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Barboni e Barboncini

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ormai  qualsiasi fenomeno, incidente o accidente della storia, catastrofe, opera dell’uomo o intervento della natura matrigna diventa problema di ordine pubblico.

Interi paesi in un cratere del sisma sono stati transennati,  a detta delle autorità per impedire sciacallaggi, quando invece era evidente l’intento di occultare la vergogna di gente lasciata senza casa, senza strade occupate dalle macerie, senza lavoro perché non erano state aiutate le piccole aziende e i coltivatori colpiti dal terremoto, costretti a disputarsi i prefabbricati a colpi di riffa in piazza, senza voce e senza ascolto, se i pochi giornalisti che si avventuravano estemporaneamente, al di fuori delle periodiche visite pastorali della autorità, di  venivano sottoposti a controlli polizieschi e i locali venivano invitati a non rilasciare dichiarazioni.

Anche la realizzazione di opere faraoniche, inutili e dannose per l’ambiente e per i bilanci pubblici,  si è ridotta a repressione di sediziosi negazionisti dello sviluppo a colpi di intimidazione e arresti,  censure e manipolazioni dopo che per anni non sono state rese note le analisi costi- benefici, è stato interdetto l’accesso ai documenti ufficiali, il tour nei cantieri di informatori che non dimostrassero l’appartenenza alla stampa in carta rosa, dopo che è stata stesa una cortina di silenzio sulle indicazioni dei soggetti preposti alle valutazioni economiche o di impatto ambiente, perché uno dei modi di  garantire ordine, sicurezza e obbedienza consiste nell’ostacolare la conoscenza e dunque  la partecipazioen al processo decisionale.

Invalidi e portatori di handicap che reclamavano un trattamento assistenziale dignitoso sono stati dispersi se uscivano dalla condizione di invisibili e si facevano vedere nelle piazze contigue ai Palazzi, proprio come altri “diversi”, immigrati delle varie tipologie economiche, lavavetri, vu cumprà, clandestini riconosciuti come tali e conferibili in lager amministrativi, in attesa di rimpatrio forzato, aspiranti profughi cui si nega la difesa in tutti i gradi di giudizio prevista per gli italiani, tutti discriminati e emarginati a norma di legge o tramite la creazione di appositi corner su tram, panchine, giardinetti, periferie.

E d’altra parte anche in questo caso si ha la conferma che il principale reato che esige provvedimenti di ordine pubblico è la povertà, perseguita come  crimine da rimuovere dalla vista perché non macchi decoro e reputazione. Pratiche di sorveglianza e controllo devono provvedere a consolidare la segregazione spaziale e morale impedendo l’accesso in certe aree a gruppi “marginali” rei di comportamenti anti-sociali, che le norme definiscono come “tipici del disordine urbano”, tossici, malati psichiatrici, barboni fini a arrivare alla colpevolizzazione  dell’”eccentricità”. 

Perché come è noto sono considerate eccentriche e insidiose per l’ordine pubblico e il decoro, grazie ai decreti sicurezza non abbastanza purgati dal Conte 2 rispetto al Conte 1 e ai Renzi-Gentiloni che avevano firmato quelli di Minniti, anche le contestazioni e le manifestazioni di lavoratori che commettono il crimine di blocco stradale, di picchetto, di sit in, di corteo, mentre è destinato a cadere quello di travisamento e mascheramento visto che è stata indirettamente introdotta la punibilità per chi non indossa la regolamentare mascherina nel corso di un assembramento sedizioso.

E figuriamoci se grazie allo stato di eccezione alle regole del vivere civile introdotto per contrastare la diffusione del Covid  non venivano incrementate le misure di repressione e condanna, concreta, morale e virtuale di atteggiamenti arbitrariamente considerati trasgressivi.

Lo si è capito da subito quando nei primi giorni di marzo sono state disperse e definitivamente vietate le manifestazioni dei lavoratori nelle zone già rosse indette per reclamare procedure e dispositivi a garanzia della salute, quelli caldamente raccomandati per tutelare i resilienti sui sofà. Manifestazioni sconsigliate da gran parte degli stessi sindacati che si sono piegati senza grande sforzo a sottoscrivere il patto unilaterale di Confindustria con il Governo, temporaneo  e finalizzato a evitare assunzioni di responsabilità a carico delle aziende nel caso i dipendenti venissero contagiati.

Poi via via la precisa volontà repressiva a fini di controllo sociale si è manifestata con un alternarsi di dolci violenze educative e pedagogiche per contenere l’indole disobbediente di un popolo fanciullino, e di multe, sanzioni, ammende anche sotto forma di pubblica gogna, con il ricorso a mezzi e strumenti eccezionali: perfino elicotteri minacciosi sopra le spiagge, e poi mobilitazione di militari, rafforzamento dei compiti in capo alle polizie municipali, ronde interforza, con l’appoggio di parte della popolazione persuasa che si tratti di azioni atte a preservare l’unico diritto concesso, quello alla salute, tanto da accettare di essere trattati non da cittadini che sanno salvaguardarsi da soli, ma da bambini  scemi e irresponsabili.

