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Facciamo la cosa sbagliata

Visite-Guidate-Parco-dei-MostriProbabilmente la segregazione forzata per via dell’influenza avrà messo a contatto un maggior numero di persone con la produzione di intrattenimento delle centrali di comunicazioni americane, Netflix, Prime e simili, offrendoci un panorama vastissimo e ripetitivo di banalità ribadite in serie in ogni ambiente o subcultura. Il tutto è abbastanza stucchevole, falso, prevedibile, condotto con l’alchimia del politicamente corretto e secondo canoni così ferrei che in ogni storia ovunque essa si svolga deve comparire il nero, la lesbica, il gay, il fluido, il mancino, l’ebreo, il latino, qualche fuggevole comparsa dai tratti asiatici, in un mondo dove la diversità non comporta discriminazione, ma dove anche non conta nulla, annegata dentro una nebbia di omologazione. In qualche modo si tratta di un modo di imperniare tutto sull’identità di gruppo salvo poi negarla e annegarla nell’universalismo ed eccezionalismo estremo occidentale dove ogni differenza si dissolve lasciando solamente materiali residuali.

Un occhio smaliziato coglie subito che tutto questo effluvio di post moderno in via di marcescenza non è espressione di una società aperta, come recita la più nota e influente organizzazione dedita alla diffusione del neo liberismo, bensì di una società mono culturale dove ogni cosa è subordinata al mercato e alle strutture di potere che lo sostengono e naturalmente all’adesione di una ideologia della disuguaglianza economica. Ecco questa differenza non solo non è sbattuta in primo piano per poi essere graziosamente dissolta, ma rimane solidamente presente, come la parte sommersa dell’iceberg. Un testimone muto dell’antropologia che anima il tutto, ovvero la selezione darwiniana al posto dell’etica, l’essere homo homini lupus come stato naturale delle cose che ovviamente favorisce il brodo di coltura in cui tutto questo viene e viene stimolato ad avvenire, ovvero il capitalismo.

A farci caso in queste rappresentazioni favolistiche di un dover essere imposto e narrato, manca una cosa fondamentale: la società. Tutti gli eventi accadono nello spazio del mercato e del capitale, ma paradossalmente non esiste un “essere sociale”: tutto ciò che determina gli esiti di una qualunque vicenda vive in uno spazio individuale, laddove le condizioni sociali effettive non hanno spazio, ma solo quelle biologiche o psicologiche: se qualcuno non fa “la cosa giusta”, espressione letteralmente sibillina, ciò è dovuto  a una genetica sbagliata che ha causato un disturbo mentale oppure a genitori spariti, morti precocemente, violenti o alcolizzati, ma nessun accenno a cosa abbia potuto causare tutto questo al di fuori di una cattiva genetica che non ha permesso evoluzioni migliori e che ha fatalmente costretto alla povertà e alla sconfitta i soggetti di queste “fiabe” per adulti di cui si cerca di evitare la maturazione. Ovviamente la società e i suoi rapporti disuguali non possono e non vengono mai chiamati in causa, per non permettere che vengano alla luce i sistemi strutturati di dominio, uno dei quali è appunto questa produzione di evasione, che tende a trasferire in maniera indiretta e subliminale una visione del mondo. Dunque non c’è solo il politicamente corretto, ma anche il narrativo corretto nel quale occorre cancellare l’esistenza di diritti sociali e di mantenere solo quelli strettamente individuali. Che anzi nega l’esistenza stessa di una società e dove le “regole” esclusivamente dettate dalla necessità del mercato, ovvero della natura ultima dell’uomo. Insomma una sorta di giusnaturalismo ideologico.

Tutto questo ovviamente non accade da ieri, ma da decenni, da quando la produzione in  serie di ogni tipo di comunicazione, in mano a pochissime persone, ha permesso di diffondere una visone del mondo che ha alla sua radice la disuguaglianza economica, la riduzione della libertà nei confronti del potere e la tendenziale mancanza di discriminazione nei confronti delle variabili non direttamente economiche, simulando una sorta di relativismo dei valori. Ma dal momento che questa stessa visione dichiara l’economico e il mercato motore immobile e originario del tutto, ecco che tutto questo si presenta come artefatto, come marginale nel quale le differenze sono accettabili proprio in quanto marginali. Non è certo un caso che la sinistra salottiera consideri le religioni come il vero ostacolo al progressismo e alla scomparsa del pregiudizio, non solo perché esse conservano parole che non sono riducibili al mercato, ma perché sono in concorrenza con la sottostante ideologia mercatista. E anche uscendo dall’ambito metafisico ecco che lo spirito di cittadinanza e di comunità, collegati al sociale e non giocate sul tavolo delle futilità individuali o di gruppo , viene indicata come malvagio populismo e sovranismo. Naturalmente solo pochi tra quelli che lanciano queste accuse si rendono conto del contesto in cui usano le loro parole: non sono narratori, ma banditori inconsapevoli che agiscono dentro la stessa favola.


