Comincio a sentirmi patetico, eppure non riesco a mandare giù le dissonanze, le stupidaggini infantili che ci vengono propinate. Mi dà fastidio la sicumera con cui vengono dette, la certezza di aver inquinato a tal punto le menti da farle passare come plausibili.

Per due anni abbiamo ascoltato la litania di governo per il quale, ora pro nobis, ce la stavamo cavando meglio di tutti nella tempesta della crisi. Improvvisamente è saltato fuori che una crisi di governo, miserere nobis, potrebbe portare a un crollo di tipo greco.

Ma la pretesa di Berlusconi e dei suoi, così come dei leghisti, è che entrambe le cose vengano credute contemporaneamente, fidando nella distruzione della logica elementare ottenuta per via pubico-televisiva. Una doppia verità impossibile che tuttavia si adatta meravigliosamente sia all’eventuale sopravvivenza di Silvio, sia ad un eventuale governo Tremonti.

Ovvero l’uomo che ha tenuto sotto controllo i conti pubblici, soffocando ripresa, lavoro e giustizia sociale, ma facendo nel frattempo aumentare di 100 miliardi il debito pubblico.   Altra antinomia.

Forse non è un caso che Escher sia stato un assiduo frequentatore dell’Italia prima di creare le sue figure impossibili. Solo che qui il genio non si  mette nelle opere, ma nella vita politica.