Il popolo della sinistra non finisce mai di stupirmi: c’è gente, molta gente, di buona volontà che fa le capriole, scala erte pareti di specchi evoca miraggi da assetati pur di allontanare da sé l’amaro calice della sconfitta di Tsipras, illudendosi che questa è solo una fase iniziale del braccio di ferro con l’Europa. Non si vede perché il governo greco si sia arreso praticamente su tutto sotto il peso ricattatorio della Bce nel momento più delicato per lui e possa invece resistere fra quattro mesi o fra quattro anni quando le medesime forme di pressione ed estorsione saranno di nuovo gettate sul piatto della bilancia: un Paese mantenuto costantemente sull’orlo del default si troverà sempre, per anni e forse per decenni, sull’orlo di scelte impossibili.
La cosa è talmente chiara che viene persino evidenziata da un incidente oscuro e inquietante: il documento con cui il governo Greco ha presentato le sue “riforme” o meglio le sue rese, porta la firma digitale di uno sconosciuto burocrate di Bruxelles, tale Declan Costello ( a volte nei nomi c’è un destino) e non quella del ministro delle finanze di Atene, Varoufakis. In un primo momento un portavoce della commissione Ue ha detto che si trattava di un equivoco perché la firma digitale era solo quella di chi aveva trasformato il file word in Pdf. Peccato che questo non sia credibile perché l’autore riportato nei metadati del file Pdf è sempre quello che ha redatto il file word a meno di non immaginare situazioni ancora più sospette ( vedi qui) . Peccato che il governo Greco non abbia creato in proprio il Pdf cosa che richiede solo qualche secondo. Peccato che abbia inviato un documento in un file di testo manipolabile e manipolato a quanto sembra sul computer o sullo spazio server di questo Costello. Lo spiacevole episodio, qualunque cosa sia accaduta, dimostra anche dalle scelte informatiche e diplomatiche di Atene una disponibilità subliminale alla dettatura.
In ogni caso la governance della Ue nelle sue varie componenti è riuscita a dimostrare l’inutilità di qualsiasi risultato elettorale rispetto ai trattati e all’euro. E questo è evidente, solare, nonostante le scaramucce mediatiche che verranno messe in atto in queste settimane. Tuttavia molti si ostinano a sperare che si sia trattato solo di un prendere tempo da parte del governo greco non perché siano ciechi, ma perché hanno difficoltà a riconoscere che è stata sbaragliata la strategia di rinunciare a priori a mettere in questione la moneta unica, l’intoccabilità del debito e/o le imposizioni sul bilancio: la debacle di oggi è il risultato di linee scelte dopo le elezioni del 2012 quando venne formulato quel insieme ambiguo di critica generica e di entrismo acritico che va sotto il nome di “altra Europa”. La sconfitta di Tsipras è quella stessa del riformismo residuale e “realista”: vale a dire quello che si illude di poter ottenere maggiore eguaglianza e solidarietà sociale all’interno del canone neo liberista e attraverso l’accettazione dei suoi strumenti. Illusione che spinge a perdere sempre più terreno fino ad accorgersi che non c’è più spazio di manovra. Così alla fine prendere tempo serve a ben poco perché alla fine la scelta non potrà che essere quella di arrendersi o di rompere: se questo fosse stato chiaro già tre anni fa e si fosse lavorato in questo senso, ora tutto sarebbe più facile e probabilmente la troika avrebbe anche fatto meno danni permettendo forse scelte meno drammatiche.
L’unico interrogativo riguarda ora gli assetti politici greci: quanto di ciò che è accaduto in queste settimane ha a che fare con Tsipras e il vecchio nucleo synapsista e quanto con l’intera Syriza, dentro cui si stanno aprendo enormi fratture? Se prevarranno i primi la strada di una pasokizzazione del partito è già segnata e la consegna della Grecia ad Alba dorata o a un qualche regime di tipo ucraino europeista è solo una questione di tempo. Se prevarranno posizioni più radicali e ormai più realiste, se alla Ue capiranno di dover affrontare una vera resistenza e arriveranno magari documenti già in Pdf e non subito pronti per essere “corretti”, allora si potrà riaprire la partita.


