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L’Italia del silenzio e dei tromboni

trombone-336442.660x368Qualcuno grida al tradimento dei cinque stelle per essersi accodati al potere europeo votando per la von der Leyen alla testa della Commissione, ma a mio modo di vedere questa scelta che vista la forte opposizione al personaggio si è rivelata decisiva (cosa di cui si vantano)  era più che scontato da quando a Bruxelles era stata alzata bandiera bianca sul bilancio, proprio nel momento in cui gli interlocutori – inquisitori erano più deboli e le loro minacce meno credibili tanto più che sforamenti assai più vistosi venivano concessi ad altri Paesi con il governo “giusto” come la Francia. Anche il ricatto seppure amplificato dalla voce del padrone che continuamente ulula allo spread, era debole e non avrebbe resistito alle virtù taumaturgiche del no nel bel mezzo di una crisi di credibilità dell’Europa e anche della necessità per la banca centrale di aprire i cordoni della borsa. Quello è stato il passaggio fondamentale che ha segnato i destini del movimento e a questo punto l’unica speranza di sopravvivenza per il movimento era  proprio quella di entrare a servizio delle oligarchie  continentali visto che non essendo riuscito a tenere loro testa non aveva altra strada che offrire obbedienza. In un certo senso per uno di quei paradossi che la storia riserva ai periodi caotici, la salvezza del M5S  passa proprio per l’insipienza di essersi fatto travolgere da  Salvini e dai suoi roboanti proclami giornalieri in nome dell’esclusione, ma anche alle più chiuse forme dell’economia parassitaria e bottegaia: di fronte un possibile dilagare della Lega molti, compresi alcuni che si definiscono comunisti e che hanno fatto guerra senza quartiere ai cinque stelle, si appellano ora alla tenuta del governo e vedono il movimento come il meno peggio peggio. Sempre il meno peggio come se fosse una maledizione.

D’altra parte l’essenza stessa dei cinque stelle è sempre stata una variabile ingenua del neoliberismo, quella che pensa di poter cambiare le cose riducendo la corruzione e riportando su binari etici la vita del Paese, tutti intenti sacrosanti e nobilissimi, ma che si scontrano con la realtà del sistema che è intrinsecamente orientato alla disuguaglianza e al profitto, producendo una corruzione sistematica e legalizzata oltre che una legislazione sfacciatamente aziendalista e disuguale: c’è uno spazio potenziale enorme per una contestazione radicale, ma assai poco per una riedizione della Dc, versione terzo millennio e per un keynesismo marginale e prevalentemente elettoralistico. Così si è assistito a clamorosi fallimenti come sulla Tav e sull’Ilva, ma soprattutto al fatto che le buone intenzioni come la cancellazione della Legge Fornero e il reddito di cittadinanza sono stati svuotati dal cedimento a Bruxelles. Doveva essere chiaro che vi era un’incompatibilità di fondo tra “regole” europee e politiche sociali, ma alla fine si è votato per la von der Leyen che tra l’altro è stata la madrina politica di Renzi (vedi qui) . Mancanza di visione e di coraggio che ha la sua radice prima nelle illusioni tecnocratiche della rete che in realtà lanciano nella stratosfera politica personaggi inesistenti.

Il problema è ora di vedere dove finirà la carica critica di parte dell’ elettorato cinque stelle anche se i pasionari, ormai in pieno accordo con le tv e i giornaloni che disprezzavano fino a qualche tempo fa, fanno i salti mortali per auto convincersi che tutto va bene, che la carica “rivoluzionaria” è ancora intatta, che la scelta della von der Leyen è quella giusta per cambiare l’Europa, qualcosa che potrebbe anche essere una barzelletta del Grillo smagliante di un tempo: il campo è quello della rete, ma la sostanza è quella dei bollettini di partito di cinquant’anni fa dove l’errore non è nemmeno contemplato e tutto diventa giusto o astuto o strategico, grazie a pure frasi rituali buttate lì, come macigni apodittici, ma in realtà senza un significato chiaro e distinto. Eppure il fatto che un personaggio come Salvini riesca ad aumentare i propri consensi proprio grazie alla continua campagna contro di lui, dimostra che esiste un profondo distacco di tutto ciò che appartiene al sistema, ma che non trova più una vera voce e si aggrappa a qualunque cosa. E’ l’Italia del silenzio e dei tromboni.

 

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