Così mentre le autorità si assumevano l’onere di vegliare sulle vite degli individui di serie A,    imponevano a quelli di serie B, riconosciuti come “essenziali”,  di viaggiare su mezzi pubblici pieni recandosi al lavoro durante il periodo  più pericoloso per la diffusione del virus, in industrie, fabbriche, imprese rimaste aperte per permettere al profitto di garantirsi e accumularsi sulla loro pelle producendo bombe o patatine fritte.

L’obiettivo esplicito era ed è quello di mantenere la continuità della produzione senza esigere dal padronato (dizione ormai considerata maleducata e arcaica) il rispetto preciso delle norme di sicurezza grazie a una  autoregolamentazione discrezionale dalla quale sono esclusi il commercio, i pubblici esercizi  e la mobilità dei singoli.

Per fortuna abbiamo a che fare con un ceto politico e “tecnico” poco creativo, che dimostra di voler arraffare quello che può: la permanenza sulle poltrone in evidente assenza di concorrenza, trasformarsi in oggetto di culto se si appartiene alla casta sacerdotale degli scienziati, sviluppo di un profittevole brand sanitario,  rimozione della memoria della cause concorrenti allo sviluppo di epidemie, crisi climatica, consumo del suolo, inquinamento industriale, effetti della globalizzazione sulla circolazione e diffusione rapida di contagi, come delle colpe condivise della demolizione dell’edificio dell’assistenza pubblica, della prevenzione e della cura.  

Per fortuna, perché altrimenti chissà cosa si inventerebbero, che corpi speciali metterebbero in campo per sorvegliare che non ci abbandoniamo ai riti dell’affettività, abbracci, effusioni durante i riti natalizi durante i quali, parole del Presidente del Consiglio, sono invece concessi, forse raccomandati,  acquisti finalizzati all’algido scambio di doni da effettuare in numero inferiore a 6 congiunti di primo grado presenti a sobrie cerimonie che non ipotizzino quella “socialità scatenata”, è sempre Lui che lo dice,  che caratterizza le festività, tombola come i rave, bacio sotto il vischio come le ammucchiate tra scambisti, spaghetti ‘a vongole orgiastici come da Trimalcione.

Ormai viene meno anche la fantasia e la voglia di ridere sia pure amaramente, se un liceo di Torino, per punire alcuni allievi che avevano deciso di collegarsi al pc restando seduti fuori dal plesso, in segno di protesta contro la didattica da remoto, sancisce l’obbligatorietà di seguire la didattica a distanza solo da casa, che sia un attico al Valentino o un tugurio in Pozzo Strada. Non ci si puo’ collegare da un bar o da un parco, la Dad va fatta con lo studente nella propria abitazione“, ha decretato la dirigente scolastica del Gioberti. “Per questa settimana gli studenti che protestano contro la Didattica a distanza non potranno collegarsi e quindi seguire le lezioni“.  

E che vuoi dire se è stato stravolto insieme a quelli di libertà e responsabilità, anche quello di volontarietà. Così mentre Crisanti viene arruolato tra i negazionisti perché ingenuamente ammette che è preferibile sottoporsi ai vaccini quando siano stati testati, mentre la cura del virus è lasciata alla, quella si libera, interpretazione di pochi medici di base che si sono sottratti alla nuova e originale autorizzazione a tradire Ippocrate, si rassicurano terrapiattisti, performer delle evoluzioni di scie chimiche equiparati a Montagnier e a Palù del quale in rete sono cancellate le interviste recenti, che la vaccinazione anti Covid non sarà obbligatoria.

E falla anche essere obbligatoria, se viene ipotizzata la concessione di un patentino da esibire a conferma del proprio senso di responsabilità e spirito di appartenenza, proprio come il microchip del barboncino. Se non possederlo sarà oggetto di ulteriore distanziamento sociale e ostracismo. Se il fallimento di Immuni, l’app più scadente e impraticabile messa sul mercato, si attribuisce ai troppi che si sono astenuti dall’obbligo morale di scaricarla, quando le procedure di tracciamento ancora più dilettantistiche, inappropriate e inefficaci ai fini del contenimento, hanno avuto l’unico effetto di penalizzare i lavoratori e gli studenti, costretti all’isolamento, a perdere lezioni e lavoro, in attesa di tamponi dall’esito incerto e inaffidabile.  

Il timore vero è che siamo troppo distanziati, troppo isolati, troppo espropriati di baci e abbracci, di dignità e rispetto per guarire.