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L’ha ribloggato su dematae ha commentato:
Alla canna del gas, come si suol dire, … Giorgia Meloni – ieri – a Piazza del Popolo con Matteo Salvini: “Renzi? Il figlio segreto di Wanna Marchi” …
Buongiorno Gabriella, la caricatura sono le dichiarazioni stesse, non è colpa mia se sembrano caricaturali! Chiedo scuso dell’autocitazione da un mio precedente intervento su questo blog ma leggere le cose realmente dette da Tsipras e Varoufakis (in greco con traduzione italiana) forse è più convincente di mille tentativi di convincimento:
“Per convincersene basta leggere quello che ha detto il ministro dell’economia greco Varoufakis, un discorso letteralmente scandaloso non solo nel particolare evidenziato da Mr. Simplicissimus in questo articolo, ma anche in dichiarazioni assurdamente trionfalistiche come queste: “Ci sono volute tre riunioni dell’Eurogruppo per cambiar pagina in Grecia e in Europa – Χρειάστηκαν τρεις συνεδριάσεις του Eurogroup για να αλλάξουμε σελίδα ως Ελλάδα και ως Ευρώπη”. Mentre Tsipras da par suo ribadisce il concetto: “La Grecia ha ottenuto un accordo negoziale significativo. Un accordo che cancella in pratica i licenziamenti, l’austerità, il memorandum e la Troika. Un passo decisivo per il cambiamento all’interno dell’Eurozona – Η Ελλάδα πέτυχε μία σημαντική διαπραγματευτική συμφωνία. Μία συμφωνία που ακυρώνει στην πράξη τις απολύσεις, τη λιτότητα, τα μνημόνια και την τρόικα. Ενα αποφασιστικό βήμα για την αλλαγή εντός ευρωζώνης». …
In realtà chi ha letto le dichiarazioni dell’Eurogruppo sa che non è cambiato assolutamente nulla, salvo aver eliminato la parola Troika sostituendola con un più vago “le istituzioni” (si veda qui il testo completo della dichiarazione dell’Eurogruppo http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2015/02/150220-eurogroup-statement-greece/).”
Se alcune frasi Le sembrano poche, Le posso preparare senza problemi un piccolo campionario di cose dette ante e post-elezioni da Tsipras e Varoufakis, dopo deciderà Lei a chi credere.
Quella che propone è la caricatura delle dichiarazioni del governo greco; quanto alla “bussola morale” che i nostri avrebbero smarrito, meglio adottare criteri di giudizio che ci evitino di scambiare la verità effettuale per la mera imaginazione di essa.
Questa è una guerra, finanziaria, politica e semantica, e nessuno può essere certo all’inizio di cosa lascerà sul campo, specialmente con simili rapporti di forza. E’ di questo che si può dare un giudizio politico e decidere se la proposta elettorale di Syriza è stata velleitaria, ingannevole o semplicemente dura da realizzare. Non ci vorrà molto per saperlo.
Anche in mezzo alla tempesta non si deve perdere la bussola morale. Se Tsipras è altrettanto ricattabile di Samaras, di Papandreu e di chiunque altro che senso ha avuto il suo candidarsi? Se è vero che non si può fare niente, per quale motivo Tsipras ha illuso il popolo greco facendogli credere che il cambiamento era invece a portata di mano, non poteva dirlo prima di farsi eleggere che votarlo era assolutamente inutile e non avrebbe modificato nulla perché il nemico è troppo forte e bisogna comunque cedere “per garantire gli stipendi”, come giustamente afferma il commento precedente. Ma se il nemico è troppo forte ora perché dovrebbe essere meno forte domani o dopodomani? Si è convinti che cedere su tutta la linea sia il miglior sistema per “indebolire” il nemico e garantirsi la possibilità di futuri successi? E poi, cosa si crede che Samaras abbia detto per vincere le elezioni prima di Tsipras? Le stesse cose che ha detto Tsipras per vincerle ora! Sissignori, prima di Tsipras, e per battere Tsipras, Samaras era anche lui per l’abolizione del Memorandum, contro la Troika e per il ripristino della dignità del popolo greco. Ma la cosa che veramente mi infastidisce non è che Tsipras sia un contastorie PRIMA di vincere le elezioni. È che è anche un contastorie DOPO aver capitolato su tutti i fronti e non si limita a dire ma addirittura proclama, assieme a Varoufakis, che la Grecia ha voltato pagina e che la sua è una vittoria per la Grecia e, udite udite, per l’Europa intera! Ristabiliamo dunque alcuni punti fermi. Primo: chi soggiace ai ricatti avrà la scusa del “tengo famiglia” ma non si proponga come eroe, caso mai veda se la sua fattispecie non rientri invece nel concetto di Quisling. Secondo: chi mente ripetutamente e ad oltranza per compiacere un popolo di disperati pronti ad illudersi per mancanza di alternative non è solo una persona inaffidabile, un confidence trickster, ma qualcosa di molto peggio. Il confidence trickster può ingannare qualche persona nella sua vita, qui si è ingannato un intero popolo (o, per essere precisi, quel 36,34% di elettori che lo hanno votato). Terzo: i leader che addebitano agli altri il mancato adempimento delle proprie promesse sono i leader del piagnisteo e ricordano molto il Berlusconi più classico, quello del “mi mettono i bastoni tra le ruote”. Ad onor del vero Tsipras non ha ancora accusato gli altri di impedirgli di realizzare il suo programma perché, anzi, dice ai quattro venti che lui il suo programma lo ha già realizzato, la Grecia e l’Europa hanno voltato pagina e l’austerità non esiste più. Da questo punto di vista Tsipras non sarebbe affatto d’accordo con la lettrice che è intervenuta prima in sua difesa!