L’Islam dei cattivi

arabia_saudita_-_gran_mufti-e1440522558550La xenofobia, per pure ragioni elettorali è improvvisamente tornata di moda. Dopo che una lunga teoria di governi e governicchi succedutisi lungo l’argo di un terzo di secolo si è rivelata incapace, anzi non interessata a gestire i flussi migratori, ora persino quelli dell’accoglienza a tutti i costi cominciano a bofonchiare e meditare sul cosiddetto fondamentalismo islamico, sugli usi e costumi dell’Islam incompatibili con la nostra altrettanto cosiddetta civiltà, facendo sfoggio di una xenofobia culturale naif, ovvero del tutto ignorante, che al rispetto dell’altro tante volte citato oppone la pretesa che le nostre modalità e persino le nostre mode siano sistemi di riferimento assoluti. Anzi nemmeno quelle autoctone, per quanto riguarda gran parte dell’Europa. ma  quelle provenienti dall’altra parte dell’atlantico. Il tuto sempre accompagnato da leggende e da dati falsi che si scontrano poi contro quelli reali, anche se per testoline più deboli questo non fa differenza, tabto cge soino disposte a credere persino che l’occupazione sia aumentata.

Tutto questo mi fa venire le cronache di quel missionario gesuita in Messico che dopo la conquista descriveva con orrore gli usi di una tribù della selva che mangiava ritualmente il proprio animale totemico, ossia mangiava il proprio dio, dimenticando che la religione cattolica è quella teofagica per eccellenza e che tuttora, nonostante le evidenze scientifiche, rifiuta di considerare la comunione come atto simbolico, preferendo considerarla  una sorta di cannibalismo rituale. Siamo in sostanza a un imbarbarimento del discorso che invece di evolversi e concretizzarsi in linee di azione razionali, torna sulle tonalità logore e trotesche del berlusconismo e del leghismo di mazza e tangente.

Ad ogni modo la nuova temperie anti islam che ritorna alla guerriglia di civiltà dopo aver calpestato lo ius soli per offrirlo in sacrificio della dea Stupidità e a praticare un imperterrito onanismo riguardo alla intrinseca cattiveria dell’Islam professata da orridi cialtroni da bar e persino dalla sinistra sushi ben consapevole di essere aggrappata alle briciole del ricco epulone piddino, non è priva di ragioni strumentali, anche se affetta una straordinaria ignoranza storica e teologica: l’occidente sconfitto malamente nella sua guerra di conquista della Siria, colpito dalle pallottole di ritorno del terrorismo mercenario che aveva allestito per il suo progetto di caos, consapevole al fondo del suo curore di tenebra delle stragi che ha provocato e provoca in tutta l’area che va da Aleppo allo Yemen per ragioni di rapina e controllo delle risorse, ha ormai paura della ragione. Non può rifiutare ufficialmente i rifugiati che provengono dalle sue guerre, nè può fermare del tutto i disperati che scappano dai suoi massacri africani, ne ha la più pallida idea di come affrontare un problema che è effettivamente di mancata civiltà; arriva persino a lamentarsi della propria religione, professata nel 90 per cento dei casi solo anagraficamente e ipocritamente, perché è ormai restia alle guerre sante. Periò deve cominciare a suonare le corde più arcaiche, deve ricorrere ai reclutamenti forzati per la guerrra dei poveri: l’islam deve diventare intrinsecamente maligno proprio per poter sollevare la propria coscienza dall’evidenza che il famoso integralismo estremista non solo è stato scatenato dall’occidente agli inizi degli anni ’80 ma di fatto è un prodotto inevitabile delle guerre insensate, delle stragi e del neocolonialismo che di preferenza si è rivolto verso quei regimi a ispirazione laica .