Indonesia, il grande falò del moderno

imagesAltro che Volkswagen: da tre settimane il pianeta ha un’intera Germania in più, nel senso che i gas serra sviluppatisi negli immensi incendi in atto in Indonesia corrispondono a quelle prodotti da tutta l’economia tedesca in un anno, senza parlare di un numero di morti imprecisato, ma certamente molto altro. Però alzi la mano chi ne sa qualcosa, chi è stato in grado di percepire la gravità di questa catastrofe ambientale che sta coinvolgendo milioni di ettari di foresta e di terreno torboso che praticamente brucia da solo sia a Sumatra che in Borneo. I servizi giornalistici sugli incendi così solerti a rendere conto del dramma di qualche ricco proprietario di ville in California, tacciono quassi completamente in questo caso.

E ne hanno tutti i motivi perché il gigantesco incendio deriva da due fattori tra loro collegati: tecniche agricole arretrate, ma a costo quasi zero che si servono del fuoco per fertilizzare momentaneamente i terreni e l’avidità delle multinazionali, peraltro sostenute da squadroni della morte contro cui il governo è impotente, che  hanno dato vita a una enorme distruzione della foresta per approvvigionarsi di legno, pasta di legno e olio di palma a costo bassissimo. Distruzione di ambiente naturale e di ambiente umano vanno di pari passo, ma naturalmente meglio glissare sulle malefatte di Unilever, Kraft, Pepsicola o Starbucks ( non sono nomi a caso) perché non si crei attorno a questi marchi un’aura di sospetto.

Ho voluto iniziare con questa notizia pietosamente nascosta dai media e dalla politica tanto che nell’incontro tra Obama e il leader indonesiano Widodo, avvenuto qualche giorno fa, il presidente Usa si è grottescamente congratulato per le politiche di prevenzione e di contenimento degli incendi forestali,  come se questo ultimi non siano alla fine appiccati dall’arroganza e onnipotenza dei grandi gruppi, spesso americani,  che operano nell’agroalimentare. Me ne sono servito come drammatico esempio per arrivare a uno studio della Royal Society inglese che pochi giorni fa ha pubblicato un’indagine  globale delle politiche di autoregolamentazione aziendale che in Gran Bretagna stanno sostituendo quasi integralmente le regole dettate dallo stato. L’illusione che i gruppi imprenditoriali possano autoregolarsi con maggiore efficacia di quanto non lo possano fare le regole esterne è fin dai tempi della Thatcher una sorta di totem del liberismo che come sappiamo si è diffuso dappertutto facendo dell’azienda una sorta di luogo sacrale che non vuole essere soggetto a nulla e anzi intende assoggettare il pubblico. Ebbene questa “filosofia” si è rivelata dappertutto fallimentare. Parto dall’esempio minimale dei sacchetti di plastica: quando il Galles ha introdotto una tassa di 5 penny( 6 centesimi) su ogni sacchetto il loro uso si è ridotto dell’80 per cento in 24 ore, Ma il governo inglese ha sostenuto che l’autoregolamentazione da parte dei dettaglianti sarebbe stata più efficace: risultato una diminuzione del 6% in otto anni dovuta peraltro ai minori acquisti per la crisi. La stessa cosa, ovvero il fallimento, ha coinvolto una serie infinita di autoregolamentazioni: dalle convenzioni volontarie volte a impedire la pubblicità di cibo spazzatura per i bambini in Spagna, ai giuramenti per  tagliare i gas serra in Canada o risparmiare acqua in California, dai codici di comportamento per proteggere i pazienti di chirurgia estetica nel Regno Unito o per fermare la commercializzazione di farmaci psichiatrici in Svezia: ciò che gli Stati avrebbero potuto fare con un tratto di penna, economico ed efficace, è lasciato invece agli sforzi maldestri di industrie che anche quando sono sinceri  si scontrano fatalmente con le regole del mercato per le quali vince chi non si dà regole.

Il discorso cambia quando si parla di grandi gruppi multinazionali: questi non hanno nemmeno bisogno di darsi delle auto regolamentazioni perché sono già in grado di dettare le proprie volontà alla politica che di fatto finanziano. Quando poi risulta difficile, per motivi di consenso o di faccia, mantenere standard troppo bassi essi ottengono di poter essere  essi stessi a dettare i criteri e a esercitare un controllo che ovviamente sarà fasullo: è ciò che accade per le emissioni delle auto che di certo non coinvolge solo la Volkswagen. Se ancora non è sufficiente allora si ricorre a cosiddetti accordi commerciali, come il Ttip, che in realtà concedono un diritto di veto delle multinazionali sulle legislazioni democratiche

Al contrario degli incendi in Indonesia, accuratamente tenuti nascosti, tutto questo è invece ben chiaro, sia nelle sue intenzioni che nelle sue conseguenze e nella sua vacuità e contraddittorietà teorica da cui poi derivano i fallimenti delle buone intenzioni vere o più spesso fasulle. Eppure siamo talmente immersi in quest’acqua putrida da non accorgerci nemmeno dei miasmi, densi e fumosi come in questi giorni l’atmosfera del sud est asiatico. Anzi chiamiamo tutto questo moderno.

 

 


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