credito, a quello del risparmio sceso al 4 per cento del Pil contro il 50,1 per cento della Cina. E le insolvenze sui contratti raggiungono l’11 per cento del totale. In pratica non c’è stato alcun superamento della crisi e tutto quello ciò che è cambiato è  che oggi i debiti tendono a minacciare il tenore di vita dei cittadini e solo in forma minore lo stato patrimoniale delle banche.

Veniamo invece alla Cina la cui situazione attuale è data principalmente dal fortissimo aumento dei salari che negli ultimi anni sono più che quadruplicati. Certo il Paese  è immenso e naturalmente ci sono situazioni differenziate, ma nelle grandi regioni industriali, i salari medi vanno dagli oltre 1100 dollari al mese, ai 950 che, anche senza tenere conto del costo della vita di gran lunga inferiore a quello europeo, sono superiori a quelli di tutti i Paesi in via di sviluppo e in molti casi superiori a quelli europei o americani. Questo significa che i cinesi possono comprare di più e dunque acquistare anche prodotti stranieri, riuscendo nel contempo a triplicare la propria capacità di risparmio.  Insomma oggi la storia della Cina è completamente differente dall’immagine stereotipata che rimane incollata alla mente delle persone e non consente perciò una valutazione corretta delle cose. Questo dimostra  che si può essere estremamente competitivi con salari in aumento e lavori stabili, al contrario di quanto si va predicando da trent’anni, purché non tutto sia abbandonato al cosiddetto mercato e ci sia un minimo di programmazione , volontà politica e sovranità economica. Per giunta mentre le aziende occidentali, in particolare quelle americane hanno fatto debiti /anche se a costi bassissimi) per ricomprare le loro stesse azioni alimentando un boom borsistico artificiale e del tutto estraneo all’economia reale, quelle cinesi hanno investito in innovazione sia di processo che di prodotto, generando così reddito vero non solo per pochi azionisti.

Ciò a cui assistiamo non è soltanto l’ascesa straordinaria della Cina, ma soprattutto,  il declino occidentale determinato dalla fase acuta del capitalismo rimasto senza contraltare e preda del pensiero unico, che alla fine si sta rivelando un vicolo cieco. Le sole opzioni sono riuscire a tornare indietro o andare a sbattere perché  le sceneggiate di Hong Kong o le piratesche operazioni tipo Huawei lasciano il tempo che trovano.

 

 

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2 responses to “Se potessi avere i salari di Shangai

  • jorge

    Ignoranza o propaganda?

    Scrive il Simplicissimus “Ci sono situazioni differenziate, ma nelle grandi regioni industriali, i salari medi vanno dagli oltre 1100 dollari al mese, ai 950″

    Il dato piu alto ad es. (reale solo nelle regioni più altamente industrializzate) si riferisce ai salari lordi, al netto delle tasse i 1100 euro diventano circa 750

    Ed ancora ” Il surplus dell’export si è ridotto dal 10% allo 0,1″

    Molti capitali non cinesi hanno strutture produttive in Cina ove realizzano guadagni e poi riportano questo denaro nei paesi di origine. Nel calcolo delle partite correnti questo denaro che esce fuori dalla Cina è affiancato a quello che il dragone spende all’estero per comprare merci
    E’ solo per questa sommatoria contabile tra denari che vanno fuori della Cina per motivi diversi, e che il simplicissimus attribuisce in toto alla importazione di merci da parte della Cina, che l’import cinese può sembrare paragonabile al suo export di merci, il quale invece ha le dimensioni enormi che sappiamo

    Il punto vero, anche a parte la crescita economica della cina che diminuisce di anno in anno, e le cui aziende sono indebitate per il 120% del pil cinese,è però un’altro, il capitalismo è un sistema mondo per cui non necessariamente ciò che accade in un suo punto è replicabile in un altro suo punto, come se si trattasse di due laboratori diversi

    Per capirci, l’italia post unitaria era una economia unca e tutto si teneva insieme, quindi lo sviluppo economico del nord non era replicabile al sud arretrato , anzi , proprio un sud ridotto a mero mercato per l’industria del nord consentiva lo sviluppo economico dell’alta Italia

    A parte queste storiche difficoltà italiane, quando il capitalismo era fordista ed espansivo ( anni 50 60), la crescita economica italiana al 6% annuo non era in contraddizione con la germania che cresceva all’8% annuo, e la complessiva crescita europea non era in contraddizione con quella americana giapponese, e si affacciavano alla industrializzazione anche i paesi decolonizzati

    Oggi la crescita di alcune nazioni corrisponde necessariamente alla decrescita di altre, il capitalismo è nella sua fase di crisi senile che inerisce la difficoltà della valorizzazione del capitale determimata dalle crescenti spese tecniche propedeutiche alla produzione

    Tra nazioni avviene la stessa cosa che tra le imprese, i processi di razionalizzazione legati alla tecnica possono anche favorire questa o quella impresa ma ne muoiono sempre di più, ecco che il il sistema mondo capitalistico si restringe sempre di più, e sempre più nazioni sono condannate alla decadenza ed al fallimento nonostante qualcuna possa esibire dati econometrici in astratto superlativi.

    Sicchè l’esperienza della Cina non è replicabile come soluzione valida a livello generale o per il mondo intero, e neanche è superlativa come dice il il simplicissimus, questi propina dati farlocchi come fa la finta sinistra che da assist al Capitale e ne fa il gioco, su tale base il blogger propone irrealisticamente la Cina come esempio da seguire mentre la via di uscita è la critica teorico-pratica al sistema del Capitale

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    • jorge

      Molti capitali non cinesi hanno strutture produttive in Cina ove realizzano guadagni e poi riportano questo denaro nei paesi di origine

      ovviamente, da queste basi i cina tali capitali esportano nel mondo intero, è questa l’origine dei loro guadagni

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