Ma questo legame di causa ed effetto sin troppo evidente e tutto intriso di interessi che più materiali non si potrebbe immaginare, non può essere apertamente ammesso senza scalfire le deboli coscienze dei desideranti occidentali e allora si deve per forza tornare alla tesi dell’Islam maligno che si comporterebbe in ogni caso in maniera cieca e crudele, che non ha ragioni, ma solo e soltanto torti. Questa improbabile tesi così grossolana da essere vergognosa se questo sentimento facese ancora parte del nostro stile di vita, è anche quella tendenzialmente diffusa in Italia e in Europa dal pensiero unico perché è la più adatta a nascondere i massacri economici interni, la produzione di disuguaglianza e per giunta non occupa quello spazio di cattiva coscienza che invece deve rimanere disponibile perché le vittime del sistema siano occupate a colpevolizzare se stesse per la loro povertà. Inoltre ha anche un buon successo non solo perché è rozza e facile, irresponsabile e infima, ma soprattutto perché l’occidentale nel suo nichilismo da consumo è spaventato da gente che, nel bene, nel male e magari nella follia, sembra credere a qualcosa. E’ proprio questo in definitiva che davvero impaurisce; chi diavolo è mai questa gente che non si rassegna ad essere comprata con le perline e gli specchietti? Ci deve essere qualcosa di sbagliato in quella cultura che non si fa del tutto inghiottire dalle bolle, dalle statistiche fasulle, dalle teorie economiche risibili, dalle pistole spianate, dal globalismo vuoto che è omologazione, dei ricchi qualcosa che non si compra con un cellulare o un’ora di plaestra.

Il patetico appello a un senso di superiorità e di laicismo derivante dall’illuminismo e dalle teorie sociali costituisce in questo caso un aggravante più che un titolo di merito visto che i lumi vengono così malamente dissipati in polemiche insignificanti di fronte a problemi enormi e a cui questa batracomiomachia non apporta alcun contributo se non quello di esprimere sgomento e pregiudizio. L’esercizio del dubbio e della ragione, lo scetticismo verso le religioni non può essere definito solo dalla mancanza di dogmi metafisici, deve invece essere riepito di speranze e di fede nell’uomo, nell’evoluzione della storia e dell’umanità. Non può restringersi solo alle cosiddette libertà economiche e al negotium trasformate in una teologia del mercato.

 


Omoislamofobi

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà come si comporterà Adinolfi, chissà come reagirà Giovanardi, chissà se si dovranno sedere le sentinelle in piedi alla prospettiva di dover abbandonare la madre di tutte le loro battaglie, quella contro gli omosessuali, per trasformare doverosamente la loro omofobia in islamofobia. Con l’effetto paradossale di essere costretti, nella foga della lotta in difesa della nostra civiltà superiore e delle  nostre radici cristiane, a difendere perfino quei valori e principi morali di libertà che hanno sempre osteggiato e che imporrebbero pari diritti per tutte le inclinazioni, attitudini, comportamenti e scelte che non rechino nocumento agli altri.

Perché è evidente che gli sforzi di polizia, istituzioni e media statunitensi, quindi come è ovvio anche dei nostri, concordano nell’attribuire la strage di Orlando all’esplosione di follia omicida di un fanatico, del quale improvvisamente si sa tutto e si è scoperto tutto anche quello che l’Fbi aveva delicatamente rimosso e la polizia aveva sottovalutato, a cominciare da una forma estrema e aggressiva di “virilismo”, contro le donne e gli omosessuali, più volte segnalata. Così veniamo informati che era stato condizionato da un babbo fan dei talebani, che era influenzato da un predicatore di odio, che era un frequentatore ossessivo del web e probabilmente di siti e profili che propagandano la guerra santa, che si era iscritto a un corso di formazione, una specie di Radio Elettra per kamikaze “virtuali”, promosso da tale Abu Taubah, un ex marine, con precedenti criminali per l’organizzazione di una banda di rapinatori, diventato ciononostante agente dell’Fbi sotto copertura in Egitto, dove si convertì alla religione musulmana. E noto per la sua dichiarata avversione militante per gli omosessuali, particolare scivolato in fondo alle cronache. Perché in un giorno la scelta di compiere un massacro in un locale gay, pare essere diventata una trascurabile coincidenza, che la morte di 49 frequentatori abituali del ritrovo, sia un accadimento, un incidente di percorso marginale, che diventa significativo solo nel caso dia suffragio ulteriore alla tesi del bestiale estremismo, del cieco e ferino fondamentalismo che dell’Occidente vuole colpire soprattutto le sue sorti progressive e le sue conquiste e concessioni di libertà ed egualitarismo, al Bataclan come al Gay Pulse. E quale migliore occasione per riconfermare che la barbarie che si è consumata in quei due luoghi, è congenita alla stessa religione mussulmana, nella quale sono connaturate violenza e irrazionalità, refrattaria alla ragione e inadatta a una società democratica. E che va quindi repressa ed estirpata in quanto incompatibile con i valori della laicità, dei diritti delle donne e degli omosessuali. Non perdo nemmeno un minuto a ricordare quanto questi valori e questi diritti siano ogni giorno oltraggiati nel dinamico esprimersi della superiorità occidentale, negli Usa esportatori di democrazie tramite bombe, nell’Europa che paga il kapò turco perché sbrighi le faccende sporche dei respingimenti, in Italia dove si ricorre alle “leggi” per legittimare la fine della partecipazione, dopo aver decretato quella del lavoro, dell’istruzione, del territorio, del paesaggio, della cultura come beni comuni e inalienabili. Non perdo nemmeno un minuto a ricordare le discriminazioni che si consumano ogni giorno e in ogni latitudine contro chi non rientra in parametri convenzionali, a cominciare da quelli imposti dal profitto e dal mercato, quelle discriminazioni che hanno il loro coronamento simbolico nella proibizione alla comunità omosessuale di Orlando di donare il sangue per i feriti della strage.

