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La realtà viaggia in ritardo

trenitalia-2Stamattina sarei dovuto partire e naturalmente ecco che le ferrovie vanno in tilt a causa di un presunto attentato alle linee di controllo dell’alta velocità nella stazione di Santa Viola a Bologna. Ho cercato subito di informarmi non solo su cosa fosse successo, ma anche sui ritardi, compito arduo per non dire impossibile perché televisioni, giornali e rete non davano che scarnissime notizie sul fatto e ancora più scarse e vaghe sulle sue conseguenze, ma erano generose se non assillanti sulle dichiarazioni di Lupi e Renzi. ” Terrorismo”, “sabotaggio” hanno gridato i due da Twitter e da Facebook.

La cosa illustra molto bene il funzionamento di un’ informazione che ormai trascura di raccontare i fatti, ma si dedica con ridicolo fervore a raccogliere le voci e le parole d’ordine del potere su di essi. Nella ricerca di lumi sulla situazione, ho appreso che questo sarebbe il quarto incendio doloso di cavi per l’alta velocità in un mese, eventi di cui non si è saputo praticamente nulla se non a livello locale, probabilmente perché non riguardavano Bologna, il principale nodo ferroviario del Paese con conseguenze generalizzate proprio l’antivigilia di Natale e non avevano avuto l’onore del twitt di Renzi o di qualche ministro con faccia tosta da expo.

Poi improvvisamente dal niente ci si trova di fronte a un disegno di sabotaggio contro le linee ad alta velocità con l’ immancabile comparsa dei mitici anarco insurrezionalisti ad indicare che si brancola nel buio o non si vuole rivelare da che parte si indirizzino le indagini. A questo punto non mi stupirei nemmeno se – come accade sempre più spesso – gli attentati nascondessero in realtà carenze progettuali, costruttive o di gestione dei sistemi di controllo ferroviari rendendo molto probabile numerosi tilt a breve distanza di tempo.  La separazione tra narrazione e realtà in ogni aspetto della vita è tale che ormai ogni ipotesi è possibile e si naviga dentro una visione appannata e improbabile del mondo esterno.

Ne volete un esempio non ferroviario? Proprio oggi un sito gravitante attorno alla Lega e non solo lui spara con grande spolvero una notizia bomba: il job act non serve a nulla perché in realtà il costo del lavoro in Italia è già inferiore alla media europea, come emerge dalle statistiche Istat. Bella scoperta: è sempre stato così dal dopoguerra, bastava informarsi; da quindici anni a questa parte bastava andare sul sito dell’Ocse per apprendere che il costo del lavoro è inferiore a quello di Germania, Francia, Belgio, Austria, Olanda, Paesi Scandinavi. Eppure da sempre si è dato per scontato ciò di cui si lamentava Confindustria e a memoria d’uomo non si ricorda un giornalista che abbia osato contestare i vari pontefici imprenditoriali quando asserivano che era il costo del lavoro il problema competititvo dell’ Italia. A dire la verità la Lega stessa è stata una dei granitici sponsor politici di queste tesi bugiarde. Che volete, sarà stato un sabotaggio degli anarco insurrezionalisti.

 

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