Caro Simplicissimus e stimati commentatori,
sono consapevole di desiderare parecchio di avere ragione, ma se la prossima settimana dovessi pagare pensioni e stipendi senza avere un soldo in cassa, firmerei quell’accordo; se avessi il problema di fermare l’esportazione di capitali senza dover semplicemente chiudere le banche, firmerei; se dovessi rompere il mio isolamento politico e costruirmi alleanze efficaci per non tornare a battermi solo in piazza, lo farei. Infine, se il mio paese dovesse smaltire anni di ideologia eurista e fosse spaventato all’idea di saltare con me fuori dall’eurozona, firmerei.
Queste sono le risposte di Tsipras e Varoufakis e credo possano essere accolte se i quattro mesi guadagnati saranno spesi a creare le condizioni per uscire da quella “dipendenza da aiuti finanziari per pagare gli interessi sul debito” di cui il ministro mi sembra piuttosto consapevole.
Considerata l’onda di riprovazione che si è abbattuta sul governo greco dentro e fuori confine e il tono di commenti che tradiscono, a parer mio, più il cinismo proiettivo di un’esposizione decennale alla deriva autoritario-mafiosa del Pd e alle svendite di Rifondazione e Sel che la voglia di chiarezza, temo che la traversata da luglio a novembre sarà molto pericolosa per i nostri achei. Per questo, preferisco contribuire a spalare il letame delle stalle di Augia piuttosto che aggiungerne e continuo a solidarizzare con l’eroe che non ha ancora sconfitto l’idra dalle sette teste, ma si sta battendo anche per me.
Mi è capitata sotto gli occhi una vignetta ritagliata, generazioni fa, da chissà chi. Si intitola “Les reformes de Mendes-France” (primo ministro francese del tempo che fu). Dove sono rappresentate alcune pere con due cartellini.
Sulle pere “Prima delle riforme” si legge, 1 kg = 10 franchi. Sulle pere “Dopo le riforme” si legge 0.5 kg = 5 franchi.
Ma non siamo troppo critici. Come non commuoversi ricordando che i rappresentanti greci si sono coraggiosamente presentati al parlamento europeo in maniche di camicia, fuori dai pantaloni. Dopo tutto una camicia val bene una non-riforma.
C’è una certa analogia tra le “riforme” di Syriza e quelle nella piantagione di cotone di Mr. Jones, descritte nell’episodio di cui al link seguente,
http://yourdailyshakespeare.com/shakespeare-appearances-and-the-jones-plantation/equalities
Un signore reduce da un trionfo elettorale storico che ancora 11 giorni fa prometteva la fine del Memorandum, la fine della sudditanza greca alla Troika, la liberazione del popolo greco dal tallone tedesco e che 11 giorni dopo si rimangia tutte le promesse e fa delle dichiarazioni trionfalistiche come se le avesse mantenute non è neppure definibile in termini morali. Ora si capisce perché Tsipras fece quella tournée all’epoca delle elezioni europee e perché nacque la lista Tsipras italiana. Allora sembrava che Tsipras non fosse a conoscenza di chi erano le persone con cui si era messo “in società”. Ora sappiamo invece che eravamo noi a non essere a conoscenza di chi fosse veramente Tsipras! Il danno che ha prodotto è sconfinato. Dopo Tsipras non si potrà più credere ad alcun leader della sinistra perché i suoi discorsi erano talmente giusti, articolati, radicali, pieni di intelligenza e di capacità analitica che… forse non li aveva nemmeno scritti lui. Ma ipotizzare che Tsipras, che nel momento del suo massimo consenso si arrende al cento per cento e fa finta di aver trionfato, possa in futuro opporsi ai suoi partner europei non è segno di ingenuità, ma di chiara lampante correità. La sinistra che sta dalla parte di Tsipras oggi è la sinistra della Lista Tsipras, quella che sapendo da dove veniva e dove parava il nostro eroe, non si aspettava niente di diverso di quello che poi è capitato. Perché dovrebbe abbandonare Tsipras quando “è” Tsipras?