Non c’è nessuna utilità nel fare paragoni tra i diversi gradi e le differenti gerarchie di barbarie, nemmeno nel mettere a confronto la pressione formidabile e terribile delle religioni e delle loro estremizzazioni, come dell’uso che ne fa il potere politico e finanziario per offrire finalità superiore ed elevate alla chiamata alle armi del suo esercito. Ma c’è qualcosa che ancora di più non può essere ridotta in segmenti, allineata in graduatorie di merito o di praticità: è la verità, senza la quale la luce della ragione si spegne.


Guerra di civiltà nel presepe contemporaneo

siriaAlle volte si rimane interdetti perché non si riesce più a distinguere tra stupidità, ignoranza e malafede politica. E mi sono chiesto in quale di queste aree giocasse il preside di Rozzano che ha vietato i canti di Natale tra i banchi: da quando i direttori di istituto sono diventati “manager”  tutto è possibile. In un primo momento, vista la stupidità della cosa, ho pensato anche che potesse essere un leghista in sonno deciso a dare un aggancio polemico a Salvini, ai suoi crociati da bar e alle beghine in conto capitale, travolti da eventi molto più grandi di loro; che insomma avesse offerto a costoro una cretinata casalinga nella quale sguazzare.

Poi con il ridimensionarsi della vicenda in termini ben più modesti mi sono accorto che in realtà le cose stanno molto peggio: che si tratta di una piccola, ma significativa manifestazione di un autismo occidentale il quale ha rinunciato a comprendere se stesso e il mondo nello sforzo di dominarlo e la cui massima espressione politica, umana, culturale consiste in una ipocrita “tolleranza” della diversità, nel far tacere gli altri anche a costo di imporsi un minuto di silenzio. E mi spiego: l’idea nata in Francia di vietare l’ostentazione e la manifestazione di simboli religiosi, compresi quelli cristiani, non solo è palesemente ipocrita perché di fatto vieta a tutti gli altri di dirsi diversi, visto che essi sono immersi in una società dove la simbologia cristiana è assolutamente presente in ogni aspetto della vita, a cominciare dalla domenica come giorno di festa per finire con la maggioranza delle modalità civili. Ma è anche falsamente laica attribuendo alla religione di ciascuno un’importanza fondamentale e sproporzionata. Un Paese davvero laico permetterebbe tutte le espressioni simboliche delle religioni, invece di vietarle tutte, considerandole come espressioni esistenziali di singoli e gruppi, da cui il buon governo dovrebbe necessariamente prescindere.

E del resto perché mai un cristiano dovrebbe e sentirsi offeso dal Ramadan o dallo Shabbat oppure un musulmano dal Natale? I digiuni non sono per nulla estranei al cristianesimo, così come Cristo è venerato nell’Islam come il maestro più grande prima di Maometto, (cosa evidentemente sconosciuta alla totalità della popolazione) per non dire che poi tutto ha origine nella Bibbia. Quindi al contrario di quanto non si voglia far credere un presepe  non disturba affatto i fedeli dell’Islam così come un po’ di astinenza alimentare può far comprendere persino ai localari che esiste vita oltre il dietologo e la palestra. I divieti in buona e cattiva fede sono il sintomo di un fallimento della multi culturalità e insieme l’indizio che le società moderne conservano sotto pelle antichi e inquietanti pulsioni, quelle che poi vengono aizzate e sfruttate per ridurre la democrazia e per nascondere emotivamente la stagnazione e l’impoverimento prodotto dal capitalismo finanziario, non bastando  le cifre manipolate che vengono diffuse. Che dire  la guerra di civiltà è l’alibi perfetto per nascondere l’imbarbarimento civile e politico dal quale siamo investiti.

 


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